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9/10 su 13 voti. Titolo originale: Luna Nera, uscita: 31-01-2020. Stagioni: 1.

Luna Nera (stagione 1) | La recensione della serie fantasy italiana di Netflix

01/02/2020 recensione serie tv di Sabrina Crivelli

Antonia Fotaras e Giorgio Belli sono i protagonisti dello show originale, un coacervo di cliché dai grandi problemi tecnici, cui non riesce a sopperire la buona volontà di un progetto tutto al femminile che tratta tematiche attuali

luna nera serie netflix 2020

Chiunque si accosti alla critica, soprattutto di produzioni italiane, dovrebbe guardare (e riguardare) la serie Boris. Nei suoi episodi ai limiti della preveggenza, possiamo riconoscere infatti le dinamiche vigenti in un’infinità di prodotti televisivi (e non solo) realizzati negli anni negli studi nostrani. Forti del suo insegnamento, non possiamo che pensare al “F4, basito!” di quegli sceneggiatori, all’attrice “cagna maledetta”, all’attore “troppo poco americano”, o alla filosofia del regista René Ferretti improntata alla legge del “a cazzo di cane!”. Ebbene, abbiamo già fatto questo discorso quando vi abbiamo parlato del film Lo Spietato di Renato De Maria (la nostra riflessione), ma – in fondo – è un jolly che potremmo tirare fuori dal mazzo in molte altre occasioni. Ma perché, vi domanderete, ci state parlando di un prodotto seriale vecchio di oltre 10 anni e di un titolo dell’anno scorso nell’introduzione alla recensione di Luna Nera?

luna nera serie netflix posterSe nelle scorse settimane vi è capitato di vedere il full trailer, potreste averne intuita ora la ragione. Dunque, cerchiamo di capire un po’ come sono i 6 episodi della prima stagione della serie fantasy tutta italian coprodotta da Netflix e Fandango e basata su Le Città perdute, primo libro della trilogia scritta da Tiziana Triana, anche co-sceneggiatrice e creatrice dello show insieme a Francesca Manieri (Il miracolo) e Laura Paolucci (L’amica geniale).

Siamo nel 1600, in Italia. In un paesino arroccato in mezzo ai boschi una levatrice e la nipote, Ade (Antonia Fotaras), aiutano una donna a partorire. Purtroppo, qualcosa va storto e il bambino muore. Fatto strano, la ragazza prevede la disgrazia, prima che essa si compia e lo dichiara ad alta voce alla partoriente, che ovviamente pensa subito che questa sia una strega. La voce circola e presto lei e il fratello si trovano costretti a scappare, ma trovano rifugio presso le ‘Città Perdute’. Si tratta di una congrega di donne misteriose che accoglie la giovane e le svela gli incredibili poteri di cui non sapeva di essere dotata. Nulla di più opportuno visto che si preparano tempi duri per la comunità, perseguitata con sempre maggiore ferocia da un gruppo di cacciatori di streghe, i Benandanti.

Il loro capo, Sante (Giandomenico Cupaiuolo) crede Ade e le altre colpevoli della morte del neonato e della malattia della moglie, perciò fa di tutto per catturarle. Di diversa opinione è il figlio Pietro (Giorgio Belli), che grazie ai suoi studi a Roma, è poco avvezzo alla superstizione e a credere nell’esistenza della magia. Se ‘l’approccio scientifico’ del giovane lo porta a disapprovare la tortura e uccisione sul rogo di quelle che ritiene povere innocenti, ancor meno è lo è ad accettare che tale trattamento sia riservato alla bella Ade, che incontra un giorno per caso nel bosco. Ovviamente scatta un provvidenziale colpo di fulmine tra i due.

Da questo breve excursus è già possibile farsi un’idea di alcuni degli elementi chiave e temi portanti di Luna Nera (che, inevitabilmente, come molti utenti del web hanno sottolineato, rimanda a Cloris Brosca, ‘la zingara’ del noto programma e quiz televisivo della Rai andato con successo  in onda tra gli anni ’90 e i primi 2000). Anzitutto c’è la storia d’amore sofferta tra due giovani legati a fazioni ostili. Se William Shakespeare ci ha insegnato qualcosa, è che Romeo e Giulietta costituisce una ‘formula’ quasi sempre vincente. Quindi perché non riutilizzarla per l’ennesima volta per mettere in scena un po’ di dramma e di tensione? L’eroina femminile dovrà quindi scegliere tra il cuore e la ragione, o meglio una ‘giusta causa’, anche se, più che dalla sua volontà, la decisione dipende da cause di forza maggiore, peraltro abbozzate in maniera piuttosto nebulosa.

