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5/10 su 5 voti. Titolo originale: Hard Night Falling, uscita: 10-12-2019. Regista: Giorgio Bruno.

Hard Night Falling | La recensione del film di Giorgio Bruno con Dolph Lundgren

24/03/2020 recensione film di Francesco Chello

Il biondo gigante svedese è il protagonista di un action direct-to-video che si fa notare per il largo impiego di maestranze - e location - italiane

Hard Night Falling film dolph lundgren

Dopo la delusione di Altitude – Paura ad alta quota (la recensione), volevo rimettermi in pace con Dolph Lundgren. Così ho pensato di dare un’occhiata al suo ultimo film (in ordine di uscita, visto che l’attivissimo attore svedese ha già altri diversi titoli in pre e post produzione o semplicemente annunciati), vale a dire Hard Night Falling, uscito negli Stati Uniti direttamente in home video a dicembre 2019, per poi iniziare una distribuzione internazionale a febbraio 2020 che ci auguriamo possa toccare presto anche l’Italia. L’augurio non è casuale, visto che il progetto in questione oltre che fare leva sull’essere fan di Lundgren, per una volta può toccare il nostro lato patriottico. E già, perché Hard Night Falling è una co-produzione italoamericana, in cui c’è parecchia rappresentanza del nostro paese.

A cominciare dal regista (e produttore) Giorgio Bruno, trentacinquenne catanese, con una sana predilezione per il cinema di genere, come dimostra un curriculum che comprende gli horror Almost Dead e My Little Baby, esperienze precedenti all’azione di Hard Night Falling. Ed è sicuramente un merito, di questi tempi, per un regista italiano cercare di farsi largo (con tutte le difficoltà del caso) in un cinema come quello di genere in cui il nostro paese ha smesso di credere – salvo sporadiche ma, talvolta, meritevoli eccezioni – da quasi trent’anni, dopo averne scritto la storia per più di venti con una tradizione amata e riconosciuta in tutto il mondo. Bruno, tra l’altro, non è il primo italiano di nome Giorgio ad aver lavorato con Dolph Lundgren.

Hard Night Falling film posterPrima di lui c’era stato Giorgio Serafini (nato in Belgio da genitori italiani), che tra il 2013 ed il 2014 aveva realizzato tre progetti a strettissimo giro con Lundgren e Vinnie Jones – ok, anche con Gianni Capaldi, dal nome intuirete essere un attore scozzese (sul serio, è di Motherwell) – per poi ritrovare il biondo gigante nel 2019 con The Tracker. Il parallelo tra registi non viene tirato in ballo solo per la semplice omonimia, ma proprio per la sinergia che si viene a creare tra i due: Giorgio Bruno ha prodotto il sopracitato The Tracker, con Serafini che ha ricambiato il favore salendo a bordo della produzione di Hard Night Falling.

Presenza italiana, dicevo, piuttosto corposa considerando che a scrivere la storia e poi la sceneggiatura (insieme a Serafini, ancora lui) è Alessandro Riccardi, il quale fa parte di una crew stracolma di nostri connazionali, dalla musica agli effetti visivi, dalle scenografie al trucco, passando per una miriade di altri reparti che non starò qui ad elencarvi, incluso quello degli stunt, che vede l’illustre partecipazione di due nomi che hanno partecipato alla storia del nostro cinema di genere ovvero Ottaviano Dell’Acqua e Massimo Vanni. Stesso discorso per il cast, che tra attori e comparse recluta una serie di nomi del belpaese. Per finire con le location, per un film che viene girato tra Roma e Frascati (con l’ausilio della Regione Lazio).

L’intenzione di Giorgo Bruno è evidente, quella di realizzare un onesto action low budget che possa adempiere al proprio compito con assoluta dignità. Le aspettative dello spettatore, quindi, vanno calibrate su questo tipo di approccio, in sintonia con un risultato finale che rientra in quei parametri, di una visione godibile e scorrevole. Il regista confezione un film mediamente curato, ottimizza un budget di soli 2 milioni di dollari – giusto per rendere l’idea, il già menzionato Altitude era costato più del doppio con i suoi 5 milioni che sullo schermo sembravano la metà delle risorse a disposizione di Hard Night Falling. Evita di fare il passo più lungo della gamba, tenendosi lontano da sequenze d’azione ad ampio respiro difficilmente realizzabili; costruisce un discreto livello di tensione in un film che sfrutta gli spazi di un’unica location, puntando su sparatorie e collutazioni, mantenendo un certo dinamismo in fase di montaggio. Le coreografie non sono particolarmente elaborate ma funzionali al classico scopo ‘buoni che eliminano cattivi’.

La storia è semplice e si colloca in quel filone creato da Die Hard (non vi addentrate in paragoni che non hanno senso di esistere per mille motivi), con l’eroe di turno che si ritrova all’interno di un luogo circoscritto, in cui salvare i propri affetti eliminando un buon numero di terroristi. Una storia lineare che si affida a qualche cliché come il cattivo invasato, la bomba disinnescata all’ultimo secondo o lo sgherro più grosso degli altri che sai già dovrà fare a botte col protagonista. Un terreno in cui può muoversi con familiarità e senza grossi sforzi il nome noto del film, un Dolph Lundgren vestito di tutto punto (conserva camicia e cravatta per tutta la durata) che, ad eccezione di alcuni frangenti in cui sembra uscire di scena, dispensa un bel po’ di morti tra momenti corpo e corpo e armi da fuoco, con qualche chicca di violenza come un colpo al volto sparato a bruciapelo o lo sgozzamento di un nemico.

Dolph Lundgren, Chiara Arrigoni e Sinne Mutsaers in Hard Night Falling (2019)Un prodotto di questo tipo ha bisogno di un villain all’altezza per funzionare, cosa che avviene con l’ingaggio di Hal Yamanouchi, giapponese naturalizzato italiano con una lunga carriera nel nostro paese fatta di cinema, televisione, teatro, scrittura e doppiaggio. L’esperienza dell’attore nipponico viene fuori gradualmente; il suo è un cattivo che cresce alla distanza, inizia quasi compassato per poi tirare fuori la sua follia, come quando indossa il cappello del poliziotto appena eliminato o quando ammette di godere nell’uccidere, passando per l’accoltellamento di un ostaggio, il doppio gioco con una complice, uno stranissimo verso di rabbia animalesco o il finale cantato.

Nel cast multietnico c’è posto anche per l’ucraina Natalie Burn, che si fa valere in qualche sequenza d’azione quando Dolph Lundgren è fuori scena, mentre Mario Opinato guida la lunga lista di italiani nei panni di un credibile padrone di casa/oggetto del contendere. Gli attori recitano tutti in inglese, con i vari accenti che rendono naturale e credibile il contesto; gli unici a parlare italiano in Hard Night Falling sono i remissivi agenti di Polizia, che fanno un po’ da vittime sacrificali – vedi le torture a cui viene sottoposto il povero Bianchi (Giulio Greco).

Hard Night Falling non scava certo un solco nel filone, ma si difende onestamente nel suo comparto di appartenenza fatto di piccoli DTV d’azione. Non ha grosse pretese se non quella di intrattenere, reggendosi sulle proprie gambe rappresentate dai pochi mezzi a disposizione e sulle spalle larghe del suo protagonista. E sapere di quel sangue tricolore che scorre in un piccolo prodotto di genere (tipicamente americano), gli concede sicuramente qualche punto in più per spirito e buone intenzioni.

Di seguito il trailer internazionale di Hard Night Falling:

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