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November: la recensione dello spettacolo con Luca Barbareschi (Teatro Manzoni)

06/05/2026 recensione film di Alessandro Gamma

Una commedia brillante e corrosiva che smaschera il lato più fragile del potere, tra ritmo serrato e risate che fanno riflettere

barbareschi november spettacolo teatro 2026

C’è un aspetto quasi inquietante in November (in scena al Teatro Manzoni di Milano dal 5 al 17 maggio): è stato scritto da David Mamet nel 2007, ma sembra nato ieri. Non perché insegua l’attualità, ma perché riesce a centrare un meccanismo più profondo e duraturo: il potere quando ha paura di finire.

Al centro c’è Charles Smith, presidente degli Stati Uniti a fine mandato, travolto da sondaggi disastrosi, fondi in calo, collaboratori ormai rassegnati e una rielezione che sembra impossibile. Luca Barbareschi lo interpreta come un uomo fuori controllo, infantile, aggressivo, comico proprio perché disperato. Il suo Smith non governa davvero: reagisce, urla, mercanteggia, si aggrappa alla poltrona con l’energia scomposta di chi confonde la sopravvivenza personale con il destino della nazione.

La regia di Chiara Noschese punta sul ritmo: dialoghi rapidi, entrate secche, continui cambi di tono. Il primo atto funziona soprattutto come duello verbale, con Mamet che trasforma la Stanza Ovale in un ring. Il secondo, più carico e talvolta più esplicito, allarga la satira tra tacchini da graziare, matrimoni gay usati come leva elettorale, soldi da recuperare e compromessi sempre più grotteschi. Non è difficile riconoscere, tra le righe, echi della politica contemporanea: dinamiche che negli anni sono esplose ben oltre il palcoscenico.

Il simbolo più riuscito resta proprio quello dei tacchini del Ringraziamento: una tradizione americana che diventa merce politica, rito mediatico, ricatto economico. Mamet costruisce una comicità cinica e chirurgica, che colpisce sempre un secondo dopo la risata. Fa ridere, ma non consola. Ogni battuta rivela una democrazia fragile, abitata da persone che parlano di valori mentre trattano tutto come moneta di scambio.

Barbareschi domina la scena, anche quando forza il registro e rende più esplicita una scrittura che forse avrebbe retto anche con maggiore misura. Accanto a lui, Simone Colombari offre un contrappunto solido e tagliente, mentre Chiara Noschese costruisce una Bernstein meno esplosiva ma decisiva, figura capace di riscrivere non solo i discorsi del presidente, ma quasi il suo pensiero.

Insomma, November è una commedia politica feroce, a tratti irregolare, ma viva. Fa ridere molto, e subito dopo lascia addosso una sensazione più amara: quella di aver assistito a una farsa, certo, ma non abbastanza lontana dalla realtà.

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