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7/10 su 1445 voti. Titolo originale: Ant-Man and the Wasp, uscita: . Budget: $140,000,000. Regista: Peyton Reed.

Recensione | Ant-Man and The Wasp di Peyton Reed

di William Maga

Paul Rudd ed Evangeline Lilly sono al centro di un sequel che infila instancabilmente battute e inseguimenti in sequenza, senza mai prendere fiato per approfondire qualcosa

Premessa. Ant-Man and Wasp è il ventesimo film facente parte dell’auto proclamatosi Universo Cinematografico Marvel arrivato nelle sale negli ultimi 10 anni. Lascia sempre una sensazione strana avere coscienza di questo dato. Sequel del grande – e inatteso – successo del 2015, e ancora una volta quasi elemento estraneo e lontanissimo dal resto del MCU (con tutti i pro e i contro del caso) in questo film Scott Lang (Paul Rudd) è ancora agli arresti domiciliari dopo gli eventi ‘tedeschi’ di Captain America: Civil War, ma mancano ormai pochi giorni al suo rilascio quando riceve un messaggio da Janet (Michelle Pfeiffer), madre di Hope van Dyne / Wasp (Evangeline Lilly) e moglie di Hank Pym (Michael Douglas), che è rimasta malauguratamente intrappolata nel misterioso Regno Quantico per 30 anni e ora ha bisogno di lui per radunare la sua famiglia in modo che possano andarle in soccorso. Nel frattempo, c’è un ex collega di Pym, Bill Foster (Laurence Fishburne), che vuole a sua volta salvare la vita della figlia adottiva Ava / il Fantasma (Hannah John-Kamen) che soffre da tempo di una sorta di sfasamento quantico, mentre il malvagio uomo d’affari Sonny Burch (Walton Goggins) intende invece impadronirsi della tecnologia di Pym per venderla sul mercato nero al miglior offerente. In tutto ciò, lo scombinato ex gruppo di ladri partner di Lang (che ora è proprietario di una piccola azienda di sicurezza), interpretati da Michael Peña, Tip “T.I.” Harris e David Dastmalchian, è pronto a intervenire nel momento del bisogno.

Una delle critiche più comuni ai film del MCU – e Ant-Man and The Wasp non fa eccezione, anzi, potrebbe essere usato come pietra di paragone – è che i cattivi quasi mai lo sono veramente, un elemento che toglie pathos e interesse all’azione. Apparentemente, il film diretto ancora una volta da Peyton Reed può addirittura contare su due villain di cui gli eroi devono preoccuparsi contemporaneamente: il Fantasma, che ben presto intuiamo essere più una giovane donna fraintesa, distrutta dal dolore e molto determinata, e Sonny Burch, criminale che non avrebbe sfigurato (invece si …) nel Batman di Adam West. La prima “cattiva”, potrebbe essere invero un grande personaggio. Le sue motivazioni sono semplici: la condizione che la attanaglia la sta lentamente e inesorabilmente guidando verso la scomparsa definitiva, quindi necessita dell’avanguardistica tecnologia di Pym per sperare di continuare a vivere. E’ una figura non dissimile dai recenti Thanos, l’Avvoltoio di Spider-Man: Homecoming e il Killmonger di Black Panther: ai suoi occhi infatti, sta solo facendo quello che pensa sia necessario per ottenere ciò di cui ha più bisogno. Il punto è che tale – potenzialmente enorme – drammaticità, viene espressa solo nei radi dialoghi con Fishburne, il resto è tutto combattimenti vedo/non vedo e faccine meste. Il secondo antagonista, Burch, al di là delle ben poco fantasiosa scelta dell’abitué Walton Goggins, sembra uscito da Scooby-Doo tanto è blanda e fastidiosa la sua abitudine di comparire al momento opportuno circondato da scagnozzi vari ed eventuali, naturalmente tutti incapaci di arrecare un qualche tipo di danno. Certo, vedendo il contorno, è assai probabile che le cinque (!) menti dietro alla sceneggiatura abbiano pensato che un nemico del genere potesse far ridere integrandosi perfettamente nell’impianto tonale generale, ma il problema è che non è abbastanza caricaturale per riuscirci, è solo un poveraccio che viene bastonato ogni volta come largamente prevedibile.

