Home » Cinema » Azione & Avventura » Panama Papers (The Laundromat) | La recensione del film di Steven Soderbergh (Venezia 76)

6/10 su 714 voti. Titolo originale: The Laundromat , uscita: 27-09-2019. Regista: Steven Soderbergh.

Panama Papers (The Laundromat) | La recensione del film di Steven Soderbergh (Venezia 76)

05/09/2019 recensione film di William Maga

Il regista firma per Netflix un lungometraggio che affronta con leggerezza - forse eccessiva - la 'più grande fuga di notizie della storia', facendo leva su un cast d'eccezione che vanta Meryl Streep, Gary Oldman e Antonio Banderas

Antonio Banderas e Gary Oldman in The Laundromat (2019)

Un giorno è su tutti i giornali, poi è sparito nel nulla, poi è ritornato a sorpresa. Così si potrebbe riassumere la carriera di Steven Soderbergh. Il regista americano, capace di farsi notare nel lontano 1989 con Sesso, bugie e videotape e poi affermatosi definitivamente con la popolare trilogia di Ocean’s, nel 2012 aveva annunciato che avrebbe voltato le spalle al cinema. Il prematuro pensionamento, tuttavia, non è durata a lungo, visto che nel 2016 è tornato alla ribalta col thriller La truffa dei Logan (la recensione). Da allora ha intrapreso la via della sperimentalità, arrivando a dirigere recentemente due film interamente con un iPhone, l’horror Unsane (la recensione) e il drammatico High Flying Bird.

the laundromat film posterAppena sei mesi dopo aver distribuito il suo ultimo lavoro, Steven Soderbergh ha annunciato Panama Papers (The Laundromat), seconda fatica consecutiva prodotta da Netflix e presentata in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Si tratta in sostanza di una satira ispirata al romanzo Secrecy World: Inside the Panama Papers Investigation of Illicit Money Networks and the Global Elite di Jake Bernstein, dedicato alla più grande fuga di dati della storia, i Panama Papers. Questi sono trapelati nel 2016 e successivamente pubblicati dai giornali di tutto il mondo. Con l’aiuto dei Panama Papers, sono stati smascherati gli affari illeciti di alcuni personaggi molto influenti – che fossero noti avvocati, banchieri o persino politici – che negli anni sono stati in grado di evadere ingenti pagamenti fiscali grazie all’aiuto di lacune legali o addirittura erano coinvolti in reati di riciclaggio di denaro. Questo ‘giro del fumo’ ha preso il la con la società di servizi offshore con sede a Panama Mossacka – Fonseca, guidata dall’avvocato tedesco Jürgen Mossacka (interpretato dal premio Oscar Gary Oldman) e dal suo partner locale Ramón Fonseca (Antonio Banderas).

La particolarità di Panama Papers: i due criminali di cui sopra alimentano la “trama” rompendo la quarta parete come narratori, avvicinando in tal modo gli spettatori al loro mondo e accompagnandoli duranti i cinque episodi / capitoli in cui il film è suddiviso. In uno di questi si muove la vedova in pensione Ellen Martin (Meryl Streep), che vuole disperatamente trovare la sede della compagnia che ha assicurato la barca su cui viaggiava col marito che si è ribaltata causandone la morte per avere giustizia (più che un risarcimento), e che inizialmente viene rimbalzata da una casella postale di un ufficio fittizio all’altra. Ma seguiamo anche, ad esempio, la storia di un ricco uomo d’affari (Nonso Anozie) che vuole mettere a tacere la figlia adolescente (Jessica Allain), che ha scoperto la sua scappatella con una compagna di corso, intestandole delle preziosissime azioni al portatore.

Il fatto che Steven Soderbergh lasci che Mossacka e Fonseca quasi costantemente parlino direttamente al pubblico finisce tuttavia per costruire un’impalcatura metacinematografica che sorprendentemente finisce per drenare molto energia al delicato tema affrontato. E, mentre scorrono le immagini, non si riesce a scrollarsi di dosso la sensazione di aver visto tutto da qualche altra parte e in una forma simile. Il modo in cui il regista lascia che i suoi personaggi sfondino la quarta parete per trasmettere in modo giocoso e divertente termini tecnici complessi al pubblico, ricorda molto le ultime due opere del regista Adam McKay, in particolare La grande scommessa del 2015. In ogni caso, se l’espediente ‘comunicativo’ di Mossacka & Fonseca (o il gatto e la volpe …) appare ancora abbastanza fresco e non una semplice copia dello stile di McKay il merito è attribuibile al lavoro svolto da Gary Oldman (nonostante un oscuro accento tedesco) e dal collega spagnolo, affiatati e divertiti, e capaci fin dall’inizio di imprimere a Panama Papers un ritmo narrativo vivace e che raramente rallenta. Volenti o nolenti, l’obiettivo è semplice: intrattenere per un paio d’ore. Steven Soderbergh sceglie infatti di approcciare un argomento molto serio e dal quale si potrebbe facilmente ricavare un dramma con leggerezza – forse superficialità – e farne una commedia con agrodolci spunti satirici, provando nel mentre a spiegare in termini terra terra concetti finanziari più o meno complessi.

Meryl Streep in The Laundromat (2019)I nomi presenti nel cast fanno il resto. Accanto a Gary Oldman e Antonio Banderas troviamo infatti la solita grande Meryl Streep, capace di passare in scioltezza attraverso un’ampia gamma di emozioni contrastanti (e nel finale si ritaglia anche un colpo di scena personalissimo), ma anche nei ruoli di supporto più piccoli i volti fanno la differenza. Ad esempio, ci sono David Schwimmer e Robert Patrick, nei panni dei disperati organizzatori del tragico viaggio in barca, o Sharon Stone in quelli di una spietata agente immobiliare che pensa solo ai soldi e non ai sentimenti.

Sfortunatamente, Panama Papers non riesce costantemente a sostenere organicamente la sua narrazione episodica e di tanto in tanto appare un po’ troppo nervoso e approssimativo. In particolare si veda il segmento ambientato in Cina – con Matthias Schoenaerts e Rosalind Chao – che suona ‘fuori posto’ e non riesce minimamente a tenere il passo con la qualità degli altri.

In definitiva, non mancheranno certo i commenti di chi attesterà – non a torto – la mancanza di sottigliezza di Panama Papers, ma poiché il fine di Steven Soderbergh sembra essere qui principalmente quello di fare una dichiarazione politica rumorosa, il tono ‘popolare’ è abbastanza appropriato e comprensibile. Il filmmaker 56enne ha realizzato un film che illustra in modo divertente e creativo come, attraverso una distribuzione iniqua del benessere e grossolane scappatoie legislative, alcune fasce della popolazione più ricca possano farla franca con le loro macchinazioni criminali e la classe operaia debba prendersene la colpa impotente.

Di seguito il trailer internazionale di Panama Papers / The Laundromat, che entrerà nel catalogo Netflix il 18 ottobre:

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