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Diario da Venezia 76 | Giorno 1: Roman Polanski tra l’incudine e la Martel

29/08/2019 news di Giovanni Mottola

La Mostra del Cinema parte con ottimi film e violente polemiche. Le clamorose dichiarazioni della Presidente di Giuria riducono al lumicino le già poche speranze di vittoria del regista di J'accuse - L'ufficiale e la spia. Paolo Baratta intanto si scopre mattatore.

paolo baratta venezia 76

A introduzione della serata di pre apertura della presente edizione della Mostra del Cinema di Venezia, il Presidente uscente della Biennale Paolo Baratta ha tenuto un piccolo excursus storico sulle prime edizioni della rassegna che tanto è sembrato un discorso di commiato, essendo ormai giunto all’ultimo anno del suo quasi ventennale impegno per l’istituzione veneziana. Un passo di fianco a lui e mezzo indietro, non si sa se per deferenza o per non farsi dallo stesso vedere, il direttore della Mostra Alberto Barbera tentava, senza riuscirci, di nascondere una lieve risata sotto i baffi che non ha. Molti l’hanno notato e hanno malignamente pensato che tale sogghigno fosse indotto dal tono decisamente soporifero del Presidente, o in alternativa, dalla perfida soddisfazione di sapere che il proprio mandato durerà invece ancora un anno.

Niente di più sbagliato: la risata di Barbera non era contro Baratta ma, sapendo già evidentemente cosa stava per affermare, in complicità con lui. Il quale, di lì a un momento, ha infatti scoperto candidamente le proprie carte, dichiarando al pubblico che molte storie analoghe a quelle appena raccontate si possono trovare sul volume dedicato alla Mostra appena pubblicato, in vendita a 20 euro presso la libreria allestita a due passi dalla sala e aperta a qualunque ora, e caldeggiandone l’acquisto. Il pubblico, giustamente, non ha accolto questa dichiarazione come se fosse un trucco da piazzista, comprendendo che dietro ad essa vi era invece la nobile volontà, poi diventata esplicita, di ringraziare e tributare un omaggio a tutti quei collaboratori, in gran parte ragazzi, che a questo libro e a tante altre attività da Paolo Baratta supervisionate hanno con lui lavorato in questi anni con serietà e nell’ombra. Un modo encomiabile, nella sua originalità e nel suo spirito, per lasciare una poltrona da parte di una persona che fino ad oggi era sempre apparsa piuttosto ingessata.

extase estasi filmSubito dopo è incominciato il film, preceduto dalla nuova sigla animata di presentazione realizzata dall’artista Lorenzo Mattotti. Si trattava di Extase / Estasi, film cecoslovacco del 1933 diretto da Gustav Machatý e presentato in anteprima alla Mostra di Venezia dell’anno successivo. Si racconta che il Duce si fece inviare una copia da vedere privatamente in anteprima. È probabile che il suo interesse fosse dovuto principalmente alla curiosità di vedere il primo nudo integrale della storia del cinema, quello della protagonista Hedy Lamarr. In realtà, visto con gli occhi di oggi, è ben poca cosa, nel senso che si assiste a un paio di scene in cui l’attrice, uscita da un ruscello, corre per un paio di secondi sotto lo sguardo non particolarmente morboso della telecamera.

Tanto bastò però perché suo marito, l’imprenditore Fritz Mandl, pazzo di gelosia, tentasse invano di comprare tutte le copie esistenti di Exstase / Estasi, non volendo che alcuno vedesse la moglie come la vedeva lui solo. L’opera è di grande interesse soprattutto da un punto di vista storico: un film con pochissimi dialoghi, molto debitore del cinema muto e un po’ creditore di alcuni futuri lavori noir e drammatici. Comprensibili alcune slegature di sceneggiatura e di montaggio, data l’epoca dell’opera, compensate ampiamente da una suggestiva fotografia in bianco e nero, una trascinante colonna sonora a base di valzer e danze slave, nonché un grande senso del tragico nella trattazione del tema della difficoltà di trovare la felicità per una donna che, dopo un matrimonio fallito, crede di vivere finalmente il sogno d’amore ma trova il destino a metterle i bastoni tra le ruote. Ancor più interessante però è la storia della protagonista, la bellissima attrice viennese Hedy Lamarr. Dopo questo film si trasferì a Hollywood, dove ebbe una buona carriera. In parallelo, però, riprese a dedicarsi all’ingegneria, ai cui studi universitari aveva rinunciato, pur essendo considerata molto portata, per coltivare la carriera di attrice. Insieme al compositore George Antheil sviluppò un sistema poi brevettato per la codifica d’informazioni da trasmettere su frequenze radio, da utilizzarsi per la guida a distanza dei siluri. La coppia non fu ritenuta credibile dalla Marina Americana, che rifiutò di utilizzare tale sistema durante la Seconda guerra Mondiale, ma esso fu in seguito adottato a base della moderna telefonia e delle reti wireless.

Apprezzato Extase / Estasi come cappello introduttivo, la Mostra si è invece aperta ufficialmente – alla presenza di autorità di second’ordine essendo quelle principali in tutt’altre faccende affaccendate a Roma – con la proiezione di La Vérité / La Verità di Kore-eda Hirokazu, con una sublime Catherine Deneuve e Juliette Binoche a farle da spalla di lusso. Il film è un gioiellino. Racconta la storia di Fabienne (la Deneuve), attrice di una certa età, che è stata distratta come moglie e come madre, e continua anche ora ad esserlo come nonna. Pur non essendo una donna veramente egoista, per lei esiste solo la sua carriera e soprattutto la sua persona. L’arrivo dall’America della figlia Lumir (la Binoche) la costringe a un confronto al quale si negava da sempre, proteggendosi dietro a una corazza di civetteria e d’ironia. Fino ad oggi Kore-eda aveva sempre realizzato splendidi e poco conosciuti film dal ritmo e dallo stile tipicamente giapponesi (alla Yasujirō Ozu per intendersi), fino a conquistare una Palma d’Oro a Cannes per Un affare di famiglia nel 2018. Ora è avvenuto una sorta di miracolo, essendo egli riuscito, già al primo film girato in occidente, a raccontare la Francia e i francesi come solo essi stessi sanno fare.

Del loro cinema ha saputo assumere da subito le cadenze e l’ironia lieve ma pungente al tempo stesso. Si aggiunga ad ulteriore suo merito che la brillante sceneggiatura è stata tratta da un suo testo scritto per il teatro e mai portato in scena. Naturalmente, come chi entra in un ambiente di lavoro nuovo e viene preso sotto la propria ala dal dipendente più esperto e più stimato dai colleghi, egli è stato assai agevolato dalla presenza di una Catherine Deneuve talmente grande da relegare spesso in un cantuccio persino Juliette Binoche. Quello di Fabienne è forse il personaggio più divertente e spiritoso della sua lunga carriera, che richiama ovviamente la sua reale personalità sia per il mestiere che svolge sia per un certo distacco che le conosciamo dai tempi del vecchio spot della Delta: “Oui, je suis Catherine Deneuve”. Ad impreziosire il ruolo sono alcune battute pronunciate da Fabienne; su tutte quella usata per deridere certi registi d’avanguardia che credono che la forza del film stia nel continuo movimento di macchina: “Mi fa venire il mal di mare. Ma quanto costa un cavalletto?“.

