Home » Cinema » Horror & Thriller » Recensione | The Nun – La Vocazione del Male di Corin Hardy

5/10 su 3332 voti. Titolo originale: The Nun, uscita: 05-09-2018. Budget: $22,000,000. Regista: Corin Hardy.

Recensione | The Nun – La Vocazione del Male di Corin Hardy

20/09/2018 recensione film di Sabrina Crivelli

Lo spin-off di The Conjuring incentrato sul malvagio Valak con Demian Bichir e Taissa Farmiga spreca nella seconda parte le buone intuizioni e le atmosfere azzeccate, passando gradualmente dallo spaventoso al posticcio

Il vasto e profittevole franchise di The Conjuring si è notevolmente espanso da quando nel 2013 James Wan girò il capostipite incentrato sui demonologi Ed (Patrick Wilson) e Lorraine Warren (Vera Farmiga). Forse per quell’oscuro fascino del demoniaco, o per lo stile inconfondibile che contraddistingue la saga (fatta di un crescendo che principia da scricchiolii, tetri sussurri e mobilio che si muove, per arrivare al convenzionale esorcismo), ma i suoi fan si sono moltiplicati e hanno continuato ad apprezzare ogni sequel, prequel e spin-off arrivato in sala.

Poco conta che l’inventiva sia assai limitata, il canovaccio fin troppo somigliante tra un capitolo e l’altro e le trovate per spaventare sempre le medesime. Ormai è diventato un vero e proprio brand, con un esercito di entusiastici fedelissimi a supportarlo. Ciò vale anche per l’ultimo arrivato, The Nun – La Vocazione del Male, che con un budget di 22 milioni di dollari è riuscito a incassarne ad oggi più di 233 milioni, di cui 84 solamente negli USA. La macchina del marketing e il richiamo del marchio hanno sortito forse il loro effetto?

Come i predecessori (soprattutto gli ultimi), non si tratta indubbiamente di un capolavoro, ma stavolta va riconosciuto a Corin Hardy (The Hallow) e al suo team che tra un cliché e l’altro si annidi pure – sorprendentemente – qualcosa di buono. Anzitutto, intelligente è la scelta di ambientare l’azione in uno scenario denso di suggestione, una terra liminale, la Romania degli anni ’50 (d’altra parte perfino Bram Stoker optò per la stessa zona per il castello del Conte Dracula). Fatto curioso, le riprese di The Nun – La Vocazione del Male sono anche avvenute proprio in Transilvania (scoprite le 26 cose da sapere sul film), in cui è situato il tetro castello dei Corvino, location usata per gli esterni dell’Abbazia di San Carta. Qui si recano proprio Padre Burke (Demian Bichir) e la novizia Sorella Irene (Taissa Farmiga), inviati dal Vaticano per indagare dopo il suicidio di una suora di clausura. Ad accompagnarli alla fosca struttura è un contadino franco canadese (Jonas Bloquet), ovvero colui che ha trovato il cadavere penzolante della consorella da un cappio, mentre portava le provviste al monastero. I due messi pontifici, sin da quando varcata l’inquietante soglia dell’edificio, si rendono conto che c’è qualcosa di sinistro, di maligno, al suo interno.

Quella che potrebbe essere la Madre Badessa li accoglie vestita di nero e con il volto coperto da un velo, è seduta su una sorta di trono di pietra, e li invita a passare lì la notte, in attesa che, ottemperate le funzione e la preghiera, le consorelle possano parlare con Irene la mattina seguente (in clausura solo le donne sono ammesse). I due accettano, ma man mano che le ore trascorrono, le luciferine forze che popolano quei luoghi emergono e fatti sempre più sinistri si susseguono. All’arrivo del giorno successivo, tuttavia i protagonisti sono risoluti a procedere con la loro investigazione e Irene si accinge a entrare negli spazi proibiti a Padre Burke, che invece si appresta a consultare dei misteriosi libri casualmente ritrovati, per meglio comprendere le radici dei recenti accadimenti. Quello che però aspetta la giovane religiosa, ancora in attesa di prendere i voti, e il suo più maturo compagno di viaggio, sarà assai più oscuro e sconvolgente di quanto si aspettassero.

Non solo la felice collocazione spazio temporale costituisce però un punto di forza di The Nun – La Vocazione del Male. L’horror indaga difatti le origini della presenza di gran lunga più agghiacciante – e perciò riuscita – dell’intera saga fino ad oggi: una suora demoniaca, incarnazione del blasfemo Valak, che aveva fatto la prima apparizione in The Conjuring 2. L’entità maligna inizialmente avrebbe dovuto essere rappresentata come il solito diavolo, ma a riprese già iniziate a James Wan venne in mente l’idea geniale della satanica religiosa. A dare un ulteriore tocco orrorifico è poi la particolarissima fisionomia della sua interprete, Bonnie Aarons (il nostro ritratto approfondito), attrice già scelta da David Lynch per una piccola parte in Mulholland Drive.