Poi – naturalmente – ci sono le streghe. Le povere emarginate sono ritratte in Luna Nera da una prospettiva smaccatamente femminista post-moderna, si atteggiano e pensano come donne dei nostri tempi, mentre la stregoneria è un mero escamotage per parlare di ‘altro’. Lungi dall’essere ‘un terroso e realistico fantasy‘ (come da dichiarazioni ufficiale), nella serie Netflix il passato viene riletto attraverso paradigmi moderni, creando un falso storico funzionale a un messaggio fin troppo semplicistico e semplificato. Non pensate quindi nemmeno per un attimo che il tema – di per sé problematico – sia stato trattato con la serietà e la profonda e tragica consapevolezza di cui fu capace un Sebastiano Vassalli nel suo meraviglioso “La chimera”.

luna nera serie netflix 2020D’altronde, alcuni di voi ribatteranno, lì eravamo innanzi a un romanzo storico (peraltro ben documentato e articolato), mentre qui si tratta di un fantasy (nell’originale cartaceo, come nella versione televisiva), in cui la pretesa di fedeltà storica è davvero minima (o almeno così si spera). In fin dei conti poi è il messaggio che conta, giusto? L’epoca e il soggetto forniscono a Luna Nera la vaga suggestione di un’epoca in cui la stregoneria veniva creduta e combattuta come una minaccia concreta, senza che se ne approfondiscano in maniera soddisfacente le implicazioni sociali, né l’impatto sulle fasce più deboli della popolazione, oppure l’importanza che il patriarcato repressivo ha avuto nel far germinare il fenomeno.

La questione “femminile e femminista” è indubbiamente un cavallo di battaglia di Luna Nera, proposta come una serie “su donne e fatta da donne” (alla regia si sono alternate Francesca Comencini, Susanna Nicchiarelli e Paola Randi, mentre le creatrici come già detto sono la Triana, la Manieri e la Paolucci, e tra le molte protagoniste enumeriamo Giada Gagliardi, Adalgisa Manfrida, Lucrezia Guidone, Barbara Ronchi, Manuela Mandracchia e Federica Fracassi). Difatti, secondo quanto detto fieramente da Erik Barmack, VP International Originals di Netflix, si tratta di show tutto al femminile in modo unico in Italia. Benissimo dunque!

Tuttavia, resta da chiedersi: è necessario e – soprattutto – sufficiente, essere donne per affrontare l’argomento in modo serioso e convincente? A volte si rischia con queste operazioni ad effetto di basare tutto sull’apparenza, ma di perdere poi di vista la sostanza. Non fraintendete, ben venga che Netflix decida di investire in una serie italiana (la terza, dopo Suburra e Baby), per di più fantasy (rarità assoluta), che tratti di una problematica attuale – quella della disparità di genere – e che coinvolga di più il genere femminile in ogni reparto. Ciò, però, non può essere l’unico discrimine su cui basare il nostro giudizio. E, purtroppo, per il resto Luna Nera lascia parecchio a desiderare.

Entriamo più nel dettaglio per motivare meglio un’opinione altrimenti non supportata dai fatti. Prima di procedere oltre con il nostro discorso, è necessario però sottolineare che si dovrà incorrere in qualche spoiler, essenziale per argomentare nel dettaglio il giudizio. E qui ci torna utile la già citata Boris. Vi ricordate i problemi che il buon René Ferretti aveva nel cercare di tirare fuori un ciak decente da Corinna Negri (da lui apostrofata come “la cagna maledetta”) o dalla controparte maschile Stanis La Rochelle? Ebbene, se sostituite alla divisa da medici un bel costume finto rinascimentale il risultato è sostanzialmente il medesimo.

luna nera serie netflix 2020Non è chiaro se ciò discenda dalle (in)abilità attoriali del duo formato da Antonia Fotaras e Giorgio Belli o se invece sia causato dalla direzione degli attori ad opera delle ben tre registe che si alternano dietro alla telecamera lungo i sei episodi di Luna Nera. Fatto sta che il livello della performance dei due protagonisti rimane drammaticamente costante. Peraltro, peggiorano la già infelice situazione i primi piani statici da fiction Rai di fine anni Novanta, in stile Un posto al sole, dove l’uno o l’altra sono catturati in sguardi fissi nel vuoto intensi e meditabondi (e parecchio innaturali …). Si nota in tal senso la strana tendenza a fermare l’inquadratura sull’espressione manierista di un soggetto immobile (non si capisce bene perché). Sembra quasi che si stia realizzando un fotoromanzo (il modus è quello del mitico Lo sceicco bianco di Federico Fellini) più che una serie del 2020.

