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Titolo originale: Predator , uscita: 12-06-1987. Budget: $15,000,000. Regista: John McTiernan.

Riflessione | Quando Jean-Claude Van Damme fu lo Yautja per 2 giorni in Predator (1987)

19/11/2018 news di Redazione Il Cineocchio

Ripercorriamo l'agrodolce avventura dell'attore belga sul set del film di John McTiernan, dall'entusiasmo iniziale all'abbandono del set quasi immediato

predator 1987 test hunter jean-claude van damme

The Predator, recente sequel del capostipite della celebre saga diretto da Shane Black, è stato per molti fan una cocente delusione. Certo, le scusanti per questo risultato tutt’altro che esaltante sono state molte, anzitutto i numerosissimi problemi produttivi, che hanno determinato un montato finale pasticciato e una narrazione piena di voragini. Amareggiati quindi da questo ultimo capitolo, torniamo con la mente a rimpiangere ancora una volta il film del 1987 diretto da John McTiernan con Arnold Schwarzenegger nei panni del maggiore Alan “Dutch” Schaefer. Indimenticabile, perfetto, eppure avrebbe potuto esserci un’ulteriore aggiunta al cast a rendere il cult fanta-horror ancora più esaltante: la presenza della star delle arti marziali Jean-Claude Van Damme, che in origine era stato appunto scelto per incarnare il cacciatore alieno. Dopo aver riportato nel giugno 2017 le dichiarazioni del regista sul perché l’attore belga abbia a un certo punto lasciato il set, abbiamo deciso di approfondire tutte le vicissitudini che hanno portato all’ingaggio di Jean-Claude Van Damme per il primo Predator e poi al suo successivo abbandono del progetto.

predatorFacciamo però un passo indietro. Siamo nella metà degli anni ’80 e un giovane e rampante attore nato a Berchem-Sainte-Agathe, Jean-Claude Camille François Van Varenberg, approda in America pieno di speranze e in cerca di fama. Ha un corpo scolpito dalla pratica pluriennale delle arti marziali, tra cui il karate e la kickboxing, a cui nel tempo ha accompagnato anche uno strenuo allenamento nel balletto classico. Sembra insomma perfetto per incarnare un eroe action e abile nel portare in scena pirotecnici combattimenti. A ciò unisce inoltre una non indifferente ambizione e fiducia in sé stesso.

D’altronde non è nuovo del mestiere. Ha mosso i suoi primi passi nelle istrioniche discipline sin da giovane, quando nel 1979 (a diciannove anni) recitò come comparsa non accreditata in Donna tra cane e lupo (Een vrouw tussen hond en wolf) di André Delvaux. Trascorse circa un lustro e nel 1984 incarnò prima un giovane figurante dall’aspetto minaccioso e munito di coltelli nella scena in cui vediamo arrivare gli agenti nel poliziesco francese diretto da Gilles Béhat Rue Barbare, per poi volare a Hollywood e fare il salto di qualità. Il primo periodo nella Città degli Angeli fu duro, si trovò costretto a dormire per due settimane in una macchina in affitto e per campare insegnava aerobica e arti marziali, fare il fattorino della pizza e il buttafuori nel ristorante di Chuck Norris.

Tuttavia, Jean-Claude Van Damme non si scoraggiò e dopo mesi di lezioni di inglese e audizioni, dopo aver tentato ogni stratagemma, come piazzare delle sue fotografie sotto i tergicristalli delle macchine dei produttori, finalmente la fortuna iniziò a girare: lui e l’amico e connazionale Michel Qissi (anche lui esperto di arti marziali, anche lui emigrato in cerca di fama) ottennero una piccola parte in Breakdance (Breakin’) di Joel Silberg, incentrato sulla sottocultura hip-hop. Si trattava di un ruolo di poco rilievo e la futura star dell’action non compariva ufficialmente nemmeno nei crediti del film, ma finalmente nel curriculum poteva vantare una produzione americana. Cosa ancora più importante, gli permise di entrare in contatto con la Cannon Films, la compagnia che in seguito avrebbe contribuito più di ogni altra a renderlo celebre. Quindi fu la volta di altre comparse in Rombo di tuono (Missing in Action) di Joseph Zito (va ricordato che il protagonista fosse proprio l’ex ‘datore di lavoro’ Chuck Norris) e nella commedia Monaco Foreverin cui incarnava un karateka omosessuale.

