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Voto: 5.5/10 Titolo originale: 300: Rise of an Empire , uscita: 05-03-2014. Budget: $110,000,000. Regista: Noam Murro.

Recensione story: 300 – L’alba di un impero di Noam Murro (2014)

21/06/2022 recensione film di Marco Tedesco

Eva Green e Sullivan Stapleton sono i protagonisti di un sequel 'a tavolino', che ha tutti gli ingredienti giusti ma manca di energia vitale

300 l'alba di un impero film sullivan

300 – L’alba di un impero (300: Rise of an Empire) è uno di quei sequel non necessari che esistono principalmente perché il capostipite ha incassato un sacco di soldi. La mancanza di un motore creativo dietro al film porta così a una certa di insoddisfazione di fondo.

Pur mettendo sul piatto tutti gli elementi apparentemente necessari, il loro impatto finale risulta scialbo. Il mix virulento di adrenalina e di testosterone che aveva alimentato il 300 del 2006, riuscendo nella non facile impresa di conquistare un pubblico di giovanissimi e riportarli al cinema, si diluisce infatti in 300 – L’alba di un impero.

Si ha l’impressione che gli sceneggiatori Zack Snyder (che ha diretto l’originale) e Kurt Johnstad e il regista Noam Murro si siano semplicemente seduti a un tavolo e abbiano stilato una lista di cose che avevano reso così vincente 300.

Violenza esagerata – sì. Sangue a fiumi – sì. Frequenti decapitazioni – check. Addominali scolpiti – check. Donne in topless – check. Grandi battaglie alimentate da effetti speciali e discorsi entusiasmanti – chiaro. Tutti questi elementi, che costituivano le pietre miliari di 300, sono tutti ugualmente presenti in 300 – L’alba di un impero.

Ma c’è qualcosa che manca: l’energia e la volontà di andare oltre i limiti. Più che altro, questo film sembra ‘calcolato’. In 300, gli aspetti stilistici erano al servizio della narrazione. In 300 – L’alba di un impero è il contrario. La trama è costruita per evidenziarne le componenti visive e viscerali, e per questo non funziona altrettanto bene.

In parte, 300 – L’alba di un impero è un prequel, in parte invece si svolge nello stesso arco di tempo del suo predecessore (ma in un luogo diverso), e l’atto finale fa progredire la storia oltre la fine di quello.

Con la morte di Re Leonida, è necessario un nuovo eroe. Questo si presenta nella persona di Temistocle di Atene (Sullivan Stapleton), a cui viene attribuito il merito di aver ucciso il re Dario di Persia durante il primo tentativo di invasione della Grecia. Questo permette a Serse (Rodrigo Santoro) di salire al trono e, con l’abile assistenza della combattiva Artemisia (Eva Green), rivendica il titolo di “dio re”.

Mentre Serse sta iniziando l’attacco alle Termopili, invia Artemisia e la sua flotta contro la piccola resistenza comandata da Temistocle. Prima di affrontare il nemico, però, quest’ultimo cerca il sostegno della regina Gorgo di Sparta (Lena Headey), ma i suoi sforzi vengono respinti. Di conseguenza, il suo attacco alla forza persiana, molto più grande in numero, richiederà più astuzia che forza bruta. Dopo aver vinto due battaglie, Temistocle si trova comunque in una posizione insostenibile, in cui la vittoria non sembra più essere un’opzione.

In 300, il personaggio di gran lunga più importante era Leonida e la sua assenza nel sequel si fa parecchio sentire (inizialmente era previsto che Leonida facesse delle apparizioni, ma Gerald Butler non era interessato a riprendere il ruolo). Il Temistocle di Sullivan Stapleton è un pessimo sostituto. Il personaggio è banale e i suoi discorsi non hanno il fuoco e l’ardore dei discorsi di incoraggiamento del re spartano. Il membro più interessante del cast di 300 – L’alba di un impero diventa allora Artemisia. Sfortunatamente, è uno dei cattivi e quindi non può catturare le nostre simpatie nonostante abbia una storia tragica alle spalle.

eva green 300 - L'alba di un impero (2014)Eva Green la interpreta come una donna guerriera disegnata da Frank Frazetta che prende vita. Il Serse di Rodrigo Santoro avrebbe potuto essere un villain imponente, se solo gli fosse stato concesso più tempo sullo schermo. Invece, è presente solo per pochi minuti all’inizio e per pochi altri alla fine. Per la maggior parte del tempo, è troppo impegnato a spazzare via i 300 di Leonida per fare la sua comparsa.

L’estetica generale replica quella di 300, nonostante il cambio di regista. Noam Murro è ovviamente un sostenitore della filosofia cinematografica “se funziona, non cambiare”. 300 – L’alba di un impero ha pertanto stesso aspetto e le stesse vibrazioni del predecessore. Ci sono molti momenti visivi impressionanti, anche se alcuni di essi sono offuscati da un 3D non di prima classe.

Detto questo, 300 – L’alba di un impero è troppo chiassoso ed esagerato per risultare davvero noioso. Passa rapidamente da una battaglia all’altra senza preoccuparsi dello sviluppo dei personaggi o dell’accuratezza storica. Purtroppo per lui, nulla si avvicina mai a generare quel tipo di emozioni cinematografiche che accompagnavano il grido di Leonida “Questa è Sparta!” mentre spediva un messaggero persiano in fondo a un profondo pozzo.

I costanti tentativi di sfruttare i punti di forza del primo film si traducono così nella pallida eco di successo irripetibile piuttosto che in un nuovo capitolo di una potenziale saga.

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