Oceania live-action ha deluso al box office, Disney ora ammette l’errore: «Forse era troppo presto»
02/10/2026 news di Stella Delmattino
Dana Walden individua nella vicinanza con Oceania 2 una possibile causa del risultato: appena 18 mesi separavano il sequel animato dal nuovo remake

Disney pensava di avere tra le mani uno dei suoi remake live-action più sicuri. Oceania era già diventato un fenomeno enorme su Disney+, il sequel animato aveva superato il miliardo di dollari e Dwayne Johnson era tornato nei panni di Maui. Il risultato nelle sale è stato però molto diverso dalle aspettative.
Il nuovo Oceania ha incassato circa 323 milioni di dollari nel mondo, di cui 126 milioni in Nord America, a fronte di un budget di produzione indicato intorno ai 250 milioni. L’esordio americano da 43,1 milioni era inoltre rimasto nettamente sotto le previsioni interne dello studio, comprese tra 60 e 65 milioni.
Ora Dana Walden, presidente e chief creative officer di Disney Entertainment, ha indicato quello che ritiene uno dei problemi principali: Disney potrebbe semplicemente aver proposto al pubblico troppo Oceania in troppo poco tempo.
Disney: «Forse non c’è stato abbastanza tempo»
Intervenendo questa settimana al Bloomberg Screentime, Walden ha spiegato che nell’attuale mercato cinematografico non basta avere un franchise molto popolare: conta anche il momento in cui viene riportato nelle sale.
«In questo momento c’è talmente tanta competizione che bisogna avere il film giusto al momento giusto, con il pubblico che avverte un certo livello di domanda. Direi che il nostro Oceania live-action, che è eccellente, credo sia stato penalizzato dalla vicinanza con il nostro secondo Oceania animato, nato in circostanze insolite ma arrivato circa 18 mesi prima di questo. Quindi forse non c’è stato abbastanza tempo per creare una forte attesa per un altro film».
Il confronto tra i due risultati rende particolarmente interessante la spiegazione. Oceania 2, arrivato nelle sale nel novembre 2024, aveva raccolto 1,059 miliardi di dollari nel mondo, compresi oltre 460 milioni sul mercato nordamericano.
Il remake live-action è arrivato nel luglio 2026, quando quella versione dei personaggi era ancora molto recente nell’immaginario del pubblico. Non solo: Oceania 2 aveva continuato la sua corsa anche su Disney+, totalizzando 27,3 milioni di visualizzazioni globali nei primi cinque giorni sulla piattaforma.
Un franchise enorme che non ha prodotto lo stesso risultato
È proprio questo il paradosso. Il problema difficilmente può essere attribuito alla scarsa popolarità del marchio. Secondo i dati diffusi dalla stessa Disney, il primo Oceania ha accumulato oltre 1,4 miliardi di ore di visione su Disney+ ed è stato il film più visto sulla piattaforma dal suo lancio nel 2019.
Il live-action, diretto da Thomas Kail e interpretato da Catherine Laga’aia accanto al Maui di Johnson, riproponeva inoltre molto da vicino la storia del film del 2016.
Per una parte del pubblico familiare, quindi, l’arrivo di una nuova versione della stessa avventura meno di due anni dopo un sequel animato potrebbe non aver rappresentato un evento sufficientemente distinto.
Walden non ha presentato questa spiegazione come un dato dimostrabile, ma come la propria lettura del risultato. Ed è una distinzione importante: al debutto americano il film si trovava anche in un’estate competitiva per il pubblico familiare, mentre analisti del settore avevano già indicato tra i possibili problemi una più generale saturazione dell’offerta.
Il calendario potrebbe diventare un problema per i remake Disney
Il caso solleva però una questione più ampia per la strategia dello studio. Se Disney continua contemporaneamente a produrre sequel animati e reinterpretazioni live-action degli stessi franchise, la distanza tra un’uscita e l’altra può diventare importante quasi quanto la popolarità del titolo.
Oceania 2 aveva dimostrato che il pubblico voleva ancora vedere quei personaggi, superando il miliardo di dollari. Il risultato del remake suggerisce invece che quella stessa popolarità non garantisce automaticamente che gli spettatori siano disposti a tornare in sala poco dopo per assistere a una nuova versione di una storia già conosciuta.
È precisamente il dubbio sollevato adesso dalla stessa Disney: forse il problema di Oceania non era quanto il pubblico amasse il franchise, ma quanto presto lo studio gli abbia chiesto di ricominciare da capo.
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