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6/10 su 3115 voti. Titolo originale: The Mist , uscita: 21-11-2007. Budget: $18,000,000. Regista: Frank Darabont.

Riflessione | The Mist di Frank Darabont: quando il finale del film è diverso, ma migliore, del libro

10/02/2020 recensione film di Redazione Il Cineocchio

Nel 2007, Frank Darabont portava al cinema l'adattamento del racconto breve di Stephen King, riscrivendone il finale in modo cinicamente beffardo

the mist film finale 2007

Stephen King è noto non solo per aver sfornato nel corso della sua carriera quarantennale numerosi romanzi di successo, ma per aver anche collaborati a vario titolo anche nei relativi adattamenti per il grande e piccolo schermo, senza dimenticare serie a fumetti come American Vampire o il musical Ghost Brothers of Darkland County. Eppure, di tutte le sue collaborazioni creative, è difficile che qualcuno possa obiettare che quella con Frank Darabont sia la più intensa e riuscita.

the mist darabont film 2007 posterDal cortometraggio The Woman in the Room del 1983 a The Mist del 2007, il ‘re del brivido’ e il regista si sono ritrovati in quattro diverse occasioni, producendo i due titoli sopra menzionati, nonché Il Miglio Verde, candidato al premio Oscar nel 1999 e Le ali della libertà (1994). Nominato per ben sette Academy Awards, quest’ultimo non se ne aggiudicò nessuno, riscontrando però un larghissimo favore da parte del pubblico.

Anche se nei tre precedenti adattamenti del lavoro dell’autore, Frank Darabont si era preso varie libertà con le storie di Stephen King, The Mist lo vide allontanarsi dal materiale originario come mai prima di allora: lui stesso riscrisse completamente il finale. Anche se di per sé non si trattò di una sconvolgente novità, è l’eccezionale cambiamento di tono dell’ultimo atto ad aver fondamentalmente tanto memorabile, quanto scioccante, il film.

Il romanzo breve La nebbia, pubblicato per la prima volta nel 1980 e poi raccolto in Scheletri, racconta la storia di David Drayton – non proprio un simpaticone – e suo figlio, costretti a un soggiorno forzato in un supermercato del New England da una nebbia ultraterrena mentre delle creature interdimensionali si aggiravano all’esterno pericolosamente affamate di prede umane. La storia si concludeva in modo incerto, con l’uomo e molti altri sopravvissuti che sceglievano infine di abbandonare i sempre più pericolosi muri della struttura per dirigersi alla cieca all’interno della densa coltre, trovando la morte o forse la salvezza. Lo stesso Stephen King prendeva ironicamente in giro la conclusione deliberatamente insoddisfacente della storia sulle pagine stesse di La Nebbia, quando David Drayton, il narratore del racconto, ammetteva che tali finali possono essere considerati “dozzinali”:

Suppongo sia quello che mio padre ha sempre chiamato, accigliato, “un finale alla Alfred Hitchcock “, intendendo così una conclusione ambigua che permetteva al lettore – o allo spettatore – di decidere da solo come fossero andate le cose. Mio padre non provava altro che disprezzo per queste storie, sostenendo che fossero “colpi bassi”.

Sia che appoggiate questa visione o meno, è facile vedere come il finale del film The Mist funzioni cupamente bene stando ai parametri della sua storia. In sostanza, la conclusione parla di speranza (che, guarda caso, è anche l’ultima parola del racconto breve di 138 pagine). Mentre alcuni personaggi non ce la fanno ad andare avanti, mettendo fine alla propria vita o cercando l’oblio nell’alcol, altri la smarriscono, confidando di trovare la salvezza nell’apocalittico blaterare dell’irritante signora Carmody e del suo odio preso dall’Antico Testamento. Drayton e i suoi compagni di sventura (controfigure di una ‘vera’ famiglia, tanto che qualcuno ci ha letto, al pari di George A. Romero, una feroce critica allo ‘status quo’ occidentale), tuttavia, sono tra i pochi a mantenere accesa quella speranza in quella situazione arcana e scoraggiante, con Stephen King che sceglie di premiare i personaggi per la loro tenacia attraverso un finale che consente alla sensibilità del singolo lettore di determinarne il relativo destino.

The MistVa fatto però notare che in Le ali della libertà Frank Darabont aveva già portato magistralmente sullo schermo una delle storie di Stephen King sulla natura intrinsecamente imperitura della speranza e, così, scegli in The Mist di andare in un’altra direzione. Nel memorabile apice emotivo del film, dopo essere fuggiti dal supermercato, David Drayton (Thomas Jane) e gli altri sparuti sopravvissuti giungono alla tremenda conclusione di essere ormai condannati e che il suicidio è la loro migliore opzione per non finire divorati dai mostri. Il protagonista allora uccide gli altri quattro occupanti della sua jeep (incluso il giovane figlio) prima di esaurire le munizioni della pistola e uscire coraggiosamente nella nebbia per affrontare quegli esseri giganteschi e porre fine alla sua angoscia. Con tragico – e beffardo – tempismo, la cavalleria arriva sotto forma dell’esercito degli Stati Uniti, con Drayton che realizza allora di aver appena massacrato la sua famiglia e gli amici rimasti per nulla.

Con la sua curiosa mescolanza di grezza CGI da B-movie (il budget fu di 18 milioni di dollari) che mette in risalto i numerosi tocchi da cinéma vérité (il lavoro della mdp, quasi documentaristico, è completato dalla mancanza di musiche per la prima ora e mezza), The Mist rappresenta qualcosa di stilisticamente strano e forse è proprio per questo che venne accolto con relativa ambivalenza al momento dell’uscita nei cinema. Col senno di poi, tuttavia, è piuttosto plausibile che questo mashup ‘stonato’ nella mise-en-scéne sia stato costruito intenzionalmente pensando al finale del film – in sostanza, Frank Darabont avrebbe costruito la conclusione di The Mist come fosse una più oscura riaffermazione del tema chiave di Le ali della libertà: che, in definitiva, la speranza è tutto – una massima che aveva consente al detenuto ingiustamente imprigionato Tim Robbins di sopravvivere agli anni di detenzione con pensieri come questo:

La speranza è una cosa buona, forse la migliore delle cose, e le cose buone non muoiono mai.

Mentre in Le ali della libertà – e persino nelle pagine di La Nebbia – i personaggi vengono premiati per essersi aggrappati ostinatamente alla speranza, Frank Darabont penalizza brutalmente il suo protagonista nell’adattamento cinematografico, per averla ripudiata. L’ultima inquadratura di Melissa McBride (The Walking Dead) che stringe i suoi figli dopo essere uscita nella nebbia molto prima nel corso film, è un chiaro richiamo visivo al potere della Fede, in particolare poiché avviene con David Drayton nel suo momento più basso, mentre cade a pezzi dopo aver compreso le terribili conseguenze delle sue azioni.

the-mist-darabontNon si può sostenere che, qualunque fossero le ragioni di tale drastica riscrittura, il finale rivisitato da Frank Darabont non sia un cinico e disperato pugno nello stomaco dello spettatore, ‘impensabile’ per gli standard di Hollywood e capace di pregiudicare anche il destino commerciale di un film. Oltretutto, non sono stati i mostri lovecraftiani a determinare il destino di David Drayton e degli altri. Se fate caso, negli ultimi istanti le creature non sono né visibili, né udibili, da nessuna parte intorno a loro (anzi, la scena suggerisce che i rumori esterni siano provocati dai carri armati dei militari piuttosto che dagli abitanti della nebbia, aggiungendo un ulteriore delizioso strato di macabra ironia). Voltare le spalle alla speranza condanna il protagonista e gli altri. Un rifiuto last second delle certezze che li avevano portati così lontano diventa il chiodo nella loro bara di gruppo.

Stephen King stesso ha adorato il finale, arrivando persino a dichiarare all’epoca che chiunque “rovinerà con degli spoiler gli ultimi cinque minuti di The Mist dovrebbe essere appeso per il collo fino alla morte”. Dopo 13 anni è giusto pensare che non ci siano più problemi ora.

Per quanto riguarda Frank Darabont, The Mist rappresenta – ad oggi – il suo ultimo lungometraggio da regista. Da allora, ha lanciato la fortunata serie The Walking Dead, da cui è stato presto allontanato, e ha visto cancellare il progetto di Mob City. Qualcuno aveva sperato che avrebbe diretto personalmente l’adattamento di La Lunga Marcia, ma, come abbiamo recentemente appreso, tale compito è stato assegnato ad André Øvredal. Toccherà quindi aspettare ancora per rivederlo all’opera.

Di seguito gli intensi 6 minuti finali di The Mist:

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