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Dossier | Sei esempi di inconoscibile nel cinema di fantascienza – Parte III (Alien e Prometheus)

22/03/2019 di Pietro Russo

Il nostro viaggio nell’ignoto alla ricerca di risposte impossibili si conclude con l'analisi dei due film diretti da Ridley Scott nel 1979 e nel 2012

alien 1979

Fino ad ora (Parte I e Parte II del nostro dossier) abbiamo visto inconoscibili inorganici (escluso l’eccezionale caso di Solaris di Andrej Tarkovskij), ma cosa succede quando l’uomo si trova di fronte creature viventi, in carne e ossa, che non riesce a comprendere? L’alieno è per definizione un’incarnazione di una determinata paura, prima su tutte quella del diverso. Se tralasciamo gli extraterrestri “buoni”, è dunque ovvio che spesso la fantascienza si fonde con l’horror, dando origine a un’infinità di esseri terrificanti e pericolosi.

5. UN PERFETTO ORGANISMO

John Hurt in Alien (1979)Riducendo all’osso la sconfinata filmografia sugli extraterrestri, possiamo individuare un alieno che riassume il concetto di inconoscibile/orrore e allo stesso tempo è un’icona molto popolare in ambito cinematografico: la creatura del primo Alien di Ridley Scott del 1979. Lo «Xenomorfo», così battezzato il terribile essere, è davvero qualcosa di inconoscibile nel senso più pauroso del termine. Xenomorfo infatti deriva dal greco xènos che vuol dire sia «straniero», ma anche «sconosciuto» o «estraneo», e morphè, che significa «forma». Xenomorfo quindi già dal nome indica qualcosa di anormale, che si distacca dall’abituale concezione di essere vivente. E i protagonisti del film non tardano ad accorgersene. Innanzitutto, il ciclo vitale della creatura è davvero bizzarro e imprevedibile. Subito è una sorta di uovo contenente il primo stadio evolutivo, ovvero il facehugger, un parassita che si avvinghia ad altri esseri viventi usandoli come ospiti per lo stadio successivo, il chestburster. Questo è una specie di lucertola che cresce all’interno di un corpo vivo e poi, quando è il momento, “fuoriesce” provocando la raccapricciante morte dell’ospite. In ciò è del tutto simile ad alcune specie di insetti come certe vespe che impiantano la prole in prede paralizzate. Infine, il chestburster cresce con una rapidità eccezionale e diventa il micidiale adulto che tutti conoscono. Si intuisce che già dalle fasi di crescita così diverse fra loro è assai complicato comprendere che tipo di creatura sia davvero. Ma anche l’adulto non è da meno.

Lo xenomorfo infatti non è un essere “naturale” come gli altri. Il suo aspetto è allungato, grottesco ma elegante, e suggerisce che si tratti di una creatura adatta a un ambiente molto specifico: l’astronave. In effetti, se guardiamo le tavole di H.R. Giger (l’artista ideatore della creatura) vediamo che esso è una cosa sola con l’ambiente meccanico, una prosecuzione vivente degli anfratti, dei tubi e delle strutture dell’astronave. Il suo corpo è rivestito di «polarized silicon» (brutta la versione italiana che lo ha tradotto con «silicone polarizzato», cadendo nel tranello di uno dei falsi amici linguistici più comuni, n.d.a.), una sorta di “pelle” inorganica. Il cranio poi, lo notano tutti, ricorda molto un casco. Quindi è come se lo Xenomorfo di Alien “indossasse una tuta” che lo isola perfettamente e che spiegherebbe anche la sua capacità unica di sopravvivere nel vuoto spaziale, cosa impossibile per qualunque creatura non protetta. Una creatura biomeccanica per eccellenza, un abitante ideale dello spazio. A tutto questo si aggiunge la sessualità dell’alieno, controversa come il ciclo evolutivo. Da facehugger che “stupra” oralmente l’ospite impiantandogli un embrione, a un adulto asessuato ma con evidenti richiami sessuali: la forma della testa, la lingua e la coda che usa abitualmente per “penetrare” le sue prede. Tutto ciò rimanda sempre a H.R. Giger.

I suoi disegni infatti sono molto più espliciti del film, benché una scena sia particolarmente significativa e della quale lasciamo al pubblico l’interpretazione. Lo Xenomorfo è inconoscibile perché l’immensa astronave Nostromo somiglia più a casa sua che a quella dei protagonisti umani, i quali si ritrovano all’improvviso in un ambiente ostile e perturbante, dove ogni angolo buio può nascondere la morte. I membri dell’equipaggio (tra i quali c’è Sigourney Weaver) non riescono a sconfiggerlo perché è impossibile capire che cosa sia. Ogni tentativo di liberarsene fallisce, perché non si riesce a trovare un punto debole, a differenza della maggior parte delle storie con alieni ostili. Il primo Xenomorfo è una minaccia strisciante, mimetizzata, che nonostante la sua primitività supera qualunque sforzo umano. La fusione fra biologia e artificialità si ritrova in Alien con una forza senza eguali ed è un peccato che nessuna delle opere successive sia stata in grado di approfondire, o anche solo ripetere, la carica misteriosa e sofisticata incarnata dal primo e unico Xenomorfo. I vari sequel si riducono a dei “semplici” film d’azione sci-fi a tinte horror, perdendo quella complessità partorita dalla mente di H.R. Giger che l’Alien di Ridley Scott fu capace di trasmettere ottenendo una grande successo commerciale, ma rispettando al contempo le intenzioni dell’artista svizzero.

6. HO BISOGNO DI SAPERE PERCHÉ

Lo Xenomorfo è l’incarnazione perfetta della paura del diverso, un vero ‘Orco’ ma che, per quanto complesso e sofisticato, è riducibile a un animale. Proseguendo sulla linea di creature inconoscibili, per chiudere il nostro viaggio nell’ignoto prenderei in considerazione un’altra razza di alieni direttamente collegata alla precedente, ma molto più “umana”. E perdonerete se prendo ad esempio un altro film del medesimo franchise del precedente, ma per le pretese filosofiche e la realizzazione tecnica non poteva essere altrimenti. Si tratta di Prometheus – sempre diretto da Ridley Scott, nel 2012 – e le creature sono gli «Ingegneri», la misteriosa specie senziente che ha dato origine all’uomo e presumibilmente anche agli Xenomorfi. Diciamolo subito: Prometheus non convince. La trama lascia parecchio a desiderare e i riferimenti ad Alien sembrano casuali o forzati. Ma proprio per questo vi chiedo di considerare il film come un prodotto a sé stante, non collegato alla saga di cui, in realtà, fa parte.

ingegneri prometheus filmA mio avviso solo così è possibile apprezzarlo pienamente. Gli Ingegneri sono una specie aliena molto simile agli umani, sia fisicamente sia intellettualmente, ma molto più progrediti dal punto di vista tecnologico. Fin qua nulla di nuovo. Tali esseri però sono – o meglio, vengono presentati come – i “creatori” della razza umana e in quanto tali quindi niente meno che “dèi”. Questi esseri supremi però non hanno nulla di trascendente, sono solo una civiltà scientificamente molto avanzata. Prometheus è materialista, come lo era Solaris, e i cui personaggi sono uomini di scienza che nonostante gli sforzi e le loro competenze non comprendono quello che succede. All’inizio del lungometraggio vediamo uno di questi Ingegneri (nome molto azzeccato per designare una specie che fa esperimenti biologici di non poco conto, quasi come se fossero dei “colleghi” degli astronauti protagonisti) dare la propria vita per disperdere il suo DNA su un pianeta (la Terra?) e presumibilmente innescare l’evoluzione del genere umano.

Più avanti, quando gli astro-esploratori giungono sul pianeta alieno, appare chiaro che gli Ingegneri si siano ricreduti, rivelandosi del tutto ostili verso le loro stesse creazioni. Il perché di questo drastico cambiamento di idea non ci è dato a sapere, però Prometheus è volutamente enigmatico. I personaggi, come nei film che abbiamo visto, sono incastrati in eventi di enorme portata e assistono a una serie di fatti inspiegabili e orrendi. Una missione che sarebbe dovuta essere una delle più importanti nella storia dell’uomo si trasforma in una potenziale catastrofe. Ma è proprio sbagliato spingersi per terre non consentite all’uomo? Perché non possiamo ambire a qualche spiraglio di verità, senza dover rischiare la vita o perdere il senno? La risposta viene dagli scopi con cui l’uomo è partito. Da un lato abbiamo la scienza pura e ingenua della protagonista (Noomi Rapace), che rasenta il misticismo, dall’altro le egoistiche volontà del finanziatore della missione (Guy Pearce, aka Peter Weyland), che è lì solo per evitare la morte.

La prima vuole scoprire la verità ma senza preoccuparsi, se non quando è troppo tardi, di quali conseguenze può avere. Il secondo invece non si pone nemmeno il problema di una ricerca incorrotta della conoscenza. L’uomo si è spinto fin dai suoi creatori solo per farsi allungare la vita … Mi viene in mente un altro film di Ridley Scott. Ma se in Blade Runner potevamo giustificare i replicanti data la brevità della loro esistenza, in Prometheus ci sembra solo l’arroganza di un vecchio ricco. E sfidare i propri creatori per mero egocentrismo può avere gravi conseguenze. Ma esiste anche una terza via: quella di David 8 (Michael Fassbender). L’ambiguo androide rappresenta il lato oscuro della scienza, contrapposto al personaggio di Noomi Rapace, che definisce un obiettivo senza poi curarsi dei mezzi per raggiungerlo. David scopre la scienza aliena incurante delle conseguenze sugli altri e la “verifica” su cavie umane senza porsi alcun limite. È uno dei topoi della fantascienza più usati e abusati: lo scienziato pazzo. David non è altro che l’ennesima incarnazione di un Frankenstein, uno Stranamore … un Mengele.

Il fatto che sia un androide è un dettaglio ancora più inquietante. Infatti, sarebbe troppo facile ridurre la malvagità di David a un malfunzionamento, o perlomeno non bisogna limitarla a questo. David pensa, filosofeggia e agisce con coscienza delle proprie azioni. È vivo (tutto ciò viene maggiormente sviluppato in Alien: Covenant). L’uomo è riuscito a ricreare sé stesso e, come con gli Ingegneri, la sua creatura si è ribellata e pretende delle risposte. Bisogna “solo” porre le domande giuste, o non porle affatto.

Quindi, per concludere, la curiosità uccise il gatto? Forse no, però magari lo ha fatto impazzire. La mitologia, come sempre, ci viene incontro e ci dice che forse è meglio non aprire il vaso di Pandora, spingersi verso il Sole o rubare il fuoco agli dèi. Ma in fondo è la nostra natura di esseri umani che ci spinge a curiosare, a investigare, a conoscere, e infatti di cosa possiamo davvero incolpare Pandora, Icaro o Prometeo?

fine

Di seguito i trailer originali di Alien e Prometheus:

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