<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Jayenne | Il Cineocchio</title>
	<atom:link href="https://www.ilcineocchio.it/author/jayenne/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.ilcineocchio.it</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Thu, 25 Dec 2025 08:48:09 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	
	<item>
		<title>Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività &#8211; Gli anni 2010</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/horror-natalizi-anni-2010-rare-exports-krampus-better-watch-out-red-christmas/</link>
					<comments>https://www.ilcineocchio.it/cinema/horror-natalizi-anni-2010-rare-exports-krampus-better-watch-out-red-christmas/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jayenne]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Dec 2020 11:25:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Dossier]]></category>
		<category><![CDATA[Krampus]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[Rosso Natale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilcineocchio.it/?post_type=cinema&#038;p=270430</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il decennio appena concluso ci presenta un sottogenere ancora florido, con film dalla qualità più che discreta</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/horror-natalizi-anni-2010-rare-exports-krampus-better-watch-out-red-christmas/">Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività &#8211; Gli anni 2010</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff0000;"><strong><em>Anni 2010: l&#8217;unica cosa da mettere sotto l&#8217;albero è ancora una volta il terrore. </em></strong></span>Dopo aver ripercorso i <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/dossier-rosso-natale-il-cinema-horror-delle-festivita-gli-anni-70/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">70s</a>, <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/dossier-rosso-natale-il-cinema-horror-delle-festivita-gli-anni-80/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">gli 80s</a>, <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/dossier-rosso-natale-il-cinema-horror-delle-festivita-gli-anni-90/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">i 90s</a> e <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/dossier-rosso-natale-il-cinema-horror-delle-festivita-gli-anni-2000/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">i 2000</a>, siamo arrivati infine ai nostri giorni, dove è curiosamente la figura del Babbo Natale in chiave dark e soprannaturale a essere assoluta protagonista di molti dei film di cui vi andrò a parlare.</p>
<p>Partiamo con una pellicola finlandese del 2010 diretta e sceneggiata dall&#8217;esordiente &#8211; all&#8217;epoca &#8211; <strong>Jalmari Helander</strong> intitolata <em><strong>Trasporto Eccezionale: Un Racconto di Natale</strong></em> (<em>Rare Exports: A Christmas Tale</em>). Il titolo del film è curioso e si riferisce sia al rinvenimento del demone Babbo Natale nei ghiacci all&#8217;inizio, sia alla compagnia di spedizioni di Babbi Natale che i protagonisti fondano alla fine. All&#8217;origine ci sono due cortometraggi diffusi online dal regista, uno nel 2003 e l&#8217;altro &#8211; a seguito del grande successo &#8211; nel 2005, che ponevano l&#8217;attenzione su un Babbo Natale <em>alternativo</em>.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/trasporto-eccezionale-film.jpg" rel="lightbox" title="Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività - Gli anni 2010"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright wp-image-55679" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/trasporto-eccezionale-film-300x128.jpg" alt="trasporto eccezionale film" width="349" height="149" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/trasporto-eccezionale-film-300x128.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/trasporto-eccezionale-film-768x327.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/trasporto-eccezionale-film-1024x436.jpg 1024w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/trasporto-eccezionale-film-500x213.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/trasporto-eccezionale-film.jpg 1777w" sizes="(max-width: 349px) 100vw, 349px" /></a>L&#8217;ottima risposta del pubblico ha quindi convinto i finanziatori e portato Helander a girare un lungo da 84 minuti con un budget di quasi 2 milioni di euro (l&#8217;incasso globale alla fine è stato di oltre 4 milioni). Il film affonda le sue radici nei miti pre-cristiani relativi all&#8217;omone panciuto del nord Europa.</p>
<p><strong>Una fiaba nera per adulti</strong> con protagonista un Babbo Natale inquietante e decisamente originale. La storia narra di un gruppo di uomini in Lapponia che riporta alla luce il corpo di quello che ritengono essere proprio il vero Babbo Natale (<strong>Peeter Jakobi</strong>), rimasto sepolto sotto il ghiaccio per anni. Da qui la storia prende una piega cupa e spaventosa, da vero e proprio film del terrore insomma.</p>
<p>L&#8217;uomo pare essere ancora vivo e nei giorni seguenti vengono ritrovati i cadaveri di alcune renne trucidate e per di più i bambini cominciano a scomparire nel nulla. Una leggenda torna allora alla mente degli abitanti del posto, che dovranno far di tutto per fermare le cattive intenzioni del temibile essere. Protagonista è il piccolo Pietari (<strong>Onni Tomilla</strong>), orfano di madre e con un rapporto difficile con il burbero padre che di mestiere fa il cacciatore/ macellaio. Pietari passa il tempo con un suo amico coetaneo, con cui scopre traffici loschi da parte degli americani sulle montagne locali.</p>
<p>Questo fatto innescherà nella mente del piccolo protagonista una voglia di avventura tra il reale e il magico. Nonostante non sia un film prettamente<em> gore</em> o crudele &#8211; <strong>non scorre una sola goccia di sangue</strong> -, i colpi di scena non mancano e le location naturali esterne funzionano a dovere. La bravura del regista è quella di aver saputo creare una storia inedita e credibile pur nella sua apparente assurdità. Trasporto Eccezionale funziona bene e la totale assenza di personaggi femminili dall&#8217;equazione (cosa incredibile visti i tempi che viviamo ora) non si fa sentire per nulla.</p>
<p><strong>La pellicola ha proprio l&#8217;obiettivo di fare a pezzi l&#8217;immagine classica a cui siamo abituati di Babbo Natale</strong> con relativi elfi cattivi a seguito, quindi vi consiglio vivamente di vederlo se ancora vi manca. Mai arrivato nelle nostra sale, potete però recuperarlo nel nostro idioma nel DVD e Blu-Ray della Sony Picture Home Entertainment.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/sint-maas-poster.jpg" rel="lightbox" title="Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività - Gli anni 2010"><img decoding="async" class=" wp-image-55678 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/sint-maas-poster-211x300.jpg" alt="" width="235" height="334" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/sint-maas-poster-211x300.jpg 211w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/sint-maas-poster-281x400.jpg 281w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/sint-maas-poster.jpg 702w" sizes="(max-width: 235px) 100vw, 235px" /></a>Passiamo oltre, per raccontarvi di un altro film, questa volta olandese e ambientato ad Amsterdam, <em><strong>Sint</strong> </em>il suo titolo (2010), diretto, sceneggiato e prodotto da <strong>Dick Maas </strong>(<em>Amsterdamned</em>). <strong>Un titolo divertente, ironico e altamente splatter</strong>. Non ha di per sé molta trama da elaborare, tanto meno effetti speciali clamorosi (il make-up risulta piuttosto “alla buona”), ma si fa apprezzare proprio per l&#8217;abbondanza di <em>gore</em> disseminato nei suoi 85 minuti.</p>
<p>All&#8217;uscita portò con sé <strong>un&#8217;ondata di polemiche</strong> dovute ai poster promozionali disseminati per le strade di Amsterdam, perchè quella rappresentazione di Sint Niklas secondo i locali avrebbe potuto danneggiare l&#8217;immagine classica del Santo e rovinare le festività, provocando gravi traumi ai bambini.</p>
<p>Le richieste di chi si lamentava non vennero però accolte, in quanto il volto deturpato del Santo non era molto visibile, per cui non direttamente associabile alla figura. La locandina in questione ebbe poi una sua rivincita <em>morale</em>, vincendo un premio dedicato agli artwork migliori. In ogni caso, la trama racconta appunto di Sint Niklas, un vescovo caduto in disgrazia nel Medioevo che vagabonda di villaggio in villaggio con la sua banda di ladri saccheggiatori, stuprando e uccidendo la popolazione locale. Stanca di vivere nel terrore, la gente a un certo punto si ribellò, appiccando il fuoco alla sua nave e così il malvagio uomo di chiesa e i suoi seguaci morirono atrocemente tra le fiamme.</p>
<p>Leggenda vuole che ogni plenilunio lui tuttavia ricompaia in sella al suo cavallo pronto a una nuova carneficina e difatti, una notte del 5 dicembre (la notte di Sinter Klaas, cioè Santa Claus in Olanda, che si festeggia proprio quel giorno), lui e la sua banda ricompaiono dagli Inferi per vendicarsi crudelmente del torto subito. Pronto a ricacciarlo da dove è venuto è il poliziotto Goert (<strong>Bert Luppes</strong>), che da bambino ha visto la sua famiglia fatta a pezzi e da allora vive piuttosto male tale festività, attendendo con impazienza il momento il cui il malefico vescovo ritorni per poterlo contrastare una volta per sempre. Inedito del tutto nel nostro paese.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/krampus-2015.jpg" rel="lightbox" title="Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività - Gli anni 2010"><img decoding="async" class="alignright wp-image-55681" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/krampus-2015-300x173.jpg" alt="" width="354" height="204" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/krampus-2015-300x173.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/krampus-2015-768x442.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/krampus-2015.jpg 1024w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/krampus-2015-500x288.jpg 500w" sizes="(max-width: 354px) 100vw, 354px" /></a>Facciamo quindi un salto fino al 2015 e precisamente al 30 novembre (data a me cara visto che è il giorno del mio compleanno, e sapere che ha coinciso con l&#8217;uscita di questa pellicola non può che farmi piacere) per parlarvi di <em><strong>Krampus &#8211; Natale non è sempre Natale</strong></em>, commedia horror co-scritta, co-diretta e co-prodotta da <strong>Michael Dougherty</strong> basata sulla figura del leggendario demone che pare, così si narra, sia una sorta di ombra cattiva di Santa Claus.</p>
<p>Il Krampus, nelle leggende centro-europee, è raffigurato come una creatura cornuta che cattura i bambini cattivi e disobbedienti rubando le loro anime. Costato <strong>15 milioni di dollari</strong> (e incassandone alla fine 65 milioni), diventa clamorosamente negli Stati Uniti il secondo film del box office nel primo fine settimana di proiezione, subito dopo <em>Hunger Games &#8211; Il canto della rivolta, Parte II</em>. Il risultato eccezionale porterà a <strong>un fiorire di sequel / rip-off</strong> tutti dimenticabili (<em>Krampus The Christmas Devil</em> del 2015, <em>Krampus: Devil Returns</em> e <em>Krampus: The Reckoning</em> del 2016, <em>Krampus Unleashed</em> e <em>Mother Krampus</em> del 2017) e addirittura a un fumetto prequel, <em>Krampus: The Shadow of Saint Nicholas</em>, accolto invece molto positivamente dalla critica.</p>
<p>La storia si concentra su un ragazzino dall&#8217;animo sensibile (<strong>Emjay Anthony</strong>) che di fronte agli scontri tra i membri della sua famiglia durante il periodo natalizio finisce per voltare le spalle al Natale, decidendo di non crederci più.</p>
<p>Questa scelta però non farà altro che alimentare le ire del Krampus, che deciderà di assediare la famigliola costringendola infine a riunirsi mettendo da parte i diverbi, in una lotta per la sopravvivenza comune. Krampus possiede elementi da commedia si, ma inquieta e parecchio anche, con picchi di cattiveria inaspettata che il regista provvede a elargire grazie a un crescendo di suspense. <strong>Horror intelligente e divertente</strong>, questa pellicola è ben riuscita soprattutto nella prima parte, dove con tono ironico vengono messi in luce tutti gli aspetti prettamente consumistici e ipocriti delle feste natalizie.</p>
<p>Nella seconda parte si perde un po&#8217; in continuità, perché Dougherty non riesce a mantenere ficcante la dose di comicità, ma alcune sequenze cattivelle con una virata verso lo<em> slasher</em> più grottesco faranno senz&#8217;altro piacere agli amanti del genere! Il Krampus colpisce perché è ambiguo, realistico e diretto e perché anche i suoi perfidi aiutanti non sono da meno.</p>
<p>Il risultato è una miscela di aspetti dark e comedy ben riuscita, che purtroppo per ragioni non proprio chiarissime non ha goduto di una distribuzione nei cinema italiani (è possibile che i futili motivi di tale scelta siano riconducibili alla mancanza di una tradizione specifica su questa creatura come in altri paese &#8230; peccato!).</p>
