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6/10 su 205 voti. Titolo originale: Light of My Life, uscita: 09-08-2019. Regista: Casey Affleck.

Light of My Life | La recensione del film di – e con – Casey Affleck

14/10/2019 recensione film di William Maga

L'attore 44enne torna dietro alla mdp per un'opera intimista, che sfrutta uno scenario post apocalittico per approfondire sentitamente il rapporto tra un padre solo e una figlia giovanissima che deve crescere molto in fretta

Sebbene in termini pratici Light of my Life rappresenti il secondo film di Casey Affleck come regista e sceneggiatore, dopo il delirante I’m Still Here del 2010 (quell’esercizio narcisistico, elaborato e semi-documentaristico incentrato sullo stato psicologico convulso dell’amico Joaquin Phoenix), la verità è che questo appare proprio come il suo vero debutto, perché accumula senza dubbio tutte le caratteristiche che per antonomasia di solito presenta l’opera prima di un attore che decide di fare il grande passo dietro alla macchina da presa: si ricorre a una scusa qualsiasi, qui un contesto post apocalittico in cui una misteriosa pandemia ha ridotto la popolazione femminile quasi all’estinzione, per offrire al pubblico una storia minimalista basata più sullo sviluppo di personaggi e sulle dinamiche affettive che su una classica progressione retorica.

light of my life film posterIl fratello minore di Ben interpreta il protagonista senza nome, padre di una ragazzina di nome Rag (Anna Pniowsky), un’abbreviazione di Raggedy Ann, una giovane donna che viene ‘travestita’ da maschio e addestrata a tattiche di sopravvivenza improvvisate in modo da non rischiare di essere rapita – o violentata – in un mondo in cui la solitudine, la frustrazione e la tristezza della maggior parte degli uomini non giocano certo a favore di una pacifica o addirittura auspicabile convivenza (l’idea di Stato è praticamente assente). Genitore e progenie, la cui moglie / madre (Elisabeth Moss) è deceduta qualche anno prima durante lo scoppio della malattia, che ora sembra comunque contenuta, viaggiano attraverso i territori digli Stati Uniti passando per foreste o entrando nelle molte case lasciate vuote dalla pestilenza, sempre con la paura di eventuali estranei malintenzionati, perché sanno bene che quelli continuano a essere tempi disperati e crudeli.

Collocabile da qualche parte tra I Figli degli Uomini (2006), The Road (2009) e It Comes at Night (2017, la recensione), Light of My Life offre nelle sue 2 ore di durata un’esperienza sincera e piacevole, che tuttavia non si allontana troppo dagli stereotipi del filone del thriller indie sul ‘tramonto dell’umanità’ e che non raggiunge il livello di virulenza che possedeva per esempio The Survivalist (2015), optando piuttosto per privilegiare un approccio umanistico che enfatizza il rapporto tra padre e figlia, sia per quello che attiene alle diverse enclave fuori dall’ordinario della storia (ovvero le molteplici minacce che i due devono affrontare per gentile concessione di terzi che appaiono dal nulla), sia in termini di substrato più ordinario e ‘banale’ (gli svantaggi di un uomo che deve allevare una quasi adolescente da solo e, come se non bastasse, che deve spostarsi costantemente, anche in pieno inverno e quasi sempre a piedi).

Casey Affleck combina l’elemento drammatico delle inquadrature fisse e dei dialoghi profusi con la suspense tipica delle ambientazioni collegate all’isolamento di certe regioni agresti, ottenendo eccellenti momenti di cinema in entrambi i casi (si vedano le meravigliosamente imbarazzanti chiacchiere sul sesso e la pubertà con Rag e il febbrile – frenetico e travolgente – risultato nel suo insieme).

Light of My Life (2019) film affleckPerdonandogli qualche abuso del ritmo narrativo ‘letargico’ e una eccessivamente lunga scena introduttiva, troppo auto indulgente, Light of My Life costituisce tutto sommato un’opera onesta, che tratta con rispetto le creature che mette sullo schermo. Un’operazione lodevole, specie nell’ambiente cinematografico internazionale contemporaneo – e soprattutto hollywoodiano – che tende a una omogeneizzazione infantile e impoverente. Casey Affleck – forte dell’esperienza nella vita reale – riesce a catturare la difficoltà intrinseca della paternità e i problemi che sorgono quando trasmettiamo ai nostri figli le nostre preoccupazioni da adulti, uno schema comunicativo pieno di ostacoli interpretativi ed esistenziali che devono essere superati molto rapidamente, così da garantire la sopravvivenza della giovane donna in un viaggio che non lascia spazio alla pazienza o alla comprensione scaglionata delle informazioni vitali.

Il nucleo della trama del film sta tutto in una conversazione tra i due protagonisti, in cui l’uomo dice alla ragazza che sua madre aveva molto apprezzato i momenti condivisi della coppia – come le vacanze – e li aveva chiamati “avventure amorose”, abbracciando contemporaneamente le piacevoli e tortuose minuzie della condivisione del grande viaggio della vita insieme, proprio come Rag e suo padre fanno quotidianamente.

Di seguito trovate il trailer in versione italiana di Light of My Life, nei nostri cinema dal 21 novembre:

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