J'accuse - L'ufficiale e la spia film polanskiQui però finiscono le note liete della giornata e iniziano quelle sciagurate. Nel diario di ieri avevamo preannunciato il rischio di polemiche sulla presenza in concorso di Roman Polanski da parte di femministe militanti, ma non avremmo mai immaginato che alla loro testa si schierasse incredibilmente la Presidente di Giuria Lucrecia Martel. Se a farla apparire fuori luogo per quel ruolo era fino a ieri soltanto il suo curriculum, oggi nella conferenza stampa di tutti i rappresentanti delle Giurie si è lasciata andare a dichiarazioni che hanno suscitato accese reazioni da parte del direttore Alberto Barbera e anche della sua collega Susanna Nicchiarelli, Presidente del Concorso Orizzonti. Due i punti controversi. Il primo riguarda la scarsa presenza di registe donne in concorso. La Martel ha proposto che per le prossime due edizioni la Mostra adotti il principio delle quote rosa e ospiti un pari numero di film di registi maschi e registe femmine. Barbera ha ribadito che i film realizzati da registe sono pochi e parlare di quote rose risulta offensivo per le donne in primis, dovendo essere la qualità l’unico criterio per la selezione.

La Nicchiarelli è stata in sostanza dello stesso avviso, aggiungendo che casomai le donne debbono essere aiutate all’inizio del procedimento, per la selezione nelle scuole di cinema e per l’assegnazione dei finanziamenti. Ma se su questo punto le diverse opinioni si sono confrontate sul piano del dibattito, ben più virulenta e inopportuna è stata la polemica sollevata dalla presidente di Giuria su Roman Polanski. A questo proposito Lucrecia Martel ha dichiarato che non intende applaudire il suo J’accuse – L’ufficiale e la spia perché si ritiene rappresentante di donne del suo paese vittime di abusi e non considera possibile separare il giudizio sull’uomo da quello sull’artista. Queste affermazioni hanno suscitato la risposta contestuale di Alberto Barbera, il quale ha al contrario dichiarato che l’uomo debba essere separato dall’artista, altrimenti si dovrebbero ripudiare le opere di tanti artisti che hanno commesso crimini. Ma, ovviamente, la cosa ha avuto un lungo strascico. Il fumantino Luca Barbareschi, co-produttore di J’accuse – L’ufficiale e la spia con la sua Eliseo Cinema, si è così espresso: “Dopo le dichiarazioni della presidente della giuria di Venezia 76, siamo preoccupati che il film di Roman Polanski non venga giudicato serenamente. Stiamo valutando di ritirarlo dal Concorso, a meno che non arrivino le scuse ufficiali”.

Queste non sono arrivate, ma il vespaio suscitato ha costretto Lucrecia Martel a diramare in serata questa nota ufficiale: “In relazione ad alcuni articoli successivi alla conferenza stampa di oggi, ritengo che le mie parole siano state profondamente fraintese. Poiché non separo l’opera dal suo autore e ho riconosciuto molta umanità nelle precedenti opere di Roman Polanski, non sono in alcun modo contraria alla presenza del suo film in Concorso. Non ho alcun pregiudizio nei confronti del film e naturalmente lo guarderò allo stesso modo di tutti gli altri film del concorso. Se avessi dei pregiudizi, mi dimetterei dal mio incarico di presidente della Giuria”. Parole poco chiare sia nell’esposizione sia nei concetti, che sembrano provenire da una persona confusa (la stampa di tutto il mondo aveva inteso le sue dichiarazioni in modo univoco e opposto poche ore prima), oppure costretta a ritrattare per ragioni di opportunità.

Ci limitiamo a segnalare quella regola valida in ambito giuridico, secondo cui quel giudice che anticipasse il suo intendimento su una causa a lui sottoposta può essere ricusato dalla parte verso cui ha mostrato ostilità, con conseguente trasferimento del processo ad un collega. Non crediamo né desideriamo che la Martel venga ricusata ufficialmente dalla direzione della Mostra: ci soddisfa di più pensare di averla ricusata noi ieri, in tempi non sospetti. Saremmo però curiosi di domandare ora a un bookmaker la quota della vittoria di Roman Polanski a Venezia 76.

Di seguito il teaser trailer ufficiale di La Verité:

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