Ispirato all’omonimo videogioco, questo spettacolare anime raccoglie l’eredità di Blade Runner e Cowboy Bebop
19/06/2026 news di Andrea Palazzolo
Un po' Cowboy Bebop e un po' quel capolavoro di Blade Runner. Questo anime su Netflix si ispira a un celebre videogioco, ma ne estende la formula.

Cyberpunk Edgerunners può essere definito un vero e proprio miracolo nell’attuale panorama dell’animazione. Uscita su Netflix il 13 settembre 2022, questa serie anime in dieci episodi rappresenta molto più di un semplice spin-off del travagliato Cyberpunk 2077: è la quintessenza del genere cyberpunk rispolverato in grande stile, un prodotto che riesce là dove il videogioco aveva faticato, restituendo credibilità e fascino all’universo di Night City. Un mix ben calibrato e riuscito tra Cowboy Bebop e quel cult intramontabile di Blade Runner di Ridley Scott.
La serie nasce come costola del celebre sparatutto in prima persona della polacca CD Projekt Red, un titolo che al lancio nel 2020 aveva suscitato reazioni contrastanti: mirabile per worldbuilding e ambientazione secondo molti giocatori, ma offuscato da una valanga di bug e problemi tecnici che ne avevano compromesso l’accoglienza, soprattutto sulle console. Cyberpunk Edgerunners prende le distanze da quelle controversie costruendo una narrazione autonoma, perfettamente integrata nell’universo del gioco ma completamente indipendente, ambientata circa un anno prima degli eventi principali.
La storia segue David Martinez, diciassettenne del distretto di Santo Domingo che frequenta una prestigiosa scuola privata grazie agli enormi sacrifici della madre Gloria, un semplice paramedico. In una società capitalista e fortemente classista governata dalle grandi corporazioni, le zaibatsu che già William Gibson evocava nei suoi romanzi degli anni Ottanta, David rappresenta l’outsider per eccellenza: intelligente, sveglio, ma ribelle e sovversivo. Spaccia snuff movie e frequenta chirurghi che installano illegalmente impianti cibernetici, costosi upgrade che solo i ricchi possono permettersi attraverso canali legali.

Il destino di David prende una piega tragica quando l’omissione di soccorso e la precarietà delle cure mediche riservate ai meno abbienti lo rendono orfano, consegnato all’abbandono in un sistema che non fa sconti. Ma il ragazzo è un concentrato di rabbia giovanile e avventatezza, e nonostante parta svantaggiato, sembra nato per la grandezza. Quando si installa il Sandevistan, un impianto militare che conferisce forza e velocità sovrumane, David trova lo strumento per una vendetta personale e una rivalsa sociale tanto esasperate quanto autodistruttive.
Come tutte le migliorie cibernetiche accessibili in questo universo distopico, il prezzo da pagare è la cyberpsicosi: una degradazione progressiva delle capacità mentali che conduce alla paranoia violenta e accelera proporzionalmente alla quantità di protesi installate. David, però, ha convissuto tutta la vita con la rabbia repressa e dimostra una tolleranza soprannaturale agli effetti collaterali. Questa caratteristica lo rende un abile mercenario all’interno di un gruppo di altri potenziati, tra cui spicca Lucy, una netrunner i cui impianti la rendono capace di navigare il mondo virtuale dello spionaggio industriale come un’hacker di prima classe.
Ed è proprio qui che Cyberpunk Edgerunners si distingue dalle critiche spesso mosse al genere cyberpunk e all’hard science fiction in generale, accusati di freddezza siderale. La differenza fondamentale tra il romanzo Ma gli androidi sognano pecore elettriche di Philip K. Dick e la sua versione cinematografica Blade Runner non risiedeva tanto nelle deviazioni dalla trama quanto nel sentimentalismo. C’era una crudeltà e un’aridità che Dick presagiva nel futuro dell’uomo postumano, una distanza emotiva che permea spesso i romanzi cyberpunk. L’ultimo film di Matrix aveva esagerato in senso opposto, mentre Cyberpunk Edgerunners coglie perfettamente il giusto mezzo.
Ciò che tiene insieme la psiche di David è l’amore per Lucy. La sua forza scaturisce dalla volontà di realizzare il sogno lunare di questa femme fatale dal passato oscuro, simile per certi versi a quello di Undici di Stranger Things. La loro è una grande storia d’amore che tinge di dolcezza e malinconia il mondo duro e spietato di Night City, metropoli da neon-noir biecamente asservita al potere delle corporazioni. I momenti di intimità tra David e Lucy forniscono una tregua, un momento di pace in una narrazione che diventa progressivamente più violenta, esasperata, veloce, psicotica e inesorabile, proprio come la progressione della cyberpsicosi nei potenziati.
La serie si sviluppa attraverso due archi narrativi, ciascuno con un proprio apice, nei quali è possibile leggere la parabola di crescita del protagonista. Un percorso violentissimo dove ogni tappa della maturazione umana o sentimentale dialoga con dei limiti: tra organico e inorganico, tra lucidità e follia, tra legge e giustizia. Non si smette mai di tifare per David, anche quando è a un passo dal diventare un villain.
Il protagonista non è egocentrico e lascia spazio allo spettatore di affezionarsi ai comprimari, una squadra di edgerunner che sembra uscita da Aliens: il paterno Maine, la mascolina Dorio, l’ambigua Kiwi e la folle Rebecca, ragazzina assetata di sangue che sembra incarnare lo stereotipo della baby psicopatica ma che si rivela la più affidabile, affettuosa ed equilibrata del gruppo.
Cyberpunk Edgerunners non gioca a fare Blade Runner o Ghost in the Shell, ma preferisce tirare dritto lungo una storia più piccola, incredibilmente umana e dunque incredibilmente politica. È una storia che parla di chi vive male e muore peggio a Night City, di chi brucia la propria candela da entrambe le parti come il Roy Batty di Blade Runner. La candela che arde col doppio di splendore brucia per metà tempo, e David Martinez ha sempre bruciato la sua da due parti.
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