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6/10 su 220 voti. Titolo originale: Titane , uscita: 14-07-2021. Regista: Julia Ducournau.

Titane: la recensione del film Palma D’Oro firmato Julia Ducournau

29/09/2021 recensione film di Gioia Majuna

La regista francese gira un'opera seconda sconvolgente e densissima, che se ne frega di dover piacere per forza al grande pubblico

titane film 2021

Chiunque si sia chiesto quanto fosse concretamente scioccante il film vincitore della Palma d’Pro 2021 può stare tranquillo, perché Titane di Julia Ducournau (la nostra intervista esclusiva) è davvero tanto stravagante quanto radicale, al punto da farci domandare come sia stato possibile che Spike Lee e colleghi giurati siano arrivati alla clamorosa decisione.

La tanto attesa seconda fatica della regista francese dopo l’altrettanto ‘scandaloso’ Raw – Una cruda verità del 2016 (la recensione) è ora disponibile per la visione a tutti quanti anche al di fuori dei circuiti festivalieri, ma è così al limite dell’indescrivibilità a parole che gli spettatori, una volta terminata l’esperienza, potrebbero / dovrebbero rinunciare a trovarci una qualche logica, abbandonandosi piuttosto (almeno quelli meno impressionabili tra loro) al suo febbrile flusso onirico.

Il film è così pieno di possibilità non sviluppate, tutte quante audacissime, da finire col creare uno spettacolo frustrante, anche se non puoi mai fare a meno di distogliere lo sguardo. Seguendo la stessa prospettiva femminile e l’intensità conflittuale di Raw, Titane è destinato a trovare un avido seguito tra i fan del cinema estremo, gli amanti del body horror e gli adepti della teoria postmoderna allo stesso modo, senza contare la prova da protagonista di Vincent Lindon, qui lontanissimo dalla sua usuale zona di comfort.

titane film poster 2021Con una narrazione che sembra frutto di una libera associazione tra gli stereotipi delle opere sui serial killer e il gineco-gotico di David Cronenberg, Titane prende il titolo dal titanio utilizzato per le protesi chirurgiche.

Un prologo mostra un incidente d’auto che coinvolge una ragazzina di nome Alexia e suo padre (una svolta piacevolmente lugubre del regista Bertrand Bonello), con la piccola che ha la peggio, tanto che le viene impiantata una piastra metallica nella testa. Salto avanti nel tempo anni e quella placca sembra aver avuto uno strano effetto su di lei (anche se già prima della tragedia si comportava in modo piuttosto insolito).

Interpretata da adulta dalla straordinariamente disinibita esordiente Agathe Rousselle, Alexia ora lavora come ballerina alle fiere automobilistiche, una delle tante giovani che eseguono danze eroticheggianti sui cofani delle vetture in esposizione. Alexia, tosta e pesantemente tatuata- sul suo petto è inciso “Love Is a Dog From Hell” – mostra presto di avere un certo modo di affrontare le attenzioni maschili sgradite, ma anche un momento saffico con una collega (la Garance Marillier di Raw) mette in luce una volta di più il suo lato spigoloso.

Nel frattempo, però, la relazione fisica più intensa di Alexia è con una delle auto da esposizione, una Cadillac decisamente appariscente decorata con fiamme, e una notte di incredibile ‘passione meccanica’ sul sedile posteriore porta a strane trasformazioni in corso nel suo corpo già dalla mattina seguente (quell’intimità umano-macchina che fa eco al recente Jumbo di Zoe Wittock, che allo stesso modo faceva un uso copiosamente surreale dell’olio motore …).

Al termine di un crescendo straordinariamente violento e allucinato – e di un cambio di tono che sfocia in una farsa omicida, con un pizzico di Brian De Palma – Alexia si dà alla fuga e decide di cambiare identità. Tagliandosi i capelli e compiendo un atto radicale di auto-rinoplastica estemporanea, la protagonista ‘rinasce’ come maschio, e poi stringe un improbabile legame padre-figlio sempre più perverso con Vincent (Lindon), il travagliato, dolorante, amante degli steroidi capitano di una squadra di vigili del fuoco – le cui sessioni di ballo sfrenato per soli uomini suggeriscono un tributo più che vistoso alla rappresentazione omoerotica di Claire Denis della Legione Straniera in Beau Travail (1999).

Titane si fa più arrabbiato man mano che procede – e Alexia e suo padre sono sempre più stravaganti – e, nel complesso, non c’è molto di quello che potremmo definire come un ‘tocco umano’ riconoscibile, anche se una breve apparizione di Myriem Akheddiou (L’età giovane), la ex moglie di Vincent, garantisce una gradita intromissione di sfumature emotive. Ma cercare una rappresentazione realistica dei personaggi non è il punto focale di un film che è ferocemente assertivo nella sua estetica sopra le righe e fumettesca.

La nuova scoperta Agathe Rousselle, 33 anni, che si spinge fisicamente ed emotivamente a limiti audaci – e che pronuncia a malapena una manciata di parole in tutto il film – è una presenza straordinaria, i suoi lineamenti androgini e il suo sguardo intenso lavorano con un effetto ferocemente imponente, specialmente sotto la torrida illuminazione espressionista del direttore della fotografia di Raw, Ruben Impens.

titane film 2021 juliaUn Vincent Lindon fisicamente ed emotivamente pompato, nel frattempo, è la solenne presenza monolitica a cui siamo abituati; ma dove di solito ricorre al suo sguardo torvo e alla sua mole imponente per un effetto un po’ rassicurante (come in In Guerra e La legge del mercato), in Titane proietta un disturbo completamente nuovo, in un modo che si rivela sia inquietante che bizzarramente commovente.

Titane è tematicamente ricco, certo, e fan e critici allo stesso modo si divertiranno a incassare il suo approccio alla fluidità di genere, alla mascolinità tossica, al desiderio femminile e a quel tipo di teoria transumana / cyborg associata di solito alla pensatrice Donna Haraway.

Altri si godranno semplicemente lo sfavillante sfarzo della messa in scena e alcuni momenti tecnicamente altissimi, come la carrellata durante lo show automobilistico iniziale, il festino dei vigili del fuoco sulle note dei Future Islands (che ricorda vagamente quello con Diamonds di Rihanna in Girlhood di Céline Sciamma, solo con ragazzoni muscolosi e a torso nudo) e le svariate conflagrazioni di brutalità.

Quando infine raggiungiamo l’apocalittico apice, Titane ha superato ogni limite e ha ‘fatto il giro’ innumerevoli volte ormai, con spensierato abbandono. Manca quella combinazione di spavalderia giovanile e di controllo che aveva permesso a Raw di funzionare così bene, ma il cocktail squilibrato di oltraggiosità, eccesso, ferocia concettuale e puro delirio in mostra qui ci farà rimanere senza fiato, e occasionalmente sussultare di disgusto. Mica poco.

Di seguito – sulle note di She’s not there degli Zombies – trovate il trailer senza dialoghi di Titane, nei nostri cinema dal 30 settembre: