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Roma è in fiamme, ma non mancano gli intrighi tra criminali, politici e il Vaticano: la serie italiana che devi recuperare è su Netflix

10/06/2026 news di Andrea Palazzolo

Le bande criminali si scontrano con i politici e il Vaticano per il controllo di Roma. Questa è la serie italiana che devi vedere su Netflix.

Spadino in Suburra La Serie

Quando Netflix decise di scommettere sulla sua prima produzione seriale italiana, pochi immaginavano che Suburra sarebbe diventata un fenomeno capace di varcare i confini nazionali. Eppure, secondo una ricerca condotta da Preply nel novembre 2021, la serie ambientata tra le strade di Ostia e i palazzi del potere romano è risultata la produzione italiana più amata dagli stranieri sulla piattaforma di streaming, superando titoli come I Medici e Generazione 56k. Ora, se non l’hai ancora vista, è decisamente arrivato il momento di recuperarla.

Ma cosa ha reso Suburra così magnetica per il pubblico internazionale? Una Roma mai vista prima sullo schermo, personaggi indimenticabili sospesi tra violenza e fragilità, e una narrazione che intreccia criminalità organizzata, politica e Vaticano in un affresco cupo e affascinante della capitale italiana.

Ambientata nel febbraio 2008, all’indomani delle dimissioni del sindaco, Suburra racconta la battaglia feroce per l’assegnazione degli appalti del Porto Turistico di Ostia. Un progetto che vale milioni e che attira come mosche su miele la criminalità romana e meridionale, i politici corrotti e perfino le alte sfere vaticane. Al centro di questo gioco al massacro c’è il Samurai, interpretato da Francesco Acquaroli: un intermediario nell’ombra che da sempre manovra i fili del potere romano, capace di corrompere politici idealisti come Amedeo Cinaglia (Filippo Nigro) e orchestrare alleanze impossibili.

Alessandro Borghi in Suburra La Serie
Alessandro Borghi in Suburra La Serie, fonte: Netflix

Ma sono i giovani protagonisti a rubare davvero la scena. Aureliano Adami, detto Numero 8, interpretato da un Alessandro Borghi in stato di grazia, è il figlio di una delle famiglie criminali più influenti di Ostia. Contrario alla scelta del padre di entrare nell’affare del porto, si allea con Alberto “Spadino” Anacleti (Giacomo Ferrara), figlio minore del clan zingaro rivale degli Adami. Spadino è un personaggio complesso e sfaccettato: deve nascondere la propria omosessualità alla famiglia e si sente oppresso dal fratello maggiore Manfredi (Adamo Dionisi, scomparso nell’ottobre 2024 dopo una lunga malattia), boss spietato del clan Anacleti.

Il rapporto tra Numero 8 e Spadino diventa il cuore pulsante della serie. Due giovani uomini frustrati dalle loro famiglie, uniti dalla volontà di affermarsi come capi, che costruiscono un’alleanza tanto pericolosa quanto affascinante. Le loro storie si intrecciano con quella di Gabriele “Lele” Marchilli (Eduardo Valdarnini), figlio di un poliziotto che vuole vivere al di sopra delle proprie possibilità e finisce ricattato dal Samurai. Lele ha una relazione con Sara Monaschi (Claudia Gerini), revisore dei conti vicino al Vaticano e anch’essa coinvolta nell’affare di Ostia.

La forza di Suburra sta nella capacità di raccontare Roma come un organismo vivente e corrotto, dove ogni istituzione, dallo Stato alla Chiesa, dalla politica alla criminalità organizzata, è interconnessa in un sistema di favori, ricatti e violenza. La serie ha saputo staccarsi dal film del 2015, conquistando una propria identità narrativa e la libertà di sorprendere con colpi di scena e sviluppi inattesi.

L’impatto di Suburra sul panorama seriale italiano è stato dirompente. Ha aperto la strada a una nuova generazione di produzioni crime italiane su piattaforme streaming, dimostrando che era possibile competere con gli standard internazionali mantenendo una forte identità nazionale.

Tra politica, criminalità e Vaticano, Suburra ha raccontato ventuno giorni di sangue e tradimenti che hanno ridefinito gli equilibri di potere nella capitale. Una serie che ha saputo essere tanto italiana quanto universale, tanto brutale quanto poetica, tanto realistica quanto cinematografica. E che, numeri alla mano, ha conquistato il mondo partendo dalle periferie di Roma.

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