La delusione più grande di Ant-Man and The Wasp viene però forse dalla completa approssimazione e dallo scarso approfondimento delle leggi della fisica dietro i poteri e i marchingegni utilizzati. E’ vero, siamo in un fumetto destinato a un pubblico senza pretese, ma se si può sorvolare su come un veicolo riesca a rimpicciolirsi o ingrandirsi con all’interno personaggi che non indossano tute adatte allo scopo o sulle implicazioni di espandere e contrarre la massa di un corpo solido, soffermarsi sugli affascinanti e microscopici ambienti quantici avrebbe dovuto quanto meno ingolosire – almeno a livello visivo – gli sceneggiatori, autorizzandoli a inventare sequenze almeno degne di Viaggio allucinante. Invece tutto si risolve frettolosamente. Punto nodale del film è ritrovare la moglie perduta di Hank, Janet, andando a ripescarla proprio nel luogo in cui è bloccata, il Reame Quantico. Non ci si aspettano spiegazioni accademiche su come questo mondo sconosciuto funzioni, ma non viene mai neppure fornita (nonostante venga fatto notare scherzosamente come gli scienziati del settore usino la parola ‘quantico’ come intercalare) una chiara enunciazione di cosa sia o di come funzioni o delle regole sommarie che lo governano. La sceneggiatura prova ad alludervi, ma senza coerenza. E’ piuttosto frustrante, specie se si considera che le voci indicano che Avengers 4 vedrà gli eroi viaggiare nel tempo proprio sfruttando il Reame Quantico. Una grande idea, ma bisognerà che diano al concetto una definizione ben più chiara e logica, perchè Ant-Man and the Wasp non ce l’ha. E ciò contribuisce non solo alla totale mancanza di tensione o urgenza dei momenti finali del film di Reed, ma anche a sminuire grandemente la gradita presenza di Michelle Pfeiffer come Janet. L’attrice compare per una manciata di minuti nonostante il grande risalto datole sul materiale promozionale, tutto del suo personaggio è assai nebuloso e affrettato.

Detto ciò, gran parte del divertimento del franchise di Ant-Man sta nel giocare con la prospettiva, con l’idea che un supereroe possa mantenere la sua solita forza nonostante le dimensioni di una formica. E’ facile pensare che Edgar Wright avrebbe giocato con questa possibilità in modi più intriganti di quanto non faccia Peyton Reed, ma ciò nonostante, Ant-Man and the Wasp ha i suoi momenti ispirati, in particolare quando Scott è in attesa del suo insetto per decollare ma questi continuano ad essere intercettati uno dietro l’altro da gabbiani affamati, o quando l’eroe e Hope si ritrovano nella loro macchinina stile Hot Wheels circondati da imponenti piccioni giganti. Anche Michael Peña, quello del cast che sembra crederci più di tutti, è al centro di un interrogatorio con supposto ‘siero della verità‘ che sfocia in un flashback dai risvolti assurdi. E c’è infine una sequenza di inseguimento – che costituisce in sostanza l’ultima mezz’ora della pellicola – che riesce a utilizzare bene San Francisco come location, demitizzandone argutamente i famosi dossi altissimi e le curve a gomito, solitamente così glamour al cinema e in TV. Quello che alla lunga stanca è piuttosto la ripetitività delle gag – su tutte quelle che coinvolgono le formiche giganti – che finiscono per sembrare stantie e sintomo di scarsa immaginazione (e il momento dello scambio di corpi è imbarazzante nel modo sbagliato), oltre che assolutamente forzate, per cercare di ricordare a tutti che siamo in un film comico da non prendere troppo sul serio in cui nessuno si fa davvero male e dove la negatività non deve esistere (vedere anche l’utilizzo dell’agente Jimmy Woo di Randall Park).

Si finisce così per seguire numerose sotto-trame tutte ugualmente sotto-sviluppate, tra inseguimenti e battute che non lasciano spazio per le auspicabili riflessioni, con ampie sequenze in cui semplicemente i personaggi si urlano addosso a vicenda spiegoni a favore di pubblico mentre corrono da un posto all’altro. Non aiuta poi che Scott Lang appaia come una sorta di Wade Wilson (aka Deadpool) stanco e PG-13, che continua ad accennare a come ferisca chi ama, ma lo faccia con improbabili occhioni da cucciolo bastonato. E se le sue interazioni con la figlioletta (Abby Ryder Fortson) si possono dire riuscite, molto meno lo è sorprendentemente la chimica con la compagna Hope di Evangeline Lilly, con la quale si limita a freddure e combattimenti a varie dimensioni.

In definitiva, Ant-Man and the Wasp è un sequel che, se per qualche ragione si decida di non soffermarsi sui grandi problemi di sceneggiatura, piacerà a chi aveva già gradito molto il primo film, o comunque a chi apprezza i toni da commedia leggeri e senza pensieri mescolati a sequenze d’azione più o meno creative in un contesto supereroistico solitamente molto diverso.

P.s. Ci sono due scene dopo i titoli di coda, di cui una collegata direttamente a Infinity War.

Di seguito il secondo trailer italiano e quello americano (per meglio apprezzare le voci originali) di Ant-Man and The Wasp, che arriverà nei cinema italiani il 14 agosto:

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