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6/10 su 953 voti. Titolo originale: Scrooged , uscita: 22-11-1988. Budget: $32,000,000. Regista: Richard Donner.

Riflessione | S.O.S. fantasmi di Richard Donner: attualizzare un classico con intelligenza

25/12/2020 recensione film di Marco Tedesco

Nel 1988, Bill Murray e Karen Allen erano i protagonisti di un adattamento del Canto di Natale di Dickens cinico ma allegro e dal messaggio centrale universale e sempre valido

S.O.S. fantasmi (1988) murray

Il libro era meglio!” è una frase che si sente spesso nelle conversazioni in merito agli adattamenti cinematografici di una qualche opera letteraria di successo. “Non giudicate un libro dal suo film!” è più rara, ma comunque sufficientemente comune. Se quasi certamente avremo tutti declamato tali espressioni nel corso delle nostre esperienze di fruizione, ci sono state nella storia del cinema anche una manciata di rare occasioni in cui si è dimostrato vero il contrario. Come avrete probabilmente scoperto da soli, leggere un romanzo prima o dopo averne visto il relativo lungometraggio (o serie TV) può esercitare una profonda influenza sul nostro godimento della vicenda narrata. Proviamo quindi ora ad esplorare entrambi i lati di questo tipo di esperienza ‘crossmediale’, provando a svelare come due modalità apparentemente molto diverse e lontane possano collaborare per raccontare la stessa storia, dalla copertina ai titoli di coda.

S.O.S.Fantasmi.jpgQuello che ha fatto breccia nel cuore di molti con S.O.S. fantasmi (Scrooged), sardonica e in anticipo sui tempi (era il 1988) trasposizione per il grande schermo da parte di Richard Donner del classico Canto di Natale di Charles Dickens è come si appoggia a una percezione più cupa e pessimistica delle vacanze.

Mentre alcuni potrebbero trovare questo aspetto in qualche modo scoraggiante in un film di Natale – come il critico americano Roger Ebert ebbe modo di notare, “le emozioni prevalenti del film sembrano essere il dolore e la rabbia” – chiunque abbia mai lottato per superare ‘indenne’ il gioioso periodo vacanziero può sicuramente relazionarsi con lo sdegno dello scorbutico dirigente televisivo Frank Cross (Bill Murray) verso la natura falsa e consumistica della stagione dei regali per eccellenza.

In effetti, capire esattamente come si sente il protagonista di S.O.S. fantasmi è ciò che renderà il suo momento di redenzione così profondo, perché l’uomo non si limita ad aprire il suo cuore allo spirito di un giorno che va e che viene una sola volta all’anno, ma lo sta aprendo per fare pace con la vita che ha già passato per troppo tempo nel dolore e nel rancore.

Sa il cielo quante siano le ragioni per essere uno Scrooge (o un Grinch …) al giorno d’oggi, il che è probabilmente il motivo per cui Canto di Natale continua ad essere adattato attraverso ogni mezzo conosciuto dall’uomo. Ciò che davvero colpisce e diverte, specie con tutti i remake e reboot che fanno storcere il naso su base mensile propinatici in sequenza da Hollywood, è che ci sono ancora alcuni preziosi classici per i quali il pubblico rimane ancora abbastanza aperto alla prospettiva di questo tipo di “reimmaginazioni” (si pensi, ad esempio, alla recente miniserie A Christmas Carol con Guy Pearce – la nostra recensione – che ha scelto di spingere sui toni soprannaturali e più cupi del libro originale, esaltandone gli aspetti solitamente meno esplorati).

Dopotutto, i fantasmi del passato, del presente e del futuro offrivano a Ebenezer Scrooge quel tipo di guida inestimabile che può essere guadagnata soltanto dopo una vita di esperienze e dal rimpianto per affari incompiuti. Chi non accetterebbe una tale conoscenza dall’aldilà? Scoprire che questi “spiriti erranti” hanno vissuto vite avide ed egoiste, che li hanno incatenati a un’eternità fatta di offerte di aiuto ad altri per far loro comprendere gli errori commessi lungo la via, è ciò che alla fine porta il bisbetico Scrooge a contemplare la gravità della propria mortalità.

S.O.S. fantasmi (1988) David JohansenGli spettri sono sempre stati la forza trainante della storia, ma in S.O.S. fantasmi raggiungono un livello completamente nuovo. Dietro al fantastico make-up e agli effetti speciali (giustamente nominati per un Academy Award), la turbolenta presenza del tassista David Johansen nei panni del “Fantasma del Natale Passato” lancia subito a folle velocità la corsa di Frank sul viale della memoria. Eppure, sono i piedini ornati di pantofole rosa e le ali scintillanti di Carol Kane come “Fantasma del Natale Presente” a colpire di più. È infatti piuttosto difficile restare impassibili al suo feroce approccio all’insegnamento al protagonista dell’importanza di vivere il momento.

Naturalmente, tutto in S.O.S. fantasmi esiste a un livello esagerato, estremamente anni Ottanta, il che fa parte del suo immutabile fascino. Anche leggere l’elenco dei nomi che compongono il cast di supporto può prepararci solo parzialmente alla follia che ci attende: John Forsythe, John Glover, Bobcat Goldthwait, Robert Goulet, Buddy Hackett, John Houseman, Lee Majors, Robert Mitchum, Mary Lou Retton e Alfre Woodard. Ancorato alla performance frenetica e, alla fine, estremamente commovente di Bill Murray – abbinata magnificamente alla svolta compassionevole di Karen Allen nei panni del suo interesse amoroso, Claire – questo adattamento è un’alternativa originale e con moltissimi dialoghi memorabili ai tradizionali film natalizi come Die Hard, Gremlins e Una poltrona per due.

S.O.S. fantasmi (1988) murray e Carol KaneLa fine di ogni anno è per molti un momento di riflessione. C’è qualcosa di catartico nel misurare il passare del tempo con le cose che ci hanno portato gioia, piuttosto che concentrarci sulle difficoltà; anche se non possiamo (e non dovremmo) ignorare come anche quelle ci hanno in qualche modo cambiato. Rivisitando l’amatissimo S.O.S. fantasmi durante l’ennesimo passaggio televisivo, è facile rendersi conto di quanto parli del significato che attribuiamo all’apprendimento dal passato e al nostro impegno per essere migliori nel presente, il tutto nella speranza di aprirci la strada a un futuro più luminoso.

E anche questa cinica ma allegra reinterpretazione del racconto senza tempo di Charles Dickens mantiene il messaggio centrale che solo migliorando noi stessi potremo sperare di rendere il mondo un posto migliore (“per te e per me, devi solo aspettare e vedere”).

È, in fondo, il classico viaggio dell’eroe in cui tutti possiamo identificarci, specialmente in questo 2020, quando il ricordo di un Natale senza pandemia lotta con l’incertezza di un ritorno alla ‘normalità’ del prossimo futuro.

Di seguito la scena finale di S.O.S. fantasmi: