Home » Cinema » Sci-Fi & Fantasy » Dossier | Johnny Mnemonic di Robert Longo: quando William Gibson arriva al cinema (e nessuno se lo fila)

5/10 su 766 voti. Titolo originale: Johnny Mnemonic , uscita: 26-05-1995. Budget: $25,000,000. Regista: Robert Longo.

Dossier | Johnny Mnemonic di Robert Longo: quando William Gibson arriva al cinema (e nessuno se lo fila)

20/03/2020 recensione film di William Maga

Tra i pochissimi adattamenti per il grande schermo dell'autore, il film del 1995 con Keanu Reeves e Dina Meyer venne ampiamente ignorato al botteghino. Cerchiamo di capirne i motivi

Johnny Mnemonic (1995) keanu

Quando Johnny Mnemonic uscì nei cinema nel 1995, William Gibson aveva già scritto fantascienza innovativa per quasi 20 anni. Sin dal suo primo racconto breve – il brillante Fragments Of A Hologram Rose – pubblicato nel 1977, Gibson aveva scombussolato la comunità fantascientifica. È forse noto ai più per il suo rivoluzionario Neuromante del 1984, un oscuro neo-noir che parlava di I.A. senzienti e di realtà virtuale – tutti elementi dati per scontati oggi, ma il suo lavoro rappresenta ancora una pietra miliare nella sci-fi letteraria. Lo scrittore ha creato il termine “cyberspazio” ed è unanimemente visto come uno dei padri del cyberpunk.

È strano, quindi, che i suoi romanzi e le sue storie non siano mai stati adattati per il grande o il piccolo schermo prima della metà degli anni ’90. William Gibson aveva scritto una sceneggiatura per Alien 3 (anche se la maggior parte delle sue idee vennero rapidamente eliminate, non diversamente da Hicks e Newt nella scena di apertura del film del 1992), ma le sue opere stavano solo aspettando il momento giusto per essere sfruttate. È comunque tutto sommato facile capire perché siano rimaste a lungo in un cassetto … mentre le ambientazioni urbane piovose e bagnate nella luce dei neon di Blade Runner possono essere facilmente ricreate, le sezioni del cyberspazio richiederebbero ovviamente grandi e dispendiosi effetti speciali visivi. E, dato che le descrizioni di William Gibson sono in qualche modo scarne, provare a visualizzare il suo mondo di realtà virtuale causerebbe un mal di testa a qualsiasi squadra di VFX.

Johnny Mnemonic film 1995 posterAll’inizio degli anni ’90, William Gibson e Robert Longo, artista scopertosi regista, iniziarono a lavorare su una trasposizione a basso budget di Johnny Mnemonico (raccolto in La notte che bruciammo Chrome), il racconto di un corriere di dati che porta nella sua testa informazioni sensibili come opzione ultima di massima sicurezza. È facile capire perché pensassero che avrebbe funzionato bene come un film: la storia presenta un misterioso sicario della Yakuza con una frusta laser nel pollice, una guardia del corpo con lame retrattili inserite sotto le unghie e un delfino potenziato dalla cibernetica. Chi non lo guarderebbe? Tuttavia, i due scoprirono che gli studios hollywoodiani erano riluttanti a rischiare solamente pochi milioni di dollari su un simile concept – invece, William Gibson e Robert Longo dovettero accontentarsi di un budget di 26 milioni di dollari. A causa dell’ascesa inarrestabile di Internet e della tecnologia informatica, la Sony Pictures aveva in mente di attirare il pubblico più vasto possibile.

A buon diritto, dato il ricchissimo materiale presente nel racconto breve, così come pure nelle altre opere di William Gibson ambientate nello stesso mondo (la Trilogia dello Sprawl, un Nord America post Terza Guerra Mondiale iper-saturo di tecnologia), Johnny Mnemonic avrebbe dovuto lanciare un’intera serie di film. Se un adattamento di Neuromante è stato nei progetti di Hollywood per anni, avrebbe dovuto già esser stato portato a compimento ormai. Avrebbe poi potuto essere seguito dalle trasposizioni dei sequel del romanzo, Giù nel ciberspazio e Monna Lisa Cyberpunk, entrambi caratterizzati da molti elementi esaltanti che avrebbero funzionato magnificamente sul grande schermo.

Tuttavia, niente di tutto questo è successo. Johnny Mnemonic fu un mezzo flop, raccogliendo al box office soltanto 19 milioni di dollari.

Cosa andò storto quindi?

Johnny Mnemonic non è certo un ‘brutto’ film. Anzi. Il mondo dello Sprawl viene ricreato abbastanza fedelmente e la maggior parte degli elementi chiave della storia originaria sono presenti e corretti: il Johnny di Keanu Reeves è stato impiantato con dati sensibili, ma, nella sua odissea per rimuoverli, il corriere ‘ricordante’ rimane invischiato in una trama che coinvolge il già citato killer della Yakuza e una delle più importanti e potenti multinazionali degli Stati Uniti, la Pharmakom, guidata da Takahashi (un magnetico Takeshi Kitano). Lungo la strada, incontra il sicario che brandisce la frusta laser, una guardia del corpo donna molto cazzuta (che purtroppo non è Molly con le sue lame retrattili, per motivi di diritti) e un bizzarro predicatore di strada, interpretato da Dolph Lundgren (la nostra intervista esclusiva in cui ha ricordato l’esperienza sul set).

