Ha sfidato la gravità nei cinema, ora conquista Netflix: questo è il miglior fantasy degli ultimi anni
26/05/2026 news di Andrea Palazzolo
Uno dei migliori fantasy degli ultimi anni, dopo aver conquistato i cinema, è arrivato su Netflix e ha raggiunto la top 10.

Wicked è un fenomeno particolare. Nato come musical teatrale nel 2003, Wicked è un prequel de Il mago di Oz che ribalta tutto quello che credevamo di sapere. La strega cattiva dell’Ovest, quella che Dorothy sconfigge nel film del 1939, non è mai stata davvero cattiva. Si chiamava Elphaba, è nata con la pelle verde in un mondo che non tollerava la diversità, ed è diventata il mostro che tutti vedevano in lei solo dopo essere stata emarginata, derisa e tradita da una società ipocrita.
Il film, arrivato in sala come “Parte 1” di una saga destinata a concludersi nel novembre 2025, dura 2 ore e 40 minuti. Un fantasy come se ne vedono pochi e che ha pochi eguali negli ultimi anni. Così come tra i musical. Un film che merita di essere visto e ora che è approdato su Netflix, per essere visto da tutti (tant’è che è già in top 10) è il momento migliore di recuperarlo.
La trama si concentra sull’incontro tra Elphaba, interpretata da Cynthia Erivo, e Galinda, futura strega buona incarnata da Ariana Grande. Le due ragazze si conoscono all’Università di Shiz, una specie di Hogwarts del regno di Oz dove si studia magia, si vive in dormitori comuni e si intrecciano amori adolescenziali. Elphaba arriva con un bagaglio pesante: poteri straordinari che non riesce a controllare, una pelle verde che la rende bersaglio di ogni sguardo, una sensibilità acuta verso le ingiustizie. Galinda è l’opposto: popolare, superficiale, ossessionata dall’immagine.
Tra le due, nasce inizialmente un’antipatia feroce, ma proprio questa dinamica si rivela il cuore pulsante del film. Perché Wicked, al di là della spettacolarità visiva e dei numeri musicali, è innanzitutto una storia di amicizia femminile. Due ragazze che si odiano, poi si comprendono, poi si scelgono nonostante abbiano visioni del mondo inconciliabili. È un legame che attraversa il tradimento, la lealtà, la scoperta reciproca e che rappresenta forse l’elemento più originale dell’intera operazione.
Ma c’è un livello più profondo. Wicked affronta temi di una potenza dirompente, che spiegano perché questo musical ha lasciato un’impronta così marcata nella cultura pop degli ultimi vent’anni. Il primo è il razzismo e la discriminazione sistemica. Nel regno di Oz esistono animali parlanti, creature intelligenti che insegnano all’università, hanno vite proprie, aspirazioni. Ma la società li sta progressivamente emarginando, togliendo loro diritti, riducendoli al silenzio. L’allegoria è esplicita: sono gli ebrei sotto il nazismo, sono le minoranze perseguitate, sono chiunque venga privato della propria umanità da leggi discriminatorie. Ed Elphaba è l’unica che si ribella.
Il secondo tema è ancora più centrale: il potere represso delle donne. Elphaba ha dentro di sé una forza straordinaria, un potenziale che potrebbe cambiare il mondo. Ma più questo potere cresce, più le viene chiesto di controllarlo, nasconderlo, soffocarlo. Perché è pericoloso, perché potrebbe fare male, perché una donna emotiva è una donna fuori controllo.
La scena clou è identica in entrambe le storie: la protagonista, stanca di reprimersi, libera finalmente tutto il suo potenziale. Elphaba vola, crea magie impossibili, si trasforma nella versione più autentica di se stessa. E canta “Defying Gravity”, il numero musicale che è diventato un inno generazionale. Ma proprio in quel momento di massima libertà si isola dal mondo, viene etichettata come pericolosa, diventa ufficialmente “cattiva”.
Wicked non è il capolavoro che sperava di essere, ma resta un tassello importante per capire come si è evoluto il racconto dei personaggi femminili nel cinema degli ultimi vent’anni. E forse, per il pubblico italiano che non conosce il musical originale, può essere una scoperta sorprendente vedere da dove vengono certe idee che ormai diamo per scontate.
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