<p>E&#8217; stato comunque messo prima a catalogo da Netflix Italia e poi distribuito in home video sul nostro territorio. In definitiva, si tratta di un horror <em>sul</em> Natale, in cui il regista getta una feroce critica a tutto ciò che gravita attorno a suddetta festività, come il consumismo, l&#8217;ipocrisia e la perdita dei valori, che invece dovrebbero essere centrali nei cuori di tutti. Il finale &#8211; imprevedibile ma in linea con quanto visto fino a lì &#8211; è assolutamente perfetto e la colonna sonora firmata da <strong>Douglas Pipes</strong> è ottima, almeno quanti gli splendidi titoli di testa.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/All-Through-the-House-2015-film.jpg" rel="lightbox" title="Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività - Gli anni 2010"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-55684 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/All-Through-the-House-2015-film-300x169.jpg" alt="" width="361" height="203" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/All-Through-the-House-2015-film-300x169.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/All-Through-the-House-2015-film-768x432.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/All-Through-the-House-2015-film-1024x576.jpg 1024w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/All-Through-the-House-2015-film-500x281.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/All-Through-the-House-2015-film.jpg 1777w" sizes="(max-width: 361px) 100vw, 361px" /></a>Il 2015 è anche l&#8217;anno del premiatissimo (nei Festival di settore)<strong> <em>All Through the House</em></strong>, diretto e sceneggiato da <strong>Todd Nunes</strong>, che narra di un killer psicopatico travestito da Babbo Natale che semina il panico in città. Il titolo di questo film, che elargisce notevoli quantità di scene splatter e dagli ottimi effetti speciali dal gusto squisitamente retrò, rimanda evidentemente a uno degli episodi di <em>Tales from the crypt</em> (<a href="http://www.ilcineocchio.it/speciali/dossier-rosso-natale-il-cinema-horror-delle-feste-dagli-anni-70-a-oggi-parte-1/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">vedere la Parte 1 del nostro dossier</a>).</p>
<p>Recensito positivamente dalla critica americana, che lo ha definito il &#8216;perfetto regalo da trovare sotto l&#8217;albero&#8217;, è un horror ironico e genuino, la cui trama ruota attorno alla storia di un quartiere ossessionato dal Natale in cui dilaga la paura quando una bambina scompare misteriosamente da casa.</p>
<p>Gli abitanti saranno quindi terrorizzati da un assassino senza volto vestito con un costume da Babbo Natale che li insegue indiscriminatamente per le strade. Nunes <strong>esplora alcuni temi molto oscuri e tocca diversi tabù</strong>, ma fa anche attenzione a non esagerare troppo, restando sempre ancorato a temi attuali. Le secchiate di sangue sono comunque molte e alcune delle morti risultano assai <em>drastiche</em>.</p>
<p>Con i suoi colpi di scena, le sequenze di combattimento elaborate, le scene di sesso e i dialoghi esilaranti questo <em>B-movie</em> incarna perfettamente la natura intrinseca degli horror degli anni &#8217;80, proponendosi di far divertire lo spettatore e riuscendoci senza problemi. All Through the House è imprevedibile e potrebbe diventare un perfetto cult natalizio per tutti gli amanti di questo genere, insomma <strong>una pellicola V.M. 18 che si può riguardare molte volte senza mai annoiarsi</strong>. Ovviamente, al momento è completamente inedita in Italia.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/A-Christmas-Horror-Story-film-episodi.jpg" rel="lightbox" title="Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività - Gli anni 2010"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-55691" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/A-Christmas-Horror-Story-film-episodi-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/A-Christmas-Horror-Story-film-episodi-300x200.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/A-Christmas-Horror-Story-film-episodi-768x511.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/A-Christmas-Horror-Story-film-episodi-1024x682.jpg 1024w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/A-Christmas-Horror-Story-film-episodi-500x333.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/A-Christmas-Horror-Story-film-episodi.jpg 1500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Infine, a chiudere un&#8217;annata assai florida, citiamo <em><strong>A Christmas Horror Story</strong></em>, horror antologico in 4 parti diretto da <strong>Steve Hoban</strong>, <strong>Grant Harvey</strong> e <strong>Brett Sullivan</strong>. Anche qui compare in due occasioni <em>l&#8217;alter ego cattivo</em> di Babbo Natale, ovvero il Krampus.</p>
<p>Negli episodi, a dirla tutta piuttosto banali e sconnessi tra loro, diversi personaggi vivono un&#8217;esperienza orrorifica durante la vigilia di Natale, ma nonostante questa apparente loro disomogeneità, il complesso <strong>risulta sarcastico, cinico e capace di intrattenere lo spettatore con splatter a volontà</strong>.</p>
<p>L&#8217;episodio più riuscito è quello con il Babbo Natale alle prese con sanguinari zombie-elfi, con un finale rivelatore che ci va giù pesante &#8230; guardare per credere! Gli altri tre sono un po&#8217; sbilanciati e non c è molto da dire &#8230; abbiamo dei ragazzi che portano degli amici in un ex convento dove l&#8217;anno prima è avvenuto un omicidio e dove le forze del male dimorano ancora, una famigliola che deve vedersela con il citato Krampus di turno, padre e figlio che rubano un albero di Natale &#8230; insomma ce n&#8217;è un po&#8217; per tutti i gusti (ridicoli, ma pur sempre gusti!), il tutto condito dall&#8217;introduzione di <strong>William Shatner</strong> (il noto capitano Kirk della serie <em>Star Trek</em>), DJ alcolizzato che fa da collante alla rassegna trasmettendo dalla stazione radio le storie. Unica nota positiva il finale a sorpresa. Se ci fosse bisogno di specificarlo, anche questo titolo è inedito nel nostro paese.</p>
<p>Arrivando a ridosso dell&#8217;anno appena concluso, anche nel 2016 non sono mancati i titoli a tema e curiosamente sono arrivati entrambi dall&#8217;Australia.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/09/Safe-Neighborhood-film.jpg" rel="lightbox" title="Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività - Gli anni 2010"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-30192 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/09/Safe-Neighborhood-film-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/09/Safe-Neighborhood-film-300x200.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/09/Safe-Neighborhood-film-500x333.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/09/Safe-Neighborhood-film.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Il primo è <em><strong>Better Watch Out</strong></em> (prima intitolato <em>Safe Neighborhood</em>, <a href="http://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-da-sitges-49-better-watch-out-safe-neighborhood-di-chris-peckover/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">la nostra recensione</a>) di <strong>Chris Peckover</strong>, che parla di un ragazzino temerario (<strong>Levi Miller</strong>) che vuole dimostrare tutto il suo coraggio alla sua babysitter (<strong>Olivia DeJonge</strong>), della quale è segretamente innamorato, proprio durante una sera del periodo che precede il Natale, mentre i suoi genitori sono fuori a cena e lei è arrivata in casa per tenerlo d&#8217;occhio &#8230; Peccato che durante la notte qualcuno cerchi di intrufolarsi nell&#8217;abitazione e la vicenda prenda una piega inaspettata.</p>
<p>Apparentemente classico <em>home invasion</em> natalizio, questo film sorprende piacevolmente grazie alla sua intelligenza e al capovolgimento della storia inaspettato. Da riguardare almeno un&#8217;altra volta per cogliere tutti gli indizi disseminati dal regista e inizialmente magari non notati. Insomma è un film che ti nasconde le cose, che ha una morale fatta di solitudine e incomprensioni e che sfocia alla fine nella cattiveria più pura. Ancora inedito dalle nostre parti, potete però recuperarlo in DVD/Blu-Ray distribuito dalla Well Go Entertainment.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/Red-Christmas-film-dee.jpg" rel="lightbox" title="Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività - Gli anni 2010"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-55692" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/Red-Christmas-film-dee-300x168.jpg" alt="" width="325" height="182" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/Red-Christmas-film-dee-300x168.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/Red-Christmas-film-dee-768x431.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/Red-Christmas-film-dee-500x281.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/Red-Christmas-film-dee.jpg 777w" sizes="(max-width: 325px) 100vw, 325px" /></a>Il secondo titolo è <em><strong>Red Christmas</strong></em>, diretto e sceneggiato dall&#8217;esordiente al lungometraggio<strong> Craig Anderson</strong>. Il film mette in scena una riunione familiare il giorno di Natale condotta da Diane (l&#8217;esperta <strong>Dee Wallace</strong>), la quale prima di partire per un viaggio e vendere la casa, vuole passare le feste in totale tranquillità con i suoi figli &#8230; o almeno ci prova, perché alcune controversie turberanno questa apparentemente armoniosa riunione.</p>
<p>Tra battibecchi e scontri vari infatti, durante il classico scambio di regali, qualcuno suona alla porta, una figura inquietante che nonostante il suo aspetto viene fatta entrare in casa dalla protagonista mossa dallo spirito compassionevole della festa. Questo personaggio, Cletus (<strong>Sam Campbell</strong>), tira fuori una lettera e incomincia a leggerla suscitando le ire della padrona di casa che a quel punto lo sbatte fuori.</p>
<p>L&#8217;uomo, piuttosto rancoroso, decide quindi di attendere l&#8217;oscurità per uccidere uno dopo l&#8217;altro tutti i membri della famiglia. La pellicola scegli di <strong>porre l&#8217;accento sui diverbi <em>complicati</em> tra parenti</strong>, sull&#8217;abbandono stesso subìto  dell&#8217;assassino &#8211; capace addirittura di commuovere forse qualcuno -, dal bisogno di ricevere amore, dal senso di colpa presente, nel bene o nel male, in tutti i personaggi.</p>
<p>Red Christmas risulta alla fine godibile, ma tecnicamente  &#8211; e soprattutto esteticamente &#8211; non lo è affatto, nonostante la vicenda si svolga tutta all&#8217;interno di una grande casa addobbata e le luci suppliscano alle evidenti carenze di budget dando al film un look meno <em>povero</em>. Una pellicola di seri B generosa in fatto di sangue, ma meno negli effetti speciali, troppo artigianali. Un&#8217;occhiata comunque la vale, per apprezzare il tentativo del regista. Neanche a dirlo, potete trovarlo in DVD, distribuito dalla Artsploitation Films.</p>
<p>In questo decennio sono usciti anche titoli decisamente <em>minori</em>, ma degni comunque di una citazione finale in questo approfondimento.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/Dismembering-Christmas-2015.jpg" rel="lightbox" title="Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività - Gli anni 2010"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-55693 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/Dismembering-Christmas-2015-300x198.jpg" alt="" width="309" height="204" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/Dismembering-Christmas-2015-300x198.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/Dismembering-Christmas-2015-768x508.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/Dismembering-Christmas-2015-1024x677.jpg 1024w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/Dismembering-Christmas-2015-500x331.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/Dismembering-Christmas-2015.jpg 1217w" sizes="(max-width: 309px) 100vw, 309px" /></a>Il primo è <em><strong>Deadly Little Christmas</strong></em> di <strong>Novin Shakiba</strong> del 2009, slasher <em>straight-to-video</em> derivativo (John Carpenter gli avrebbe fatto causa per il plagio quasi spudorato di <em>Halloween</em> se solo avesse pensato di poterci ricavare qualche dollaro, ma deve essersi reso conto dell&#8217;assoluta povertà generale e quindi ha rinunciato), gravato da interpretazioni dozzinali e da lacune tecniche ai limiti dell&#8217;imbarazzante, che parla di un maniaco che fuggito da un manicomio criminale torna a seminare il panico nei giorni intorno al Natale in cerca di vendetta verso coloro che lo avevano fatto rinchiudere anni prima.</p>
<p>Poi c&#8217;è <em><strong>A Cadaver Christmas</strong></em> di Joe Zerull del 2011, zombi-comedy poverissima e dagli effetti speciali non proprio memorabili che racconta di un&#8217;orda di non morti creata da uno scienziato pazzo che si scatena sotto Natale e che trova in un bidello e in un improbabile gruppo di sopravvissuti gli anti-eroi inaspettati che dovranno salvare la situazione.</p>
<p>Infine segnaliamo <em><strong>Dismembering Christmas</strong></em> di Austin Bosley del 2015, ennesimo <em>slasher</em> ultra <em>low budget</em> e infarcito di cliché e ragazzetti girato nella tipica casa sul lago, con sette studenti delle superiori che vengono attaccati da un pazzo indovinate per quale ragione &#8230; vendetta.</p>
<p>A questo punto dovrebbe essere proprio tutto, ma continuate a seguirci perché la tradizione degli horror a tema natalizio non sembra certo intenzionata a fermarsi, quindi è assai probabile che ne usciranno molti altri nei prossimi anni (forse mesi).</p>
<p><strong>fine &#8230; ?</strong></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/h6cVyoMH4QE" width="1013" height="570" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/horror-natalizi-anni-2010-rare-exports-krampus-better-watch-out-red-christmas/">Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività &#8211; Gli anni 2010</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ilcineocchio.it/cinema/horror-natalizi-anni-2010-rare-exports-krampus-better-watch-out-red-christmas/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività &#8211; Gli anni 2000</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/horror-natalizi-anni-2000-gingerdead-man-p2-dead-end-santas-slay-inside-the-children/</link>
