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7/10 su 748 voti. Titolo originale: La tortue rouge , uscita: 29-06-2016. Regista: Michael Dudok de Wit.

La Tartaruga Rossa | La recensione del film animato di Michaël Dudok de Wit

07/02/2020 recensione film di Alessandro Gamma

Co-prodotta dallo Studio Ghibli, quella del regista olandese è una delle opere di animazione più intense e splendidamente realizzate del 2016

Poche collaborazioni artistiche sono in grado di produrre la perfetta sintesi di sensibilità che si trova in La Tartaruga Rossa (La Tortue Rouge), un commovente inno animato al ciclo della vita diretto dall’acclamato animatore olandese Michaël Dudok de Wit con l’assistenza dello Studio Ghibli. In sintonia con il cortometraggio premio Oscar Father and Daughter del regista, quest’opera esile e senza dialoghi offre un’altra odissea commovente sulla solitudine e la resilienza dei legami familiari. Allo stesso tempo, mette sul tavolo le modalità migliori con cui le produzioni dello studio giapponese mantengono una certa elegante semplicità che punta a verità più profonde. Questo è un piccolo capolavoro di immagini tranquille, ognuna ricca di significato, che parlano collettivamente a un processo universale.

locandina tartaruga rossaAl livello più elementare, la premessa di La Tartaruga Rossa potrebbe essere descritta come Robinson Crusoe incontra All is Lost – Tutto è perduto, in quanto segue un naufrago senza nome e dalla provenienza dubbia che ammara su un’isola deserta. Tuttavia, la sceneggiatura di Michaël Dudok de Wit – co-scritta insieme a Pascale Ferran, il cui dramma ultraterreno Bird People del 2014 operava su un piano etereo molto simile – costruisce questa iniziale impostazione su una serie di maestosi e fantastici sviluppi che spingono sempre più forte verso il regno dell’allegoria.

Il film mostra fin dalle prime immagini la sua forte connotazione simbolica, quando il caparbio protagonista capitombola tra una serie di violente onde, arrivando alla fine a uno sterile paesaggio di sabbia pieno di rocce e alberi, e poco altro. In breve tempo, la sua situazione va di male in peggio, mentre attraversa un’incerta caverna sottomarina in cerca di sostentamento. I delicati disegni animati a mano impregnano i semplici scenari oro e blu a carboncino, donando loro un tocco da libro delle fiabe che aiuta a preparare il terreno per i colpi più audaci che seguiranno.

Proprio quando il nostro eroe si trova di fronte a uno scenario disperato, avendo allucinazioni nel cuore della notte e urlando al vento, prova a tentare il tutto e per tutto a bordo di una zattera di legno – e qui incontra bruscamente la massiccia creatura del titolo. Ritornato a riva, la tartaruga lo segue fino a casa, regalando un twist magico che complica ancora una volta la narrazione. I dettagli della trama che segue sono così sottili che addentrarsi troppo in una descrizione rischierebbe di rovinare l’intera traiettoria esperienziale della vicenda. Inutile dire che il naufrago trova la compagnia di una donna e mette su famiglia. Non è più solo, e si adatta a un nuovo senso di sicurezza, solo per affrontare tutta una nuova serie di sviluppi che minacciano il futuro dell’isola nella sua interezza. Anche in questo universo maestoso, la stabilità è un mito.

La Tortue rouge - The Red TurtleIn La Tartaruga Rossa, la storia conta decisamente meno dei momenti espressionistici sparsi per tutta la durata. Michaël Dudok de Wit non manca mai di ispirazione visiva, arricchendo la sua ambientazione isolana con un coro greco di granchi che si nascondono sotto la sabbia e con una flotta di tartarughe marine che diventano progressivamente le custodi di questo regno auto-costituitosi. Di notte, i colori sbiadiscono in tonalità di grigio, mentre i residenti dell’isola rivolgono lo sguardo verso la Luna; i verdi profondi della foresta nell’interno contrastano invece con i rossi accesi del cielo. Catturando la vita dell’isola sia dagli intimi primi piani sia dall’alto, il regista orchestra un orientamento geografico che permette al mondo di aderire ad una meravigliosa logica interna. Persino una serie di colpi di scena che hanno del miracoloso sembrano emergere organicamente da questo mondo strutturato, fondendo la chiarezza del loro simbolismo con una specificità emotiva che non richiede gravose analisi. Il film parla con la sua personalissima voce illuminata.

Il successo di La Tartaruga Rossa segna una vittoria importante per lo Studio Ghibli in un momento storico di transizione piuttosto delicato, avendo raggiunto il completamento non molto tempo dopo l’uscita definitiva dai giochi dei suoi due fondatori, Hayao Miyazaki (che però forse ci ha già ripensato) e Isao Takahata. Pur senza scimmiottare lo stile dei due affermati maestri, questo lungometraggio animato porta sullo schermo un’attenzione molto simile per i gesti profondi, senza un briciolo di esagerazione. Con poco più di una manciata di urla e grugniti, La Tartaruga Rossa suscita potenti riflessioni sulla lotta per l’appagamento oltre ogni difficoltà. Le parole non sono mai abbastanza, ma la pellicola di Michaël Dudok de Wit trova il modo di elevarsi al di sopra di esse. Candidato agli Oscar, naturalmente non ha mai avuto nessuna speranza di vincere.

Di seguito il trailer originale di La Tartaruga Rossa:

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