van damme predatorGiungiamo così al 1986, anno in cui Jean-Claude Van Damme partecipa a Vendetta personale (No Retreat, No Surrender) di Corey Yuen nei panni di Ivan Kraschinsky, un kickboxer russo che alla fine viene sconfitto dal giovane eroe Jason Stillwell. La pellicola, non esattamente una hit al box office, era una sorta di modesto ibrido tra Rocky e The Karate Kid, ma ha costituito comunque un ulteriore tappa nella scalata verso la notorietà. Intanto il produttore Joel Silver, terminato Breakdance, stava lavorando al suo prossimo progetto: un film di fantascienza che potesse mettere in risalto la fisicità di Arnold Schwarzenegger, reduce dal recente discreto successo di Commando di Mark L. Lester. L’idea era quindi quella di realizzarne un follow-up e ne era già stata scritta una sceneggiatura. Il titolo provvisorio era Hunter e il tutto era nato da una battuta che girava per gli ambienti hollywoodiani intorno alla metà degli anni ottanta: cosa fermerà Rocky Balboa (Sylvester Stallone) dopo la sua vittoria nel 1985 contro il pugile russo Ivan Drago (Dolph Lundgren) in Rocky IV? Un alieno da un altro pianeta?

Da quel piccolo germoglio si generò quindi Hunter, successivamente reintitolato col definitivo Predator, scritto dai fratelli Jim e John Thomas. Il copione, che seguiva la strenua battaglia di un gruppo di mercenari con una sanguinaria creatura extraterrestre nel mezzo delle foreste tropicali dell’America Centrale, fu acquistato dalla 20th Century Fox nel 1985. Sia Joel Silver che Arnold Schwarzenegger intuirono subito il valore della storia: dopotutto, l’attore austriaco aveva appena finito di sterminare un intero esercito di cattivi in Commando! Se c’era qualcosa che necessitava anche più del collega / rivale pugile – ovvero Sylvester Stallone – era una nuova nemesi capace di tenergli testa. Così vennero avviate la selezione del cast principale e della troupe, tutti assemblati ad hoc intorno al colosso di  Thal. Lo stesso valeva per il regista, John McTiernan, che ai tempi aveva all’attivo solamente un thriller low budget, Nomads, col futuro 007 Pierce Brosnan. Nonostante la critica non avesse incensato il film, l’attore austriaco e il produttore furono persuasi che fosse la scelta giusta. Secondo quanto riportato dallo stesso Arnold Schwarzenegger nella sua autobiografia, Total Recall: My Unbelievably True Life Story:

Quello che distingueva [Nomads] era la tensione che McTiernan è riuscito a mantenere in un lungometraggio la cui realizzazione è costata meno di 1 milione di dollari. Credevamo che se lui era riuscito a creare quel tipo di atmosfera con così pochi soldi, doveva essere davvero dotato. Predator necessitava di suspense dal momento in cui i personaggi arrivano nella giungla – volevamo che lo spettatore provasse paura anche se il Predator non era in scena, semplicemente dalla nebbia, dai movimenti della macchina da presa, dal modo in cui le cose si avvicinavano.

A questo punto, si poneva un serio problema: che aspetto avrebbe dovuto avere questo Predator? Il concept originale prevedeva una silenziosa, capace di muoversi nella foresta tra gli alberi come un ninja. Intanto, stava per arrivare la data in cui avrebbero dovuto iniziare le riprese, ossia l’aprile del 1986, e, con un budget relativamente contenuto per creare l’alieno, fu ingaggiata per il creature design e la sua realizzazione la compagnia Boss Film Creature Shot. Sempre nel medesimo periodo era stato scelto anche colui che avrebbe dovuto interpretarlo: era proprio Jean-Claude Van Damme.

Per il giovane attore ancora alla ricerca del grande salto deve essere stato davvero eccitante il fatto che fosse stato scelto per prendere parte a un grosso film hollywoodiano. Certo, per una volta ancora avrebbe dovuto incarnare il cattivo di turno, ma stavolta sarebbe comparso sul grande schermo al fianco di una delle star dell’action più in voga del momento – un altro europeo come lui, la cui carriera ammirava e che desiderava emulare. C’era però parecchia confusione riguardo a cosa più nel concreto il ruolo implicasse.

In un’intervista risalente al 1989 con Starlog Magazine, Jean-Claude Van Damme sembrava essere convinto che il quantitativo di trucco e protesi necessarie per trasformarlo nel Predator avrebbero dovuto essere piuttosto limitate. Raccontava infatti:

Predator-Jean-Claude-Van-Damme-setDissero che avrei dovuto indossare un body aderente e avrei avuto un trucco metà umano metà animale sulla faccia.

In questo modo sarebbe stato in grado di correre, di saltare e di sferrare calci rotanti, oltre a tutte le altre mosse in cui era specializzato. Purtroppo poi, le cose cambiarono: il costume da alieno era diventato ingombrante e rendeva difficili i movimenti; inoltre, assai poco dell’attore si poteva intravvedere al suo interno. Jean-Claude Van Damme se nel lamentò di conseguenza:

Mi scelsero durante i casting per il mio corpo. I miei piedi erano nel calco dell’alieno. Le mie mani erano nei suoi avambracci, la mia testa si trovava nel suo collo. Muovevo tutto grazie a dei cavi.