					<comments>https://www.ilcineocchio.it/cinema/horror-natalizi-anni-2000-gingerdead-man-p2-dead-end-santas-slay-inside-the-children/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jayenne]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Dec 2020 09:16:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Dossier]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[Rosso Natale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilcineocchio.it/?post_type=cinema&#038;p=270371</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un decennio in cui il numero di film a tema torna a salire, regalando anche qualche perla da tramandare </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/horror-natalizi-anni-2000-gingerdead-man-p2-dead-end-santas-slay-inside-the-children/">Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività &#8211; Gli anni 2000</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff0000;"><strong><em>Anni 2000: Fate i buoni. </em></strong></span>Dopo i <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/dossier-rosso-natale-il-cinema-horror-delle-festivita-gli-anni-70/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">70s</a>, <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/dossier-rosso-natale-il-cinema-horror-delle-festivita-gli-anni-80/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">gli 80s</a> e <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/dossier-rosso-natale-il-cinema-horror-delle-festivita-gli-anni-90/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">i 90s</a>, questo decennio porta con sé parecchi titoli horror natalizi, quasi a volersi riscattare dalla pochezza del precedente.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/gingerdead-man.jpg" rel="lightbox" title="Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività - Gli anni 2000"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-55412" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/gingerdead-man-205x300.jpg" alt="" width="201" height="294" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/gingerdead-man-205x300.jpg 205w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/gingerdead-man-273x400.jpg 273w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/gingerdead-man.jpg 341w" sizes="(max-width: 201px) 100vw, 201px" /></a>Il primo di cui ci occupiamo è <em><strong>The Gingerdead Man</strong></em> pdel 2005, diretto da <strong>Charles Band</strong>. Per la precisione, si tratta di una <em>slasher comedy</em>, con protagonista l&#8217;attore <strong>Gary Busey</strong>. Uscito direttamente per il mercato home video, è ancora inedito in Italia, ma potete trovarlo in DVD. Un folle assassino apre il fuoco in una tavola calda in Texas sulla famiglia Leigh, uccidendone due dei quattro membri.</p>
<p>Il killer viene quindi condannato alla sedia elettrica grazie alla testimonianza delle due sopravvissute, madre e figlia, e le sue ceneri vengono consegnate alla di lui madre, che è però una strega, la quale le mescola nella sua ricetta per il pan di zenzero per riportare così in vita il figlio, che ovviamente non ha perso il gusto per il sangue nel frattempo.</p>
<p>L&#8217;ambientazione è piuttosto scarna e la trama, pur capace di incuriosire visto il protagonista, non risulta molto accattivante, non aiutata certo dalla durata complessiva (sui 70 minuti), che lo fanno quasi sembrare <strong>un episodio lungo di una sit-com o di una serie TV</strong>.</p>
<p>Non è un caso che ci sia Charles Band al timone, visto che si tratta del fondatore della Full Moon Entertainment, casa di produzione specializzata in pellicole riguardante pupazzi, animaletti gommosi o personaggi pazzi di vario genere, capace di sfornare negli anni film del calibro di <em>Puppet Master</em>, <em>Killjoy</em> o <em>Demonic Toys</em>. Come dicevo, potete recuperarlo online edito dalla Elephant Films, con audio originale e una qualità video che non <em>sanno</em> purtroppo di anni 2000.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/gingerdead-man-2-passion-of-the-crust.jpg" rel="lightbox" title="Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività - Gli anni 2000"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-55414 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/gingerdead-man-2-passion-of-the-crust-300x158.jpg" alt="" width="317" height="167" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/gingerdead-man-2-passion-of-the-crust-300x158.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/gingerdead-man-2-passion-of-the-crust-500x263.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/gingerdead-man-2-passion-of-the-crust.jpg 600w" sizes="(max-width: 317px) 100vw, 317px" /></a>Esattamente tre anni dopo, nel 2008, è uscito un sequel, <em><strong>The Gingerdead Man 2 : passion of the crust</strong></em> (titolo evidente parodia di <em>La Passione di Cristo</em> di Mel Gibson) per la regia e sceneggiatura questa volta di <strong>Silvia St. Croix</strong>.</p>
<p>Il risultato è anche peggiore del capostipite, con scene in bilico tra volgare e grottesco, con piccoli omini di zenzero che catturano e crocifiggono il biscottone cattivo per poi bruciarlo. Nel 2011 esce infine il terzo e ultimo (ad oggi) episodio della saga, <em><strong>The Gingerdead Man 3: saturday night cleaver</strong></em>, che vede il ritorno in regia di Band stesso ma che non risolleva di certo il livello qualitativo generale.</p>
<p>Completamente slegato dai precedenti, nel 2013 viene distribuito invece <em><strong>The Gingerdead Man vs. Evil bong</strong></em>, un folle e poverissimo crossover / battaglia con l&#8217;altra serie horror comedy di Evil bong appunto, iniziata nel 2006 ancora una volta da Band. Il Gingerdead Man lo conosciamo tutti, è il nostro omino di zenzero con istinti da omicida seriale, mentre il personaggio dell&#8217;altro titolo è proprio un bong (si, quello per fumare) senziente, assassino che ti ammazza risucchiandoti al suo interno. Naturalmente anche questo film non si è mai visto dalle nostre parti.</p>
<p>Nel 2006 esce anche il remake di <em><strong>Black Christmas</strong></em> ad opera di Glen Morgan, del quale vi abbiamo già parlato nel segmento di dossier dedicato all&#8217;originale del 1974.</p>
<p>Le pellicole a tema <em>rosso Natale </em>non si fermano però.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/p2-livello-terrore.jpg" rel="lightbox" title="Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività - Gli anni 2000"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-55413 alignright" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/p2-livello-terrore-300x155.jpg" alt="" width="345" height="178" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/p2-livello-terrore-300x155.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/p2-livello-terrore-768x398.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/p2-livello-terrore-500x259.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/p2-livello-terrore.jpg 888w" sizes="(max-width: 345px) 100vw, 345px" /></a>Sicuramente vi ricorderete di <em><strong>-2 livello del terrore</strong></em> (<em>P2</em>) del 2007, diretto da <strong>Franck Khalfoun</strong> e con una sceneggiatura scritta tra gli altri anche da <strong>Alexandre Aja</strong> (<em>Alta Tensione</em>), distribuito anche nei cinema italiani nel 2008. Al centro del thriller c&#8217;è Angela (<strong>Rachel Nichols</strong>), giovane donna in carriera talmente devota al suo lavoro da fare le ore piccole, trattenendosi in ufficio fino a tardi, nonostante sia la viglia di Natale.</p>
<p>Quando finalmente decide di andarsene, scende nei parcheggi sotterranei dell&#8217;azienda per recuperare l&#8217;auto ma, ovviamente, questa non si mette in moto.</p>
<p>Riceve così l&#8217;aiuto di un addetto alla sicurezza (<strong>Wes Bentley</strong>), che cerca in tutti modi di mettere in moto la vettura, ma senza risultati. L&#8217;uomo, che festeggerà il Natale da solo nel suo gabbiotto, approfitta quindi della situazione, invitando la protagonista a una cenetta nel suo ufficio, che lei prevedibilmente declina, decidendo di chiamare un taxi. Anche questa soluzione si rivela inefficace tuttavia, in quanto le porte d&#8217;ingresso del palazzo sono state già chiuse per la notte.</p>
<p>La situazione allora degenera e si trasforma in un vero incubo, quando lei capisce di essere bloccata e scopre che la guardia che tanto aveva cercato di aiutarla al principio altri non è che uno psicopatico ossessionato da lei &#8230;</p>
<p><strong>Costato 3.5 milioni di dollari</strong>, negli Stati Uniti ne ha incassati poco meno di 4 milioni, risultando pertanto un flop e non convincendo affatto la critica. Se volete trascorrere una domenica senza per forza arrovellarvi il cervello e avete poco più di un&#8217;ora a disposizione, P2 può offrire qualche spunto, come le ambientazioni o la recitazione dei due personaggi in scena, ma non cercate troppi brividi o una coerenza nelle motivazione del guardiano.</p>
<p>Di certo questo film vuole puntare l&#8217;attenzione sul fenomeno dello <em>stalking</em>, divenuto ormai una piaga dilagante e non sempre debitamente stigmatizzato. L&#8217;ambientazione claustrofobica del parcheggio sotterraneo come dicevo non è malvagia, anche se viene sfruttata per lo più malamente, risultando in sostanza sterile come sfondo di questo gioco della caccia al topo.</p>
<p>Tra il 2003 e il 2009 sono usciti inoltre diversi altri titoli del suddetto sottogenere.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/dead-end-strada.jpg" rel="lightbox" title="Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività - Gli anni 2000"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-55415 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/dead-end-strada-300x157.jpg" alt="" width="319" height="167" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/dead-end-strada-300x157.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/dead-end-strada-500x261.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/dead-end-strada.jpg 610w" sizes="(max-width: 319px) 100vw, 319px" /></a>Nel 2003 viene distribuito <em><strong>Dead End</strong></em>, arrivato in Italia come <em><strong>Quella strada nel bosco</strong></em>, per la regia degli esordienti <strong>Jean-Baptiste Andrea</strong> e <strong>Fabrice Canepa</strong>, che lo hanno anche scritto.</p>
<p>Questa co-produzione tra Sttati Uniti e Francia girata con un budget di appena 900 mila dollari, dissacra il Natale come il tipico giorno di festa da passare con i propri cari. Alla viglia di Natale, Frank Harrington (<strong>Ray Wise</strong>) è in viaggio con la famiglia per raggiungere la suocera, ma decide di prendere una scorciatoia attraverso il bosco per fare prima.</p>
<p>Da qui una spirale di morte li condurrò verso una destinazione &#8211; e un destino &#8211; assai più inquietante.<strong> Costruito su cliché classici</strong> dell&#8217;horror come il cellulare che non prende, gli orologi che si fermano improvvisamente, il senso di claustrofobia e i passaggi a sconosciuti dalle intenzioni imprevedibili, al principio l&#8217;atmosfera è ottima e l&#8217;incipit interessante (per non parlare del cast, che comprende anche<strong> Lin Shaye</strong>). I due giovani registi tentano però di trasformare questo horror in qualcosa di più demenziale, rovinando così tutte le buone premesse fino a lì gettate.</p>
<p>Un film che in definitiva parte decisamente molto bene, inquietante al punto giusto pure se derivativo, per proseguire decisamente peggio, fino ad arrivare al colpo di scena finale, alquanto prevedibile. Se solo Andrea e Canepa non si fossero persi nel bosco, ne sarebbe uscito un gioiellino. Peccato si siano inspiegabilmente lasciati catturare senza scampo dagli stereotipi che questo genere a volte offre.</p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/santas-slay-2005.jpg" rel="lightbox" title="Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività - Gli anni 2000"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-55416" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/santas-slay-2005-300x195.jpg" alt="" width="320" height="208" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/santas-slay-2005-300x195.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/santas-slay-2005-768x499.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/santas-slay-2005.jpg 1024w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/santas-slay-2005-500x325.jpg 500w" sizes="(max-width: 320px) 100vw, 320px" /></a><em>Santa&#8217;s Slay</em></strong> del 2005 di <strong>David Steiman</strong> e prodotto dalla Lionsgate Entertainment, uscito in DVD anche qui da noi nel dicembre del 2007, è uno <em>slasher</em> canadese. Nella notte di Natale del 2005, la famiglia Mason si sta godendo la cena tipica della festa, quando Babbo Natale scende dal camino e uccide tutti, compreso il cane.</p>
<p>Salito sulla sua slitta trainata da un bisonte bianco (nella simbologia dei tarocchi dei nativi americani è un simbolo di pace se accompagnato da una donna che monta sulla sua groppa; al contrario è invece <strong>personificazione del Diavolo</strong> se rappresentato da solo) continua quindi a uccidere tutti quelli che incrocia in svariati modi, fino a prendere di mira il proprietario di un negozio dove lavora un ragazzino con suo nonno, i quali hanno creato un bunker <em>anti Natale</em>.</p>
<p>Al ragazzino viene rivelato un libro in cui si spiega la vera origine di Babbo Natale, concepito da una vergine per mano di Satana persona. Il 25 dicembre sarebbe così il giorno in cui lui ritornava ogni anno a uccidere, fino a che, nell&#8217;anno Mille, venne sconfitto da un angelo, che lo condannò a consegnare regali per i successivi mille anni. Il tempo passa, ed esattamente nel dicembre del 2005 l&#8217;essere infernale ritorna, libero questa volta di continuare la sua opera di morte.</p>
<p><strong>Un&#8217;ora e mezza di divertimento spensierato</strong> per gli amanti del genere che non hanno troppa voglia di spaventarsi. Anche qui, ancora una volta, le promesse iniziali non vengono mantenute e dove avremmo potuto trovarci davanti a un titolo cult da tramandare abbiamo un filmetto dimenticabile la cui deriva da commedia troppo grossolana finisce per deludere i fan.</p>
