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5/10 su 442 voti. Titolo originale: 24 Hours to Live , uscita: 26-10-2017. Regista: Brian Smrz.

Le Ultime 24 ore | La recensione del film action di Brian Smrz

26/07/2018 recensione film di Sabrina Crivelli

Ethan Hawke è il protagonista di un thriller dal tocco sci-fi, fortissimo sulle scene d'azione ma assai debole nella narrazione

Dopo aver visto Le Ultime 24 ore (24 Hours to Live), secondo lungometraggio del veterano degli stunt Brian Smrz dopo il suo debutto con Hero Wanted nel lontano 2008, non si può che rimanere perplessi e confusi. Da un lato le scene d’azione sono girate e coreografate in maniera stupefacente; la lunga esperienza (in film come Speed, Jurassic Park, Sfida tra i ghiacci, Face/Off, Mission: Impossible II, Die Hard – Vivere o morire e molti altri) certo ha fornito al regista gli strumenti e le capacità necessarie per saper ideare e mettere in scena un inseguimento come si deve. Eppure, andando oltre alcune (o meglio, numerose …) sequenze pirotecniche ed esaltanti, quando si tratta di fare un passo indietro e guardare all’economia della narrazione nel suo insieme, al modo in cui i personaggi sono caratterizzati, ai dialoghi, al copione, il tutto diventa ben meno entusiasmante.

Partiamo però dalla trama. Travis Conrad (Ethan Hawke) è un ex mercenario che ha appena perso la moglie e il figlioletto in tragici e non ben definiti eventi. Con il suocero (un sotto utilizzato Rutger Hauer), dopo un pomeriggio a pescare e interrogarsi sull’essere o meno un uomo ‘senz’anima’, il protagonista dà l’ultimo addio agli amati congiunti e ne rovescia le ceneri nell’oceano. Poco dopo, un vecchio amico e collega, Jim Morrow (Paul Anderson) lo contatta in un bar e gli offre un ingaggio plurimilionario per uccidere un uomo che ha deciso di testimoniare contro una multinazionale in Sudafrica.

Benché un gruppo di killer di professione abbia già tentato nell’impresa – e ci sia quasi riuscito -, una combattiva agente dell’Interpol, Lin Bisset (Qing Xu), salva l’obiettivo dall’assalto improvviso e riesce a scappare su una jeep in corsa. Uomo dalla bussola morale dubbia, allettato dal malloppo e privo di motivazioni per cui andare avanti, Conrad d’altro canto accetta di eliminare lo scomodo teste, salvo poi vacillare in un momento decisivo e trovarsi con una pallottola in petto. Tuttavia, l’uomo è salvato grazie a una nuova, avveniristica tecnologia, che gli lascia però solo 24 ore di vita, in cui dovrà scegliere in coscienza da che parte stare e se vendicarsi dei torti subiti.

Anzitutto, in Le ultime 24 ore c’è quindi la storia (la sceneggiatura è scritta dal terzetto Ron Mita, Jim McClain e Zach Dean), ovvero un susseguirsi di cliché, tra cui primeggia l’antieroe travagliato, che ha da poco subìto un grave lutto e che si ravvede dopo aver capito di aver scelto una strada oscura. Ex sicario che cerca nel matrimonio una via d’uscita, un po’ come il John Wick di Keanu Reeves (di cui forse si vorrebbe replicare il clamoroso successo), Conrad è un personaggio piuttosto stereotipato, il cui lato emotivo è solo abbozzato e monolitico, un classico escamotage per aprire lunghe lacrimevoli parentesi in flashback ogni due sequenze, in cui lui ricorda la moglie e il figlio con rimorso e pentimento. Insomma, un mero strumento nell’iter di espiazione che motiva molte delle azioni del suddetto, tra cui il decidere di aiutare d’improvviso chi fino a poche ore prima era convinto di uccidere senza il minimo dubbio.

Giusto poi per incrementare il pathos, la co-protagonista, l’agente Bisset – che per qualche motivo non ispira alcuna empatia – è una madre single, con un simpatico ragazzino in età scolare (gli sviluppi, così come il finale, sono talmente scontati che anche un bambino saprebbe prevederli). Il problema è, però, che la medesima assenza di coinvolgimento di chi guarda tange anche l’intero film, nonché il suo protagonista, forse perché l’incedere confusissimo e farraginoso tra digressioni, sogni a occhi aperti e chiusi e divagazioni varie interrompe irrevocabilmente il ritmo e il trasporto.

Quindi ci sono il ravvedimento improvviso, la caccia ai cattivi (spietati affaristi che fanno agghiaccianti esperimenti su cavie umane) e l’intrigo internazionale, ma è difficile preoccuparsi davvero per il destino dei due fuggitivi e del loro protetto. Sprecato è altresì l’aspetto cyber-fantascientifico di Le Ultime 24 ore: palesata infatti un’indefinita tecnologia che ri-vivifica i morti per un tempo determinato, la discreta intuizione non è particolarmente esplorata; al contrario non si sta lì ad indulgere in tante spiegazioni o approfondimenti, ma è giusto un espediente per dare un tocco futurista e aggiungere un po’ di pepe e di mistero (e ricordando peraltro un Crank senza dosi di adrenalina)! D’altronde, la mefistofelica società invischiata in turpi attività segretissime non potrebbe essere credibile senza un tocco di fanta-biotecnologia no?

Non tutto comunque è da cestinare. Molte sono, come anticipato in apertura, le ottime scene action, per le quali Brian Smrz ha tutt’altra marcia rispetto al contorno. Memorabile è ad esempio la sparatoria a distanza innescata da un cecchino, dotato di sensori termici e fucile di precisione con colpi perforanti, che in una letale raffica colpiscono tutti i presenti durante un’importantissima testimonianza in una stanza blindata e fanno saltare brandelli di carne e mobilio indiscriminatamente. Ancor meglio sono un pirotecnico inseguimento lungo tutto il quale piovono proiettili da una mitragliatrice, oppure un combattimento tra due fazioni, l’una dotata di armi da fuoco, l’altra di machete e lame varie, l’apoteosi del confronto finale (in cui finisce pure Liam Cunningham) … Non ci sono sconti in termini di sangue e violenza, tra rallenti e scatti repentini in avanti, tutto è ripreso in maniera spettacolare e ipercinetica, ma mai a scapito della chiarezza.

Insomma, se da un lato chi presta troppa attenzione al dettaglio o alla suspense ben costruita potrebbe rimanere deluso da Le ultime 24 ore, che consiste in una poco chiara congerie di eventi ammassati tra loro alternati ad allucinazioni ad occhi aperti, tradotti con una sorta di disturbo sonoro e visivo (combinazione indubbiamente visionaria, ma da cui discende un insieme non esattamente immediato e fluido), all’opposto, per gli estimatori delle acrobazie e dei combattimenti sarà galvanizzante poter godere di alcune chicche, trascurando il contorno come un sacrificio accettabile. Come spesso succede, bisogna solo essere consci di ciò che ci aspetta.

Di seguito trovate il trailer italiano del film, nei nostri cinema dal 26 luglio: