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7/10 su 2704 voti. Titolo originale: A Nightmare on Elm Street, uscita: 14-11-1984. Budget: $1,800,000. Regista: Wes Craven.

Recensione story | Nightmare – Dal profondo della notte di Wes Craven

18/11/2019 recensione film di Sabrina Crivelli

Nel 1984, il regista sconvolgeva per sempre il sonno - e i sogni - di milioni di appassionati, girando il capostipite di una longeva saga horror incentrata sul boogeyman Freddy Krueger, incarnato con maestria da Robert Englund

Robert Englund in Nightmare dal profondo della notte film (1984)

Era il lontano 1984 e, dopo anni  di trattative varie (circa quattro dalla stesura del copione), con la cifra – piuttosto misera anche per i tempi e inferiore a molte altre produzioni medie – di 2 milioni di dollari, quella che sarebbe divenuta una vera e propria pietra miliare della cinematografia del terrore prese infine vita: Nightmare – Dal profondo della notte (A Nightmare on Elm Street), scritto e diretto dall’allora 45enne Wes Craven. Il film, come pressoché tutti ormai sanno, non solo inaugurò un longevo e proficuo franchise horror, ma lanciò anche uno dei boogeyman più conosciuti e spaventosi di sempre, il maligno e sovrannaturale Freddy Krueger incarnato da Robert Englund.

nightmare notte locandinaLa storia è nota. Un misterioso serial killer dotato di un guanto con lunghi rasoi su ogni dito infesta i sogni degli adolescenti nella tranquilla Springwood, Ohio (la villetta al 1428 di Elm Street in cui sono ambientate molte delle sequenze si trova invero a Los Angeles, al 1428 di North Genesee Avenue). Il film si apre con Tina (Amanda Wyss), perseguitata mentre dorme, da un terrificante individuo dal volto ustionato che cerca di ucciderla. Sconvolta, il giorno successivo nel parla agli amici Nancy (Heather Langenkamp) e Glen (Johnny Depp) e al fidanzato Rod (Jsu Garcia), che però minimizzano l’accaduto. Essendo a casa da sola e profondamente turbata, decidono comunque di farle compagni per la notte. Quando, però, una misteriosa e invisibile entità ne fa letteralmente a pezzi il corpo dopo averlo fatto fluttuare per alcuni interminabili minuti per aria, i ragazzi si ricredono e iniziano a essere loro stessi minacciati dal medesimo maniaco nei loro incubi. Si tratta di Fred Krueger (Englund), un infanticida che aveva mietuto numerose e inermi vittime prima di essere linciato da un gruppo di genitori inferociti. Tuttavia, dall’Inferno il sanguinario omicida è tornato per proseguire le sue efferate gesta, quest volta nell’emisfero onirico.

Nightmare:  una tappa fondamentale nell’evoluzione del cinema horror

L’importanza di Nightmare – Dal profondo della notte all’interno della storia del cinema è indubbia. Anzitutto, ha costituito un momento di passaggio per il cinema horror, mutandone profondamente i codici e costituendo uno dei primi e più alti esempi di ibridazione linguistica e di citazionismo. È infatti una delle massime espressioni dello slasher, che vede tra i suoi anticipatori nei primi anni ’70 titoli quali Reazione a Catena di Mario Bava (1971) o Non aprite quella porta di Tobe Hooper (1974), cui seguì il seminale Halloween di John Carpenter (1978), film che stabilì i caratteri e il successo dell’intero filone. In tale cinematografia si coniuga una più convenzionale crime story incentrata su un omicida nella maniera più cruenta possibile, indulgendo ampiamente su dettagli scabrosi quali sangue, squarciamenti, parti corporee mutilate o gravemente ferite e, in generale, violente aggressioni di vario tipo.

In particolare, è l’arma da taglio che in tale contesto viene prediletta (ma non è per forza l’unica ‘risorsa’ nella messa in scena del gore). Wes Craven, però, si approccia al sottogenere in maniera originale, declinando il nucleo tematico originario a una connotazione più smaccatamente soprannaturale, più tradizionalmente horror. La sua pellicola difatti è incentrata non su un convenzionale psicopatico, ma su un ‘demone dei sogni’, il quale indubbiamente una volta fu mortale, ma che non lo è più da tempo, almeno non nel momento in cui fa la sua comparsa nel film. È anzi l’incarnazione stessa dell’Uomo Nero, le cui prede però non sono in età prepuberale (come di norma chi crede in esso), ma un po’ più cresciute. C’è da chiedersi dunque perché tale scelta (aspetto che verrà approfondito più avanti). Invero, la sceneggiatura originale prevedeva che Freddy Krueger fosse un pedofilo, ma l’idea iniziale venne accantonata per evitare l’accusa di strumentalizzare un triste episodio di cronaca, ovvero una serie di molestie su minori che si verificarono in California proprio in concomitanza con l’inizio della produzione di Nightmare – Dal profondo della notte.

johnny depp nightmareLe origini del Demone dei sogni, dalle civiltà antiche ai giorni nostri

La cinematografia del terrore e quella thriller si fondono quindi, ma non è l’unica leva su cui lavora Wes Craven nel suo capolavoro del 1984, che per molti aspetti potrebbe essere definita un’operazione perfettamente in linea con le estetiche post-moderne basate anzitutto sulla commistione tipologica e interdisciplinare, ma anche tra pratiche e riferimenti alti e bassi. I modelli a cui guarda quindi Nightmare – Dal profondo della notte sono i più disparati, come pure i meccanismi narrativi e visivi su cui si struttura il suo svolgimento. Ne è l’emblema Freddy Krueger stesso, la cui figura è il punto d’incontro tra cultura elitaria e popolare. L’idea di un’entità che infesta il mondo onirico ha una lunga e articolata tradizione che nella classicità e nelle civiltà antiche trova le sue radici. Si parte addirittura dal sanscrito Māra, entità che nella dottrina buddista si credeva aver cercato di condurre in tentazione il Principe Siddhartha. Seguono poi marōn nel proto-tedesco, mara nelle arcaiche lingue scandinave e slave, mare (o mære) nell’antico inglese, da cui discende infine il moderno nightmare, ovvero l’incubo. Si continua poi con svariati casi, dalla norrena Saga degli Ynglinga del XIII secolo al successivo e germanico Münchener Nachtsegen, fino alla sua rappresentazione pittorica nel celebre quadro di Henry Fuseli, Incubo.

La matrice mitologica e le credenze di popoli arcaici non sembrano però essere l’unica fonte per la creazione del villain della saga di Nightmare – Dal profondo della notte. Da un lato sono stati determinanti i traumi infantili del regista. Il nome stesso, Fred Krueger, era quello di un bullo compagno di classe di Wes Craven, che lo maltrattava da bambino. Peraltro si tratta di un elemento ricorrente nei film del maestro dell’horror: già anni prima nel suo L’ultima casa a sinistra (The Last House on the Left, 1972), il violento assalitore si chiamava proprio Krug (Stillo, incarnato da David Hess). Dall’altro, l’aspetto e il vestiario (il memorabile cappello scuro e il golf di lana a righe infeltrito e sformato) dello Squartatore di Springwood sono allo stesso modo il frutto di una reminiscenza fanciullesca, il ricordo di un inquietante vagabondo che, un giorno non ben definito, si era fermato davanti a una finestra della casa del regista e si era messo a fissarlo senza un motivo preciso. L’immagine dell’uomo misterioso si deve essere fissata indelebilmente nella mente di Wes Craven che, a distanza di parecchi lustri, la riutilizzò proprio per creare il suo indimenticabile boogeyman.

Heather Langenkamp Nightmare 2Anche alcuni singolari fatti di cronaca e di attualità giocarono un ruolo rilevante nella gestazione del Demone dei sogni. L’intuizione alla base di Nightmare – Dal profondo della notte discende anzitutto da una serie di articoli pubblicati nei primi anni ’80 sul “Los Angeles Times” (si sono susseguiti nel corso di 3 anni), che riguardavano dei rifugiati scappati dal sudest asiatico e provenienti dalla tribù degli Hmong. In fuga negli Stati Uniti dalla sanguinaria dittatura di Pol Pot in Cambogia, tre uomini morirono in circostanze simili e altrettanto sinistri a pochi mesi (tutti entro l’anno) dal loro arrivo nella nuova destinazione. Ciascuno di loro, giovane e in salute, si rifiutò per giorni di dormire a seguito di incubi che lo avevano lasciato profondamente turbato, finché uno ad uno, esausti, caddero in un sonno profondissimo. Tutti si svegliarono in preda alle urla, per poi morire d’improvviso. I corpi successivamente vennero sottoposti ad autopsia, ma nessuno di loro manifestò alcuna patologia che spiegasse la crisi fulminante e il repentino decesso. Fu proprio la mancanza di una causa conclamata di quella che dalle autorità sanitarie americane venne denominata “Asian Death Syndrome” (“Sindrome della Morte Asiatica”) a intrigare maggiormente e stuzzicare la fantasia del filmmaker.

Freddy Krueger e le sue vittime: una metafora della sessualità e delle altre paure adolescenziali

Come già premesso, le prede favorite delle aggressioni oniriche perpetrate da Freddy Krueger sono i liceali di una tranquilla cittadina di provincia. Come mai non di bambini di età inferiore, né gli adulti? L’interpretazione che può essere data a questa specifica scelta è quella di avere optato per una fase di passaggio nell’esistenza dell’individuo, in cui una serie di angosce e di paure connesse all’età adulta e alla sessualità che in fase puberale comincia ad essere esplorata assumono una forma mostruosa, terrificante. Non solo. Esse si materializzano proprio quando il soggetto ha minor controllo razionale sui suoi pensieri, nel momento in cui l’Es più liberamente si esprime: nei sogni. Tuttavia, questo incontrollato altro che si insinua nelle giovani menti ha potere concreto sui loro corpi.

Prendiamo per esempio in considerazione Nancy: simbolo dell’adolescente tipo, sin da principio ci sono presentati alcuni elementi problematici della sua relazione con i genitori, la madre alcolista e il padre poliziotto (John Saxon) che non le dà ascolto e anzi che ne tradisce la fiducia (la fa seguire in modo tale da scovare Rod). Anche Tina non ha rapporti familiari idilliaci: la madre la trascura per frequentare l’amante, mentre il padre ha abbandonato il nucleo domestico ed è scappato anni prima. Un altro fattore di stress è la sua relazione amorosa, non ancora concretizzatasi nel rapporto sessuale, come nel caso dell’amica con il fidanzato, un passo esso stesso che spaventa la protagonista. Il riferimento alla sessualità come minacciosa è presente, d’altra parte, in alcune delle sequenze più scioccanti e memorabili di Nightmare – Dal profondo della notte.

Nightmare - Dal profondo della notte- 5Vi ricordate la scena (peraltro in parte censurata in alcune edizione home video) della morte di Tina? La ragazza, dopo un rapporto intimo con il fidanzato e dopo aver fatto pace con lui, è ancora a letto tra le coperte. Stanca si è ormai abbandonata a un sonno ristoratore, quando sente dei rumori provenienti dall’esterno, dei sassolini lanciati contro il vetro della finestra. Scende le scale, abbandona le sicure mura domestiche per affacciarsi verso l’esterno (è seminuda, ha solo una camicia addosso). “C’è qualcuno là fuori?” Una voce rauca le risponde dalle tenebre e si avventura nel cortile. Prima è un’ombra a essere inquadrata, poi una figura oscura di cui non distinguiamo le fattezze. Un dettaglio sugli artigli concretizza in una veloce immagine il pericolo in attesa. In ultimo, Tina scappa, mentre Freddy Krueger, sempre mantenuto nella penombra, la insegue, la immobilizza a terra. A questo punto c’è uno stacco, vediamo il corpo ricoperto di sangue sbattuto sulle pareti, sul soffitto e poi sul letto, mentre la ragazza non cessa di urlare. Pare proprio l’evocazione di uno stupro. Contraddistinta similmente da un vago erotismo è la sequenza del bagno di Nancy (peraltro ripresa in modo quasi uguale da Benedizione Mortale del 1981). La giovane è nella vasca rilassata e si assopisce per qualche istante, il guanto del Demone dei sogni emerge dalla schiuma tra le sue gambe per attirarla verso il basso dalle oscure profondità e affogarla.

Sono, in ultimo, le debolezze e le colpe degli adulti a pesare sui loro figli. La stessa nascita del killer paranormale è causata da loro. Lo rivela a Nancy la madre davanti alla caldaia nella cantina di casa, raccontandole che anni prima è stato proprio un gruppo di genitori desiderosi di vendetta a sbarazzarsi di Freddy, un assassino di bambini lasciato libero dalla legge per un difetto di forma durante il processo. Gli adolescenti finiscono inesorabilmente quindi per scontare le colpe dei consanguinei, che non si limitano a quelle riguardanti Krueger, ma che sono l’alcolismo, la disattenzione verso di loro, la scarsa fiducia (si pensi anche ai genitori di Glen che non passandogli al telefono la fidanzata lo condannano a morte… ). Nancy, ultima a rimanere in piedi e unica ad aver capito l’essenza di ciò che stava succedendo, non creduta dal padre poliziotto, costituisce l’incarnazione del potere dei giovani, che in questo film è affermato. È uno scontro generazionale, e sono questi ultimi a uscirne vincitori …

Nightmare - Dal profondo della notte- 3Un mito destinato a trascendere il tempo e il cinema

Menzione meritano i numerosi capitoli della saga, saranno sette alla fine, che si susseguirono fino alla metà degli anni ’90, spesso a cadenza annuale. I titoli sono rispettivamente: Nightmare 2 – La rivincita (A Nightmare on Elm Street Part 2: Freddy’s Revenge) del 1985 di Jack Sholder, Nightmare 3 – I guerrieri del sogno (A Nightmare on Elm Street 3: Dream Warriors) del 1987 di Chuck Russell, Nightmare 4 – Il non risveglio (A Nightmare on Elm Street 4: The Dream Master) del 1988 di Renny Harlin, Nightmare 5 – Il mito (A Nightmare on Elm Street 5: The Dream Child) del 1989 di Stephen Hopkins, Nightmare 6 – La fine (Freddy’s Dead: The Final Nightmare) del 1990 di Rachel Talalay e Nightmare – Nuovo incubo (Wes Craven’s New Nightmare), che vede il ritorno a distanza di una decade (siamo nel 1994) di Wes Craven alla regia e di alcuni degli storici protagonisti, come Heather Langenkamp e John Saxon.

In ultimo non vanno dimenticate le incursioni del Demone dei sogni in un altro dei principali franchise slasher: Venerdì 13. Stiamo parlando ovviamente di Jason va all’inferno (Jason Goes to Hell: The Final Friday) del 1993 diretto da Adam Marcus. Nono capitolo della saga incentrata su Jason Voorhees e ambientata al famigerato campeggio di Crystal Lake: sul finale infatti vediamo la mano di  Freddy Krueger che spuntata dal suolo brandendo la maschera di Jason – all’apparenza ormai sconfitto – e, sogghignando, la trascina sotto terra. Non dobbiamo scordare poi il vero e proprio crossover tra  le due saghe: Freddy vs. Jason, film assai più recente, uscito nel 2003 che vede una lotta all’ultimo sangue tra i due celebri killer soprannaturali. In ultimo, c’è il dimenticabilissimo e omonimo remake del 2010 diretto da Samuel Bayer, che vede Jackie Earle Haley al posto di Robert Englund nei panni dell’iconico villain. A completamento del franchise, esistono anche una serie TV spin-off intitolata Freddy’s Nightmares, il videogioco Dead by Daylight, oltre che svariati fumetti e libri. L’intera cultura pop è stata innegabilmente influenzata da Freddy, che appare perfino in due puntate dei Simpson, ovvero La paura fa novanta V (6×06) e La paura fa novanta VI (7×06). Insomma, per esplorare appieno l’articolato e affascinante universo oscuro creato dal genio di Wes Craven, ci resta parecchia strada da compiere.

Il trailer di Nightmare – Dal profondo della notte:

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