Questa serie thriller doveva essere il nuovo Bourne con Matt Damon, ma senza Matt Damon
23/08/2026 news di Andrea Palazzolo
La serie su Jason Bourne cancellata dopo una sola stagione: scopri i motivi del fallimento e l'assenza di Matt Damon.

Nel panorama delle serie spy, i successi autentici sono merce rara. Mentre titoli come The Americans, Jack Ryan e Slow Horses hanno saputo conquistare pubblico e critica, molti altri progetti ambiziosi si sono schiantati contro il muro dell’indifferenza. Treadstone, serie televisiva legata all’universo di Jason Bourne, sembrava avere tutte le carte in regola per sfondare. Invece, ci fa capire come le premesse più promettenti possano tradursi in clamorosi fallimenti.
Debuttata su USA Network il 24 settembre 2019, Treadstone ha vissuto e si è spenta nell’arco di una sola stagione da dieci episodi. Il progetto si proponeva come prequel e sequel cinematografico insieme, esplorando le origini del programma black-ops che aveva creato Jason Bourne e il suo funzionamento ai giorni nostri. Una doppia timeline ambiziosa, un cast internazionale guidato da Jeremy Irvine nel ruolo di John Randolph Bentley, il primo agente Treadstone, e un roster di volti destinati a carriere importanti come Tracy Ifeachor.
Eppure, qualcosa si è inceppato fin dall’inizio. Jason Bourne, il cuore pulsante del franchise cinematografico interpretato da Matt Damon in quattro film su cinque, era vistosamente assente. Il personaggio veniva citato, referenziato, evocato come un’ombra che aleggiava sui dieci episodi, ma non ha mai fatto capolino sullo schermo.
La scelta, comprensibile dal punto di vista produttivo considerando il cachet e gli impegni di un premio Oscar come Damon, si è rivelata un handicap insormontabile. Come si può fare una serie sul mondo di Bourne senza Bourne stesso? La domanda, lecita, ha probabilmente attraversato la mente di molti potenziali spettatori.
La serie ha tentato di distinguersi attraverso una struttura narrativa complessa: Jeremy Irvine interpretava l’agente CIA John Randolph Bentley negli anni Settanta, periodo in cui diventa il primo operativo Treadstone, mentre altri agenti venivano risvegliati e attivati nel presente.
Una trovata interessante sulla carta, ma che nella pratica non ha trovato il giusto equilibrio. La rivelazione della doppia timeline è stata presentata come un colpo di scena, ma la promozione iniziale si era concentrata troppo sull’azione pura, creando aspettative disallineate rispetto al prodotto effettivo. Il salto temporale tra passato e presente, che avrebbe dovuto arricchire la narrazione mostrando l’evoluzione del programma attraverso i decenni, è rimasto un dispositivo poco sfruttato, incapace di generare quella tensione drammatica necessaria a tenere incollati gli spettatori per dieci settimane.
Ma i problemi di Treadstone andavano ben oltre le scelte creative. Il timing del lancio si è rivelato disastroso. Nel 2019, erano passati tre anni dall’ultimo film con Matt Damon, Jason Bourne del 2016, un intervallo sufficiente perché il franchise uscisse dal radar culturale collettivo. L’hype si era raffreddato, l’interesse del pubblico si era spostato altrove. Nel frattempo, Amazon Prime Video aveva lanciato Jack Ryan con John Krasinski nel 2018, occupando stabilmente lo spazio delle serie spy contemporanee con un prodotto solido, ben promosso e sostenuto dalla macchina promozionale di un colosso dello streaming.
In questo contesto, nemmeno un prodotto eccellente avrebbe avuto vita facile. E Treadstone, per quanto dotata di momenti d’azione solidi e di un cast impegnato, non era un prodotto eccellente. Era una serie decorosa che si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato, senza gli strumenti narrativi o promozionali per emergere dal rumore di fondo. L’assenza di Matt Damon ha pesato come un macigno sulla percezione del pubblico, mentre la formula spy-procedurale con ambizioni autoriali non ha mai trovato una vera identità distintiva.
© Riproduzione riservata




