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Tom Rothman contro gli spot al cinema: “Basta pubblicità infinita prima dei film”

14/04/2026 news di Stella Delmattino

Il CEO di Sony Pictures attacca i pre-show da 30 minuti

last action hero film cinema

Durante il CinemaCon 2026, Tom Rothman ha lanciato un messaggio diretto agli esercenti cinematografici: ridurre drasticamente pubblicità e trailer prima dei film.

Un intervento netto, che riflette una crescente frustrazione all’interno dell’industria per pre-show sempre più lunghi, arrivati ormai anche a 30 minuti prima dell’inizio effettivo della proiezione.

Rothman non ha usato mezzi termini:

“Quello che sto per dire lo dico da sempre sostenitore delle sale cinematografiche. Ma vi esorto a fare scelte difficili pensando al lungo periodo, non solo ai guadagni immediati… Smettete con questa dipendenza dalla pubblicità. Gli spettatori occasionali arrivano all’orario indicato e odiano essere costretti a guardare spot infiniti, cosa che a casa non succede.”

Il riferimento è chiaro: mentre le piattaforme domestiche offrono contenuti immediati, l’esperienza in sala rischia di diventare sempre più dilatata e meno appetibile.

Secondo Rothman, il comportamento del pubblico sta già cambiando:

Molti spettatori arrivano anche mezz’ora dopo l’orario di inizio proprio per evitare la pubblicità. E così non vedono nemmeno i trailer.”

Un problema non da poco per gli studios, che continuano a investire proprio nei trailer come principale strumento promozionale. Se nessuno li guarda, l’intero sistema perde efficacia.

Negli Stati Uniti, catene come AMC Theatres hanno ampliato sempre di più l’esperienza pre-film, arrivando a includere fino a 25-30 minuti tra spot e trailer.

Una scelta che punta a massimizzare i ricavi pubblicitari nel breve periodo, ma che rischia di compromettere la soddisfazione del pubblico nel lungo termine.

Alcuni studi interni citati durante l’evento confermano il problema: solo il 20% degli spettatori è presente all’orario indicato; servono altri 10-12 minuti per riempire la sala; il pubblico completo arriva solo poco prima dell’inizio reale del film.

In pratica, l’orario ufficiale ha perso significato.

Il punto sollevato da Rothman è semplice: spingere troppo sulla pubblicità rischia di danneggiare l’esperienza cinematografica. E se andare al cinema diventa percepito come un’attesa lunga e forzata, il pubblico potrebbe scegliere alternative più immediate.

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