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8/10 su 3839 voti. Titolo originale: The Thing, uscita: 25-06-1982. Budget: $15,000,000. Regista: John Carpenter.

Riflessione | La Cosa di John Carpenter: un’allegoria della diffusione dell’AIDS

11/03/2020 recensione film di Redazione Il Cineocchio

Il classico del fanta-horror del 1982 con Kurt Russell si presta a una particolare lettura socio-culturale collegata al decennio di uscita nelle sale

la cosa john carpenter 1982 film

Niente è esattamente come sembra nell’U.S. Outpost #31. Qualcosa si muove nell’ombra. Le attrezzature vengono sabotate. La temperatura esterna sta scendendo e qualcosa vuole uscire da lì. Uno ad uno, gli scienziati di una struttura di ricerca antartica (tra i quali figurano anche Kurt Russell e Wilford Brimley) vengono infettati da una misteriosa forma di vita aliena, che fa assumere agli uomini la forma esatta di coloro che li circondano. Presto, gli amici iniziano ad accusarsi a vicenda mentre la paranoia dilaga e le certezze vengono infrante.

Come puoi fidarti di ciò che non può essere visto? Chi è veramente chi, e cosa devi credere quando quello che vedi non è quello che sembra? Queste domande rimangono nelle menti dei protagonisti e gli spettatori finiscono per porsi gli stessi le stesse domande molto tempo dopo che i titoli di coda sono finiti nel capolavoro fanta-horror di John Carpenter, La Cosa (la recensione), del 1982.

la cosaBasato sul racconto lungo La cosa da un altro mondo (Who Goes There?) di John W. Campbell Jr. del 1938, già al centro dell’omonimo film di Howard Hawks del 1951 (la recensione), la visione di John Carpenter elimina dal quadro qualsiasi presenza femminile, concentrandosi sulla dicotomia tra uomini e mascolinità che risuona all’interno di una parte significativa della sua filmografia. Christine – La macchina infernale (1983), in particolare, è un film che esplora in profondità la struttura e i legami maschili, generalmente formati sotto coercizione. In esso, la ‘forza esterna’ prende la forma di una Plymouth Fury del 1958, con la sua sgargiante colorazione rossa e bianca che funge da attrattore fatale. Con La Cosa, ciò che scivola attraverso le fessure e penetra nel nostro gruppo di personaggi potrebbe non essere specificamente ‘femminile’, ma il suo corpo è simile in quanto è contemporaneamente familiare e alieno.

Quando vediamo per la prima volta la cosa, sta correndo sulla neve sotto forma di un husky fuggito da una vicina struttura di ricerca norvegese. È ferino, selvatico, ma addomesticato e ambiguo nella sua sessualità. Mentre l’orientamento sessuale delle creature non è mai del tutto evidente – il suo consumo di questi uomini e la auto-nascita di se stessa attraverso l’infezione -, si deve presumere che questa sia una forma di vita femminile; una che è in grado di riprodursi a modo suo. Questo essere ha una simpatia immediata per alcuni membri del team di ricercatori reclusi, portando la definizione ‘migliore amico dell’uomo’ a conseguenze disastrose. Dopotutto, questi sono uomini che sono rimasti nella più dura solitudine per mesi, circondati soltanto dalla distesa di tundra che non offre nient’altro che la gelida compagnia dei loro simili. Tra i corridoi e durante le attività del tempo libero, sfiora gli uomini dell’Avamposto #31; un’intimità che, per alcuni, appare aliena quanto la creatura del titolo.

Presto, la specie sconosciuta ha contagiato uno dei ricercatori, assumendo l’identità di chiunque entri in contatto con lei. In poco tempo, nessuno può dire chi è chi con certezza, dando il là a un picco di paranoia nei cuori dei ricercatori.

Questa paranoia e paura rispecchiano il terrore dell’epidemia di AIDS che cominciò nel 1981 con l’infezione di cinque uomini gay di Los Angeles, causando un moto di panico in tutto il mondo mentre il virus si diffondeva da un corpo all’altro. Dov’era se non poteva essere visto? Chi stava ospitando invisibilmente la sua natura distruttiva, che avrebbe raggiunto quasi 400.000 persone entro la fine degli anni ’80? Queste erano domande che ricordavano quelle poste dai protagonisti di La Cosa; uomini che sembravano inorriditi da ciò almeno quanto dal potersi perdere a causa di quella sconosciuta minaccia; una minaccia che terrorizzava la loro stessa identità.

Kurt Russell, Richard Masur e Donald Moffat in La Cosa (1982)Si tratta di una identità propria di quegli uomini che abbracciano la loro mascolinità con mano ferma come fanno con la coperta che li mantiene caldi durante le rigidi notti dell’Artico. È una mascolinità spronata da una natura aggressiva tra di loro; una bottiglia di J&B l’unico balsamo per il loro naturale machismo. Prima che si scateni l’inferno, è evidente che il tempo e l’isolamento li hanno divisi; una separazione che viene stimolata da uno scontro rude. Sembra che non ci sia vera amicizia all’interno dell’avamposto, solo avversità. Non sentiamo mai discussioni sulla vita passata dei personaggi o sui momenti in cui si è formato un qualche legame. Ci sono semplicemente uomini aggrappati alla propria identità di maschi, che ha cercato di sopravvivere molto prima della prima settimana di inverno.

Dopotutto, John Carpenter impedisce ai suoi personaggi di esprimere elementi di eterosessualità. Non c’è una sola immagine di una donna appesa alle pareti vuote delle stanze dei nostri uomini (fu girata una scena che prevedeva una bambola gonfiabile per scopi sessuali, ma venne accantonata), né una rivista pornografica di qualche tipo, e tanto meno nessuna menzione di fidanzate o mogli a casa. La loro eterosessualità è semplicemente definita dai comuni codici eteronormativi della società; di quelli che abbracciano la nozione di ‘etero’ con una presa soffocante. Dopotutto, la nostra è una società che – inizialmente – chiamò il virus dell’HIV Gayrelated immune deficiency (GRID), ritenendo che solo un comportamento omosessuale potesse contribuire a diffondere una malattia così terribile.

Se venivi infettato, perdevi immediatamente qualsiasi identità culturale legata all’essere etero. Di conseguenza, se la cosa ti ha infettato, non fai più parte della società precostruita in cui si muovono i ricercatori; una società rappresentata negli oggetti che affollano la sala ricreativa. Un tavolo da biliardo, un jukebox, un videogioco arcade e qualsiasi altro oggetto che potesse creare l’illusione di una vita ‘normale’ lontana dalle temperature sotto zero dell’Antartide. Essere infetti significava uno scontro contro l’eteronormatività, così come dichiararsi NON infetti significava abbracciare i modi eteronormativi. Essere infetti significa essere diverso e, in tempi incerti, diverso equivale a ‘letale’.

la cosa carpenter setMentre il virus e il terrore che accompagnano la cosa iniziano a diffondersi tra più uomini sullo schermo, l’omofobia aveva però cominciato a pulsare nel cuore dell’America. L’opinione pubblica diffusa all’epoca era che l’HIV potesse essere contratto solo attraverso un rapporto omosessuale, il che ha esacerbato la paura preesistente dell’omosessualità. Di conseguenza, essere eterosessuali venne – erroneamente – percepito come totalmente ‘sicuro’, mentre gay come ‘pericoloso’, sia per l’individuo che anche per la società tutta. Questo era un virus che, in pratica, diceva alla gente che ‘etero’ era sicuro e che il matrimonio era la ‘prova’.

Mentre soccombono uno alla volta a questo ospite straniero, i membri dell0 U.S. Outpost #31 collassano sotto i colpi della loro stessa paura e paranoia dell’invisibile. Siamo testimoni di questa natura distruttiva della mascolinità che vacilla sull’orlo della sopravvivenza e sull’orlo del caos. Questi uomini hanno avuto paura di perdere la loro eterosessualità – l’unica cosa che li definisce – come lo sono delle ombre che si nascondono dietro ogni angolo. Questi uomini mostrano cosa significa abbracciare la sopravvivenza oltre l’identità in un mondo in cui essere chi sei potrebbe farti uccidere e ciò che temi è ciò che non puoi vedere.

Vale la pena notare inoltre che, quando vediamo per la prima volta il corpo del mostro alieno, è girato su un lato, contorto, e le sue facce restituiscono una smorfia agonizzante. È un’immagine che in seguito sarebbe stata rispecchiata da quelle delle vittime dell’AIDS nei letti di ospedale mentre i loro sistemi immunitari le ‘tradivano’ e i dottori guardavano con orrore la loro incapacità di prevenire il declino dei loro pazienti. Fuchs (Joel Polis) viene mostrato come un cadavere bruciato nella neve, mostrando come la morte sia preferibile all’infezione e rispecchi l’aumento dei tassi di suicidio da parte di coloro a cui veniva diagnosticato l’HIV.

La famosa scena degli esami del sangue non riguarda tanto il trovare una cura per coloro che sono stati infettati, ma il riconoscere che questi individui sono ormai troppo compromessi per essere aiutati e che devono essere sradicati. La fine del film vede gli ultimi sopravvissuti rimasti disposti a sacrificarsi per mantenere l’alieno ‘contenuto’ piuttosto che lasciarlo diffondersi virulentemente in tutto il mondo quando arriveranno le squadre di soccorso. La Cosa è zeppo di immagini e tematiche relativi al contagio e al terrore che accompagna un’inarrestabile malattia, e se c’è una paura che ha caratterizzato in modo determinante gli anni ’80, è stata la paura di contrarre in qualche modo quel “cancro dei gay”.

carpenter la cosa 1982Va detto che, solo perché La Cosa contiene messaggi paralleli alla crisi dell’AIDS nella vita reale non significa che sia stato sviluppato da John Carpenter come un’allegoria ‘intenzionale’. Suggerirlo sarebbe probabilmente anacronistico, dati i relativamente pochi casi di AIDS negli Stati Uniti agli inizi del 1982. Lo zeitgeist americano fu dominato dalla paura di una malattia sconosciuta che stava colpendo in modo sproporzionato una popolazione di persone che erano visivamente indistinguibili dalla comunità più in generale, il che significava che non solamente la malattia andava temuta, ma che i portatori stessi erano percepiti come ‘untori’. E il rifiuto dell’amministrazione Reagan di riconoscerla come epidemia non fece che rafforzare tale malsana idea nella coscienza pubblica.

Resta comunque interessante notare che uno dei motivi che potrebbe aver portato a rivalutare con l’avanzare del decennio il film (che fu un sonoro flop al botteghino) potrebbe essere proprio l’esser stato in grado di parlare di un momento particolare della storia americana e mondiale.

Di seguito trovate la scena del test del sangue di La Cosa:

Fonte: BB

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