Ha regnato agli Oscar con un action, ma per il suo compleanno ricordiamo il suo thriller più ambizioso
26/06/2026 news di Andrea Palazzolo
Nel giorno del compleanno di Paul Thomas Anderson, dopo la vittoria agli Oscar del suo film più action, ecco il suo thriller da riscoprire.

Quando si parla di Paul Thomas Anderson, il pensiero corre subito a uno dei registi più influenti del cinema contemporaneo. Nel corso di quasi trent’anni di carriera ha costruito una filmografia sorprendentemente varia, capace di passare dal dramma al noir, dal thriller psicologico fino al cinema d’azione, sempre mantenendo uno stile riconoscibile fatto di personaggi complessi, dialoghi memorabili e una regia di altissimo livello. Dopo il trionfo di Una battaglia dopo l’altra, consacrato con 6 Premi Oscar, come film action vero e proprio, e in occasione del suo compleanno, questo è il momento perfetto per riscoprire una sua opera thriller tra le più affascinanti e amate della sua filmografia.
Perché con Una battaglia dopo l’altra, Paul Thomas Anderson ha firmato quello che molti considerano il punto più alto della sua carriera. Il film, interpretato da Leonardo DiCaprio, è riuscito nell’impresa di conquistare critica, pubblico e Academy, portando a casa 6 Premi Oscar: Miglior film, Miglior regia, Miglior sceneggiatura non originale, Miglior attore non protagonista per Sean Penn, Miglior montaggio e Miglior casting.
Pur muovendosi nel territorio dell’action thriller, Anderson non rinuncia alla profondità che ha sempre contraddistinto il suo cinema. Tra inseguimenti, complotti politici e una tensione costante, il regista costruisce un racconto capace di unire spettacolo e introspezione, dimostrando come il cinema di genere possa convivere con una fortissima identità autoriale.
Ma è tornando indietro nel tempo che si rintraccia un film che abbraccia il thriller in tutta la sua strepitosa essenza. E Anderson riesce a imbrigliare quell’essenza attraverso Vizio di forma. Ambientato nella California del 1970, segue il detective hippie Doc Sportello, interpretato da un irresistibile Joaquin Phoenix, mentre indaga sulla scomparsa di una sua ex fidanzata.
Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Thomas Pynchon, scrittore cult noto per la sua prosa labirintica e per l’attitudine a sfuggire qualsiasi tentativo di semplificazione narrativa. Anderson ha rispettato questa complessità, realizzando un’opera che respira l’essenza del postmodernismo: nulla è davvero quello che sembra, ogni pista si biforca in altre mille direzioni, la verità è sempre sfocata come la mente di Doc. La sceneggiatura è un mosaico di personaggi eccentrici, dialoghi obliqui e situazioni surreali che si accumulano senza mai concedere allo spettatore il lusso della chiarezza.
Tra complotti immobiliari, criminalità organizzata, sette misteriose e personaggi sempre più eccentrici, Anderson realizza un omaggio moderno ai romanzi di Thomas Pynchon e ai grandi detective movie degli anni Settanta. È probabilmente uno dei suoi lavori più complessi, ma anche uno dei più ricchi di atmosfera, capace di trasformare ogni scena in un puzzle che continua a sorprendere fino all’ultimo minuto.
Chi cerca risposte nette resterà deluso. Ma chi è disposto ad accettare l’idea che un film possa essere un’esperienza emotiva e visiva prima che logica, troverà in Vizio di forma un viaggio indimenticabile. È cinema che sfida, che provoca, che si fa beffe delle convenzioni narrative. È Paul Thomas Anderson al suo massimo grado di libertà creativa, per il meglio o per il peggio, dipende solo da che parte della barricata ti trovi.
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