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Voto: 5/10 Titolo originale: The Man from Toronto , uscita: 24-06-2022. Regista: Patrick Hughes.

The Man from Toronto: la recensione del film di Patrick Hughes (su Netflix)

29/06/2022 recensione film di Francesco Chello

Buddy movie in cui Kevin Hart cannibalizza colpevolmente la scena all’uomo del titolo, uno sprecato Woody Harrelson. Commedia molto poco brillante che non riesce nemmeno a compensare con azione degna di nota

The Man from Toronto film 2022 harrelson

Uscito un po’ in sordina, dallo scorso 24 giugno è disponibile su Netflix (in esclusiva) The Man from Toronto, action comedy diretta da Patrick Hughes. In realtà non so se sia realmente uscito in sordina. Voglio dire, almeno a casa mia è stato così, considerando che mi hanno dovuto avvisare dalla redazione di una release che, a onor del vero, non mi pare abbia goduto di un battage pubblicitario ficcante.

Qualche malpensante (io) potrebbe anche dire che magari gli addetti al marketing hanno visto il film prima di stabilire il tipo di campagna pubblicitaria. Sì, lo so che non funziona così, ma mi piaceva l’idea di nascondere uno spoiler (sulla recensione) sottoforma di frecciatina: per cui se siete di quelli che leggono solo le prime righe di un articolo sappiate che no, il film non mi ha convinto. In breve, ho parlato di action comedy come genere di appartenenza, basta entrare nello specifico di quel termine per affermare che The Man from Toronto è costruito in prevalenza su una commedia molto poco brillante e non compensa con momenti d’azione degni di nota (tranne uno che poi vi dico).

The Man from Toronto film 2022 posterUn mezzo passo falso per Patrick Hughes. Il regista australiano aveva diretto il più debole degli Expendables (il terzo, nel 2014). Ad essere sincero, io mi ci ero divertito lo stesso, ma sono un fan della saga e non mi addentro nella discussione – ma se volete che parli di quella trilogia lo faccio volentieri, nel caso mandatemi un fax o fate trillare il mio Teledrin che mettiamo su un approfondimento; I Mercenari 3 qualche difettuccio oggettivamente lo aveva, fatto sta che dopo quel capitolo il franchise è stato messo in naftalina per otto anni.

Nel 2017 esce il suo film più riuscito, Come ti Ammazzo il Bodyguard, piacevolissimo buddy movie capace di incassare la bellezza di 177 milioni di dollari (a fronte di 30 di spesa). Cifre che portano inevitabilmente ad un sequel (la recensione) inferiore all’originale ma comunque divertente, che non arriva puntualissimo come avrebbe voluto, visti i ritardi dovuti alla pandemia da COVID-19 (che in alcuni paesi, tra cui il nostro, dirottano l’uscita direttamente in streaming su Prime Video).

L’esplorazione del curriculum recente di Hughes non è casuale, visto che con The Man from Toronto il regista sembra abbia voluto restare in quella che potrebbe aver ritenuto come sua comfort zone. L’action comedy, appunto. Con risultati però decisamente differenti rispetto al dittico di The Hitman’s Bodyguard con cui condivide l’intenzione di mescolare i due generi attraverso il buddy movie, anche se stavolta di stampo diverso. Ryan Reynolds e Samuel L. Jackson sono entrambi attori in grado di alternare battuta e cazzotto ed interpretavano due personaggi combattivamente skillati.

The Man from Toronto propone il classico buddy degli ‘opposti’, con due personaggi che provengono da mondi diametralmente differenti in cui uno dei due è chiaramente l’uomo comune che si trova in impensabili situazioni più grandi di lui. Ma questo giusto per raccontarvi le differenze, il problema non è certo una struttura che nel corso degli anni ha funzionato nel caso di svariati esempi senza dubbio più riusciti, da Insieme per Forza (The Hard Way, 1991) a F.B.I. Protezione Testimoni (The Whole Nine Yards, 2000). Il problema, dicevo, è proprio nella gestione degli elementi.

Ora non è che mi aspettassi un’eccellenza di scrittura, ma il primo punto debole di The Man from Toronto è proprio la sceneggiatura. Una roba a cui hanno dovuto lavorare addirittura in tre, Jason Blumenthal che ha firmato il soggetto per poi passarlo a Robbie Fox e Chris Bremner (quest’ultimo già autore di Bad Boys for Life, per la serie due indizi fanno una prova) che ci hanno costruito uno script.

The Man from Toronto film 2022 hartPartiamo dalle gag, basta l’introduzione sui video del povero Teddy di Kevin Hart per settare (male) il mood dell’intero film, hai da poco pigiato play che una vocina nella tua testa sembra avvisarti che oggi non riderai. Se parliamo delle battute del personaggio qualcosa mi fa pensare che le colpe vadano condivise con Hart stesso, considerando che questo tipo di performer tende a scrivere molte delle proprie battute da solo, ad ogni modo è proprio il tono generale ad essere troppo moscio, un umorismo il più delle volte innocuo come i discorsi sul flusso della pipì o le vaghe allusioni sessuali.

Ora non è che voglio fare il musone a tutti i costi, non ho problemi ad ammettere di aver sorriso a qualche situazione qua e là (tipo quando Ted taglia la guancia ad uno dei sospettati), troppo poco però per alzare il pollice e considerarla brillantezza. Così come va sottolineata la pigrizia con cui vengono caratterizzati i personaggi e il loro percorso.

E’ evidente che la strada scelta sia quella del cambiamento, due characters che imparano (migliorando) l’uno dall’altro. Il punto è che, a dispetto del titolo, tra i due il focus è su Ted per il quale viene propinata la solita solfa del fallito che inizia a credere in sé stesso per amore, con tanto di corsa finale a suggellare la love story. Lo spreco più grosso viene perpetrato ai danni di Woody Harrelson e il suo ‘uomo di Toronto’.

La sua sì che è un’entrata in scena efficace, un sicario (altro tema in comune con Come ti Ammazzo il Bodyguard) capace di spaventare le sue vittime con la sola reputazione. Una reputazione che però non vedremo mai. La redenzione è praticamente repentina, istantanea, viene fuori un passato di sofferenza ed un cuore d’oro, oltre che una goffaggine nel manifestare i sentimenti che ne smorza ulteriormente l’aura che avrebbe dovuto essere minacciosa – su tutti, i siparietti per insegnargli a sorridere. Una storia evidentemente facilona che non tiene minimamente conto di verosimiglianza burocratica o logistica, con organizzazioni governative che dispongono missioni come bere un bicchiere d’acqua e gente che si sposta da un continente all’altro manco avesse il teletrasporto.

The Man from Toronto film 2022 harrelson e hartCome anticipato, non va meglio sul versante action. Qualche discreto corpo a corpo, nulla di particolarmente elaborato ma di quelli che ti fai andare bene quando sei in astinenza. Gente che si spara nel culo, un aereo che precipita ed esplode in una CGI palesemente posticcia. La scena migliore del film è lo showdown finale tra la strana coppia ed una serie di killer provenienti da altre parti del mondo (the man from Moscow, from Tokyo, from Tacoma); una sorta di finto piano sequenza in cui Hughes può mostrare buona tecnica, inventiva, un minimo di coreografia e dispensare calci, pugni, violenza e morti dolorose. Certamente non abbastanza da salvare il film, ma si presenta come una sequenza senz’altro piacevole da vedere.

The Man from Toronto aveva avuto problemi già in fase di pre-produzione. A cominciare dalla solita pandemia che prima rallenta il processo di realizzazione per poi spingere la Sony a rivedere i piani iniziali di release in sala, con successiva decisione di vendere i diritti esclusivi a Netflix e passare ad un’uscita prevalentemente streaming.

A fare coppia con Kevin Hart avrebbe dovuto esserci Jason Statham, che lascia il progetto a sole sei settimane dall’inizio delle riprese per divergenze creative sul tono e sul rating che avrebbe dovuto avere il film. E col senno di poi si può affermare che ci aveva visto lungo. Avrei potuto rammaricarmi del suo mancato ingaggio, salvo poi tirare un sospiro di sollievo. Perché di base sono grande fan di Statham, sul piano dell’azione è uno che ti alza il livello, allo stesso tempo non avrebbe potuto fare miracoli con quella che era un’impostazione sbagliata in partenza quindi meglio non vederlo sprecato in una roba così.

The Man from Toronto film 2022 dodgeCerto, non che mi faccia piacere per Woody Harrelson, altro attore che stimo e che, nonostante tutto, ritengo sia la cosa migliore del film insieme alla Dodge Charger 440 RT del 1969 – che conferma un fascino motoristico a cui il cinema non riesce a resistere. Il copione, però, mortifica entrambi, per l’auto nemmeno un inseguimento che sia degno di essere chiamato tale, non va molto meglio ad Harrelson di cui abbiamo già detto in precedenza; dal canto suo, Woody (che, coincidenza singolare, è figlio di un VERO sicario. Sul serio, non scherzo, andate a controllare) riesce comunque a infilarci sarcasmo, qualche occhiataccia delle sue ed un atteggiamento evidentemente divertito nelle risse in cui non sembra volersi tirare indietro.

La scena, ripeto, viene presa maggiormente da Kevin Hart che ci mette pure impegno e si guarda da cadere nel molesto, ma si affida ad un repertorio poco frizzante. A proposito di sprechi, cito anche Kaley Cuoco, infilata quasi a caso in una particina-ina-ina da ochetta che non le rende giustizia. Nota di demerito anche per ‘the man from Miami’, ovvero l’antagonista più presente, affidato ad un bamboccione come Pierson Fodé, mentre altri sicari come Oleg Taktarov (from Moscow) e Tomohisa Yamashita (from Tokyo) vengono liquidati in pochi istanti quando invece avrebbero potuto avere più spazio. Ad una rediviva Ellen Barkin il voltafaccia (intuibile) e una cottura finale che veicola una battuta carina come quella sulla tempura umana.

Insomma, se non si fosse capito, The Man from Toronto non è esattamente uno di quei titoli che consiglierei. Magari farà i suoi click, ma dubito possa giustificare i 75 milioni di dollari di un budget che grida vendetta. Il killer però un interrogativo lo pone (e lo stimola): c’è ancora gente che usa Hotmail? Ehm, io sì. Sono così demodé? Parliamone su MSN!

Di seguito trovate il trailer internazionale di The Man from Toronto, nel catalogo di Netflix dal 24 giugno: