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Visita al Parco Walt Disney Studios di Parigi (parte I)

di

Resoconto di una giornata alla scoperta delle molte attrazioni tematiche, tra sorprese e delusioni

Non serve essere esperti di cinema per conoscere i grandi classici firmati Disney. Ognuno di noi fin da bambino è stato immerso in questo magico universo animato che negli anni si è fortemente espanso, acquistando la Lucasfilm e la Marvel Entrateinment Inc. Non solo, l’impero disneyano non si è limitato alla sola produzione di alcuni dei massimi capolavori della cinematografia mondiale, ha anche esteso il proprio mondo fantastico all’emisfero del reale, costruendo numerosi parchi a tema nel corso dell’ultimo sessantennio. Primo fra tutti fu il Disneyland Resort, edificato nel 1955 in California e inaugurato da Walt Disney in persona. Seguì nel 1971 in Florida il Magic Kingdom Walt Disney World , poi nel 1983 aprì in Giappone il Tokyo Disney Resort. Infine nel 1992 in Francia venne inaugurato Disneyland Paris e da ultimo in Cina nel 2005 venne costruito l’Hong Kong Disneyland Resort.

visita-al-parco-walt-disney-studios-di-parigi-2Grandi estimatori dell’universo fatato creato dalla celebre casa di produzione e di passaggio per la caipitale francese, non abbiamo potuto resistere dal visitare il Parco Walt Disney Studios, il secondo costruito nel complesso di Disneyland Paris nel 2002. La struttura è situata nella periferia di Parigi a Marne-la-Vallée, raggiungibile con la RER a circa 40 minuti dal centro della città. La parola Studios è però fortemente ingannevole, almeno se ci induce a pensare che stiamo per visitare veri e propri set cinematografici o che troveremo memorabilia di alcuni film. Il tutto è semplicemente un’appendice del parco divertimenti, situato a 50 metri, con attrazioni solamente ispirate alle pellicole a cui fanno riferimento. Le stesse, peraltro, sono state negli anni al centro di una forte polemica sulla loro originalità, essendo state etichettate quali plagio degli altri parchi più grandi e più noti.

Decisamente perplessi per le deluse aspettative, la parte meglio riuscita, forse l’unica che si salvi del tutto, è il percorso Art of Disney Animation, che infatti è stato replicato anche nel complesso californiano. Vera perla dell’area – e oserei dire di tutto il parco -, quest’ultimo è un vero e proprio percorso interattivo che spiega la creazione e lo sviluppo dei personaggi dei vari cartoni animati. Nell’atrio adiacente alle due salette cinematografiche sono esposte diverse foto con disegni di bozzetti e schizzi preparatori, accanto a quelle di disegnatori famosi, così subito si comincia a respirare l’atmosfera di un vero studio di produzione. Nel frattempo viene proiettato un filmato in cui Roy e Walt Disney fanno un breve excursus sulla storia dell’animazione. Si parte dalla preistoria, letteralmente, con un simpatico cavernicolo che, per dare movimento alle sue incisioni rupestri, disegna gli omini con le gambe in posizioni diverse, mentre cercano di inseguire le loro prede con una clava. Si passa poi attraverso l’invenzione del fenachistoscopio, ossia un oggetto costituito da due dischi sovrapposti, uno ricoperto di una serie disegni raffiguranti lo stesso soggetto in diverse posizioni, l’altro semplicemente fenestrato. Questi, girando, creano l’illusione del movimento. In ultimo viene presentata la versione più evoluta del macchinario precedente, lo zootropio, un cilindro con delle piccole fessure al cui interno si trova la sequenza di disegni; anche questo, una volta messo in moto, genera immagini animate. Curiosità: nella stanza si trova anche una multi-plane camera (dispositivo che si sviluppa su più piani), utilizzata per generare diverse sequenze animate presenti in vari classici come Bambi. Finito il filmato si apre la porta adiacente e si viene condotti all’interno della prima saletta cinematografica. Qui vengono proiettate diverse scene tratte dai più famosi film Disney raggruppate secondo le emozioni che suscitano, rabbia, amore, gioia, tristezza e così via.

visita-al-parco-walt-disney-studios-di-parigi-3Successivamente, si accede alla seconda saletta, allestita come studio di produzione. Si viene accolti da Mushu in persona. Il simpatico draghetto di Mulan, proiettato sullo schermo, dialoga con un disegnatore presente in sala. Attraverso uno scambio di sketch divertenti scopriamo la sua storia: in origine l’eroina cinese avrebbe dovuto essere affiancata da due draghi, ma quando gli sviluppatori si resero conto che sarebbero stati troppo ingombranti, pensarono ad un drago a due teste. Ancora non convinti della spalla di Mulan, gli sviluppatori studiarono tutta la simbologia cinese, arrivando a concepire una creatura chimeriforme con corna di cervo, corpo di serpente, artigli d’aquila e faccia da cammello. Da questo miscuglio nacque quel drago, così desideroso di impressionare gli antenati, che tutti noi conosciamo. Una simile sorte toccò ai due animaletti di Pocahontas, che all’inizio erano in tre: procione, colibrì e tacchino. Successivamente fu tolto il procione, ma visto che la coppia di volatili non funzionava, reinserirono Meeko e tolsero definitivamente il tacchino, per farlo diventare una pietanza. Procedendo nella scoperta del meraviglioso mondo del character design, ci viene mostrato, volta definito il personaggio, la fase in cui gli viene conferita una sua caratterizzazione specifica e un determinato tipo di movimenti. Qui entrano in gioco degli attori che simulano i movimenti che verranno poi riprodotti nell’animazione finale. Il tutto si conclude con una breve presentazione del nuovo personaggio Disney, a noi è toccato il polpo di Alla ricerca di Dory. Salutato Mushu si accede all’ultima sala interattiva in cui un disegnatore insegna i passaggi per disegnare il volto di Stitch. Lo spettatore può a sua volta provare su uno schermo in dotazione. Ci sono molte altre postazioni in cui ci si può divertire giocando a creare il proprio personaggio da animare costruendo dei rudimentali apparecchi utilizzati per creare movimento. Molto interessanti sono anche i bozzetti preparatori e i primissimi disegni di Ursula, di Trilli e della Bestia esposti sulle pareti della stanza. In uno di essi, la strega dei mari avrebbe dovuto avere la faccia da pesce.

Dopo questo viaggio nel mondo dell’animazione, abbiamo seguito dunque il lungo e sfaccettato processo di creazione dei personaggi, potendone notare con grande interesse l’evoluzione nel tempo e vedere come un’idea di partenza può essere completamente stravolta per adattarsi maggiormente alla storia o agli altri protagonisti.

continua…

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