Il responsabile degli effetti pratici e del make-up per la Boss Films era in quel momento Steve Johnson, il quale fornì uno spassoso resoconto dall’interno del dietro le quinte durante la primavera del 1986. Secondo quanto da lui riportato, l’idea originaria era stata data alla Boss Films da John McTiernan in persona. Con i suoi goffi arti inferiori snodati e la piccola testa montata su un collo affusolato aveva ben poco di minaccioso e certo non dava la percezione di essere un letale cacciatore capace di fare a pezzi Arnold Schwarzenegger:

Ciò che gli serviva era un personaggio con le gambe da rettile che si piegassero all’indietro, braccia estensibili a una testa che spuntasse fuori. Volevano girare nelle fangose pendici del Messico in una vera giungla. Era in teoria fisicamente impossibile farlo. Gli ho detto che non avrebbe funzionato.

Predator-Jean-Claude-Van-DammeE non era l’unico a serbare dei dubbi. Jean-Claude Van Damme era stato entusiasta quando venne assunto grazie alla sua corporatura atletica (esiste perfino una sua foto in cui sorride mentre si erge senza maglietta vicino a una sua grossa riproduzione bianca nel laboratorio della Boss Film). Tuttavia, quando l’attore ritornò per la sua prova costume, il compito fu ben meno lieto di quanto si aspettasse. Sempre Steve Johnson ha ricordato:

Jean-Claude era entrato e gli stavamo facendo indossare la sua tuta rossa e avevamo ipotizzato, da schiavi quali eravamo, che le alte sfere gli avessero riferito esattamente cosa stesse succedendo. Invece lui pensava che fosse effettivamente l’aspetto reale del mostro nel film. Disse: “Lo detesto. Lo detesto. Lo detesto. Sembro un supereroe!“. Era così arrabbiato.

Una volta che JCVD fu infilato nel costume, certo non si aspettava che il peggio era ancora da venire. La parte rossa del tessuto era stata studiata per essere ritoccata poi in post-produzione, creando così il distintivo effetto di invisibilità in seguito divenuto iconico. Nessuno si era disturbato nemmeno di avvisare a Jean-Claude Van Damme del fatto che sarebbe stato invisibile per gran parte del minutaggio in cui era in scena:

E io: “Jean-Claude, non te l’ha detto nessuno? E’ un dispositivo di occultamento. Sei invisibile per metà della pellicola. Questo non sei tu”. Fatto che lo faceva arrabbiare anche di più, visto che si aspettava di poter mostrare i suoi colpi di arti marziali e di potersi battere con Arnold Schwarzenegger. Impossibile. Assolutamente impossibile.

predator 1987 film set test costumeNonostante il suo malcontento, la produzione era già ben avviata e le riprese erano incominciate a Palenque in Mexico. Fu estenuante; il caldo era intenso, la zona era impervia, molto furono colti da occasionali malattie e John McTiernan perse circa 11 chili di peso perché si rifiutava di mangiare il cibo locale. Nonostante ciò, era già stato schierato un cast di veri e propri duri, con Arnold Schwarzenegger affiancato dagli altrettanto possenti Sonny Landham, Carl Weathers, Jesse Ventura, Richard Chaves e Bill Duke (che aveva già affiancato il protagonista in Commando nel ruolo di Cookie). Instancabili e impassibili alle condizioni avverse, si svegliavano addirittura all’alba per sgattaiolare in palestra e fare qualche esercizio extra per pompare i muscoli.

Nel frattempo, continuarono a girare per diverse settimane senza che nessun Predator comparisse all’orizzonte. Ci furono ritardi nel far arrivare il costume fino alla location nel mezzo della giungla messicana, ma non importava. Il regista e la troupe andarono avanti con le altre sequenze. Poi, finalmente, arrivò sul set una grande scatola.

John McTiernan ha raccontato:

Abbiamo preso un piede di porco e aperto la cassa. L’abbiamo tirato fuori dallo scatolone, ci siamo guardati l’un l’altro e abbiamo detto “Oh, siamo nei guai …

Il regista e l’equipe ancora una volta strinsero i denti e decisero di provare a far indossare a Jean-Claude Van Damme la tuta, per vedere come venisse sullo schermo una volta ripreso. Le foto di produzione mostrano l’attore mentre viene aiutato a mettere il suo costume da alieno e le sue goffe maniche di gomma che cadono a pezzi. In un’immagine vediamo John McTiernan tirare uno degli arti rossi di gomma con i suoi artigli appuntiti e sorridere mesto. In un’altra, la più interessante del gruppo, JCVD è seduto vicino a Carl Weathers, che indossa il suo arto prostetico monco per la scena in cui al suo personaggio il braccio veniva strappato via con violenza, mentre guarda il collega con espressione insondabile. Quest’ultimo fissa invece l’orizzonte con sguardo esausto. Nell’arco di un paio di scatti di prova è stato chiaro che quel costume di Predator fosse un disastro.

