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6/10 su 105 voti. Titolo originale: Non ci resta che il crimine, uscita: 10-01-2019. Regista: Massimiliano Bruno.

Non ci resta che il crimine | La recensione del film con Gassmann, Tognazzi e Giallini

09/01/2019 di Giovanni Mottola

Un originale film di genere - e di generi - in cui sei romani di oggi (il regista e i cinque protagonisti) ci raccontano la Capitale violenta di trent'anni fa con lo spirito satirico caro a Quintiliano

Non ci resta che il crimine alessandro gassmann

La scelta di alcuni automobilisti di mettersi in viaggio nelle ore in cui si crede che le strade siano meno battute è stata ribattezzata “partenza intelligente”. Un fenomeno analogo accade da qualche anno nelle sale cinematografiche italiane: dopo l’invasione di commedie nostrane nel periodo natalizio, all’inizio del nuovo anno ne viene presentata un’altra a campo ormai libero. Al cinema la strategia sembra funzionare meglio che sulle strade, dove sono diventati tutti così intelligenti che solo gli stupidi riescono ormai a viaggiare tranquilli. Checco Zalone nel 2016 (Quo vado), Alessandro Siani nel 2017 (Mister Felicità) e Carlo Verdone nel 2018 (Benedetta follia) hanno infatti sbancato il botteghino. Questi “film intelligenti” hanno in comune il fatto di non esserlo. O meglio: di esserlo così tanto da accettare di passare per frivoli.

Non ci resta che il crimine posterIn questo filone s’inserisce perfettamente la proposta del 2019, Non ci resta che il crimine di Massimiliano Bruno (Beata Ignoranza). Già dal titolo può sembrare una rimasticatura del film con Massimo Troisi e Roberto Benigni. In effetti un po’ lo è, oltre a ricalcare ampiamente Ritorno al futuro per lo spunto di partenza. Ma proprio come chi assume una piccola dose di veleno scampa agli effetti letali dello stesso, il rischio di scadere nella parodia è scongiurato dalla presa a modello di film che a loro volta già lo erano, perché non si può fare la parodia della parodia. Al resto provvedono la classe e l’esperienza dei tre protagonisti alla pari, Alessandro Gassmann, Gian Marco Tognazzi e Marco Giallini, nelle rispettive parti di Sebastiano, Giuseppe e Moreno, tre cialtroni romani che si mettono in testa di “fare soldi con la pala” come guide turistiche sui luoghi della Banda della Magliana.

Incontrano il vecchio amico Gianfranco (Massimiliano Bruno stesso), che è diventato miliardario con i big data ma è rimasto pedante. Allora lo fuggono, passando dal retro di un bar e trovandosi così catapultati nel 1982. Non riescono a tornare indietro per quella porta e perciò Moreno, che guarda caso aveva in tasca 500.000 lire comprate per pochi euro su internet come souvenir, propone ai due amici: “Ragazzi, conosciamo i risultati dei mondiali: possiamo fare i soldi con le scommesse clandestine”. Sulla strada verso questo geniale obiettivo si frappongono una spogliarellista (Ilenia Pastorelli), ma soprattutto il suo amante, nientemeno che “Renatino” (Edoardo Leo), al secolo Enrico De Pedis, il capo della banda della Magliana. I nostri conoscono le vicende del passato, ma finendo con l’influenzarle non sanno nemmeno loro cosa li aspetta.

Non ci resta che il crimine edoardo leoAnche al pubblico è difficile dire di preciso cosa lo aspetta perché, per quanto Non ci resta che il crimine sia un impasto d’imitazioni, finisce col risultare del tutto originale rispetto alle commedie cui siamo abituati. Di esse contiene la leggerezza e l’ironia, oltre all’inverosimiglianza di una storia che non può essere presa sul serio. In particolare, è il personaggio della Pastorelli a mantenere saldo il film su questo versante: pur essendo la donna del boss e mantenendo una certa ambiguità nell’agire, i suoi toni non virano mai su quelli della doppiezza della Nelly incarnata da Barbara Bouchet in Milano calibro 9, che pure richiama per bellezza, mestiere e amicizie pericolose. Pronta com’è nel mostrarsi oca e nel regalare primi piani di topless e lato B, assomiglia piuttosto alle insegnanti o alle infermiere dei film scollacciati anni Settanta, e in tempi di femminismo dilagante questo le vale un plauso ancora maggiore di quel che già si sarebbe meritato non solo per il corpo, ma anche per il talento.

Non ci resta che il crimine ilenia pastorelliSul versante maschile la prova più difficile toccava a Edoardo Leo, per il fatto di dover interpretare l’unico personaggio realmente esistito. Anche in questo caso, la commedia vuole che il suo Renatino non abbia soltanto la ferocia di quello vero, che pure è riuscito a infondergli (specie nella scena con “Il Sorcio”), ma pure alcune sfumature fantasiose come l’estrema gelosia o una certa bonarietà nel trattare gli ostaggi. Ciò non toglie che il film sia anche un omaggio ai poliziotteschi violenti degli anni Settanta, grazie alla scelta di caratteristi con facce patibolari, alle sparatorie e alle scene d’azione. Da ultimo, è presente quel culto del viaggiare nel tempo che allieta i palati dediti alla fantascienza ma al tempo stesso, poichè il viaggio va a ritroso, anche i nostalgici e gli appassionati di vicende storiche. Un’operazione tentata con minor resa da Paolo Virzì, al cui film questo è curiosamente accomunato per l’ambientazione nell’estate di un campionato del mondo di calcio.

Non ci resta che il crimine è insomma un’opera non solo di genere, ma di generi, al quale si adatta più di ogni altra la definizione di “satira“, in particolare nel suo significato etimologico di varietà e di miscuglio. Il poeta latino Quintiliano affermava con fierezza “Satura quidem tota nostra est”, per rimarcare l’invenzione del genere da parte degli antichi romani. Con Non ci resta che il crimine se ne sono dimostrati degni eredi quelli moderni, il regista e i cinque protagonisti, che sono stati bravi a riempire quest’opera dello spirito della città da cui provengono senza per questo scadere nella volgarità e nel pressapochismo. Sotto questo aspetto, non bisogna sottovalutare il fatto che quasi tutti loro abbiano fatto ingresso nel mondo dello spettacolo dalla porta del teatro. A riprova di quanto studio e quanto mestiere siano necessari per riuscire a realizzare un film frivolo in maniera intelligente. Perché come dice Woody Allen, il vantaggio di essere intelligenti è che si può fingere di essere cretini, mentre il contrario è impossibile.

Di seguito il trailer ufficiale di Non ci resta che il crimine, nei cinema dal 10 gennaio:

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