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7/10 su 225 voti. Titolo originale: Dracula , uscita: 01-01-2020. Stagioni: 2.

Dracula | Recensione della miniserie con Claes Bang di Moffat & Gatiss (su Netflix)

05/01/2020 recensione serie tv di William Maga

I due sceneggiatori mettono mano al classico di Bram Stoker, mescolando a modo loro tradizione e intrigante rielaborazione, per un risultato ibrido che potrebbe far felici solo i fan oltranzisti della coppia

dracula serie netflix 2020

Curiosamente, dei sette film usciti nel corso degli anni 2010 più o meno incentrati sulla battutissima figura del Conte Dracula, ben cinque sono stati animati (Hotel Transylvania 1, 2 e 3, Minions e Monster Family) , mentre i restanti due – Dracula 3D di Dario Argento  (2012) e Dracula Untold di Gary Shore (2014) – avevano in qualche modo ‘riletto’ il mito del vampiro più celebre della storia. Ora, col mondo in fiamme (letteralmente e in senso figurato) e i vicini che si guardano sempre più sospettosamente, i tempi devono essere sembrati quindi più che mai maturi per l’ennesima rivisitazione del celebre romanzo di Bram Stoker, una storia che si tuffa profondamente nell’umana paura della morte e della sessualità, così come pure nella cara e vecchia xenofobia. Seguono necessari SPOILER.

Lo splendore (e la tragedia) del classico della letteratura pubblicato nel 1897 è che può facilmente adattarsi a uno svolgimento in qualsiasi periodo storico o luogo, con le sue tematiche che rimarrebbero pregnanti e pertinenti. A tuffarsi nella non così semplice impresa ci hanno allora pensato Mark Gatiss e Steven Moffat (Sherlock, Doctor Who), dando vita ad una stravagante miniserie originale per Netflix e BBC One in 3 episodi da 90 minuti ognuno (intitolati Le regole della bestia, Veliero di sangue e La bussola oscura), che gioca a tenere il piede in due scarpe, quella della tradizione e quella della rielaborazione intelligente (o presunta tale), per un risultato ibrido che potrebbe far felici solo i fan oltranzisti della coppia di sceneggiatori britannici.

dracula serie netflix 2020 posterSebbene inizi come una rivisitazione piuttosto tradizionale e fedele, con numerosi cenni allo stile visivo e al design di produzione portati al cinema da Francis Ford Coppola nel 1992 (la recensione del film), Dracula diventa rapidamente la sua affascinante bestia, rimandando più che altro all’iconoclastia della Hammer e al lavoro di Terence Fisher. Mantenendosi in delicato equilibrio tra horror e dark humor (una labile armonia che si perde rapidamente nel secondo episodio, salvo tornare a lampeggiare nel terzo), il primo episodio si svolge quasi interamente in Transilvania, concentrandosi sulla curiosa relazione tra il Conte Dracula (il 52enne danese Claes Bang, un riuscito mix tra Bela Lugosi e Christopher Lee) e Jonathan Harker (John Heffernan).

Mina (Morfydd Clark), la promessa sposa di Jonathan che rapidamente cade sotto l’incantesimo dell’affascinante signore delle tenebre, qui è – nella migliore delle ipotesi – un personaggio assolutamente periferico, e scompare quasi del tutto dopo Le regole della bestia. In sostanza, la ragazza finisce per essere niente di più che uno dei numerosi esempi di come Mark Gatiss e Steven Moffat sappiano di dover includere determinati elementi, come fan service se non altro, senza però aver la minima idea di cosa farne all’interno della visione che vogliono perseguire.

In ogni caso, almeno all’inizio, non ci si fa troppo caso, visto il materiale a disposizione con la relazione tra Jonathan e Dracula (in cui viene recuperato il sottotesto omoerotico). Un Jonathan appassito, orribilmente sfregiato racconta ad suora cinica e senza troppi fronzoli, sorella Agatha ‘ilcognomeèuncolpodiscena’ (Dolly Wells), del suo calvario come prigioniero del Conte, mentre questo si stava preparando per un viaggio in Inghilterra. Sebbene sia stato spesso raffigurato come un poveretto che si limita impotente a guardare un inquietante nobiluomo rumeno rubargli la donna, qui Jonathan è una vittima, tormentata, sedotta e rivoltata da Dracula. Ciò che accade al suo personaggio è una rivisitazione così brillante e scioccante da rendere ancora più deludente il declino del resto della serie. Se Veliero di sangue e La bussola oscura avessero mantenuto il senso dell’umorismo macabro e le scene rivoltanti del primo episodio, durante il quale Dracula lancia una testa mozzata a un gruppo di suore terrorizzate come fosse bouquet da sposa, avrebbe potuto tranquillamente finire nel novero dei migliori adattamenti del materiale originale in assoluto. Ma Mark Gatiss e Steven Moffat hanno preferito non adagiarsi sugli allori, decidendo di spiazzare gli spettatori.

Come anticipato, Veliero di sangue getta un po’ all’aria le intriganti premesse, rivelandosi una versione draculesca di ‘Sherlock’ in (o sherlockolmesca di Dracula, fate voi). Non fosse bastato il giocoso riferimento diretto del primo episodio (“a Londra ho un amico detective”), qui c’è addirittura una vera e propria indagine a bordo della nave Demeter, ci sono gli scacchi, la rivelazione di una dipendenza (dal sangue) e l’uso dei flashback. Senza dimenticare l’emergere di una figura che ricorda Moriarty, il ricorso alla fredda logica, e il Conte ed Agatha che non sono affatto caratterizzati come figure del 19° secolo. Autoreferenzialità di Mark Gatiss e Steven Moffat a palate insomma. La traversata va più o meno come noto, nebbia inspiegabile e sgozzamenti compresi. Le cose riprendono quando ricompare sulle scene suor Agatha, che non è quella che sembra. Ultimi minuti imprevedibili che, per quanto brevi, rendono palese come l’interazione tra Dracula e la donna, unica capace con freddezza di tenergli testa, sia l’ingrediente migliore della ricetta dei due sceneggiatori della miniserie. Pensiamo soltanto alla formidabile scena in cui i due si scherniscono l’un l’altro alle porte del convento (e il fatto che Dracula sia nudo e coperto di sangue rende il tutto ancora più singolare e meraviglioso).

Tutta quella buona volontà viene consumata, tuttavia, quando Dracula, dopo che la sua bara è affondata sul fondo dell’oceano, riemerge dalle acque per ritrovarsi …

dracula serie bbc one 2019… nel presente, in un episodio conclusivo che vorrebbe essere scioccante, ma che alla fine non è nemmeno lontanamente avvincente. Non c’è praticamente né azione, né orrore, né pathos, con gran parte del minutaggio speso su Dracula che si adatta alla vita moderna (con le necessarie battutine su Internet e il femminismo …) e interminabili conversazioni sulla natura e la scientificità del vampirismo. I tradizionali personaggi di supporto Lucy Westenra (Lydia West), Quincey P. Morris (Phil Dunster) e Jack Seward (Matthew Beard) finalmente entrano in gioco, con Lucy – di colore – rappresentata come una ragazza festaiola ossessionata dai selfie, col viso coperto di glitter, Quincey un ragazzotto che ammette che non sarebbe interessato a Lucy se lei non fosse ‘bella’, e un Jack ‘cane bastonato’ che si aggira come se potesse essere lui stesso un killer.

Trasformare questi iconici personaggi, alcuni veri e propri ‘eroi’ della storia originale, in bambini ricchi, viziati e superficiali alla maniera di una Sofia Coppola qualsiasi è uno dei numerosi errori tattici commessi in La bussola oscura, come far diventare Renfield (Mark Gatiss) un avvocato imbranato il cui unico scopo è quello di aggiungere un po’ di sollievo comico in un episodio che, dopo tre ore di strizzatine d’occhio al suo pubblico, decide improvvisamente di iniziare a prendersi sul serio. Lucy, un personaggio spesso a corto di minuti negli adattamenti cinematografici di Dracula, è scritta in modo particolarmente scadente qui, una “principessa stanca di essere apprezzata solamente per il suo aspetto esteriore” stereotipata e inspiegabilmente imperturbabile quando il Conte le rivela di essere un vampiro, o quando le si palesa davanti un bambino morto mentre è a spasso per un cimitero. La spiegazione del perché Dracula la designi come la sua ‘sposa perfetta’ non è appena abbozzata, e sicuramente avrebbe potuto – e dovuto – avere avuto un impatto ben più drammatico se solo Lucy avesse avuto più cose da fare del girare per night club e mordersi il labbro inferiore.

Comunque così abbozzata come il finale tragico-romantico che non lega in alcun modo con tutto ciò che era accaduto fino a quel momento. Improvvisamente viene donata a  Dracula un’anima, mai nemmeno vagamente accennata prima, nega efficacemente la parte più interessante della miniserie. L’interpretazione di Claes Bang di Dracula è spiritosa e filosofica, ma non si tratta certo di un antieroe combattuto e disperato che attraversa gli oceani del tempo per trovare il suo amore perduto. È un mostro, che sembra davvero godere delle tremende azioni che compie da secoli. Una cosa così rara di questi tempi.

dracula miniserie netflix 2020Ad ogni modo, ciascuno dei tre episodi può anche essere preso come una storia individuale non per forza legata alle altre. Onestamente, c’è molto da apprezzare in Dracula, in particolare le prove (rigorosamente in lingua originale) di Claes Bang e Dolly Wells, o di Youssef Kerkour nei panni del cuoca di bordo con un uncino al braccio in Veliero di sangue. Il design di produzione è di fascia alta e gli effetti speciali sono solidi per gli standard televisivi (a parte forse il bimbo vampiro …). I tre registi che si sono succeduti, Jonny Campbell, Damon Thomas e Paul McGuigan riescono a regalare ciascuno a suo modo immagini da incubo, tra unghie insanguinate che si staccano, mani putrefatte che si inerpicano e mosche che si infilano nel bulbo oculare. Proprio le mosche la fanno un po’ da padrone, compresi i titoli di coda, enfatizzando davvero l’aspetto del “non morto” del vampirismo.

E sebbene Claes Bang reciti con una certa energia maliarda e seducente, non sorpassa mai certi livelli. Come anticipato, Dracula certo non discrimina tra uomini e donne quando si tratta di vittime a cui succhiare il sangue (e se questo vi disturba, provate a rileggere la biografia di Bram Stoker …), ma sembra che Mark Gatiss e Steven Moffat abbiano preferito porsi dei limiti in tal senso.

In definitiva, se i trailer avevano lasciato inizialmente intendere un nuovo appassionante e più fedele racconto di quattro ore e mezza, quello che resta è un esperimento riuscito a metà, pieno di intuizioni interessanti ma anche di idee molto meno interessanti, che non può che lasciare l’amaro sui canini.

Ah, se avete dubbi sul finale, il ruolo di Lucy, la paura del crocifisso ecc., vi invitiamo a leggere il nostro approfondimento dedicato a questi aspetti, in cui trovata una spiegazione convincente per tutto quello che accade.

Di seguito il trailer in versione italiana di Dracula, nel catalogo Netflix dal 4 gennaio:

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