Johnny Mnemonic (1995) kitanoIl film azzarda alcune sequenze di realtà virtuale, che sono più elaborate di quelle descritte in una qualsiasi delle storie di William Gibson, e riesce ad essere un thriller intrigante, spesso emozionante. Tale universo è arricchito dall’aggiunta del NAS (Nerve Attenuation Syndrome), una malattia causata dalla eccessiva esposizione alle radiazioni dei dispositivi tecnologici, un interessante effetto collaterale della dipendenza degli abitanti dello Sprawl dalla tecnologia che manca nei romanzi.

Tuttavia, se la sceneggiatura di Johnny Mnemonic è stata scritta da William Gibson, alcuni elementi non funzionano tanto sullo schermo quanto sulla pagina scritta. Sebbene il mondo immaginato dallo scrittore fosse fresco al momento della pubblicazione di Neuromante, dieci anni prima, un’America in rovina appare nel film abbastanza familiare e le sequenze di realtà virtuale non sono niente di particolarmente innovativo o mai visto prima. I Lo-Teks non assomigliano molto al clan anti-tecnologia del racconto, quanto piuttosto il classico gruppo di ribelli. Anche il livello medio della recitazione non è eccezionale. Keanu Reeves funziona bene in certe scene, meno in altre, mentre Udo Kier è impassibile come sempre in un ruolo secondario. Dina Meyer è passabile, ma manca del tocco iconico che Molly Millions avrebbe apportato alla narrazione ma, inaspettatamente, Dolph Lundgren offre quello che è facilmente il suo miglior ruolo comico di sempre. La presenza di Ice-T sembra a prima vista curiosa, ma se la cava. Jones, il delfino cibernetico, sembra esattamente come si potrebbe immaginare dalla sua descrizione nel racconto, quindi è importante che lo abbiano tenuto, anche se è stata epurata la sua dipendenza dall’eroina indotta dai militai. Non è difficile immaginare il perché.

Dina Meyer in Johnny Mnemonic (1995)Davvero, è piuttosto difficile capire esattamente perché questo film non sia all’altezza della genialità del materiale di William Gibson e perché al tempo non abbia trovato un pubblico più vasto. Potrebbe essere ricondotto alle ingerenze dello studio – apparentemente, Johnny Mnemonic venne rimontato poco prima della sua uscita nelle sale, per essere ‘più mainstream’; Gibson stesso affermò che la rough cut fosse più divertente e più alternativa. Può anche darsi che il pubblico generale del cinema non abbia saputo cosa farsene: era fantascienza, sì, ma senza i soliti tropi che potevano aspettarsi dal genere. Anche la realtà virtuale era stata visto in precedenza, e le sequenze del cyberspazio di Johnny Mnemonic sono piuttosto simili a quelle viste in Il Tagliaerbe del 1992, con Virtuality che accarezzava un simile concept appena qualche mese dopo. Insomma, al pubblico non venne concesso nulla di davvero prorompente. E, naturalmente, nessuno sapeva che Matrix sarebbe arrivato solo quattro anni dopo, ridefinendo per sempre il modo in cui la realtà simulata sarebbe stata concepita al cinema. In più, la scelta di cast di un ‘bravo ragazzo’ come Keanu Reeves potrebbe aver tenuto a distanza i fan più accaniti dell’opera di William Gibson.

Un altro liberissimo adattamento di un racconto breve dello scrittore – New Rose Hotel di Abel Ferrara (con Asia Argento e Willem Dafoe) – venne distribuito con gelide recensioni nel 1998, poi nessun altro tentativo di portare un suo lavoro sul grande schermo ha più avuto successo. Beh, non ufficialmente, comunque. Sono molti infatti i lungometraggi che hanno debiti con le sue opere, in un modo o nell’altro. Matrix è palese, dato che il cyberspazio nei racconti di William Gibson viene chiamato … “Matrix”, e gli occhiali da sole in stile cyberpunk ne sono un chiaro riferimento.

Accanto a questo titolo, tuttavia, ci sono almeno un paio gemme della fantascienza poco conosciute e che prendono molto in prestito dalle storie di Gibson.

dolph-mnemonicUno è Strange Days, film del 1995 scritto da James Cameron e Jay Cocks e diretto da Kathryn Bigelow (la nostra recensione). Un’opera brillante, con grandi interpretazioni (in particolare di Ralph Fiennes) e alcune memorabili sequenze. Presenta un vasto assortimento di personaggi che sembrano uscita da una storia di William Gibson, un’ambientazione futuristica cupa, guardie del corpo donna molto cazzute e individui che operano sul mercato nero trafficando in tecnologia illegale. L’altro è Cypher di Vincenzo Natali del 2002, con Jeremy Northam e Lucy Liu. Pur non trattando di realtà virtuale, e apparentemente ambientato solamente in un futuro molto prossimo, il film fa eco al lavoro di William Gibson a causa del suo stile noir, di un’agente donna molto simile alla Molly Millions di Neuromante e delle enormi multinazionali che manipolano i ricordi e le identità delle persone per soddisfare i propri bisogni. Tirate voi le somme.

Quindi, sebbene Johnny Mnemonic non sia riuscito a dare il là a una saga cinematografica ispirata ai romanzi di William Gibson, riesce comunque a garantire che alcuni elementi siano fedeli, offrendo uno squarcio su quello che avrebbe potuto essere. Anche se quasi sicuramente non vedremo mai un film di Neuromante, se soltanto il film di Robert Longo incoraggerà qualcuno a esplorare il materiale originale, possiamo tranquillamente considerarlo una grande vittoria. Forse, in quest’epoca di reboot e “reimmaginazioni”, qualcuno deciderà di fare un remake di Johnny Mnemonic e dare alle storie di Gibson l’interpretazione ufficiale che meritano.

Di seguito il trailer internazionale di Johnny Mnemonic:

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