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In questo film di guerra con Jake Gyllenhaal manca proprio la guerra

07/09/2026 news di Andrea Palazzolo

Il war movie di Sam Mendes con Jake Gyllenhaal dove un cecchino non spara mai. Un film che sovverte le regole del cinema di guerra.

Poster di Jarhead

Jarhead, diretto da Sam Mendes e interpretato da Jake Gyllenhaal e Jamie Foxx, è un’opera che ha il coraggio di fare qualcosa di radicale: mostrare la guerra eliminando proprio ciò che il pubblico si aspetta da un war movie. Uscito lo stesso anno di Brokeback Mountain, che valse a Gyllenhaal una nomination all’Oscar, Jarhead è rimasto in qualche modo nell’ombra del suo fratello più celebrato. Eppure, questo film merita una riscoperta.

La pellicola segna un punto di svolta anche nella carriera di Sam Mendes. Dopo aver conquistato gli Oscar con American Beauty nel 1999 e aver dimostrato la sua versatilità con il gangster movie Road to Perdition nel 2002, il regista britannico si confronta per la prima volta con una storia vera. Jarhead è infatti basato sulle memorie del 2003 di Anthony Swofford, ex marine veterano della Guerra del Golfo Persico.

Gyllenhaal interpreta proprio Swofford, mentre Jamie Foxx, reduce dal trionfo in Ray che gli valse l’Oscar come miglior attore protagonista, veste i panni del sergente maggiore Sykes. Il film ottenne un successo commerciale moderato e recensioni generalmente positive dalla critica, ma la sua vera forza sta nell’approccio radicalmente diverso alla narrazione bellica.

Cosa rende Jarhead così particolare? Il film segue il percorso di Swofford dall’arruolamento nei Marines all’addestramento come cecchino, fino al suo dispiegamento nella Guerra del Golfo. Ma qui arriva il colpo di scena: nonostante sia un cecchino addestrato, Swofford non spara mai un colpo durante l’intero film. Questa scelta narrativa non è un difetto, ma il cuore pulsante dell’opera.

Mendes costruisce un war movie che si concentra su tutto tranne che sull’azione. Se la prima parte ricorda Full Metal Jacket nell’intensità brutale dell’addestramento militare, la seconda metà sovverte ogni aspettativa. I soldati vengono mandati all’estero, ma non c’è nessuna battaglia epica ad attenderli. Solo attesa, noia, frustrazione. Il nemico è invisibile, gli obiettivi poco chiari, il senso di scopo inesistente.

Swofford non è dipinto come un eroe. È un uomo ordinario messo in una situazione straordinaria, che considera il suicidio, minaccia altri soldati, assiste a comportamenti discutibili dei compagni senza intervenire. Non è né un eroe né un villain, solo profondamente umano. Questa ambiguità morale rende Jarhead un ritratto onesto di come persone normali reagiscono quando vengono catapultate in contesti impensabili, ma senza affrontare i pericoli diretti del combattimento.

Per chi cerca un film di guerra tradizionale, Jarhead sarà probabilmente frustrante. Ma per chi è disposto ad accettare la sua premessa radicale, offre una delle riflessioni più oneste e potenti sul costo invisibile dei conflitti moderni. La guerra non è sempre eroismo e sacrificio: a volte è solo giovani uomini seduti nel deserto, che aspettano ordini che non arrivano, chiedendosi perché sono lì.

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