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7/10 su 185 voti. Titolo originale: 海獣の子供 , uscita: 07-06-2019. Regista: Ayumu Watanabe.

I Figli Del Mare | La recensione del film animato di Ayumu Watanabe

27/11/2019 recensione film di Sabrina Crivelli

Il regista giapponese torna sulle scene con una visionaria riflessione cosmologica mascherata da 'classico' coming-of-age

i figli del mare film 2019

Ultimata di recente la stagione 1 della serie animata Dopo la pioggia (Koi wa Ameagari no You ni, 2018) e avendo in precedenza lavorato a Uchuu Kyoudai- Fratelli nello Spazio (2014), Ayumu Watanabe è tornato alla regia per I Figli Del Mare (Children Of The Sea). Il film d’animazione, prodotto dallo Studio 4°C, ci dà una prova delle doti e la visionarietà del regista nipponico, che è stato affiancato nel progetto nientemeno che dal veterano Kenichi Konishi (Tokyo Godfathers, La Storia della Principessa Splendente), che ha ricoperto il ruolo di direttore dell’animazione e di character designer. Non solo, questo meraviglioso anime è frutto di una lunghissima lavorazione, ben 5 anni, con l’impiego di centinaia di animatori e migliaia di disegni per essere ultimato. E indubbiamente un simile processo creativo ha dato i suoi risultati.

I Figli Del Mare (Children Of The Sea) film posterPresentato in anteprima all’ultimo Annecy International Animation Film Festival, I Figli Del Mare è tratto dall’omonimo manga di Daisuke Igarashi, di cui riprende e concentra in poco più di 110 minuti di durata i temi fondamentali. In particolare, s’incentra su un affascinante principio cosmologico e cosmogenetico, in cui è sostenuta l’unicità di un principio generatore e l’identità di ogni creatura e con il tutto, con l’universo. Viene difatti vagheggiato con evocative immagini un panteismo ontologico, che ha le sue origini nel mare, visto come utero del creato, che si propaga in tutte le galassie, concretandosi in una figurazione stupefacente.

I Figli Del Mare si apre con Ruka, una liceale solitaria e un po’ ribelle, la quale, dopo aver subìto un’ingiustizia, viene allontanata a causa di uno screzio con una compagna dal club sportivo per l’intera durata delle vacanze estive. Amareggiata per quanto è successo e annoiata, l’adolescente decide di recarsi all’acquario dove lavora il padre e a cui sono legati alcuni felici ricordi d’infanzia. Qui, s’imbatte per caso in Umi (che significa ‘mare’ in giapponese), un bizzarro ragazzino che dicono sia stato cresciuto dai dugonghi insieme al fratello Sora (‘cielo’) tra i flutti marini.

Con l’arrivo dei due nella piccola cittadina dove Ruka abita, però, iniziano a verificarsi una serie di strani fenomeni naturali. Cadono dei meteoriti dal cielo, le balene emettono un singolare e inedito canto, diversi sono i sentori che preannunciano un misterioso evento. Umi e Sora sono parte di questo segreto meccanismo e, suo malgrado, anche Ruka viene coinvolta.

Come si può desumere dalla trama, I Figli Del Mare comincia come un consueto coming-of-age ‘alla giapponese’, vagamente ecologista (una non troppo velata critica alla caccia alle balene che si pratica ancora?) e con una giovane protagonista schiva e problematica, che in realtà cerca disperatamente di trovare una propria collocazione nel mondo e qualche amico. Però si tratta solo di una premessa, che in realtà è lungi dall’esprimere appieno il reale potenziale del film e il suo messaggio profondo e filosofico. Ruka, forse, non costituirà il personaggio più originale; né la sua psicologia e la sua anima sono oggetto di un particolare studio, ma questo in fondo non è il fine dell’opera di Ayumu Watanabe.

L’orizzonte è assai più ampio della singola personalità, della singola esistenza. Così, la descrizione della giovane, il suo incontro e l’evolversi della sua amicizia con Umi e Sora, come alcuni sviluppi e accadimenti all’interno della narrazione filmica possono apparire in parte abbozzati, carenti di un degno approfondimento. Alcuni atteggiamenti dei protagonisti, alcuni dettagli della storia sembrano un po’ casuali, un po’ forzati, ma non è questo il centro del discorso.

figli del mare film 2019Si tratta invece di una riflessione che va oltre la superficie delle cose, e per questo non si sofferma troppo sulla materia, mirando piuttosto direttamente all’essenza. Attraverso le avventure di una comune e scontrosa studentessa e di due enigmatici suoi coetanei veniamo traghettati verso l’archè, le radici dell’intero cosmo. Il Bene e il Male, la fine e l’inizio, il singolo e il tutto. Si susseguono una serie di quesiti esistenziali che in ultimo acchito sono probabilmente privi di una risposta razionale definitiva, poiché appartenenti ai grandi misteri della vita stessa.

Non si tratta, però, di un’indagine meramente teorica, concettuosa. I sempre più complessi dialoghi di I Figli del Mare, sviluppati e reiterati da personaggi come un giovane oceanologo e una vecchia che ha dedicato la propria vita all’oceano, sono solo un’appendice delle immagini. È la componente visiva ad essere invece il vero epicentro del discorso e il cuore di una conturbante rivelazione: le creature degli abissi, i pianeti e le galassie, le correnti marine e lo spazio profondo si fondono in un’epifania di forme e colori.

Inizialmente, assistiamo all’estenuante bellezza della Natura, mostrata con infinito stupore. Ad esempio, il mare che che si tinge di rosso al tramonto o che brilla di notte grazie al fitoplancton luminescente, oppure le squame delle balene che si accendono di riflessi di luce abbagliante. I disegni, i colori, l’animazione rendono viva tale meraviglia. Poi, i contorni si fanno labili, il tratto si fa astratto, i campi cromatici si scompongono in un disarmante divisionismo animato.

In ultimo, si disvela davanti agli occhi dello spettatore un’apoteosi metafisica, che vagamente ricorda lo sconvolgente epilogo del mitico Akira di Katsuhiro Otomo (la nostra recensione), seppur il tono sia ben più positivo di quello nichilista del cult del 1988. A dare poi il tocco finale sono le musiche composte da Joe Hisaishi, storico collaboratore dello Studio Ghibli e di Hayao Miyazaki, magiche e pregnanti.

Insomma, non fosse già chiaro da parecchi anni, l’animazione giapponese si dimostra ancora una volta capace di stupire e rinnovarsi, incantare e veicolare messaggi universali (anche se forse non semplicissimi per gli spettatori più piccoli). Un vero peccato – ma pur sempre bisogna esserne grati – che qui da noi starà nei cinema solamente per tre giorni, il 2, 3 e 4 dicembre.

Di seguito il trailer italiano di I Figli Del Mare: