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6/10 su 1045 voti. Titolo originale: The Silence , uscita: 16-05-2019. Regista: John R. Leonetti.

The Silence | La recensione dell’horror Netflix con Kiernan Shipka

11/04/2019 recensione film di William Maga

L'adattamento diretto da John R. Leonetti del romanzo di Tim Lebbon è l'ennesima occasione fallita, un film sciatto e incoerente che getta via tutto il suo potenziale

the silence film netflix leonetti 2019

The Silence di John R. Leonetti – da non confondere col quasi omonimo film di Martin Scorsese del 2017, ma neppure con A Quiet Place – Un posto tranquillo e il recente Bird Box, entrambi con trame piuttosto simili – segue una famiglia che deve fuggire verso Nord dopo lo scoppio di un evento naturale apocalittico in cui alcune creature preistoriche carnivore molto simili a dei pipistrelli sono uscite dal loro secolare nascondiglio sotterraneo per attaccare e banchettare su qualsiasi cosa e chiunque gli capiti a orecchio. Stanley Tucci (Hunger Games) interpreta il padre, Miranda Otto (Il signore degli anelli) sua moglie e Kiernan Shipka (Le terrificanti avventure di Sabrina) interpreta una dei suoi due figli – un’adolescente sorda a causa di un incidente.

the silence dilm John R. Leonetti posterIl regista è probabilmente noto tra i fan del cinema horror per avere uno dei curriculum meno memorabili degli ultimi 20 anni nel settore. C’era lui infatti dietro alla mdp per il primo Annabelle, così come pure di Wish Upon e, andando ancora più indietro, di Mortal Kombat: Distruzione totale. Possibile che a 62 anni suonati, seppur dopo il casualmente soddisfacente Wolves at the door,  abbia potuto ora ‘mettere la testa a posto’ per un film originale commissionato da Netflix, che non si è certo costruita negli ultimi tempi la fama di ‘piattaforma streaming sforna capolavori’? Esatto. No. The Silence è un film che parte da buone premesse (sulla carta del libro da cui è tratto), ma i lati positivi si fermano qui.

Sgomberiamo però il campo da una comune convinzione, emersa subito dopo la messa online del trailer qualche giorno fa. Sebbene The Silence sia stato messo a catalogo un intero anno dopo l’uscita nelle sale d A Quiet Place – Un posto tranquillo, non dissimilmente dal lungometraggio diretto da Susanne Bier si basa su un romanzo pubblicato prima del successo mondiale dell’opera di John Krasinski. Tuttavia, entrambi i ‘successori’ perdono abbondantemente lo scontro diretto col primo, e non certo per questioni di budget. Quello di John R. Leonetti appare come un prodotto derivativo e inferiore su tutta la linea, senza possibilità di sfuggire agli inevitabili confronti grazie a qualche brillante intuizione. Siamo già a un punto morto per il neonato sottogenere del sottogenere apocalittico basato sulla privazione di uno dei sensi principali. E tanto meglio non gli va nemmeno se paragonato ad alcuni (s)cult relativi ai pipistrelli killer, come BatsNotti di terrore e Nightwing, b-movies senza pretese ma divertenti nella loro povertà.

Venendo ai problemi più ‘vistosi’: per prima cosa, la fotografia spenta e desaturata del fidato Michael Galbraith virata sui toni del grigio copre tutto di una patina che immotivatamente rende troppo scuro la visione; poi, è assai probabile che la comunità dei non udenti si rammaricherà di come l’unico personaggio effettivamente sordo di The Silence – e, per estensione, le sue condizioni – vengano presentate in modo inadeguato e incoerente. Oltretutto, il film di John R. Leonetti ignora in pratica tale ‘deficit’ quando invece sembrava esser stato chiaramente impostato per essere una parte importante della narrazione. I protagonisti parlano a voce almeno tanto quanto usano il linguaggio dei segni, il che suona abbastanza curioso se si considera che la salvezza di tutti quanti dipende dalla necessità di stare in assoluto silenzio e che tutti quanti conoscono, a quanto pare, tale modo per comunicare. Il fatto che la Ally di Kiernan Shipka sia così incredibilmente abile nel leggere le labbra non fa quindi che rendere il suo stato meno significativo.

the silence film netflix leonetti Kiernan Shipka tucciPeggio va comunque con la frustrante e prevedibilissima sceneggiatura di Carey e Shane Van Dyke (Chernobyl Diaries – La mutazione), che rende disastrosamente stupidi alcuni dei personaggi di contorno. Dopo che i notiziari TV hanno reso dolorosamente chiaro che ‘ il silenzio è d’oro’, una comparsa esclama con tono confuso: “Cosa diavolo vuol dire, ‘non fare rumore’?”. In tal senso, uno dei migliori esempi dell’idiozia diffusa in The Silence è la scena in cui uno sconosciuto punta un fucile a pompa contro Ally e il suo chiassoso cane. Il tizio è sconvolto dal fatto che l’animale abbai attirando inevitabilmente l’attenzione, quindi cosa fa? Spara un colpo di avvertimento in aria. Problema risolto no? Per concludere, a un certo punto, le automobili su un’autostrada suonano il clacson a vicenda in preda a una folle frustrazione. Mah.

Vogliamo poi addentrarci nel campo delle ‘domande dettate dalla mera logica che è meglio non farsi davanti a un film horror“? Ma si dai. Come hanno fatto queste creature – denominate Vesps – a sopravvivere in una caverna per un tempo tale da perdere la vista e non si siano mai cibate le une delle altre fino all’estinzione? E se hanno brancolato nel buio per migliaia di anni, può la splendente e calda luce solare non avere il minimo effetto su di loro? E sono davvero così difficili da contrastare per l’esercito? Si potrebbe soprassedere, se solo The Silence non ponesse costantemente l’accento sull’adattamento di tipo ecologico.

the silence film netflix leonettiIl carico da novanta lo calano infine la completa assenza di momenti spaventosi o almeno di vaga tensione palpabile (è PG-13, quindi scordatevi lo splatter). Le creature alate, sebbene decentemente rese con la CGI, sono mostrate troppo a lungo per scatenare un senso di minaccia. John R. Leonetti fa un uso eccessivo della slow motion (specialmente in un momento cardine) e verso la metà viene gettata nella mischia dal nulla la ‘solita’ setta di squinternati con intenti ben poco simpatici. La loro pigra inclusione nella trama è un cliché tanto vecchio quanto involontariamente divertente, perché a volte scompaiono come se fossero esseri soprannaturali e sono caratterizzati da una menomazione che vorrebbe renderli minacciosi quando non lo sono nemmeno un po’ (l’unica trovata davvero interessante tuttavia è collegata al loro inventivo tentativo di stanare la famigliola asserragliata tramite l’uso ‘improprio’ di telefoni cellulari). Sul finale affrettatissimo e lo scarso attaccamento emotivo a chiunque non vale la pena di scrivere oltre.

In definitiva, la visione di The Silence è utile solo per rivalutare (o elogiare di più) – qualora servisse – sia A Quiet Place che Bird Box. Lo sventurato Tim Lebbon non avrebbe potuto probabilmente chiedere di peggio per il suo romanzo.

Di seguito trovate il trailer in versione italiana e internazionale (per meglio apprezzare le voci originali) di The Silence, nel catalogo di Netflix dal 10 aprile: