Titolo originale: As Deep as the Grave . Regista: Coerte Voorhees.
Val Kilmer torna grazie all’AI: la figlia difende il film As Deep as the Grave
05/05/2026 news di Stella Delmattino
Mercedes Kilmer interviene sul caso: tra timori e opportunità, l’uso dell’intelligenza artificiale riaccende il dibattito a Hollywood

Il dibattito sull’intelligenza artificiale nel cinema diventa improvvisamente più concreto e personale. Dopo la scomparsa di Val Kilmer nel 2025, la figlia Mercedes Kilmer è intervenuta pubblicamente per spiegare e difendere la decisione di utilizzare l’AI per riportare il padre sullo schermo nel film indipendente As Deep as the Grave.
Un caso che va oltre la semplice sperimentazione tecnologica: qui non si tratta di ringiovanire un attore o modificare una voce, ma di ricreare una presenza completa partendo da un progetto che era stato costruito proprio attorno a Kilmer.
La trama del film ruota attorno a una storia d’azione in costume, con un protagonista segnato da conflitti personali e inserito in un contesto storico violento, pensato fin dall’inizio per l’interpretazione dell’attore.
Quando le condizioni di salute di Kilmer hanno reso impossibile girare le sue scene, la produzione – con il consenso diretto della famiglia – ha scelto di non riscrivere né sostituire il ruolo, ma di utilizzare tecnologie generative per completare la performance.
Non è la prima volta che l’attore si lega all’AI: già in Top Gun: Maverick era stato utilizzato un sistema per ricostruire la sua voce. Ma qui il livello è diverso, ed è inevitabile che la questione diventi più delicata.
Intervistata al Today Show, Mercedes Kilmer ha spiegato come tutto sia nato:
«È iniziato come un modo per superare i limiti della sua malattia, ma poi si è evoluto in qualcosa che lui stesso ha visto come un’opportunità: ‘Aspetta, ho la possibilità di creare un precedente’»
La reazione del pubblico e dell’industria, però, è tutt’altro che uniforme:
«La situazione si è divisa in due: da una parte chi ha una posizione più fragile nell’industria e vede l’AI come una minaccia – ed è assolutamente comprensibile – e dall’altra i più giovani, attori e musicisti, che sono molto spaventati da questa tecnologia»
Allo stesso tempo, esiste una visione opposta:
«Ho ricevuto anche molte risposte positive, soprattutto da persone più affermate, che vedono l’AI come un modo per proteggere la proprietà degli attori sulle loro immagini»
Il punto centrale, per lei, è il controllo:
«Dobbiamo confrontarci con questa tecnologia in un modo o nell’altro. Evitarla non è necessariamente la soluzione. È molto più semplice gestire i diritti se si decide di concederli in licenza in modo proattivo»
Anche il regista Coerte Voorhees ha chiarito che la scelta non è stata presa alla leggera:
«Stavo guardando un piano di lavorazione e lui era pronto a girare. Stava attraversando un momento medico davvero difficile e non poteva farlo»
E ha aggiunto:
«La sua famiglia continuava a dire quanto questo film fosse importante per lui. Voleva davvero farne parte. È stato quel supporto a darmi la sicurezza per andare avanti, anche sapendo che qualcuno avrebbe trovato la scelta controversa»
Secondo chi gli era vicino, lo stesso Kilmer vedeva queste tecnologie come un’opportunità:
«Ha sempre guardato alle tecnologie emergenti con ottimismo, come strumenti per espandere le possibilità del racconto»
Il caso di As Deep as the Grave diventa così uno dei più emblematici nel confronto attuale tra cinema e AI. Non solo per la tecnologia utilizzata, ma perché mette al centro una domanda inevitabile: fino a che punto è lecito ricostruire un attore, anche con il consenso della sua famiglia?
Non esiste ancora una risposta condivisa. Ma una cosa è certa: il confine tra memoria, performance e ricostruzione digitale è destinato a diventare sempre più sottile.
Il trailer:
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