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7/10 su 415 voti. Titolo originale: Professor Marston and the Wonder Women, uscita: 13-10-2017. Regista: Angela Robinson.

Recensione | La genesi di Wonder Woman (Professor Marston and the Wonder Women) di Angela Robinson

06/02/2018 recensione film di Martina Morini

Luke Evans, Rebecca Hall e Bella Heathcote sono i protagonisti della curiosa storia vera delle origini della supereroina più iconica della DC Comics, che rimane però troppo legata alla 'perversione' del suo creatore

Le origini dei supereroi sono da sempre oggetto di studio da parte di psicologi o filosofi interessati al fenomeno. Secondo la teoria di Carl Gustav Jung gli eroi dalle capacità straordinarie sarebbero la trasposizione del subconscio umano di archetipi mitologici di rivalsa contro gli insormontabili mali del mondo. Nell’America degli anni ’30, Jerry Siegel e Joe Shuster crearono Superman, un modello di positività e forza contrapposta al crescente spettro del nazismo, dopo il crollo di Wall Street nell’era dei gangster e del proibizionismo. Se quindi l’Uomo d’Acciaio rappresenta la proiezione semidivina dell’umanissimo e imperfetto Klark Kent, cosa dovrebbe impersonare la sua controparte femminile Diana Prince, ovvero Wonder Woman?

Cerca di spiegarcelo Angela Robinson, la regista di Professor Marston and the Wonder Women – La Genesi di Wonder Woman, fornendoci una versione dei fatti forse troppo letterale senza riuscire a trasmettere il senso più psicologico delle origini dell’eroina più famosa di tutti i tempi. Quello che avrebbe potuto risultare un prodotto che offre spunti di riflessione importanti come l’amore non convenzionale e la presa di posizione delle donne in una società maschilista, oltretutto in tempi delicati come quelli correnti, in cui Hollywood si batte per la parità dei sessi sulla scia dello scandalo Weinstein, risulta invece troppo indulgente sui ménage à trois e rimane ingarbugliato negli stessi lacci che avrebbe voluto spezzare.

La storia è abbastanza nota e racconta le vita del professore di psicologia di Harvard William Moulton Marston (Luke Evans) e di come sia arrivato a creare Wonder Woman prendendo spunto dalle sue piccanti esperienze personali. Siamo nel 1943 ed il professore si trova a dover giustificare le critiche sull’eccessiva carica sessuale e a tratti perversa della sua eroina cartacea. L’accusatrice è Josette Frank (Connie Britton) leader della Child Study Association e membro dell’organo consultivo dello stesso M.C. Gaines (Oliver Platt), che aveva consultato Marston anni prima per creare un personaggio positivo che riscattasse gli eroi dei fumetti considerati troppo violenti. Da quel momento si susseguono i flashback sugli anni in cui il professor Marston e la moglie Elizabeth (Rebecca Hall) ricercatori ad Harvard conoscono e si innamorano entrambi della giovane studentessa Olive Byrne (Bella Heathcote).

Tutta la prima parte del film indugia fin troppo sugli sguardi languidi dei tre e le loro pratiche erotiche con sprazzi romantici in quello che sembra proprio un imbarazzante riferimento a Cinquanta sfumature di grigio, introducendo ben pochi collegamenti riguardanti la famosa supereroina. Unico aneddoto interessante sarebbe l’origine del Lazzo della verità di Wonder Woman, riferimento ovviamente alle pratiche del bondage e alla macchina della verità, che pare sia stata inventata dallo stesso Marston.

Nella seconda parte della pellicola viene invece narrata la vita poligama dei tre e il loro tentativo di inserirsi nel concetto di famiglia tradizionale, inventando bugie per giustificare la convivenza e proteggere i figli dai sospetti dei vicini e dai pregiudizi della società americana bigotta e maschilista dell’epoca, come Marston cercava di difendere Wonder Woman dalle accuse di eccessiva sessualità e violenza. Lo studio profondo dei comportamenti umani in risposta all’ambiente e la classificazione di questi in quattro gruppi secondo il modello DISC creato da Marston, sono la sua più importante eredità e lo spunto da cui parte l’idea della necessità di creare una donna forte che simboleggiasse il passaggio dal modello di sottomissione femminile di quegli anni a uno dominante e in piena coscienza di sé.

Il riferimento a lacci e catene troverebbe spunto anche dalle azioni di femministe dell’epoca che si incatenavano ai cancelli di Downing Street per protestare in favore dei diritti delle donne. Una su tutte era zia di Olive Byrne, Margaret Sanger, molto stimata dal professor Marston fondatrice di un giornale chiamato Woman Rebel, accusata di oscenità per un articolo in cui spiegava l’uso della pillola contraccettiva. Tutto questo però rimane sfumato in sottofondo, lasciando in primo piano la versione fisica sadomasochisticamente sessuale del rapporto dominante/dominato che impersonano le due donne con i loro caratteri opposti.

Nonostante la buona interpretazione e la chimica espressa dagli attori, il film rimane legato alla sua bidimensionalità erotica e a tratti melensa di una storia di amore proibito che ormai nel 2018 non suscita nemmeno più scalpore. Luke Evans si conferma interprete di personaggi mediocri, non riuscendo a elevarsi a ruoli più significativi. Critiche al Professor Marston and the Wonder Women – La genesi di Wonder Woman sono state mosse anche dalla stessa nipote di Marston, Christie, che ha dichiarato di non essere stata interpellata per la creazione del film e che il rapporto tra il nonno e le due mogli sia stato molto romanzato.

La scena in cui Olive viene vestita da amazzone con un costume trovato da un rigattiere che sembrerebbe molto uguale a quello indossato da Wonder Woman, non corrisponderebbe in nessun modo a fatti realmente accaduti. Christie inoltre accusa il film di fare propaganda alla versione moderna della DC / Warner, utilizzando anche poster con pose molto simili a quelle di Gal Gadot.

In ultima analisi, Wonder Woman rimane la supereroina più iconica e longeva dell’universo fumettistico e cinematografico nonostante le controverse e perverse origini. Con gli anni da amazzone amante del bondage e della sottomissione dell’uomo, la sua immagine ha assunto un valore sempre più simbolico dei diritti delle donne, spogliandosi degli accessori erotici e indossando un gonnellino leggermente più casto e ritrovando più innocenza, in risposta alla continua e mutevole proiezione della psiche femminile che essa rappresenta. Rimane comunque immutato l’archetipo di potenza e dominanza che William Marston ha voluto conferirle quando l’ha creata. L’esempio che ne deriva ha contribuito a trasformare la figura della donna in letteratura e cinematografia, non più remissiva e sottomessa ma sempre più consapevole e indipendente.

Presentato qualche mese fa al Torino Film Festival, al momento non ha una data di distribuzione per i cinema italiani. Di seguito il full trailer originale di Professor Marston and the Wonder Women – La genesi di Wonder Woman:

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