<p>Da citare però, oltra lla presenza dell&#8217;esperto <strong>James Caan</strong>, quella di un azzeccato <strong>Bill Goldberg</strong>, famoso wrestler ed ex giocatore di football americano, nei panni proprio del perfido omino panciuto. Santa&#8217;s Slay delude su due fronti, quello horror per l&#8217;eccessiva virata comica, e quello propriamente da ridere per famiglie, perchè tale pubblico è probabile cercherà altrove, non fermandosi di certo su tale titolo.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2015/11/inside-remake-bustillo.jpg" rel="lightbox" title="Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività - Gli anni 2000"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-2095 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2015/11/inside-remake-bustillo-300x194.jpg" alt="" width="312" height="202" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2015/11/inside-remake-bustillo-300x194.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2015/11/inside-remake-bustillo.jpg 620w" sizes="(max-width: 312px) 100vw, 312px" /></a>La situazione migliora nel 2007 con<em><strong> Inside</strong> </em>(negli USA è uscito con questo titolo) o meglio <em><strong>À l&#8217;intérieur</strong></em>, film francese diretto a quattro mani da <strong>Alexandre Bustillo</strong> e <strong>Julien Maury</strong>, considerato come uno degli horror appartenenti alla sotto categoria <em>torture porn</em> più interessanti e violenti dell&#8217;ultimo decennio, capace di scioccare la giuria del Festival di Cannes alla sua presentazione ma soddisfacendo pienamente la critica di settore. La pellicola racconta di Sarah (<strong>Alysson Paradis</strong>), una fotografa all&#8217;ultimo mese di gravidanza.</p>
<p>La vigilia di Natale il suo medico la informa che il giorno dopo potrà procedere al parto. Decide così di passare la notte a casa sola con il suo gatto (il suo fidanzato è morto mesi prima in un incidente stradale) e lascia in consegna le chiavi al suo capo con la parola che lui stesso l&#8217;indomani l&#8217;avrebbe accompagnata in ospedale.</p>
<p>La donna va quindi a dormire e fa un terribile incubo riguardante il suo bambino e si sveglia di soprassalto a causa del campanello della porta, dove una donna (<strong>Bèatrice Dalle</strong>) bussa con insistenza dicendo di avere l&#8217;auto ferma e chiedendo di poter fare una telefonata. Sarah non le apre, ma la donna è piuttosto insistente. Da questo momento la storia prenderà una piega piuttosto &#8216;torture&#8217;. Dobbiamo dire che <em>À l&#8217;intérieur </em><strong>è un dramma</strong>. Un dramma che si consuma tra le quattro mura dell&#8217;abitazione di Sarah, luogo in cui ci si dovrebbe sentire più al sicuro, e anche “dentro” alla sua pancia.</p>
<p>Ci troviamo davanti a un film che sconvolge e impressiona, un cinema <em>deviato</em>, considerato da alcuni <em>malato</em>, che suscita tuttavia il mio interesse più recondito. Questa pellicola oltrepassa l&#8217;oltraggioso, con esplosioni di brutalità e <em>splatter</em> improvvise e impensabili e a Bustillo e Maury va riconosciuto senz&#8217;altro il <em>merito</em> di aver messo in scena qualcosa di emotivamente devastante sia attraverso le inquadrature che la fotografia.</p>
<p>Un&#8217;opera che ha uno stile assai personale insomma, e che non a caso rientra tra i miei preferiti nel sottogenere <em>torture porn</em>. Mai arrivato nei cinema qui in Italia (naturalmente &#8230;), potete recuperarlo in DVD. Da segnalare infine il remake &#8211; non all&#8217;altezza &#8211; ad opera dello spagnolo <strong>Miguel Angel Vivas</strong>, realizzato lo scorso anno e intitolato semplicemente <em>Inside</em> (<a href="http://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-da-sitges-49-inside-di-miguel-angel-vivas/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">la nostra recensione</a>).</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/Shankland-the-children.jpg" rel="lightbox" title="Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività - Gli anni 2000"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-55419" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/Shankland-the-children-300x169.jpg" alt="" width="311" height="175" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/Shankland-the-children-300x169.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/Shankland-the-children-768x432.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/Shankland-the-children-500x281.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/Shankland-the-children.jpg 888w" sizes="(max-width: 311px) 100vw, 311px" /></a>La carrellata sugli anni 2000 si chiude con due pellicole. La prima è <em><strong>The Children</strong></em>, film inglese del 2008 per la regia di <strong>Tom Shankland </strong>che arra di due famiglie che si riuniscono per celebrare le festività natalizie tutti insieme, salvo che la tranquilla aria gioviale si trasforma in incubo e in una lotta alla sopravvivenza quando i bambini, ammalatasi uno dopo l&#8217;altro, inizieranno a ribellarsi ferocemente ai loro genitori, con conseguenze tutt&#8217;altro che divertenti.</p>
<p>Si tratta di un&#8217;opera che punta tutto sulle dinamiche familiari per accentuare i conflitti generazionali tra i personaggi coinvolti, senza però rinunciare a <strong>qualche gustosa scena <em>splatter</em></strong>. Accolto bene della critica, non ha ottenuto però altrettanto consenso dal pubblico (da noi è ancora inedito). Tom Shankland gira bene, riuscendo a coinvolgere &#8211; e sconvolgere &#8211; lo spettatore grazie ai piccoli faccini diabolici dei bambini, che tanto ricordano quelli di <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/dossier-il-villaggio-dei-dannati-di-john-carpenter" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Il villaggio dei dannati</em></a> (di Wolf Rilla o John Carpenter, decidete voi).</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/Deadly-Little-Christmas-shakiba.jpg" rel="lightbox" title="Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività - Gli anni 2000"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-55420 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/Deadly-Little-Christmas-shakiba-300x168.jpg" alt="" width="318" height="178" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/Deadly-Little-Christmas-shakiba-300x168.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/Deadly-Little-Christmas-shakiba-500x280.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/Deadly-Little-Christmas-shakiba.jpg 656w" sizes="(max-width: 318px) 100vw, 318px" /></a>L&#8217;ultimo titolo di questo decennio rimane allora <em><strong>Deadly Little Christmas</strong></em> del 2009, diretto da <strong>Novin Shakiba</strong> e prodotto dalla Lionsgate Home Entertainment. Qui troviamo il solito killer <em>clone</em> del Michael Myers di <em>Halloween</em> che inizia a uccidere durante il periodo natalizio.</p>
<p>A bassissimo budget e con pochi giorni di produzione alle spalle, questo film annaspa nella prevedibilità assoluta, che lo porta a divenire l&#8217;ennesimo <em>straight to video</em> che tratta &#8211; malamente &#8211; <strong>tematiche trite e ritrite</strong>, già viste ormai troppe volte &#8230;</p>
<p>C&#8217;è sempre un <em>ma</em> tuttavia. Le feste di inizio anno non sono ancora terminate, il tempo per riprendersi dalle grandi abbuffate non è ancora scaduto, per cui potete tranquillamente mettervi comodi in poltrona e gustarvi alcuni &#8211; se non tutti &#8211; i film elencati, sia quelli più riusciti che quelli più scadenti. Noi ci risentiamo presto con l&#8217;ultima parte di questa rassegna, con i titoli più recenti del decennio appena terminato.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/dossier-rosso-natale-il-cinema-horror-delle-festivita-gli-anni-2010/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>continua &#8230;</strong></a></p>
<p><iframe loading="lazy" title="Santa's Slay (2005) - Trailer" src="https://www.youtube.com/embed/45wLLhUaMgA" width="1013" height="570" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/horror-natalizi-anni-2000-gingerdead-man-p2-dead-end-santas-slay-inside-the-children/">Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività &#8211; Gli anni 2000</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ilcineocchio.it/cinema/horror-natalizi-anni-2000-gingerdead-man-p2-dead-end-santas-slay-inside-the-children/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività &#8211; Gli anni &#8217;90</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/horror-natalizi-anni-90-pupazzi-neve-assassini-slasher/</link>
					<comments>https://www.ilcineocchio.it/cinema/horror-natalizi-anni-90-pupazzi-neve-assassini-slasher/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jayenne]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Dec 2020 08:50:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Dossier]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[Rosso Natale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilcineocchio.it/?post_type=cinema&#038;p=270350</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un decennio che tira il freno sulle produzioni a tema, limitandosi soltanto a tre titoli, peraltro nemmeno passati dai cinema</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/horror-natalizi-anni-90-pupazzi-neve-assassini-slasher/">Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività &#8211; Gli anni &#8217;90</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff0000;"><strong><em>Anni &#8217;90: Anche i pupazzi di neve hanno sete di sangue. </em></strong></span>Giunti a questo nuovo decennio, dopo aver esplorato <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/dossier-rosso-natale-il-cinema-horror-delle-festivita-gli-anni-70/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">anni &#8217;70</a> e <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/dossier-rosso-natale-il-cinema-horror-delle-festivita-gli-anni-80/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">anni &#8217;80</a>, da dire c&#8217;è sorprendentemente ben poco. Non sono infatti stati prodotti molti horror a tema natalizio, anzi, una tendenza che non ha toccato gli altri sotto-filoni del genere (citiamo giusto i grandi successi di <em>Scream</em>, <em>The Blair Witch Project</em>, <em>Dracula di Bram Stocker</em>, <em>Il Sesto Senso</em>, <em>Tremors </em>e <em>Misery non deve morire</em>). In ogni caso, cercheremo di offrire la consueta panoramica, cercando anche di capire e analizzare le motivazioni di tale sterilità produttiva.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/jack-frost-1997.jpg" rel="lightbox" title="Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività - Gli anni '90"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-55255" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/jack-frost-1997-300x169.jpg" alt="" width="312" height="176" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/jack-frost-1997-300x169.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/jack-frost-1997-768x432.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/jack-frost-1997-500x281.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/jack-frost-1997.jpg 888w" sizes="(max-width: 312px) 100vw, 312px" /></a>Il 18 novembre del 1997 esce direttamente in home video negli Stati Uniti <em><strong>Jack Frost</strong></em>, commedia horror low budget rimasta inedita in Italia, scritta e diretta da <strong>Michael Cooney</strong>. Ha sviluppato presto un seguito nutrito di fan, proprio per essere il primo <em>slasher</em> ad avere per protagonista un pupazzo di neve assassino (oltre che per gli effetti speciali dozzinali e le ridicole scene di morte). La vicenda narra la storia di Jack Frost appunto (<strong>Scott MacDonald</strong>), un terribile psicopatico che terrorizza la cittadina fittizia di Snowmonton, ma viene catturato dalla polizia.</p>
<p>La settimana prima di Natale però, il furgone su cui viaggia Jack in direzione carcere va però a sbattere contro un altro mezzo che trasporta una sostanza misteriosa frutto di esperimenti genetici. Causa la copiosa neve e la scarsa visibilità, l&#8217;impatto tra i due veicoli è molto forte e quella sostanza finisce per inondare completamente il killer, che solo apparentemente muore, sciogliendosi. In realtà il suo sangue ormai mutato si è fuso con il liquido misterioso, creando una sorta di creatura che racchiude sempre l&#8217;indole dell&#8217;assassino ma ha l&#8217;aspetto di un innocuo pupazzo di neve.</p>
<p>La storia &#8211; <strong>evidentemente debitrice del Chucky di <em>La Bambola Assassina</em></strong> &#8211; di per sé è piuttosto assurda, ma ci sono molti momenti in cui non accade proprio un bel nulla, risultando quasi noiosa per lo spettatore. Sequenze come la valanga mortale o quella della doccia riescono tuttavia a colpire nel segno, facendo rivalutare la pellicola agli amanti dello <em>splatter</em> più puro. Una horror comedy in definitiva godibile, che di certo non spicca per intelligenza, ma che fa trascorrere 90 minuti tutto sommato in modo diverso.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/Santa-Claws-poster.jpg" rel="lightbox" title="Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività - Gli anni '90"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-55256 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/Santa-Claws-poster-179x300.jpg" alt="" width="173" height="289" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/Santa-Claws-poster-179x300.jpg 179w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/Santa-Claws-poster-239x400.jpg 239w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/Santa-Claws-poster.jpg 284w" sizes="(max-width: 173px) 100vw, 173px" /></a>Da segnalare il debutto qui &#8211; in panni molto succinti &#8211; di <strong>Shannon Elizabeth</strong>, che diverrà famosissima un paio di anni dopo grazie ad <em>American Pie</em>. Nel 2000 lo stesso Conney si occuperà di <strong><em>Jack Frost 2: revenge of a Mutant killer Snowman</em></strong>, dove ritroveremo il nostro pupazzo di neve assetato di vendetta verso coloro che lo hanno arrestato. D&#8217;altra parte, se è vero che la neve si può sciogliere &#8230; può anche ritornare al suo stato solido!</p>
<p>Nonostante la presenza nel cast di un <strong>Doug Jones</strong> agli albori del sodalizio con Guillermo del Toro, questo sequel non spicca di certo per il lato tecnico o la recitazione, ma Jack sa come arrivare al cuore dello spettatore appassionato di <em>B-movie</em> con scene davvero azzeccate come quella del party trasformato in massacro o i suoi primi omicidi.</p>
<p>Come dicevo in apertura, non c&#8217;è molto altro da segnalare, se non il meta-horror <em><strong>Santa Claws</strong></em> del 1996, scritto e diretto da <strong>John Russo</strong> e realizzato con appena 40 mila dollari, in cui un ragazzo trova la propria madre a letto con un uomo che indossa un cappello Babbo Natale e decide di ucciderli entrambi. Passano gli anni e lui (<strong>Grant Kramer</strong>) si convince di essere proprio Babbo Natale sviluppando una vera ossessione per Raven Quinn (la <em>scream queen</em> <strong>Debbie Rochon</strong>), un&#8217;attrice di film horror erotici, iniziando a tormentarla. Di per sé, il film &#8211; uscito naturalmente soltanto in home video &#8211; punta sulle scene di nudo per tenere alta l&#8217;attenzione, visto che il budget risicato <em>congela</em> gli attori in performance quasi amatoriali.</p>
<p>L&#8217;idea di affrontare un argomento come quello dello stalking violento e della faccia nascosta della celebrità è comunque interessante e, pur non essendo certo all&#8217;altezza di altri titoli dei decenni passati, <em>Santa Claws</em> si lascia guardare, specie se ci accontentiamo del quantitativo esiguo di <em>slasher</em> natalizi prodotti in questo periodo.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/satan-claus-1996-poster.jpg" rel="lightbox" title="Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività - Gli anni '90"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-55257" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/satan-claus-1996-poster-167x300.jpg" alt="" width="158" height="284" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/satan-claus-1996-poster-167x300.jpg 167w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/satan-claus-1996-poster-223x400.jpg 223w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/satan-claus-1996-poster.jpg 265w" sizes="(max-width: 158px) 100vw, 158px" /></a>Chiudiamo allora la scarna panoramica con <em><strong>Satan Claus</strong></em>, frutto ella co-produzione tra Italia e Stati Uniti, uscito sempre nel 1996 e sempre in VHS diretto da <strong>Massimiliano Cerchi</strong>. Nel film, un Babbo Natale posseduto da un&#8217;entità maligna viene controllato mentalmente da una donna che lo ha colpito con un rito vudù, che lo costringe a massacrare persone innocenti in maniera casuale per poi usare pezzi dei loro corpi per abbellire il suo albero di Natale.</p>
<p>Praticamente irreperibile e debitore di <em>Natale di sangue</em> del 1984, può contare su una fotografia (di <strong>John Gilgar</strong>) piuttosto approssimativa &#8211; sembra quasi che non sapessero dove posizionare le luci nelle varie scene &#8211; e la storia poi è piuttosto piatta, con dialoghi nemmeno troppo decenti e un finale assai confuso.</p>
<p>Insomma, <strong>poco più di un&#8217;ora di accozzaglia di brandelli da serie Z</strong>, una vera pellicola amatoriale che sfocia nel <em>trash</em> più o meno volontario. Il regista, con la sua casa di produzione ultra indipendente Round Entertainment, ha prodotto diversi lungometraggi a budget quasi zero, realizzati direttamente in video e venduti poi in VHS per posta. Questo <em>Satan Claus</em> rappresenta il suo secondo lavoro, la cui trama &#8211; personaggi e omicidi compresi &#8211; ha più di un punto in comune con un fumetto italiano del 1990 chiamato <em>Black Jack</em> e in particolare con una storia natalizia in esso apparsa dal titolo &#8216;Tanti auguri da Babbo Natale&#8217;.</p>
<p>Visto che abbiamo toccato l&#8217;argomento, qualcuno magari si chiederà se esistano film horror italiani legati al Natale. Se è vero che in <em><strong>Profondo Rosso</strong></em> di Dario Argento (1975) appare, disegnata e dal vivo, la celebre conifera addobbata, è forse <strong><em>L&#8217;ultimo treno della notte</em></strong> di Aldo Lado (curiosamente sempre del 1975) l&#8217;unica pellicola riconducibile a questo contesto festivo.</p>
<p>Considerato &#8211; giustamente &#8211; tra i titoli più crudi e scioccanti degli anni &#8217;70, importa nella penisola il sottogenere <em>rape &amp; revenge</em>, di cui <strong><em>L&#8217;ultima casa a sinistra</em></strong> di Wes Craven (1972) è forse il più celebre rappresentante. Il film di Lado &#8211; che vanta un&#8217;atmosfera inquietante ostruita anche grazie alle musiche del maestro <strong>Ennio Morricone</strong> &#8211; narra di due giovani ragazze che partono da Monaco in treno direzione Verona per trascorrere le feste natalizie con le rispettive famiglie, ma che incontreranno due tipi poco raccomandabili e una signora alquanto strana &#8230; l&#8217;inizio per loro di un terribile incubo.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/pronfondo-rosso-natale-intro.jpg" rel="lightbox" title="Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività - Gli anni '90"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-55258 alignleft" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/pronfondo-rosso-natale-intro-300x136.jpg" alt="profondo rosso natale intro" width="300" height="136" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/pronfondo-rosso-natale-intro-300x136.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/pronfondo-rosso-natale-intro-768x349.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/pronfondo-rosso-natale-intro-500x227.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/pronfondo-rosso-natale-intro.jpg 888w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>In Argentina, Canada, Germania e in Italia il film fu vietato ai minori di 18 anni e addirittura nel Regno Unito fu bandito. Se non lo possedete già nella vostra collezione, è stata editato in DVD dopo molti anni di <em>latitanza</em> nel 2011, comprensivo di alcune interviste al cast.</p>
<p>Non è semplice capire il perché dopo due decenni senza dubbio forieri di soddisfazioni, la produzione degli anni &#8217;90 si sia limitata a così pochi titoli horror natalizi e soprattutto di così scarsa qualità. Si potrebbero additare la mancanza di idee dignitose, la difficoltà nello stare al passo con gli effetti speciali, o più semplicemente la mediocrità generalizzata dei titoli <em>slasher</em> del periodo, almeno fino al fatidico 1996, anno di uscita nei cinema di <strong><em>Scream</em></strong>, film capace di rilanciare tutto il filone.</p>
<p>Come vedremo, la situazione infatti migliorerà parecchio nel successivo decennio.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/dossier-rosso-natale-il-cinema-horror-delle-festivita-gli-anni-2000/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>continua &#8230;</strong></a></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/ev0NkYfkgYE" width="1013" height="570" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/horror-natalizi-anni-90-pupazzi-neve-assassini-slasher/">Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività &#8211; Gli anni &#8217;90</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ilcineocchio.it/cinema/horror-natalizi-anni-90-pupazzi-neve-assassini-slasher/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività &#8211; Gli anni &#8217;80</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/horror-natalizi-anni-80-non-aprite-prima-di-natale-natale-di-sangue-gremlins/</link>
					<comments>https://www.ilcineocchio.it/cinema/horror-natalizi-anni-80-non-aprite-prima-di-natale-natale-di-sangue-gremlins/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jayenne]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Dec 2020 07:51:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Dossier]]></category>
		<category><![CDATA[Gremlins]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[Rosso Natale]]></category>
		<category><![CDATA[Silent Night]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilcineocchio.it/?post_type=cinema&#038;p=270324</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il 1984 è una delle annate più indimenticabili per il sottogenere, regalando agli appassionati i tre film più rappresentativi del decennio</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/horror-natalizi-anni-80-non-aprite-prima-di-natale-natale-di-sangue-gremlins/">Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività &#8211; Gli anni &#8217;80</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff0000;"><em><strong>Anni &#8217;80 : Notti silenziose … notti mortali. </strong></em></span>Dopo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/dossier-rosso-natale-il-cinema-horror-delle-festivita-1/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">aver esplorato gli anni &#8217;70</a>, apriamo ora il decennio seguente con <em><strong>Don&#8217;t open till Christmas</strong></em> del 1984, tradotto per l&#8217;Italia con <em><strong>Non aprite prima di Natale!</strong></em> Il titolo del film fa riferimento a un misterioso pacco regalo che arriva a casa dell&#8217;ispettore Harris, che avrà il compito di fronteggiare il maniaco di turno e del quale solamente nella scena finale scopriremo il contenuto.</p>
<p>Assieme al <em>dono</em> c&#8217;è un bigliettino, che avverte di non aprire appunto prima del 25 dicembre e questo ammonimento viene preso alla lettera dall&#8217;ufficiale di polizia. Film prodotto in Gran Bretagna per la prima e unica regia di <strong>Edmund Purdom</strong>, riporta in scena un Babbo Natale raffigurato come entità a cui è legato qualcosa di terribilmente drammatico avvenuto nel passato del protagonista.</p>
<p>Uscito in contemporanea con <em>Silent night, deadly night</em>, di cui vi parlerò a breve, il film scorre <strong>lento e approssimativo</strong>, mancando a volte di personalità. Salvato in corner dalle scene piuttosto originali delle uccisioni delle vittime – che potrebbero ricordare quelle che si vedranno anni dopo nella saga di<strong><em> Saw – L&#8217;Enigmista</em></strong>, funziona e diverte proprio in virtù della quantità di sangue che scorre senza dare tregua e del finale inaspettato e fuori dagli schemi. Appena finirà, aspettate però un altro attimo, perché nei titoli di coda verrete accompagnati da canti natalizi rivisitati in chiave lugubre &#8230; una chicca da apprezzare!</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/non-aprite-prima-di-Natale.jpg" rel="lightbox" title="Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività - Gli anni '80"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-54897" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/non-aprite-prima-di-Natale-300x169.jpg" alt="" width="327" height="184" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/non-aprite-prima-di-Natale-300x169.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/non-aprite-prima-di-Natale-768x432.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/non-aprite-prima-di-Natale.jpg 1024w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/non-aprite-prima-di-Natale-500x281.jpg 500w" sizes="(max-width: 327px) 100vw, 327px" /></a>Approfondendo un po&#8217; la trama, questo narra le gesta di un misterioso omicida che getta la città di Londra nel terrore, uccidendo di volta in volta chiunque indossi un costume da Babbo Natale. Il killer ha visto la madre violentata e successivamente uccisa da uno psicopatico vestito proprio come l&#8217;omino panciuto sorridente a cui siamo legati.</p>
<p>Da questo incidente, la sua mente sarà per sempre turbata e scatenerà la sua furia omicida senza esclusioni di colpi. I dialoghi sono piuttosto banali e le uccisioni, benché siano molto creative, sono troppe, messe lì solo per allungare il brodo annacquato di una pellicola non molto saporita.</p>
<p><strong>Unisce <em>slasher</em> e poliziesco</strong> in una storia grottesca che avrebbe potuto essere sviluppata meglio. Nello specifico, lo svolgimento delle indagini non viene approfondito abbastanza e l&#8217;identità dell&#8217;assassino purtroppo viene rivelata troppo presto, proprio mentre telefona alla polizia per far sviare le indagini su di sé. Questa rivelazione toglie allo spettatore il piacere di scoprire solo alla fine chi sia. Il regista stesso (scomparso nel 2009) interpreta l&#8217;investigatore Harris di Scotland Yard. In molti lo ricorderanno anche per avere indossato i panni del conte Dracula nel film <strong><em>Fracchia contro Dracula</em></strong> di Neri Parenti del 1985.</p>
<p>Non Aprite prima di Natale è in definitiva un filmetto con poche ambizioni che riesce a intrattenere, nonostante la trama mediocre e la regia non proprio all&#8217;altezza, che va a reggersi esclusivamente sugli omicidi vari, che includono coltellate, evirazioni, babbi natale col volto arrostito e altro assortimento &#8230;</p>
<p>Se volete riscoprire questo horror di <em>serie B</em>, in cui compaiono anche <strong>Caroline Munro</strong> e <strong>Jerry Sundquist</strong>, potete trovarlo distribuito da noi in DVD da CG Entertainment, privo di sottotitoli e con un audio piuttosto scadente, ma dovrete accontentarvi in quanto è l&#8217;unica edizione italiana che si può reperire sul mercato.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/Natale-di-sangue.jpg" rel="lightbox" title="Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività - Gli anni '80"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-54908 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/Natale-di-sangue-300x167.jpg" alt="" width="331" height="184" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/Natale-di-sangue-300x167.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/Natale-di-sangue-768x428.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/Natale-di-sangue-500x278.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/Natale-di-sangue.jpg 772w" sizes="(max-width: 331px) 100vw, 331px" /></a>Passiamo quindi al già citato <em><strong>Silent night, deadly night</strong></em>, conosciuto nel nostro paese come <strong>Natale di sangue</strong>. Diretta da<strong> Charles Sellier Jr.</strong> e con una durata approssimativa di 84 minuti, questo horror è più fortunato del precedente, portando alla realizzazione di ben 5 sequel e addirittura a <strong>un remake</strong> nel 2012 (<em><strong>Silent night</strong></em>)<strong> </strong>per mano di Steven Miller.</p>
<p>Uscita nei cinema curiosamente assieme <em>Non aprite prima di Natale</em>, ma oggetto di molte più critiche, questa pellicola <strong>sovverte l&#8217;ordine classico del quadretto familiare &#8216;perfetto&#8217;</strong>, essendo più psicologico e disturbante che sanguinolento.</p>
<p>Attirò su di sé le ire di gruppi di genitori piuttosto arrabbiati che protestarono fuori dalle sale americane, accusandolo e non accettando l&#8217;idea della messa in scena di un Babbo Natale killer. Fu così che riuscirono alla fine a far ritirare il film, dopo che aveva incassato poco più di due milioni di dollari a fronte del milione di budget. Il film fa conoscere molto bene agli spettatori la figura di Billy Chapman, impersonato da vari attori durante le sue varie fasi di crescita (tutti i <em>villain</em> hanno lo stesso nome di battesimo pare … si veda anche <strong><em>Black Christmas</em></strong> … bah), descrivendoci il suo passato e i problemi che ha con il Natale.</p>
<p>Si tratta di <strong>un&#8217;opera violenta, a tratti erotica e disturbante, ma anche divertente</strong>, grazie all&#8217;ostentazione della parola “punire” che l&#8217;assassino utilizza varie volte. Il punto di forza è la parte descrittiva che troviamo nel primo pezzo di film e la rappresentazione cruda e senza censura che permea tutta la pellicola. Negli USA è considerato un piccolo cult d&#8217;epoca e a partire dal 1986 trovò spazio sugli scaffali dei videostore. In Italia potete trovarlo distribuito da Live Video per la Tristar Production.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/natale-di-sangue-1984-2.jpg" rel="lightbox" title="Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività - Gli anni '80"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-54904 alignright" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/natale-di-sangue-1984-2-300x185.jpg" alt="" width="315" height="194" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/natale-di-sangue-1984-2-300x185.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/natale-di-sangue-1984-2-500x309.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/natale-di-sangue-1984-2.jpg 744w" sizes="(max-width: 315px) 100vw, 315px" /></a>La trama narra di un bambino, per l&#8217;appunto Billy Chapman (<strong>Max Broadhead</strong> a 4 anni, <strong>Danny Wagner</strong> a 8 anni, <strong>Alex Burton</strong> a 14 anni e <strong>Robert Brian Wilson</strong> per la maggiore età) di anni 5, che assieme alla sua famiglia va a trovare il nonno (<strong>Will Hare</strong>) in una casa di cura. Quest&#8217;ultimo spaventa molto il nostro piccolo protagonista quando gli racconta la storia di un Babbo Natale che punisce i bambini che sono stati troppo cattivi.</p>
<p>La vigilia di Natale, tornando a casa, la famigliola viene aggredita da un pazzo travestito per l&#8217;appunto da Babbo Natale, che uccide brutalmente i genitori di Billy. Il bambino finisce così assieme al fratellino in un orfanotrofio e in uno dei tanti natali passati lì dentro viene costretto a sedersi sulle ginocchia di un Santa Claus qualunque, facendo riemergere in lui il trauma vissuto anni addietro.</p>
<p>Raggiunta poi la maggiore età, Billy trova lavoro in un negozio di giocattoli, e nonostante tutto sembra procedere nel migliore dei modi, arriva drammatico un altro Natale, con la richiesta del suo capo di indossare i panni dell&#8217;uomo di cui lui ha più terrore in assoluto. Questa sarà la goccia che farà traboccare il vaso, facendo riemergere nuovamente i traumi brutali subiti e scatenando nella sua mente una follia omicida senza pari.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/silent-night-deadly-night-5.jpg" rel="lightbox" title="Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività - Gli anni '80"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-54900 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/silent-night-deadly-night-5-300x169.jpg" alt="" width="334" height="188" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/silent-night-deadly-night-5-300x169.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/silent-night-deadly-night-5-500x282.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/silent-night-deadly-night-5.jpg 655w" sizes="(max-width: 334px) 100vw, 334px" /></a>Esattamente tre anni dopo, nel 1987, uscì il secondo capitolo, intitolato <em><strong>Silent night, deadly night part 2</strong></em>, diretto da <strong>Lee Harris</strong> e incentrato sulle gesta del fratello di Billy, Ricky Caldwell (<strong>Eric Freeman</strong>). La prima parte dello <em>slasher</em> è totalmente costituita da un lungo e polveroso flashback che riguarda l&#8217;ormai defunto Billy, mentre nella seconda Ricky inizia a uccidere per vendicare il fratello. La pellicola costò oltre 250.000 dollari, finendo per incassarne poco più di 150.000.</p>
<p>Nel 1989 uscì quindi un terzo capitolo della saga, intitolato <em><strong>Silent night, deadly night 3: Better Watch Out!</strong></em>, per la regia di <strong>Monte Hellman</strong>, anch&#8217;esso inedito in Italia come il precedente e quelli che verranno. In questo film ritroviamo ancora Ricky (<strong>Bill Moseley</strong>), ora in coma, il quale nella notte di Natale si risveglia per seguire una ragazza non vedente che pare avere una connessione psichica con lui.</p>
<p><em><strong>Silent night, deadly night 4: Initiation</strong></em> di <strong>Brian Yuzna </strong>del 1990 e <em><strong>Silent night, deadly night 5: The toy maker </strong></em>di <strong>Martin Kitrosser </strong>del 1991 non riguardano più il serial killer <em>natalizio</em> invece, ma sono incentrati, rispettivamente, su una setta di streghe e su un fabbricante di giocattoli assassini.</p>
<p>Penultimo, ma non certo per fama e popolarità, è <em><strong>Gremlins</strong></em>, diretto sempre nel 1984 da <strong>Joe Dante</strong> e con <strong>Steven Spielberg</strong> in veste di produttore esecutivo e addirittura di comparsa nella pellicola. Successo strabiliante per il bilanciamento ben riuscito tra commedia e horror, questa spietata favola horror natalizia <strong>irriverente e grottesca</strong> è divenuta presto un cult per le numerose scene fantasiose e l&#8217;happy end indimenticabile. Di per sé conterrebbe anche scene violente, ma sono più o meno camuffate dalle trovate gustosamente grottesche dei piccoli mostriciattoli in scena.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/gremlins-natale.jpg" rel="lightbox" title="Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività - Gli anni '80"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-54899" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/gremlins-natale-300x184.jpg" alt="" width="316" height="194" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/gremlins-natale-300x184.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/gremlins-natale-500x306.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/gremlins-natale.jpg 650w" sizes="(max-width: 316px) 100vw, 316px" /></a>Il racconto originario a cui il film si ispira è <em>The Gremlins</em>, scritto da <strong>Roald Dahl </strong>nel 1943 e rielaborato dallo sceneggiatore <strong>Chris Columbus</strong>, che lo aveva proposto in principio alla Disney. Il protagonista anche qui indovinate un po&#8217; come si chiama? Ovviamente la risposta giusta è Billy (<strong>Zach Galligan</strong>).</p>
<p>Riceve come regalo di Natale dal padre questo esserino, un <em>mogwai</em> di nome <strong>Gizmo</strong>, che deve sottostare a tre regole semplici ma altrettanto importanti: non essere esposto mai alla luce, non bagnarsi e non essere nutrito mai dopo la mezzanotte.</p>
<p>Le suddette regole ovviamente vengono presto trasgredite e questo comporterà una serie di accadimenti tra cui la nascita di altri esserini simili a lui ma decisamente più vivaci e cattivelli. Da questo momento una escalation di vicende fino al finale lieto dove tutti sopravvivono &#8211; più o meno &#8211; felici e contenti. La pellicola ricevette ben 5 Saturn Award e incassò nei soli Stati Uniti 150 milioni di dollari nel suo anno di uscita, a fronte degli 11 milioni investiti.</p>
<p>Nel 1985 ci fu un nuovo passaggio nei cinema e incrementò il suo guadagno, aggiungendo altri 153 milioni di dollari al bottino, restando ad oggi il secondo incasso più alto nel genere &#8216;commedia horror&#8217; dopo <em>Scary Movie</em>. Nel 1990 il regista Joe Dante girò un sequel, intitolato<em><strong> Gremlins 2 &#8211; La nuova stirpe</strong></em>, che nonostante il budget molto alto di 50 milioni di dollari, rimase lontano dagli incassi della prima pellicola. Opera divertente e intelligente, se volete rigustarvelo potete trovarlo nel DVD italiano della Warner Home Video.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/elves-film-1989.jpg" rel="lightbox" title="Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività - Gli anni '80"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-55546 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/elves-film-1989-300x230.jpg" alt="" width="192" height="147" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/elves-film-1989-300x230.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/elves-film-1989-500x384.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/elves-film-1989.jpg 612w" sizes="(max-width: 192px) 100vw, 192px" /></a>Menzione in chiusura per l&#8217;oscuro e introvabile <em><strong>Elves </strong></em>del 1989, opera diretta da <strong>Jeffrey Mandel</strong> (naturalmente mai arrivata in Italia) a metà tra commedia e horror con <strong>Dan Haggerty</strong> &#8211; ex poliziotto tabagista che sbarca il lunario vestendosi da Babbo Natale per far pubblicità a un grande magazzino &#8211; che si prende terribilmente sul serio per un qualcosa che <strong>mescola malamente l&#8217;occulto, l&#8217;Anticristo, l&#8217;incesto, i neo-nazisti con finti accenti tedeschi che vogliono instaurare il Quarto Reich</strong>, una cocca di mamma che annega gli animali domestici nella toilette, un fratellino pervertito che fa capolino mentre la sorella si veste, una ragazza vergine che brandisce una magica pietra elfica e un elfo cornuto armato di pistola e coltello.</p>
<p>Al prossimo decennio.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/dossier-rosso-natale-il-cinema-horror-delle-festivita-gli-anni-90/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>continua &#8230;</strong></a></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/XBEVwaJEgaA" width="1013" height="570" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/horror-natalizi-anni-80-non-aprite-prima-di-natale-natale-di-sangue-gremlins/">Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività &#8211; Gli anni &#8217;80</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ilcineocchio.it/cinema/horror-natalizi-anni-80-non-aprite-prima-di-natale-natale-di-sangue-gremlins/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività &#8211; Gli anni &#8217;70</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/horror-natalizi-anni-70-death-house-tales-from-the-crypt-black-christmas/</link>
					<comments>https://www.ilcineocchio.it/cinema/horror-natalizi-anni-70-death-house-tales-from-the-crypt-black-christmas/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jayenne]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Dec 2020 08:45:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Death House]]></category>
		<category><![CDATA[Dossier]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[Rosso Natale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilcineocchio.it/?post_type=cinema&#038;p=269973</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il 1972 è l'anno che segna la svolta: grazie a Racconti dalla tomba e Death House sotto l'albero non ci sono più regali, ma cadaveri. Poi, a rincarare la dose, arriva nel 1974 il seminale Black Christmas di Bob Clark</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/horror-natalizi-anni-70-death-house-tales-from-the-crypt-black-christmas/">Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività &#8211; Gli anni &#8217;70</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A Natale, si sa, siamo per tradizione tutti più buoni. Tranne i protagonisti della carrellata di film a tema che andremo a riscoprire da oggi per <em>allietare</em> il vostro tempo durante le festività, magari nel corso delle necessarie pause tra un pranzo e un cenone, quando avrete sicuramente perso le forze per poter dedicarvi a qualsiasi altra attività se non il mettersi comodi sul divano e (ri)guardare un bell&#8217;horror d&#8217;atmosfera. Per i più nostalgici come la sottoscritta, a partire dai primi anni &#8217;70 sono uscite diverse pellicole che hanno contribuito a rendere il<strong> 25 dicembre</strong> una festa piuttosto spaventosa e inquietante, da brividi, e non di certo per il freddo. Partiamo dunque con questo decennio per arrivare gradualmente fino ai giorni nostri, sperando di riuscire a darvi una prospettiva più ampia sui titoli di maggiore successo di questo filone.</p>
<p>Il 1972 è stato l&#8217;anno che per primo ha dipinto di rosso sangue le festività. In Inghilterra usciva<em> Tales from the crypt</em> (in Italia <strong><em>Racconti dalla tomba</em></strong>), che ispirò in seguito l&#8217;omonima serie TV (da noi <em>I racconti della cripta</em>), mentre dall&#8217;altra parte dell&#8217;Oceano arrivava <strong><em>Death House</em></strong>.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/Death-house-Silent-night-bloody-night.jpg" rel="lightbox" title="Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività - Gli anni '70"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-54462" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/Death-house-Silent-night-bloody-night-300x223.jpg" alt="" width="348" height="259" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/Death-house-Silent-night-bloody-night-300x223.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/Death-house-Silent-night-bloody-night-500x372.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/Death-house-Silent-night-bloody-night.jpg 635w" sizes="(max-width: 348px) 100vw, 348px" /></a>Iniziamo proprio con Death House allora, meglio conosciuto con il nome di <em>Silent night, Bloody night </em>(o <i>Night of the Dark Full Moon</i>), diretto dal regista <strong>Theodore Gershuny</strong>. Per la vostra felicità vi comunico che questo piccolo grande gioiellino proto-slasher, che non è mai stato doppiato, è stato reso disponibile in Italia da poco in DVD nella collana Opium Visions della Penny Video, dedita alla riscoperta di titoli culto introvabili degli anni &#8217;60 e &#8217;70 (<a href="http://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-dvd-death-house-di-theodore-gershuny/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">la nostra recensione dell&#8217;edizione home video</a>).</p>