Una attenuante per gli attori, c’è da dire, è la sceneggiatura, che non offre grandi spunti su cui lavorare. Anzitutto vige una banalità e faciloneria estrema nella storia popolata di cliché, inclusi il già menzionato amore impossibile quanto immotivato (due si incrociano nel bosco, parlano una volta o due ed è sufficiente per decidere di convolare a giuste nozze), o lo scontro generazionale tra il padre soffocante e reazionario e il figlio più progressista (ovvio che l’innamorato non poteva che essere prole dell’antagonista principale). Poi ci sono i colpi di scena e le svolte narrative prevedibili quanto forzatissime, calate a viva forza per tirare in lungo Luna Nera, o i passaggi nebulosi e i cambi repentini di location campati per aria. Le protagoniste sono tutte al sicuro in un luogo segreto? Troppo semplice! Per movimentare la trama e aumentare il pathos qualcuno dovrà prendere l’iniziativa e gettarsi in una demenziale missione kamikaze, ovviamente trascinando tutti nelle braccia del nemico. Ciliegina sulla torta, i dialoghi sono di un’ingenuità che rasenta l’infantile.

Prendiamo la sequenza in cui Ade (nomen est omen) è in crisi perché le è appena affiorato alla mente un ricordo del passato che le rivela verità scioccanti. Janara (Federica Fracassi) cerca di infonderle un po’ di fiducia e le dice con tono enfatico e un po’ sibillino: “Tu non porti la morte, ma al contrario tu puoi salvare tutti, ma solo se scegli la luce. Il tuo potere può fermare per sempre l’esercito dei furiosi!”. A questo punto, con fare sofferto e solenne, la ragazza replica:”Ma se non so niente di me, come potrò aiutare gli altri?”; al che l’altra risponde: “Credimi, lo stai già facendo!”. Quindi, Ade si volta di profilo e guarda l’infinito catatonica con cipiglio eroico. E non è tutto. Altre volte, lo scambio di battute non è solo ridicolo, ma anche reiterato in più di un episodio, per la serie ‘repetita iuvant’.

luna nera serie netflix ita (7)Ciò accade ad esempio ogni volta che Pietro manifesta al padre le sue perplessità sul fatto di bruciare una qualche disgraziata sul rogo. La prima volta, invece di replicare a tono, Sante gli risponde “Non ti ho fatto studiare per rivoltarti contro tuo padre!” (1×01). Un paio di episodi dopo, si ripropone qualche piccola variazione lo stesso discorso, quando afferma: “A questo è servito mandarti a Roma, a imparare a mancare di rispetto a tuo padre …” (1×03). A ciò è aggiunto un pizzico di colorismo linguistico grazie alle formule pronunciate in un latino ‘fantasioso’ proferite davanti a libri d’incantesimi o a un calderone in cui ribolle un liquido misterioso (in stile Ocus Pocus), giusto per non farci mancare nessuno stereotipo.

La lista delle bizzarrie di Luna Nera è tanto lunga da rendere difficile esplorarle tutte, includendo regia e movimenti di macchina, inquadrature e montaggio casuali, abuso di campo e contro campo, musiche incongruenti (in inglese!), effetti speciali posticci (il mattone magico nella chiesa romanica per dirne uno), ambientazioni – per lo più fatiscenti – senza logica (come il cunicolo sotterraneo sovrastato da rovine e in mezzo al nulla in cui è appesa una delle streghe; perché mai l’hanno lasciata lì invece che imprigionarla nelle segrete del villaggio? Non ci è dato saperlo …), e personaggi che tatticamente si palesano nel posto giusto al momento giusto (d’altronde il timing è tutto nella vita).

Inoltre, giusto per tornare ancora a Boris, la ricostruzione dell’ipotetico Seicento Italiano è paragonabile a quella del contenente africano negli episodi ‘La mia Africa’: un paesino fatiscente montano con tanto di folkroristico mercatino popolato da poche decine di comparse in costumi che sembra venire direttamente da una scena popolare della Scuola dei bamboccianti. L’apoteosi però è raggiunta nell’episodio 1×06, l’ultimo, che è un autentico capolavoro dell’assurdo con scambi di identità improbabili e una scena culmine alla X-Men. Oltre alle spiegazione del titolo della serie, c’è l’inevitabile cliffhanger che ci catapulta diretti nella prevedibile season 2 di Luna Nera.

Era il lontano 1991 quando Lamberto Bava girava la fiaba ‘dal vivo’ Fantaghirò; da allora sono passati quasi trentanni, ma le produzioni televisive fantasy nostrane non si sono mosse di un passo. Senza scomodare Dark, pensiamo che al di là delle Alpi i francesi, sempre per Netflix, realizzano serie come Marianne (la nostra recensione). Ci viene allora da domandarci se forse, più che delle tematiche trattate, non dovremmo forse preoccuparci anzitutto della qualità tecnica delle nostre produzioni.

Di seguito il full trailer della prima stagione di Luna Nera, nel catalogo Netflix dal 31 gennaio:

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