Titolo originale: Street Fighter , uscita: 23-12-1994. Budget: $35,000,000. Regista: Steven E. de Souza.
È appena arrivato su Netflix: una star della Famiglia Addams accettò questo film per i suoi figli, ma non riuscì mai a vederlo al cinema
05/10/2026 news di Stella Delmattino
Uno dei film più discussi degli anni '90 è appena entrato nel catalogo Netflix. Dietro il suo villain si nasconde però una storia personale che rende oggi la sua interpretazione molto diversa da come appariva all'epoca

Tra le novità appena arrivate su Netflix c’è anche Street Fighter – Sfida finale, adattamento del celebre videogioco Capcom uscito nel 1994 e diventato negli anni un piccolo cult del cinema d’azione più esagerato del decennio. Diretto da Steven E. de Souza, il film schierava Jean-Claude Van Damme nei panni del colonnello Guile e Raúl Juliá, il celebre Gomez dei primi due film della Famiglia Addams, in quelli del Generale M. Bison.
Proprio dietro la presenza di Juliá si nasconde uno dei retroscena più toccanti della travagliata produzione. L’attore accettò infatti il ruolo anche per i suoi figli, appassionati del videogioco: voleva partecipare a un film appartenente a un universo che conoscevano e amavano. Una scelta che assume un significato particolare considerando le condizioni in cui affrontò le riprese.
Come ricostruito dal Guardian in un’ampia storia orale dedicata alla realizzazione di Street Fighter, Juliá era infatti già gravemente malato quando arrivò sul set. L’attore soffriva di un tumore allo stomaco e appariva fortemente debilitato, tanto che la produzione dovette modificare il programma delle riprese per permettergli di recuperare le forze necessarie.
Il regista Steven E. de Souza ricordò che il cast avrebbe dovuto inizialmente trascorrere parte della preparazione allenandosi nelle arti marziali con Benny “The Jet” Urquidez. Le condizioni fisiche di Juliá imposero invece di riorganizzare il calendario e rimandare alcune delle sue scene più impegnative.
Nonostante tutto, l’attore affrontò M. Bison con un impegno che contribuì a trasformarlo nel personaggio più memorabile del film. Juliá studiò diversi dittatori per costruirne atteggiamenti e gestualità e scelse deliberatamente un registro teatrale e smisurato. Invece di prendere le distanze dal materiale, interpretò Bison con assoluta serietà, facendo funzionare proprio il contrasto tra la convinzione del personaggio e l’assurdità del mondo che lo circonda.
Il resto della lavorazione fu molto meno disciplinato. Nella stessa ricostruzione del Guardian, de Souza raccontò le difficoltà incontrate con Jean-Claude Van Damme, all’epoca alle prese con una forte dipendenza dalla cocaina e spesso assente dal set. Capcom aveva insistito per averlo come protagonista e il suo cachet assorbì una parte considerevole del budget, lasciando meno risorse del previsto per cast, preparazione e sequenze d’azione.
Il risultato fu quel bizzarro miscuglio di action, commedia involontaria ed estetica da videogioco che la critica accolse duramente, ma che il pubblico trasformò comunque in un successo commerciale. Secondo Box Office Mojo, Street Fighter arrivò a circa 99,4 milioni di dollari nel mondo a fronte di un budget stimato intorno ai 35 milioni.
Juliá, però, non poté assistere a quella risposta. Morì il 24 ottobre 1994, a 54 anni, in seguito alle complicazioni di un ictus. Street Fighter sarebbe arrivato nelle sale statunitensi soltanto il 23 dicembre, quasi due mesi più tardi. Nei titoli di coda comparve una dedica semplice: “For Raúl. Vaya con Dios”.
Rivedere oggi Street Fighter – Sfida finale su Netflix significa quindi anche osservare M. Bison da una prospettiva diversa. Dietro una delle performance più sopra le righe del cinema videoludico degli anni ’90 c’era un attore gravemente malato che aveva scelto un ruolo apparentemente improbabile anche per condividere qualcosa con i propri figli. Ed è forse per questo che, tra tutte le eccentricità del film, la sua interpretazione rimane ancora quella più difficile da dimenticare.
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