<p>Quello che rende questo film davvero magistrale è la bravura del regista, che ha la capacità di catalizzare l&#8217; attenzione intorno a una storia torbida e inquietante, accompagnata da colpi di scena e suspense non da poco.</p>
<p>L&#8217;atmosfera che ricopre come un delicato manto di neve tutta la pellicola è terribilmente malsana e soffoca con il suo peso la purezza del clima natalizio, donandogli un&#8217;aria cupa, con alti tassi di tensione e violenza che esplodono tra le inquadrature evocative di cui il regista ci fa dono e impreziosiscono la sceneggiatura di <strong>Jeffrey Konvitz</strong> ricca di rivelazioni, capace di tener stretto lo spettatore alla gola dal principio alla fine. Questo film ha anticipato intuizioni e meccanismi che faranno poi la fortuna di molti horror a venire, soprattutto gli <em>slasher</em>, la cui origine generalmente si attribuisce a <strong><em>Black Christmas</em></strong> <em><strong>(Un Natale Rosso Sangue)</strong></em> di Bob Clark del 1974.</p>
<p>E&#8217; stato però Death House, realizzato nel 1970 ma uscito solo 2 anni più tardi, a instillare nella nostra mente le dinamiche che han fatto la fortuna di questo sottogenere, che ritroveremo in seguito in classici come <strong><em>Halloween</em></strong>, <strong><em>Venerdì 13</em></strong> o curiosamente anche nel coevo <strong><em>Reazione a catena</em></strong> di Mario Bava del 1971 e in <strong><em>I corpi presentano tracce di violenza carnale</em></strong> di Sergio Martino del 1973 ,offrendoci delitti sanguinosi, mani mozzate e plurimi omicidi succulenti, il tutto condito sapientemente da una colonna sonora acida e perturbante firmata da <strong>Gershon Kingsley</strong>.</p>
<p>L&#8217;opera di Gershuny<strong> </strong>inquieta attraverso i suoni e i respiri affannosi dell&#8217;omicida, che alimentano la tensione e che saranno ricordati anche in <strong><em>Maniac</em></strong> di William Lustig (1980) dal protagonista Joe Spinell. La voce narrante di Diane (<strong>Mary Woronov</strong>), che racconta le vicende legate alla villa misteriosa, luogo di dolore e sofferenza nella quale si compiono storie dolorose fatte di abusi a giovani vittime indifese, vendette ed incesti, accompagna lo spettatore nel suo addentrarsi lentamente nel passato.</p>
<p>La fotografia color seppia di grande potenza visiva e lasciata volutamente sporca (opera di <strong>Adam Giffard</strong>) e i primi piani indimenticabili ai volti nel buio quasi totale, ci raccontano queste storie di pazzia. Si tratta di un racconto che abbraccia traumi infantili, narra l&#8217;orrore e si concentra sul passato rivelatore di mali, un passato intriso di sangue che scivola nel presente per glorificare la rivincita macabra che colpisce uno a uno i protagonisti, che cadono come mosche in una trappola rinchiusa tra quattro mura, dove un pericoloso serial killer, nelle ore precedenti il Natale, si rifugia 20 anni dopo evadendo dal manicomio in cui era stato rinchiuso.</p>
<p>Un passato costruito da eventi mai chiariti, un omicidio irrisolto, una figura misteriosa nascosta in casa, telefonate minacciose, colpi di scena brutali a colpi di ascia, sguardi distorti e guanti neri sono gli ingredienti che condiscono questo indimenticabile film, impreziosito ulteriormente dal sottofondo malinconico e dolce della nenia natalizia <em>Silent Night</em>. Una pellicola maestosa, nonostante a volte la trama possa apparire poco credibile perché non molto semplice e intuitiva, ma capace di riscattarsi con <strong>ricche dosi di violenza</strong> per scivolare in un finale fantastico che lascia a bocca aperta letteralmente, riservandoci sorprese sull&#8217;identità e il movente dell&#8217;omicida.</p>
<p>A partire dal novembre del 1972, <em>Death House</em> cominciò a venir proiettato principalmente nel circuito dei drive-in prima di scomparire nell&#8217;oscurità almeno fino al &#8217;78, quando un&#8217;emittente televisiva decise di ripescarlo, trasformandolo da lì in poi in un appuntamento fisso del palinsesto dei mesi di novembre e dicembre.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/tales-from-the-crypt-1972-racconti-tomba.jpg" rel="lightbox" title="Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività - Gli anni '70"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-54463 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/tales-from-the-crypt-1972-racconti-tomba-300x170.jpg" alt="" width="349" height="198" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/tales-from-the-crypt-1972-racconti-tomba-300x170.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/tales-from-the-crypt-1972-racconti-tomba-768x436.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/tales-from-the-crypt-1972-racconti-tomba-500x284.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/tales-from-the-crypt-1972-racconti-tomba.jpg 888w" sizes="(max-width: 349px) 100vw, 349px" /></a>Se avete in mente di farvi una scorpacciata di horror durante le prossime settimane, non potrete certo prescindere allora nemmeno da <em><strong>Tales from the crypt</strong></em>, sempre del 1972 e in Italia uscito come <strong><em>Racconti dalla tomba</em></strong>. Ispirato alle riviste a fumetti antologiche <em>Tales from the crypt</em> e <em>The vault of horror</em> della <strong>EC COMICS </strong>(ristampate recentemente in Italia dalla 001 Edizioni) e diretto da <strong>Freddy Francis</strong>, questo film è stato fonte di ispirazione a sua volta per <em>I racconti della cripta</em>, mitica la serie televisiva trasmessa dal 1989, con protagonista narrante lo <strong>Zio Tibia</strong> (chi non se lo ricorda?? qui mi scende una lacrimuccia pensando ai bei tempi passati &#8230;).</p>
<p>Cult impareggiabile, perfetto connubio di orrore e intrattenimento, la pellicola di Francis si costruisce attraverso la figura del <em>Crypt Keeper </em>(<strong>Ralph Richardson</strong>), misterioso frate dalle fattezze umane che si eleva a <em>giudice</em> delle azioni dei cinque protagonisti degli altrettanti episodi presenti. Di questi soltanto il primo è a tema strettamente natalizio, ma poco ci importa, perchè quando lo guarderete seduti comodamente sul vostro divano con una bella tazza di cioccolata calda fumante in mano, non potrete che rimanerne colpiti e affascinati. Lo stesso <strong>George A. Romero</strong> e <strong>Stephen King</strong>, che ne avevano in mente un remake, rielaborarono successivamente il progetto dando vita a <strong><em>Creepshow</em></strong> nel 1982, simile ma differente.</p>
<p>Ma torniamo a noi. I cinque segmenti che costituiscono il film sono introdotti da un prologo in cui un enigmatico monaco fa rivivere all&#8217;interno di una catacomba alcuni peccatori, che raccontano i crimini che hanno commesso durante le loro esistenze e il modo in cui furono già puniti quand&#8217;erano in vita. Una donna commette uxoricidio ma viene uccisa da un pazzo, un uomo scappa con l&#8217;amante ma un incidente sfigura lui e acceca lei, un giovane costringe al suicidio un rivale ma il fantasma di questi gli strappa il cuore, un ricco industriale viene distrutto da una magica statuetta, e il direttore di un ospizio per ciechi è divorato da un cane.</p>
<p>Un classico da rivedere, un horror genuino e funzionale che gioca sul grottesco per mettere in evidenza il più grande flagello dei nostri tempi, e cioè la giustizia che ha le fattezze e il volto del frate, il quale svelerà le sue intenzioni in un finale che resta all&#8217;altezza di tutta la narrazione precedente.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/tales-from-the-crypt-racconti-tomba-1972.jpg" rel="lightbox" title="Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività - Gli anni '70"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-54465 alignright" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/tales-from-the-crypt-racconti-tomba-1972-300x224.jpg" alt="" width="347" height="259" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/tales-from-the-crypt-racconti-tomba-1972-300x224.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/tales-from-the-crypt-racconti-tomba-1972-768x574.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/tales-from-the-crypt-racconti-tomba-1972-500x374.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/tales-from-the-crypt-racconti-tomba-1972.jpg 847w" sizes="(max-width: 347px) 100vw, 347px" /></a>Partiamo con il primo episodio, <strong><em>And all through the house</em></strong>, non troppo brillante e facilmente prevedibile ma efficacemente ironico grazie all&#8217;ambientazione natalizia che fa da sfondo, si eleva in un crescendo di momenti che restano impressi. La prima sequenza è quella di una moglie (<strong>Joan Collins</strong>) che uccide il marito la notte del 25 dicembre, mentre la radio dà la notizia della fuga di un pericoloso psicopatico travestito da Babbo Natale, che le farà naturalmente visita.</p>
<p>E&#8217; carico di tensione, anche se probabilmente resta il capitolo più debole. Ben realizzato e con lodevoli scelte stilistiche di regia, presenta come detto una trama molto semplice e un po&#8217; scontata, il sangue di una consistenza e di colore improponibili, un finale facilmente intuibile, ma con una messa in scena godibile nel contrasto tra horror e ambientazione festosa resa ancora più macabra e stridente dalle musiche natalizie tradizionali in sottofondo.</p>
<p>Nel secondo episodio, <strong><em>Reflection of death</em></strong>, troviamo il marito fedifrago Carl (<strong>Ian Hendry</strong>) in fuga con l&#8217;amante, ma la gita dura poco, perché i due hanno un terribile incidente che si tramuterà in vero e proprio incubo in bilico tra sogno e realtà. L&#8217;idea è semplice e ben congegnata e la sequenza dell&#8217;incidente stradale girata a regola d&#8217;arte si fa ricordare, la tensione è palpabile e cresce, spinta anche dalla curiosità per l&#8217;epilogo, ma non c&#8217;è molto altro, tutto si riduce a ben poco da dire. <em><strong>Poetic justice</strong> </em>è il titolo del terzo coinvolgente segmento che compone<em> Racconti dalla tomba</em>, con il grande <strong>Peter Cushing</strong> nella parte di un adorabile vecchietto a cui viene tolto tutto da un uomo d&#8217; affari senza scrupoli.</p>
<p>Il giovane benestante James (<strong>Robin Phillips</strong>) non sopporta il suo dirimpettaio, l&#8217;anziano spazzino Arthur Edward Grimsdyke, non tollera la sua casa povera, il suo lavoro troppo vicino alla sporcizia, l&#8217;andirivieni di bambini che vengono a fargli visita, i suoi cani. In un climax di odio dettato dalla disparità di classi sociali, il ragazzo inizia quindi a distruggere la vita dell&#8217;uomo, peraltro già segnato dalla scomparsa della moglie, la quale lo avverte tramite una tavola ouija con cui comunica che un pericolo imminente sta per abbattersi su di lui. Si inizia con il licenziamento per poi passare all&#8217;allontanamento dei bambini, fino ad arrivare all&#8217;apice di pura cattiveria che lo porterà al suicidio.</p>
<p>Ma non temete, la vendetta arriverà puntale nel finale e colpirà letteralmente al cuore. Si tratta dell&#8217;episodio più poetico e triste, che vi coinvolgerà in maniera profonda, facendo crescere la rabbia verso il diabolico James e con un epilogo capace di farvi commuovere, oltre che godere per la rivincita, che qui è sentita come Giustizia.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/tales-from-the-crypt-racconti-tomba-1972-Wish-you-were-here.jpg" rel="lightbox" title="Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività - Gli anni '70"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-54466 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/tales-from-the-crypt-racconti-tomba-1972-Wish-you-were-here-300x164.jpg" alt="" width="344" height="188" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/tales-from-the-crypt-racconti-tomba-1972-Wish-you-were-here-300x164.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/tales-from-the-crypt-racconti-tomba-1972-Wish-you-were-here-768x419.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/tales-from-the-crypt-racconti-tomba-1972-Wish-you-were-here-500x273.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/tales-from-the-crypt-racconti-tomba-1972-Wish-you-were-here.jpg 893w" sizes="(max-width: 344px) 100vw, 344px" /></a>Il quarto episodio, <strong><em>Wish you were here</em></strong>, è dal mio punto di vista il migliore, soprattutto per la conclusione. Macabramente divertente e ironico quanto terribile, racconta la storia di un uomo d&#8217;affari, Ralph (<strong>Richard Greene</strong>), sull&#8217;orlo della bancarotta. Nella loro lussuosa villa, la moglie scopre per caso una statuetta comprata nel corso di uno dei loro numerosi viaggi fatti, e ne nota l&#8217;iscrizione alla base, che recita che saranno esauditi tre desideri, ma che bisognerà prestare molta attenzione a ciò che si chiede, perché gli esiti saranno funesti.</p>
<p>Ultimo e più cinico episodio è <strong><em>Blind alleys</em></strong>, piccolo gioiello che assieme a <em>Poetic justice</em> condivide la tematica dell&#8217;ingiustizia verso i deboli. La vendetta di un gruppo di non vedenti verso l&#8217;egoista direttore dell&#8217;istituto, si mescola con la Giustizia in una soluzione geniale sia dal punto di vista narrativo che da quello visivo.</p>
