Robopocalypse, il kolossal sci-fi che Spielberg abbandonò perché troppo costoso diventa una serie TV con Ron Howard
03/11/2026 news di Stella Delmattino
Il progetto fantascientifico mai realizzato da Steven Spielberg torna in sviluppo come miniserie, con Akiva Goldsman alla sceneggiatura e un'ambiziosa storia di ribellione delle intelligenze artificiali

Steven Spielberg aveva immaginato uno spettacolare kolossal fantascientifico con Chris Hemsworth e Anne Hathaway, ma il progetto era diventato talmente costoso da rischiare, secondo le sue stesse parole, di mandare in rovina uno studio cinematografico. Oltre dieci anni dopo, quella storia di intelligenze artificiali e robot ribelli potrebbe finalmente arrivare sullo schermo. Non più come film, però, ma come serie televisiva, con Ron Howard alla regia e Akiva Goldsman alla sceneggiatura.
Il progetto si intitola Robopocalypse ed è tratto dall’omonimo romanzo di Daniel H. Wilson, pubblicato nel 2011 e arrivato in Italia nel 2014 grazie a Rizzoli. Secondo quanto riportato da The Hollywood Reporter, Imagine Entertainment e Weed Road stanno sviluppando un nuovo adattamento televisivo, nel tentativo di portare finalmente a compimento una delle produzioni fantascientifiche più travagliate degli ultimi quindici anni.
Robopocalypse: Ron Howard dirige la nuova serie sui robot ribelli
Ron Howard sarà il regista dell’episodio pilota, mentre Akiva Goldsman ne scriverà la sceneggiatura e ricoprirà il ruolo di showrunner. I due hanno già collaborato ad A Beautiful Mind, che nel 2002 valse a Howard gli Oscar per il miglior film e la regia e a Goldsman quello per la sceneggiatura non originale.
Questa volta si confronteranno con una storia ambientata in un futuro prossimo, nel quale la tecnologia sviluppata per semplificare la vita quotidiana si trasforma improvvisamente in una minaccia mortale.
Nel romanzo, una potentissima intelligenza artificiale chiamata Archos prende progressivamente il controllo dei sistemi tecnologici mondiali, dalle reti di comunicazione ai trasporti, fino alle macchine progettate per assistere gli esseri umani.
Quando arriva l’Ora Zero, i robot si rivoltano contro i propri creatori e la civiltà viene quasi completamente annientata. I sopravvissuti, sparsi in diverse parti del pianeta, devono superare le proprie divisioni per organizzare una resistenza.
Il romanzo racconta la catastrofe attraverso testimonianze e punti di vista differenti, una struttura che potrebbe adattarsi particolarmente bene a una narrazione televisiva articolata su più episodi.
Howard ha sottolineato proprio la dimensione umana della storia, spiegando che, oltre allo spettacolo e alla suspense, lo interessa il modo in cui i personaggi cercano qualcosa che li unisca quando la tecnologia da cui dipendono si rivolta contro di loro.
Steven Spielberg: «Era talmente costoso da poter far fallire uno studio»
La storia dell’adattamento comincia prima ancora della pubblicazione del romanzo, quando Steven Spielberg acquisì i diritti di Robopocalypse con l’intenzione di trasformarlo in uno dei suoi grandi film di fantascienza.
Alla sceneggiatura venne chiamato Drew Goddard, già autore di Quella casa nel bosco, mentre Chris Hemsworth, Anne Hathaway e Ben Whishaw furono associati alla produzione.
Il film avrebbe dovuto arrivare al cinema nel 2014, ma nel gennaio 2013 Spielberg decise di sospenderne la preparazione. Il problema principale era economico: gli effetti visivi e la portata della storia richiedevano investimenti enormi, superiori ai 200 milioni di dollari secondo le ricostruzioni dell’epoca.
In un’intervista rilasciata a Empire nel 2026, Spielberg è tornato sulla decisione con parole particolarmente esplicite:
«Era gigantesco. Era un progetto che avrebbe potuto far fallire un’intera casa di produzione, senza riuscire a recuperare l’investimento».
Il regista ha spiegato di non voler esporre DreamWorks a un rischio economico tanto elevato, soprattutto senza poter garantire che il pubblico avrebbe risposto in misura sufficiente.
La produzione non venne mai realizzata, nonostante un successivo tentativo di rilancio affidato a Michael Bay nel 2018. Anche quella versione rimase sulla carta.
Spielberg resta coinvolto: chi produrrà la serie?
Nonostante abbia rinunciato alla regia, Steven Spielberg non è completamente uscito dal progetto. La sua Amblin Entertainment parteciperà infatti alla produzione esecutiva della nuova serie.
Lo sviluppo sarà seguito anche da Brian Grazer e Jeb Brody per Imagine Entertainment e da Greg Lessans e Rachel Wizenberg per Weed Road, insieme a Howard e Goldsman.
La scelta del formato televisivo potrebbe risolvere almeno uno dei problemi che avevano complicato l’adattamento cinematografico: la necessità di comprimere una guerra globale, raccontata attraverso numerosi personaggi, nelle poche ore di un lungometraggio.
Non significa necessariamente che la produzione sarà economica. Una storia che prevede un’insurrezione mondiale delle macchine continuerà a richiedere effetti visivi e risorse considerevoli. Il budget della nuova versione, tuttavia, non è stato comunicato.
Resta inoltre un ostacolo fondamentale: Robopocalypse non ha ancora una piattaforma streaming o un’emittente televisiva. Il progetto si trova quindi nella fase di sviluppo e non sono stati annunciati cast, numero di episodi o data di uscita.
A rendere particolarmente attuale la storia è naturalmente il tema dell’intelligenza artificiale. Quando Wilson pubblicò il romanzo nel 2011, una rivolta delle macchine apparteneva soprattutto alla fantascienza. Oggi, con sistemi di IA sempre più presenti nella vita quotidiana, le domande sulla dipendenza tecnologica assumono una risonanza differente.
Dopo quindici anni di tentativi, Robopocalypse ha dunque un’altra possibilità di diventare realtà. E il paradosso è che proprio una storia sull’umanità minacciata dalle proprie creazioni tecnologiche potrebbe finalmente trovare nella televisione il formato che Hollywood non era riuscita a sostenere economicamente.
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Steven Spielberg: «Era talmente costoso da poter far fallire uno studio»