In ultimo, a completare l’opera è l’ottimo lavoro fatto sul suo make-up dalla truccatrice Eleanor Sabaduquia. Ci sono poi diverse altre discrete intuizioni che concorrono a creare un certo livello di tensione e una buona suspense. Il segreto stesso alla base della sceneggiatura di Gary Dauberman (da un soggetto di James Wan, stavolta non tratto da fatti realmente accaduti, ma solo dalla sua fantasia) non è per nulla banale, benché non così imprevedibile, e la narrazione è sviluppata con coerenza e senza troppe eclatanti scempiaggini, sebbene con qualche momento comico davvero fuori luogo. Ovviamente, gli ingredienti fondamentali che hanno reso riconoscibili e attraenti tutti i film del Conjurverse (dagli Annabelle agli Insidious), di cui James Wan sovente è produttore, regista o ambedue i ruoli, sono sempre presenti.

D’altronde il pubblico di questo tipo di prodotti ha delle precise aspettative. Il repertorio di rumori sinistri, crocifissi che girano, silhouette che s’intravvedono, ombre che spuntano alle spalle e assalti di vario genere non possono certo mancare. I jumpscare sono a quanto pare indispensabili e, in fondo, non sono nemmeno gratuiti e scontati come in altri casi. Poi ci sono alcuni passaggi genuinamente d’effetto: un’orda di suore bardate di nero presidiano minacciose un passaggio, oppure nei sotterranei le anime delle monache – questa volta vestite di bianco e incappucciate con delle sorte di sudari insanguinati – accerchiano uno dei protagonisti e all’arrivo di un altro personaggio in suo soccorso, si voltano verso di lui facendo dei sinistri scricchiolii col collo (l’immagine ricorda molto quella delle infermiere di Silent Hill). Valida è anche l’intuizione di usare le campanelle di cui erano dotate le tombe per evitare di essere seppelliti vivi, che purtroppo però viene sprecata in una scena decisamente troppo improbabile (con repentini seppellimenti con tanto di tomba col nome e sotterramento …).

Così arriviamo quindi al vero problema di The Nun – La Vocazione del Male. Negli altri capitoli del franchise ciò che pesava era l’estrema prevedibilità della trama e dei colpi di scena, che seguono un canovaccio pressoché standard ripetendo sempre le medesime convenzioni nello stesso ordine o quasi. L’horror di Corin Hardy invece, forse per il demone centrale, forse per l’ambientazione, si differenzia parecchio, ha una sua unicità e charme. Peccato che, poi, l’atmosfera e la tensione vengano vanificate da alcune madornali cadute di stile. Si mostra troppo e l’eccesso rompe ogni magia proprio quando il risultato era praticamente già stato conseguito.

Tanti sono i dettagli davvero fintissimi, dai cadaveri che assaltano lo sventurato di turno e l’accoltellano con una croce appuntita a uno spettro che precipita su un poveretto nel bosco di notte e di cui viene fornito un primo piano del volto in decomposizione, dalla mano mummificata che ghermisce quella di un vivente e si stacca, fino alla suora indemoniata che emerge come un Predator dalle acque delle cantine allagate (e parecchio altro, soprattutto nel finale). Così quello che prima era spaventoso diviene posticcio, grottesco, un involontario ‘effetto Sam Raimi’ (ricordate la capra in Drag Me to Hell, la sensazione è simile, ma lì era ricercata, qui molto meno). A completare l’insieme ci si mette anche il cast, soprattutto la protagonista Taissa Farmiga, che non è esattamente credibile nella parte e certo non suscita una empatica percezione di paura con la sua mimica (e il doppiaggio certo non aiuta).

Il conclusione, The Nun – La Vocazione del Male risulta un film con parecchio potenziale, che getta quasi tutto al vento mostrando troppo e soprattutto cercando di spaventare il proprio pubblico con banali trucchetti invece di ricorrere all’aura oscura che inizialmente viene ben costruita e resa palpabile. Ed è davvero un peccato, poiché il raccapricciante Valak – del quale scopriamo comunque le origini – con le sue sembianze da monaca maledetta avrebbe meritato di più che un trucco raccapricciante e qualche dialogo ad effetto.

Di seguito potete gustarvi il full trailer italiano e più sotto quello internazionale di The Nun – La Vocazione del Male, nei nostri cinema dal 20 settembre:

Demián Bichir
Taissa Farmiga
Bonnie Aarons
Charlotte Hope
Ingrid Bisu
Jonas Bloquet
Manuela Ciucur
Jonny Coyne
Jared Morgan
Sandra Teles
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