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Robopocalypse cancellato, Spielberg: “Avrebbe distrutto uno studio”

10/04/2026 news di Stella Delmattino

Uun progetto troppo ambizioso per fallire… o forse troppo rischioso per esistere davvero

robopocalypse libro wilson

Ci sono progetti che nascono grandi. E poi ci sono quelli che diventano troppo grandi persino per esistere davvero. Robopocalypse, il film mai realizzato di Steven Spielberg, appartiene chiaramente alla seconda categoria.

A distanza di anni, il regista è tornato a parlare apertamente del progetto, spiegando perché ha deciso di abbandonarlo quando ormai sembrava tutto pronto per partire. E la ragione principale è tanto semplice quanto rara da sentire a questi livelli: il film costava troppo. Molto più del sostenibile.

All’inizio degli anni 2010, Robopocalypse era uno dei progetti sci-fi più attesi. Basato sul romanzo di Daniel H. Wilson, raccontava la ribellione di un’intelligenza artificiale capace di prendere il controllo delle macchine e scatenare una guerra globale contro l’umanità. Alla sceneggiatura lavorava Drew Goddard e nel cast erano già coinvolti nomi come Chris Hemsworth, Anne Hathaway e Ben Whishaw. Tutto sembrava allineato per un grande blockbuster.

Poi la scala è diventata ingestibile.

Spielberg ha spiegato senza mezzi termini:

Era gigantesco. Avrebbe potuto mandare in rovina una società. Avrebbe distrutto uno studio intero che non avrebbe mai recuperato l’investimento.”

E ha aggiunto:

Ho capito che sarebbe stato il film più costoso che avessi mai diretto, e non ero pronto ad affrontare una cosa del genere.”

Parole che pesano, soprattutto se arrivano da un autore che ha firmato titoli come Jurassic Park e La guerra dei mondi. Eppure, in questo caso, il problema non era solo il budget, ma il rischio complessivo dell’operazione.

Il costo del film aveva infatti superato i 200 milioni di dollari, una cifra che ha spinto Spielberg a non voler coinvolgere direttamente la sua casa di produzione.

“DreamWorks aveva finanziato molti dei miei film, ma non volevo portare Robopocalypse lì. Sarebbe stato semplicemente troppo costoso per noi produrlo.”

Il regista ha quindi cercato altre strade:

L’ho proposto ad altre compagnie. Non volevo finanziarlo io, ma altri erano interessati, a patto che fossi io a dirigerlo.”

Per un periodo, il progetto era approdato alla Walt Disney, con piani concreti di produzione, riprese in Canada e una data di uscita già fissata. Poi i rinvii, le incertezze e infine la decisione definitiva: fermarsi.

Il motivo finale è forse il più lucido:

“Non volevo fare questo a nessuno, perché non potevo garantire il pubblico.”

È raro che un regista di questo livello faccia un passo indietro su un progetto così avanzato. Ma è anche la dimostrazione di quanto il cinema ad alto budget resti un territorio instabile, dove anche le certezze più solide possono vacillare.

Il paradosso è evidente: Robopocalypse raccontava una catastrofe tecnologica globale, ma ha rischiato di trasformarsi in una catastrofe industriale reale.

Spielberg, comunque, non ha abbandonato la fantascienza. Il suo prossimo progetto, Disclosure Day, porterà di nuovo sullo schermo un mondo segnato dalla presenza di tecnologie avanzate, questa volta con un approccio più controllato. Nel cast figurano Emily Blunt, Josh O’Connor e Colin Firth, e l’uscita è prevista per il 12 giugno 2026.

Resta però inevitabile una domanda: cosa sarebbe stato Robopocalypse nelle mani di Spielberg? Un disastro produttivo o un nuovo punto di riferimento per il genere?

Non lo sapremo mai. Ma il fatto che sia stato proprio Spielberg a fermarsi, prima che fosse troppo tardi, dice già molto.

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