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5/10 su 122 voti. Titolo originale: What Keeps You Alive , uscita: 04-01-2018. Regista: Colin Minihan.

What Keeps You Alive | La recensione del film horror di Colin Minihan

03/09/2018 recensione film di Sabrina Crivelli

Hannah Emily Anderson è una conturbante e sadica serial killer nel survival thriller del regista di Deserto Rosso Sangue

What Keeps You Alive - principale

L’immagine della donna nella società è mutata, soprattutto di recente, e il cinema certo non poteva non registrare il cambiamento. Una nutrita filmografia femminista ha quindi mostrato a diversi gradi l’idea di femminilità post-contemporanea; ne sono un esempio la Wonder Woman di Patty Jenkins (eroina DC icona della lotta di genere sin dagli anni ’40 che oggi acquisisce un più moderno volto, seppur con qualche problema) o la final girl in cerca di vendetta al centro di Revenge di Coralie Fargeat (la recensione). Dunque era inevitabile che un altro – più controverso – ruolo fosse ricoperto da una volitiva protagonista, quello della psicopatica serial killer, che possiamo apprezzare in tutta la sua poliedrica e contorta bellezza in What Keeps You Alive. Il thriller, che sarà presentato in anteprima europea alla 51 edizione del Sitges Film Festival, vede il ritorno dietro alla camera da presa di Colin Minihan (che ne scrive anche la sceneggiatura), dopo aver co-diretto con Stuart Ortiz (sotto lo pseudonimo di Vicious Brothers) ESP – Fenomeni paranormali (Grave Encounters, 2011) ed essersi aggiudicato il premio della Midnight X-Treme proprio in Catalogna nel 2016 per la regia di Deserto rosso sangue (la recensione).

La storia è incentrata su due personaggi femminili, Jules (Brittany Allen) e Jackie (Hannah Emily Anderson), che per festeggiare il primo anniversario del loro matrimonio si recano in un meraviglioso quanto isolato chalet di proprietà della seconda. Circondato solo dalla natura e a chilometri di distanza dal più vicino centro abitato, il luogo sembra all’apparenza l’ideale per una vacanza romantica per le due innamorate. Tuttavia, l’idillio viene improvvisamente interrotto dagli atteggiamenti sempre più singolari e aggressivi di Jackie, la quale rivela un’agghiacciante personalità nascosta e pian piano mostra il vero programma per il weekend: l’omicidio della consorte …

Epicentro e aspetto più intrigante del film, come premesso, è l’aver scelto come assassino seriale dalle velleità perverse non un uomo, ma una donna, permettendo di declinare un stereotipo filmico in chiave differente. Certo, sono esistite nella storia del cinema delle serial killer degne di tutto rispetto, memorabile è il caso della Aileen Wuornos portata sul grande schermo da Charlize Theron in Monster di Patty Jenkins. Eppure il ritratto di una mente deviata a cui dà vita Hannah Emily Anderson in What Keeps You Alive ha un fascino unico. Si potrebbe definire Jackie la perfetta controparte muliebre del Patrick Bateman di American Pshyco, nato dalla geniale mente di Bret Easton Ellis nel 1991 e al centro dell’omonima pellicola di Mary Harron.

Jackie è la perfetta omologa dell’omicida a sangue freddo incarnato da Christian Bale: fredda, calcolatrice, simulatrice e completamente incapace di rimorso. La sadica protagonista è costruita in maniera impeccabile, sia nella sceneggiatura e nei dialoghi scritti da Colin Minihanè, sia – soprattutto – nell’interpretazione incredibilmente sfaccettata della Anderson. Notevole è la capacità dell’attrice di mutare del tutto espressione, quando d’improvviso da un sorriso o una frase proferita con tono mellifluo le spunta sul volto un ghigno crudele e sottovoce sussurra minacciosa un “Ti troverò, è solo questione di tempo …”, mentre cerca la moglie nei boschi armata di fucile e con tanto di tenuta da caccia mimetica. Sembra quasi lei stessa possedere una doppia personalità come chi incarna.

Tuttavia, non è solo la conturbante quanto malata predatrice a funzionare in What Keeps You Alive. Colin Minihan è capace, come dimostrato pure in Deserto rosso sangue, di costruire un estenuante inseguimento dotato di notevole ritmo. Inoltre, ancora una volta la preda è costituita da Brittany Allen, qui calata in un contesto dissimile, ma in cui permane la componente drammatica, nonché la necessità di comunicare appieno il senso di angoscia di una fuggitiva portata ai suoi limiti fisici, che claudicante, ferita ed esausta cerca scampo da un implacabile e vorace inseguitore.

Diversamente dal predecessore, però, non si tratta più di uno zombie, ma della coniuge assetata di sangue, fatto che apre la strada a un’ulteriore analisi emotiva della vittima designata. Come reagire, quando si scopre che chi credevi ti amasse vuole in realtà eliminarti, per soldi e per diletto? Jules (e chi la interpreta) combina allora le peculiarità – già assaporate – della coriacea final girl con la tragica figura dell’amante tradita, con tutte le sfumature psicologiche che ne conseguono. La disperazione, la rassegnazione, l’ira e, infine, dopo aver molto vacillato, la vendetta si succedono in un climax, le cui fasi sono tratteggiate con maestria dalla performance dell’attrice.

In ultimo, se indubbiamente il valore di What Keeps You Alive si fonda sulle due protagoniste, poli opposti di un intenso e coinvolgente dialogo / scontro emotivo, ciò non toglie che Colin Minihan trovi il modo di inserire più di un colpo di scena, che rompe il lineare flusso degli eventi e stupisce lo spettatore con dei momenti inaspettati. A ciò si aggiungono una ‘succulenta’ piccola carneficina, frutto di un raptus repentino durante una cena e connotata da una buona dose di sangue, e delle psichedeliche ‘pulizie’ al luminol illuminate da una luce straniante e azzurrastra.

Affascinante incursione nell’universo di una serial killer e insieme teso survival, What Keeps You Alive riesce a in definitiva mettere in scena la fenomenologia di una psiche omicida e le molteplici reazioni della sua preda, concedendo egual spazio all’assassinio e al sentimento.

Di seguito trovate il red band trailer ufficiale:

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