Secondo le parole di John McTiernan:

Mi ricordo semplicemente che guardavo attraverso gli alberi e vedere questa gigantesca cosa rossa che veniva verso di noi impacciata … esattamente quello che stavamo cercando di evitare. Era semplicemente impossibile. Ho girato un ciak. Due ciak. Poi l’ho rimandato indietro agli studio, dicendo “Non volete davvero che continuiamo a usarlo, vero?

Arnold Schwarzenegger aggiungeva nella sua autobiografia:

Abbiamo iniziato a preoccuparci nel momento esatto in cui abbiamo cominciato a girare gli scatti di prova e, dopo poche scene, la preoccupazione si è cristallizzata. La creatura non funzionava, era innaturale, non sembrava credibile. Jean-Claude Van Damme, che interpretava il Predator, si lamentava in continuazione.

Dunque, all’infausta possibilità di un fanta-horror con un mostro ridicolo la 20th Century Fox optò per interrompere le riprese finché non venisse trovata una soluzione. Nel mentre, il produttore Lawrence Gordon riuscì ad assicurarsi dei fondi extra, così da poter assumere il leggendario Stan Winston per ridisegnare l’alieno. Quest’ultimo, per un singolare caso, mentre viaggiava in aereo diretto in Giappone era seduto al fianco a James Cameron, il quale gli disse: “Sai, ho sempre desiderato vedere qualcosa con delle mandibole …”

Stando a quanto raccontato, uno stuntman fu scelto allora per provare il nuovo costume di Predator. L’uomo si ruppe subito dopo una gamba. Quando la produzione fu interrotta a causa dell’incidente, Jean-Claude Van Damme lasciò il set e non fu mai più richiamato. Un mistero solo parzialmente svelato quale sia stata la natura di questo divorzio. Allo stesso tempo, l’aspetto del Predator mutò in maniera esponenziale grazie alle sapienti mani di Stan Winston. Anzitutto, fu scelto per incarnare la creatura l’assai più imponente Kevin Peter Hall (alto ben 2 metri e 18, ossia quasi mezzo metro in più di JCVD), che era stata ri-concepita come un cacciatore muscoloso e dal look tribale.

Le riprese quindi ricominciarono e durarono per altre quattro settimane, con John McTiernan che girò lo scontro finale tra l’alieno e Arnold Schwarzenegger. La produzione non cessò tuttavia di essere ardua, il protagonista trascorse ore ricoperto di fango, mentre Kevin Peter Hall cercava con difficoltà di trascinarsi imprigionato in un costume che pesava più di 90 chili. Così però il film finalmente ebbe il sui terrificante mostro e come risultato fu un successo incredibile, tra i maggiori incassi del 1987.

Tornando invece a Jean-Claude Van Damme, trascorse sul set di Predator solo due giorni e non fu mai accreditato per la sua breve permanenza nel costume del mostro. Fu pertanto solo un battito d’ali nella sua carriera appena agli inizio. In ogni caso, non fu per lui solo una perdita di tempo. Riuscì nel mentre a organizzare un incontro con Menahem Golan, uno dei produttori della Cannon Films, che aveva prodotto Breakin’ nel 1984 e che vide il lui l’attore perfetto per i film di arti marziali. Con grande sorpresa di JCVD, Golan aveva saputo del suo ingaggio in Predator. Il produttore non aveva visto il film, probabilmente era stato troppo impegnato con le decine di film che la Cannon sfornava ogni anno, quindi aveva supposto che fosse lui a vestire i panni del mostro del titolo e che gli appassionati di film sarebbero andati in sala per vederlo.

In una intervista ad AV Club nel 2008, JCVD ricordava:

Quando incontrai Menahem Golan della Cannon, aveva sentito dire che avevo recitato in Predator – non aveva visto il film – ed era davvero entusiasta di potermi scritturare per Senza esclusione di colpi (Bloodsport). Credeva che fossi quel tipo di alieno con una faccia e un corpo per cui la gente sarebbe stata capace di riconoscermi.

Senza esclusione di colpi uscì nel 1988 e fu il primo di una serie di piccoli cult dell’action con Jean-Claude Van Damme nel ruolo di protagonista, tra cui ricordiamo Cyborg, Kickboxer, Universal Soldier, Senza tregua e Timecop – Indagine dal futuro. In conclusione, l’attore di origine belga potrà anche aver odiato la sua esperienza sul set di Predator, ma si è rivelata alla fine essere il suo trampolino di lancio verso il successo tanto agognato!

Di seguito la featurette con video e immagini della prima versione di Predator:

Fonte: DoG