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Cineocchio Dossier – I Signori della Droga: Parte II

di Gianluigi Perrone

Continua il viaggio oltre il confine alla scoperta delle produzioni televisive e cinematografiche che negli ultimi anni hanno affrontato il tema del narcotraffico centro-sudamericano

ANCORA OLTRE IL CONFINE

In ZeroZeroZero, presto serie TV, il giornalista e romanziere Roberto Saviano esplora parte di questo orrore, con un lavoro di ricerca di fonti generali approfondito, che esamina il fenomeno cocaina in diversi suoi aspetti. Come nasce questa gente? Da che famiglie viene? Quanto sono integrati nella società? Perchè non hanno nessun rispetto per la vita umana? I momenti più agghiaccianti arrivano con la descrizione della figura dei sicari. L’addestramento dei killer non è solo fisico, psicologico, empirico ma anche morale. Crescere un cagnolino durante il training e alla fine ucciderlo per dimostrare di non avere un’anima.

el sicarioUn documento interessante è El Sicario, Room 164 (2010), che segue in una lunga intervista un “pentito” del Cartello il quale racconta la sua lunga scia di sangue e le tecniche per perpetrarla. Il regista, l’italiano Gianfranco Rosi (quello di Sacro GRA) segue la narrazione attraverso i luoghi dove sono avvenuti i fatti di sangue e ne crea una cronistoria. 

Per quanto riguarda l’aspetto più glamour della situazione, il documentario Narco Cultura (2013) di Shaul Schwarz dà un aspetto abbastanza allucinante della situazione. Chiaramente ispirato a The Art of Killing, esamina il fenomeno delle band musicali di musica Mariachi che hanno un certo successo al di là e qua del confine. Banditi che cantano le gesta dei Narcos, anche in maniera esplicita e colorita, fanno i pienoni ai concerti. Sicuramente accostabile al fenomeno dell’hip hop gangsta e della musica neo melodica, fa abbastanza specie per la spavalderia con cui questi personaggi rivendicano la loro sete di sangue.

Uno degli aspetti emblematici del fenomeno è proprio il fatto che il denaro è divenuto quasi un aspetto marginale della situazione, e una sorta di psicopatia collettiva si è impossessata di una parte consistente del continente. 

In Blow (2001) di Ted Demme, Johnny Depp interpreta George Jung, che tentava di affrancarsi da una educazione materialista, e grazie al cartello di Medellin, aveva acquistato un controllo ineguagliabile.

blowPotere vuol dire paura e incarnare questo tipo di controllo è divenuto il punto identificativo dei Narcos. Al posto dei serial killers, una volta portavoce di questo macabro appealing, i narcos terrorizzano poichè non prodotto di traumi o di una società repressiva, ma di un sistema economico globale che ha accettato un business, quello della cocaina, e ha decimato, letteralmente milioni di persone

Cosa succede al di qua del Confine messicano ce lo suggerisce Miss Bala (2011) di Gerardo Naranjo. Una ragazzina con il sogno di vincere un concorso di bellezza si trova nel mezzo della lotta ai narcos, utilizzata come merce di scambio in una bomba ad orologeria al cardiopalma. La sua innocenza verrà distrutta in mille pezzi da un vortice di eventi che non pare nemmeno essere condotto da esseri umani quando da un ingranaggio che trita tutto ciò che vi passa nel mezzo. Chiaramente la bella del film rappresenta il Messico, vessato da una situazione del genere. Gli eventi del film si ispirano alla tragica storia vera di Susana Flores Gamez, ventiduenne reginetta di bellezza uccisa dal cartello, ribattezzata Miss Bala Sinaloa. Ugualmente brutale e distruttivo, sulla stessa falsa riga ma con uno stile più gelido, è Heli (2013) di Amat Escalante. Nelle sue opere precedenti, Sangre e Los Bastardos, il regista spagnolo naturalizzato messicano si mostra debitore a Haneke, e il mix tra stile distaccato e ferocia latina genera un certo effetto straniante. In Heli stavolta la giovane innocente è poco più di una ragazzina ma quello che risalta è la disumana ferocia quasi autistica dei narcos che non si fermano veramente davanti a nulla. L’aspetto che viene dipinto è forse uno dei più concreti problemi delle popolazioni sudamericane. Il valore della vita umana è raso a zero e non vi è pietá per nulla e nessuno.

Miss_BalaNel documentario Cocaine Cowboys (2006) di Billy Corben e dei suoi sequel, Cocaine Cowboys 2 (2008) e Cocaine Cowboys Reloaded (2014), si analizzano le cause e gli effetti del narcotraffico dal punto di vista degli americani, Jon Roberts e Mickey Munday, principali responsabili dell’import arricchitisi per miliardi, e della maniera in cui Miami, città di sole e relax, è diventata la città del vizio. La nascita di Miami Vice e del successo della serie di Michael Mann poi divenuta film, viene proprio a cavallo di questa trasformazione. Chiaramente Mann spettacolarizza e glamourizza l’aspetto del traffico, dimostrando che nessuno aveva idea di quello che stesse veramente succedendo, e in qualche modo edulcorando l’immagine del narcotraffico tanto da farlo sembrare cool. Una promozione che fece molto gioco ai narcos, i cui metodi erano molto più spiccioli e artigianali. Tutto è avvenuto per divertimento, con la cocaina che rimpiazzava la marijuana. Colombiani, americani, cubani. Tutto il cash poi andava a finire nella lavanderia di Panama grazie al Generale Noriega. Tutto a portata di mano. Perfetto. Sembra talco ma non è, serve a darti l’allegria. Poi il denaro ha preso il sopravvento. Cifre esorbitanti che potevano finire alla mercè di tutti. Chiunque vorrebbe la bacchetta magica per diventare ricchi velocemente. A Miami in quell’epoca, la cocaina era la bacchetta magica. Roberts e Munday non fanno che parlare di numeri, cifre altissime guadagnate in un batter d’occhio. Una richiesta sempre crescente e chiunque in grado di soddisfarla al di qua del confine. Questo ha causato la guerra fra spacciatori, una guerra ancora più cruenta poichè non si trattava di professionisti ma di balordi divenuti all’improvviso potenti, e quindi avidi e paranoici.

cowboysLa colpa era del confine, enorme e incontrollabile. Acri di territorio dove infilarsi e far passare immigrati, marijuana e infine cocaina. Un colabrodo grande quanto un Paese.

E’ evidente come il problema fosse stato sottovalutato fino a che non è stata chiara l’entità del business. Finchè i miliardi non vennero a mancare dalle casse d’America. Esentasse. Precedentemente non ci sarebbe stato gioco contro il governo americano che avrebbe potuto spegnere il problema in quattro e quattro otto. A nessuno fregava niente che la cocaina facesse male. Il problema era il business. Quando si sono svegliati era troppo tardi, poichè i colombiani erano in grado di acquistare una armata.

Quando si arriva alla Colombia si pensa al Cartello di Medellin, il più potente di tutti i tempi, e anche se secondo Jon Roberts in Cocaine Cowboys il vero Re della Cocaina era il grasso e incensurato patriarca della famiglia Ochoa, Fabio Ochoa, la superstar di tutti i narcotrafficanti e colui che ha creato la leggenda ha un nome e cognome: Pablo Emilio Escobar Gaviria.

continua…

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