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7/10 su 816 voti. Titolo originale: 마더 , uscita: 28-05-2009. Budget: $5,000,000. Regista: Bong Joon-ho.

Madre (2009) | La recensione del film di Bong Joon-ho

02/07/2021 recensione film di Giovanni Mottola

Procedendo a ritroso, esce solo ora in Italia l'opera di un regista più ancestrale ma anche più sincero, alle prese con la descrizione di una donna che, tra dilemmi morali e sentimenti che sprofondano nell'abiezione, s'improvvisa detective per scagionare l'amatissimo figlio da un'accusa di omicidio

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Allo stesso modo di Benjamin Button, è curioso anche il caso di Bong Joon-ho, autore sudcoreano poco noto entro i nostri confini fino al 2019, quando il suo Parasite inanella la Palma d’Oro al Festival di Cannes e – prima volta per un lungometraggio non in lingua inglese – l’Oscar per il Miglior film (la recensione). A quel punto i distributori, che sino ad allora avevano fatto uscire solamente le sue due produzioni di genere in lingua inglese (Snowpiercer e Okja), si convincono di poter realizzare buoni incassi anche con i lavori più ancorati non solo al reale ma anche alla sua terra natia. Perciò presentano nelle sale del nostro Paese prima, nel 2020, Memorie di un assassino del 2003 (la recensione) e ora Madre (2009).

Proprio come il personaggio di Fitzgerald, questo regista si è quindi inconsapevolmente palesato allo spettatore dapprima nella sua opera più matura, e per certi versi più commerciale, per poi all’improvviso ringiovanire fin quasi alle sue origini. L’effetto è straniante, soprattutto perché in tutti e tre questi film assume grande importanza l’ambientazione.

Madre film Bong Joon-ho poster 2021 ITAVedendo il solo Paradise si è orientati a gridare al capolavoro soprattutto per la capacità dell’autore di inserire risvolti sociologici in una commedia nera e in tal modo di descrivere il mondo dei derelitti destinati a non farcela mai. Ma rimirando le sue due opere passate si possono trovare espressi questi stessi temi in maniera molto più efficace, fino a considerare quella più recente come un film troppo furbo e quasi ‘posticcio’.

Nell’arco dei sedici anni trascorsi tra questi tre titoli la Corea, come del resto tutto il mondo, è certamente cambiata. Ma più ancora sembra essere cambiato Bong Joon-ho: se un tempo del suo Paese offriva immagini secche e realistiche tipiche di un fotoreporter di guerra, oggi egli pare assomigliare più a un pubblicitario che sceglie a tavolino quelle più funzionali a colpire e scandalizzare. Ciò non inficia affatto il valore cinematografico di Parasite, perché il cinema è pur sempre finzione, ma contribuisce ad esaltare per contrasto la verità di cui sono permeate le due opere precedenti.

Madre, in particolare, sembra costituire il lavoro più riuscito e più completo di Bong Joon-ho perché in esso, al resoconto del degrado sociale, si aggiunge il racconto di un sentimento materno che da umanissimo può diventare feroce, in un contraltare femminile del padre di Un borghese piccolo piccolo di Mario Monicelli. La madre del titolo, una donna della quale non viene indicato nemmeno il nome tanto forte è la sua identità con quel ruolo, è una vedova che intraprende una personale indagine per scagionare il figlio mezzo demente dall’accusa dell’omicidio di una ragazza.

A farle da carburante sono la pigrizia delle forze dell’ordine che vedono nel ragazzo un colpevole perfetto e comodo e il disinteresse dell’avido e vizioso avvocato. Solo l’amore materno può spiegare una determinazione e una virulenza impensabile per una placida signora di mezza età dedita alla coltivazione di piante officinali e alla pratica dell’agopuntura con scopi terapeutici e rilassatori. Emblematica a tal proposito la scena in cui si reca al funerale della vittima per porgere le condoglianze ai parenti ma poi, venendole da questi rinfacciata la colpevolezza del figlio, scatena un parapiglia per difenderlo senza riguardo alcuno per il lutto ancora fresco.

Lo svolgimento delle indagini è ben sviluppato, ma resta comunque marginale in un film il cui cuore è costituito dalla psicologia della protagonista, assai ben resa dalla recitazione disperata ma asciutta di Kim Hye-ja. A essa si contrappongono alcune caratterizzazioni troppo vicine alla macchietta, come per esempio quella dell’avvocato, ma non è chiaro se ciò dipenda dall’inesperienza cinematografica di alcuni attori qui al loro primo film o, più probabilmente, a una scelta consapevole del regista allo scopo di mettere ancor più in risalto la dignità della madre.

Egli induce infatti lo spettatore a parteggiare per lei per tutta la durata di Madre, salvo rimescolare le carte in un finale che ricorda Durrenmatt più che Pirandello. Il mistero su come si siano svolti i fatti viene, infatti, svelato. Ma se risulta chiaro quale sia la verità, restano i dubbi su dove stiano la giustizia e la ragione.

Di seguito trovate il trailer italiano di Madre, nei nostri cinema dall’1 luglio: