Home » Cinema » Horror & Thriller » Recensione Sitges 51 | Nightmare Cinema di Mick Garris, Joe Dante, David Slade, Ryuhei Kitamura e Alejandro Brugués

5/10 su 54 voti. Titolo originale: Nightmare Cinema, uscita: 21-06-2019. Regista: Alejandro Brugués.

Recensione Sitges 51 | Nightmare Cinema di Mick Garris, Joe Dante, David Slade, Ryuhei Kitamura e Alejandro Brugués

24/10/2018 recensione film di William Maga

Cinque segmenti che mettono in scena con alterne fortune altrettanti stili e che spaziano tra l'horror e il fantastico regalando brividi e risate. Gradite le apparizioni di Mickey Rourke e Richard Chamberlain.

Sebbene le antologie siano state una colonna portante del cinema horror sin dalla nascita del genere (basti pensare ai seminali Creepshow e Racconti dalla tomba), negli ultimi dieci anni hanno trovato nuova linfa grazie a opere riuscite come Trick ‘r Treat, Southbound, ABC’s of Death,V / H / S XX, solo per citarne alcune. Lo stesso Mick Garris, grande fan del filone, ha ai tempi curato prima due stagioni dei Masters of Horror e poi Fear Itself, per tornare ora sulle scene con un nuovo lungometraggio a episodi che ha debuttato in anteprima europea all’ultimo Festival di Sitges. Si tratta di Nightmare Cinema, che riunisce cinque cortometraggi distinti di altrettanti registi provenienti da tutto il mondo.

Prodotto dalla Cinelou Films e dalla Cranked Up Films, include contributi Mick Garris (Critters 2), Joe Dante (Gremlins), David Slade (30 Giorni di Buio), Ryuhei Kitamura (Prossima fermata: l’Inferno) e Alejandro Brugués (Juan of the dead). La cornice narrativa mette insieme cinque sconosciuti che ad uno ad uno vengono attirati nel vecchio e decadente Cinema Rialto, dove le loro peggiori paure prendono improvvisamente forma sul grande schermo grazie all’intervento di un misterioso proiezionista interpretato da Mickey Rourke. I cinque segmenti spaziano per poco più di 2 ore, come preventivabile, tra sottogeneri e stili differenti, dallo slasher boschivo al thriller psicologico sui pericoli della chirurgia plastica, e, come altrettanto spesso accade, la qualità è varia ed eventuale.

Thing In The Woods

Nightmare Cinema si apre con il lavoro birichino orchestrato dall’argentino Alejandro Brugués. Meta-cinematografico in modo spiazzante, riesce ad essere divertente, bizzarro e spaventoso – spesso allo stesso tempo. Inizia come il tipico film slasher con una adolescente addetta alla sovraintendenza di un campo estivo (Sarah Elizabeth Withers) che fugge a perdifiato da un misterioso killer psicopatico in tenuta da saldatore.

È certamente qualcosa che abbiamo già visto centinaia di volte prima, ma questa dinamica comune con ragazzini in calore dispersi in una baita nei boschi diventa rapidamente qualcosa di completamente diverso, scombinando le carte in tavola in modo intelligente, consentendo a sorpresa al pubblico di cominciare a fare il tifo per l’assassino mascherato. Prima della fine, il cortometraggio cambia rotta ben tre o quattro volte, annuendo e ammiccando, ma senza mai perdere di slancio. Se vi piacciono i fanta-horror splatter, grotteschi e spiazzanti, con una spolverata di comedy, qui troverete pane per i vostri denti. Thing in the Woods potrebbe non essere il migliore in assoluto dei cinque segmenti, ma è di gran lunga il più divertente – suscitando pari risate e gridolini terrorizzati. Una buona prova per il talentuoso Alejandro Brugués, di cui ora non resta che augurarsi vedremo presto un nuovo lungometraggio.

Mirari

Il secondo cortometraggio è stato diretto da Joe Dante, che torna all’horror a quattro anni da Burying the Ex e dopo la parentesi televisiva sulla serie Hawaii Five-0. Mirari offre una superba performance di Zarah Mahler, giovane futura sposa di nome Anna che è persuasa dal suo fidanzato (Mark Grossman) a sottoporsi a un’operazione non troppo desiderata di chirurgia plastica prima del giorno del loro matrimonio nella speranza di rimuovere una cicatrice piuttosto visibile sulla sua guancia sinistra, sorta in seguito a un incidente d’auto, quando aveva solo due anni. La ragazza pianifica quindi un appuntamento con un chirurgo plastico di grande fama, il Dott. Mirari (l’84enne Richard Chamberlain, tornato a recitare nel ruolo di un medico a 50 anni da Dottor Kildare), ma, sfortunatamente per lei, la definizione di bellezza del luminare non è affatto convenzionale, per usare un eufemismo.

Da lì, le cose prendono una svolta piuttosto contorta. Per la prima metà di Mirari, Joe Dante induce nello spettatore un senso di disagio mostrando praticamente niente, ma, alla fine, probabilmente in molti avranno infilato le unghie nelle poltroncine, riflettendo se si il caso di guardarsi ancora dentro uno specchio oppure no. Traendo evidente ispirazione da Operazione diabolica, il capolavoro di John Frankenheimer del 1966, questo corto offre anche un curioso spunto di riflessione sull’aspetto dell’anfitrione Mickey Rourke, deturpato proprio dalla chirurgia estetica che l’ha reso quasi irriconoscibile a 66 anni, che fa la sua prima comparsa proprio dopo questo segmento, con sospetto tempismo.

Mashit

Il menu offre quindi il piatto speziato del giapponese Ryûhei Kitamura, marchiato dal suo assolutamente distinguibile tocco di blasfemia e splatter deliziosamente gratuiti e impensabili per altri cineasti occidentali, in cui oltre a scene di sesso tra alti prelati e novizie, assistiamo pure a un tentativo di esorcismo e ad una generosa quantità di raccapriccianti morti di ragazzini per mano di un prete armato di katana di nome Padre Benedict (interpretato da Maurice Benard).

Sfortunatamente, Mashit soffre di goffi e inspiegabili cambiamenti di tono, che lasciano l’idea che il regista non abbia saputo decidersi se voler realizzare un film serio sulla possessione demoniaca oppure molto più tranquillamente una sorta di parodia fuori di testa. Il senso di insoddisfazione alla fine domina, anche se a frangenti ci si diverte.

This Way to Egress

Nemmeno il tempo di raccapezzarsi che ci pensa l’inglese David Slade a riportare Nightmare Cinema sui binari dell’horror più cupo e ineffabile col suo This Way to Egress, uno studio su un personaggio femminile deprimente e completamente inaspettato girato in completo bianco e nero che segue una donna che cerca di trovare il suo posto in un mondo che le sembra del tutto estraneo e alieno. Il cortometraggio, che ricorda in qualche modo l’episodio Blackhead nella quarta stagione di Black Mirror (girato sempre da Slade) folgora per la sua monocromia spettrale, in cui risalta la performance straordinaria di Elizabeth Reaser, interprete di una ragazza in preda a un evidente collasso mentale. Alla disperata ricerca di aiuto, cerca risposte da uno psicologo, solo che il suo viaggio nell’ambulatorio medico diventa un vivo incubo allucinatorio.

Mentre Helen tenta disperatamente di rimanere sana, tutto intorno a lei, compresi gli umani con cui interagisce, iniziano a deformarsi e disfacersi. Nel frattempo, i suoi due figli che la stavano accompagnando scompaiono, lasciandola a chiedersi se fossero addirittura mai esistiti. Mentre soffriamo per la sua situazione psichica, lo spettatore deve ugualmente decifrare ciò che è reale e ciò che non lo è. This Way to Egress combina paesaggi industriali monocromatici alla David Lynch con il body horror di David Cronenberg e la visione della malattia mentale di Roman Polanski, con David Slade che dalla sua aggiunge palate di disagio, instillando vibrazioni genuinamente inquietanti.

Dead

Infine, arriviamo all’ultimo cortometraggio, una storia di fantasmi piuttosto dolorosa ma convenzionale, che riporta immediatamente alla mente un certo film di M. Night Shyamalan … Diretto da Mick Garris, Dead si apre con una scena che ricorda la storia delle origini di Batman, in cui il giovane Riley (Faly Rakotohavana) e i suoi genitori vengono attaccati mentre tornano a casa da un folle armato di pistola. Mentre assiste impotente alla morte di mamma e papà, il ragazzino riesce a malapena a sfuggire alla morte, e dopo essersi preso una pallottola in pieno petto, si risveglia in ospedale con un regalo soprannaturale. Riley ora infatti può vedere e parlare con la gente morte. Se quest’ultima ventina di minuti regala a Nightmare Cinema alcune autentiche emozioni e un mood meno angosciante, purtroppo è anche tormentata da effetti speciali piuttosto rozzi, dialoghi terribili ed è priva di suspense e brividi autentici.

In definitiva, come sempre accade con le antologie, il grado di apprezzamento complessivo di ciascuno varierà a seconda del numero di storie che si troveranno soddisfacenti. Indipendentemente da ciò, Nightmare Cinema è senza grossi problemi un prodotto di buon livello, attestandosi su uno standard paragonabile a quello dei primi episodi di Masters of Horror. Inoltre, la cornice della vecchia sala cinematografica che funge anche da porta per l’Inferno fa la sua sporca parte, con Mickey Rourke quale insolita, ma azzeccata scelta a gestire questo circo degli orrori. E, nonostante alcuni passi falsi, c’è solo da augurarsi che un sequel venga presto messo in lavorazione.

Di seguito il full trailer originale di Nightmare Cinema, al momento ancora senza una data di uscita:

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