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Voto: 6.5/10 Titolo originale: 化け猫あんずちゃん , uscita: 19-07-2024. Regista: Yoko Kuno.

Ghost Cat Anzu: la recensione del film animato di Yôko Kuno e Nobuhiro Yamashita

10/03/2026 recensione film di Marco Tedesco

Un'opera imprevedibile e malinconica che trasforma il lutto infantile in un’avventura surreale, imperfetta ma ricca di immaginazione

ghost cat anzu film

Nel panorama dell’animazione giapponese contemporanea, Ghost Cat Anzu si impone come un’opera eccentrica e difficilmente classificabile. Diretto da Yōko Kuno e Nobuhiro Yamashita, tratto dal manga di Takashi Imashiro, il film combina racconto di formazione, commedia surreale e avventura soprannaturale in una miscela volutamente irregolare. Dietro l’apparente leggerezza della storia di una bambina e di un gatto fantasma si nasconde infatti un racconto sul lutto, sulla famiglia imperfetta e sulla capacità dei bambini di adattarsi a un mondo che non offre spiegazioni semplici.

La protagonista è Karin, undicenne segnata dalla morte della madre. Il padre Tetsuya è un uomo irresponsabile che si presenta al tempio del proprio padre pieno di debiti e con un piano piuttosto codardo: lasciare la figlia lì finché non riuscirà a sistemare i conti con gli strozzini. Il nonno Oshō accoglie la bambina nel suo tempio di campagna, un luogo sonnacchioso dove il tempo sembra scorrere più lentamente. Ma la presenza più insolita del posto è Anzu, un gigantesco gatto che cammina su due zampe, parla come un adulto e si comporta come un quarantenne un po’ sbandato.

Anzu è un bakeneko, creatura del folclore giapponese che ha attraversato il confine tra il mondo degli animali e quello degli spiriti. Guida un motorino senza patente, lavora come massaggiatore e passa molto tempo a perdere soldi al pachinko. Ciò che rende subito affascinante Ghost Cat Anzu è il modo in cui il film normalizza l’assurdo: gli abitanti del villaggio non sembrano affatto stupiti dall’esistenza del gatto parlante. La sua presenza è semplicemente parte della vita quotidiana, come se il soprannaturale fosse un dettaglio marginale della realtà.

La prima parte del film si muove con un ritmo volutamente languido. Karin trascorre le giornate tra il tempio e la piccola stazione ferroviaria, aspettando inutilmente che il padre torni a prenderla. Anzu invece vive secondo una logica tutta sua: tra lavoretti improbabili, piccole truffe e atti di gentilezza inattesi, si muove come una figura caotica ma curiosamente affidabile. Il rapporto tra i due cresce lentamente, fatto più di situazioni condivise che di vere confessioni emotive. In questo senso il film funziona quasi come un racconto estivo, pieno di episodi quotidiani che definiscono l’atmosfera del luogo.

ghost cat anzu film 2026Dietro questa apparente leggerezza si nasconde però il nucleo emotivo dell’opera. Karin vede in Anzu un riflesso del padre: un adulto irresponsabile ma non del tutto privo di cuore. La relazione con il gatto diventa così una forma indiretta di elaborazione del rapporto familiare spezzato. Invece di proporre un percorso sentimentale convenzionale, il film lascia che la connessione tra i due personaggi emerga attraverso piccoli momenti di complicità, spesso accompagnati da un umorismo volutamente strampalato.

A metà racconto la narrazione cambia improvvisamente direzione. Il desiderio di Karin di rivedere la madre defunta conduce lei e Anzu a intraprendere un viaggio verso l’aldilà. Il passaggio tra i mondi avviene in modo grottesco e imprevedibile – attraverso un portale nascosto in un bagno pubblico – aprendo la strada a una seconda parte molto più caotica. L’inferno immaginato dai registi è un luogo popolato da demoni buffi e spiriti disordinati, dove l’aldilà sembra funzionare con una logica quasi amministrativa.

Questo cambio di tono può apparire brusco, ma rappresenta anche l’aspetto più audace del film. Ghost Cat Anzu rifiuta deliberatamente la struttura narrativa lineare e preferisce procedere per deviazioni, come se seguisse la curiosità erratica dei suoi protagonisti. Il viaggio tra i mondi diventa così un’espansione del racconto, trasformando una storia di provincia in un’avventura sempre più surreale.

Dal punto di vista visivo, l’opera si distingue per l’uso del rotoscopio, tecnica che rielabora riprese dal vivo trasformandole in animazione. Questo procedimento conferisce ai movimenti dei personaggi una naturalezza insolita per un anime. I gesti, le pause e perfino le esitazioni del linguaggio corporeo sembrano appartenere a persone reali, mentre i disegni mantengono una forte stilizzazione grafica. Il contrasto tra i fondali dipinti – luminosi e delicati – e la fisicità caricaturale di Anzu crea un equilibrio visivo affascinante.

La regia di Yamashita, proveniente dal cinema dal vero, contribuisce a rendere credibili anche le situazioni più improbabili. I dialoghi scorrono con spontaneità e le interpretazioni vocali mantengono un tono quasi improvvisato.

Se il film mostra qualche limite, riguarda soprattutto la gestione del ritmo nella parte finale. L’accumulo di eventi e creature soprannaturali rischia di diluire la forza emotiva della storia. Tuttavia questa irregolarità è anche ciò che rende l’opera memorabile. Ghost Cat Anzu non aspira alla perfezione narrativa, ma alla libertà creativa: un racconto che mescola malinconia e nonsense per parlare di perdita, crescita e seconde possibilità.

Alla fine, il film suggerisce una verità semplice: il mondo dei morti può aspettare. Anche per una bambina ferita dal lutto, la vita rimane un luogo pieno di incontri improbabili, motorini sgangherati e gatti fantasma pronti a diventare, loro malgrado, una famiglia.

Di seguito trovate il trailer doppiato in italiano di Ghost Cat Anzu, nelle nostre sale il 9, 10 e 11 marzo:

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