<p>Questo è il segmento decisamente migliore, con un epilogo davvero disturbante, soprattutto per la trappola organizzate e che ricorda un po&#8217; i giochetti di <strong><em>Jigsaw</em></strong>, con pareti cosparse di lamette che restano senza ombra di dubbio il punto più alto in termini di trovate originali orrorifiche dell&#8217;intera pellicola. Questo episodio ricevette molte critiche positive, non tanto per la regia o la sceneggiatura, comunque dignitose, ma soprattutto per come era stata trasposta una storia presente nel fumetto originale.</p>
<p>I film degli ultimi tempi avrebbero molto da imparare da opere come <em>Racconti dalla tomba</em>, che pur rifacendosi al puro horror senza troppi degli stereotipi moderni, mantiene a distanza di anni quel magnetismo divertente a cui è difficile resistere.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/black-christmas-natale-clark-1974.jpg" rel="lightbox" title="Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività - Gli anni '70"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-54467" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/black-christmas-natale-clark-1974-300x177.jpg" alt="" width="349" height="206" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/black-christmas-natale-clark-1974-300x177.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/black-christmas-natale-clark-1974-768x454.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/black-christmas-natale-clark-1974-500x296.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/black-christmas-natale-clark-1974.jpg 888w" sizes="(max-width: 349px) 100vw, 349px" /></a>Ma cambiamo tono e spostiamoci adesso in Canada, ritornando sul già citato <em><strong>Black Christmas (Un Natale rosso sangue)</strong></em>. Questo film del 1974 diretto da <strong>Bob Clark</strong> è considerato &#8211; giustamente &#8211; uno dei capolavori del genere horror, tanto che nel 2006 ne è stato fatto addirittura un remake, di cui parleremo a breve.</p>
<p>Girato in soli due mesi e con un budget di appena 686.000 dollari canadesi, ebbe davvero un successo incredibile e in un qualche modo anticipò le gesta che avrebbero reso celebri <strong>Michael Myers</strong> e <strong>Jason Voorhees</strong>. Non a caso, Clark, nel corso di <a href="http://www.ilcineocchio.it/cinema/nelle-parole-di-bob-clark-ce-la-prova-che-halloween-sarebbe-il-sequel-non-ufficiale-di-black-christmas/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">una discussione avuta con <strong>John Carpenter</strong></a>, gli confidò che nel caso gli fosse venuto in mente di dare un seguito al suo film, questo si sarebbe intitolato <strong><em>Halloween</em></strong> e avrebbe raccontato il ritorno dell&#8217;assassino protagonista nella sua città natale.</p>
<p>Proprio quello che si vedrà da lì a pochi anni nel classico firmato da Carpenter. Se volete riscoprire questo capolavoro assoluto e arricchire la vostra collezione di DVD, potete trovarlo ora edito dalla Jubal Classic Video, che lo ha ristampato in Italia qualche tempo fa con una fascetta nuova. Copertina a parte, l&#8217;edizione è tuttavia identica, compreso il fatto che alcuni momenti del film sono presentati in lingua originale sottotitolati e senza doppiaggio (non è una pecca, bensì un arricchimento, perché potrete scoprire qualcosa a cui non avete immediatamente fatto caso, ma non vi <em>spoilero</em> nulla in merito!).</p>
<p>Atmosfera sinistra e inquietante per 98 minuti di tensione ambientati durante periodo natalizio, con in sottofondo anche qui le note di<em> Silent Night</em> cantata dai bambini, questo film è il migliore che il regista Bob Clark abbia girato. Ha saputo fondere una vicenda angosciosa, sadica e gratuitamente malvagia con le lucine colorate e gli addobbi natalizi, <strong>andando a <em>corrompere</em> il buonismo imperante tipico delle feste</strong>, senza mai accedere in inutili fiotti di sangue o in flashback vari, ma semplicemente mettendo in scena la violenza attraverso un crescendo di claustrofobia costante.</p>
<p>La regola <em>less is more</em> qui è ben interpretata della presenza/assenza dell&#8217;assassino &#8211; a differenza del remake del 2006 in cui si mostra tutto e subito -, che si palesa più che altro attraverso l&#8217;uso abile del sonoro, che poi è il perno centrale di tutta la pellicola assieme alle voci inquietanti che il killer riesce a riprodurre durante le sue telefonate minacciose, voci di ben cinque persone diverse, riuscendo così ad aumentare l&#8217;effetto disturbante in chi ascolta, oltre al fatto di non dare una precisa fisionomia alla sua personalità, o al suo volto, che rimarrà oscuro fino al finale supremo, ambiguo e completamente aperto, lontano dalle regole classiche dei film thriller a cui si era abituati.</p>
<p>Non sapremo mai nulla sul movente che lo ha spinto a uccidere le ragazze della casa, ma ci sentiremo ingannati da quell&#8217;occhio spiritato che si intravede per pochi istanti. <em>Black Christmas</em> incassò 4 milioni di dollari e vinse anche un premio per la miglior sceneggiatura di <strong>A. Roy Moore</strong>.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/black-christmas-natale-Glen-Morgan-2006.jpg" rel="lightbox" title="Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività - Gli anni '70"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-54468 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/black-christmas-natale-Glen-Morgan-2006-300x200.jpg" alt="" width="349" height="232" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/black-christmas-natale-Glen-Morgan-2006-300x200.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/black-christmas-natale-Glen-Morgan-2006-500x334.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/12/black-christmas-natale-Glen-Morgan-2006.jpg 728w" sizes="(max-width: 349px) 100vw, 349px" /></a>Un horror che privilegia l&#8217;atmosfera, toglie anziché aggiungere facili <em>effettacci gore</em> o inutili flashback volti a spiegare la genesi del killer, cosa che invece puntualmente accadrà nel remake diretto da <strong>Glen Morgan </strong>del 2006. I primi piani, le telefonate sussurrate, il miagolio del gatto e l&#8217;abilità di Clark di sfruttare gli spazi stretti della casa, tutti elementi che concorrono a creare inquietudine, mentre il remake non replica nessuno di questi tratti, proprio perché svela tutto troppo presto, non lascia spazio all&#8217;immaginazione dello spettatore.</p>
<p>Il fatto di voler sempre e a ogni costo dare spiegazioni sulla genesi del mostro, lo<em> spiegone</em> sulla nascita e la crescita del maniaco è tanto assurda quanto scombinata.</p>
<p>Un rifacimento che dovrebbe essere contemporaneo e accattivante è invece impoverito dalle aggiunte, impersonale e poco incisivo ancor di più se paragonato all&#8217;originale, dove il terrore puro nasceva dalla sottrazione e che, nonostante un budget nettamente inferiore, poteva contare su idee registiche semplici e clamorose. Morgan manca di comprensione dei meccanismi che creano suspense, non tocca le corde della paura, non ti fa rimanere incollato alla sedia per capire come andrà a finire. No, <strong>il remake opta per mostrare tutto troppo presto e il regista prova a colmare le lacune di storia attraverso <em>secchiate</em> di splatter e flashback</strong> in cui ci capirete poco e nulla.</p>
<p>Il film negli Stati Uniti è stato oggetto di parecchie controversie, animate da gruppi cristiani inorriditi da tale visione soprattutto proiettata in concomitanza delle feste natalizie, ma la casa di produzione si giustificò dicendo che molte altre pellicole erano uscite durante lo stesso periodo senza ricevere lo stesso trattamento.</p>
<p><em>Black Christmas &#8211; Un Natale rosso sangue</em> è costato <strong>9 milioni di dollari</strong>, finendo per incassarne &#8216;solamente&#8217; 21 milioni. Per semplice curiosità vi consiglio ugualmente di dargli uno sguardo, giusto per comprendere ancora meglio come l&#8217;horror sia cambiato &#8211; in negativo &#8211; negli ultimi anni. Tanto 96 minuti passano velocemente &#8230; <em>keep the faith</em>!</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/dossier-rosso-natale-il-cinema-horror-delle-festivita-gli-anni-80/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>continua &#8230;</strong></a></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/4gNdplqmCcQ" width="1013" height="570" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/horror-natalizi-anni-70-death-house-tales-from-the-crypt-black-christmas/">Dossier: Rosso Natale, il cinema horror delle festività &#8211; Gli anni &#8217;70</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ilcineocchio.it/cinema/horror-natalizi-anni-70-death-house-tales-from-the-crypt-black-christmas/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Conversazioni con un killer: Il caso Bundy &#124; La recensione della docu-serie di Netflix</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/tv/conversazioni-con-un-killer-il-caso-bundy-recensione-serie-netflix/</link>
					<comments>https://www.ilcineocchio.it/tv/conversazioni-con-un-killer-il-caso-bundy-recensione-serie-netflix/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jayenne]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Feb 2019 09:54:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Joe Berlinger]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilcineocchio.it/?post_type=tv&#038;p=75684</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il regista Joe Berlinger racconta la figura del più famoso serial killer americano con documenti e registrazioni inedite, camminando sul sottile filo della fascinazione per il mostro senza scavare quanto auspicabile nella sua perversa mente</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/tv/conversazioni-con-un-killer-il-caso-bundy-recensione-serie-netflix/">Conversazioni con un killer: Il caso Bundy | La recensione della docu-serie di Netflix</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il popolo del web, in particolare quello femminile, è tornato in questi giorni letteralmente a impazzire per la figura del famigerato serial killer <strong>Ted Bundy</strong>, giustiziato sulla sedia elettrica 24 gennaio del 1989 presso la Florida State Prison. Esattamente 30 anni dopo infatti, nella stessa data, <strong>Netflix</strong> ha deciso di mettere a catalogo la docu-serie in 4 parti intitolata <strong>Conversazioni con un killer: Il caso Bundy</strong> (<em>Conversations with a Killer: The Ted Bundy Tapes</em>).</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/01/Conversazioni-con-un-killer-Il-caso-Bundy-netflix-poster-1.jpg" rel="lightbox" title="Conversazioni con un killer: Il caso Bundy | La recensione della docu-serie di Netflix"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-75688" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/01/Conversazioni-con-un-killer-Il-caso-Bundy-netflix-poster-1-200x300.jpg" alt="Conversazioni con un killer Il caso Bundy netflix poster" width="207" height="311" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/01/Conversazioni-con-un-killer-Il-caso-Bundy-netflix-poster-1-200x300.jpg 200w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/01/Conversazioni-con-un-killer-Il-caso-Bundy-netflix-poster-1.jpg 600w" sizes="(max-width: 207px) 100vw, 207px" /></a>L&#8217;esplosione di commenti pro Ted Bundy che ne elogiano in particolare il suo aspetto fisico apparsi sui social network ha indotto repentinamente il colosso dello streaming a &#8216;correggere il tiro&#8217;, pubblicando un Tweet ufficiale in cui più o meno ironicamente si scherzava sulla presunta bellezza e prestanza del maniaco, alludendo al fatto che di uomini sexy ce ne sono a migliaia anche sulla piattaforma, la maggior parte dei quali non è però mai stata condannata per omicidio.</p>
<p>Questa la premessa &#8216;pubblicitaria&#8217; a al prodotto diretto da<strong> Joe Berlinger</strong>, vero e proprio documentario a puntate sul lavoro che i giornalisti <strong>Stephen Michaud</strong> e<strong> Hugh Aynesworth</strong> hanno svolto su Ted Bundy nel 1980 mentre l&#8217;uomo era rinchiuso nel braccio della morte, raccogliendo <strong>100 ore di conversazioni inedite registrate, immagini e video</strong>. Dettagli crudi e descrizioni agghiaccianti fluiscono durante il racconto, un viaggio nell&#8217;orrore di una mente contorta &#8211; capace di ispirare il Buffalo Bill di <strong><em>Il silenzio degli innocenti</em></strong> &#8211; che Netflix stessa ha consigliato di <strong>non guardare da soli</strong> (altra mossa di marketing?).</p>
<p>La storia ci racconta che a Ted Bundy &#8211; incarnazione di quanto di più malvagio ci sia nell&#8217;umanità &#8211; vennero contestati una trentina di omicidi di giovani donne, ma non è affatto improbabile che siano stati molte di più, con la maggior parte dei delitti concentrati nella seconda metà degli anni &#8217;70 (per la precisione tra il 1974 e il 1978). Le vittime erano per lo più studentesse universitarie che venivano abbordate con una scusa, una tecnica letale cui seguiva il sequestro e la brutale uccisione della malcapitata. Ted Bundy non confesserà nessuno dei delitti all&#8217;inizio, anzi parlerà in terza persona come se ci fossero delle altre personalità dentro di lui che li abbiano messi in pratica, lasciandolo come mero <em>spettatore</em> impotente. Alla fine però, a pochi giorni dalla condanna a morte, l&#8217;uomo dichiarerà, per lo sconcerto di tutti, che oltre ad aver decapitato 12 donne per poterne conservare le teste in casa, era solito anche tornare sulle scene del delitto per consumare rapporti sessuali coi cadaveri in stato di decomposizione.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/01/Conversazioni-con-un-killer-Il-caso-Bundy-netflix.jpg" rel="lightbox" title="Conversazioni con un killer: Il caso Bundy | La recensione della docu-serie di Netflix"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-74849 alignleft" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/01/Conversazioni-con-un-killer-Il-caso-Bundy-netflix-300x173.jpg" alt="Conversazioni con un killer Il caso Bundy netflix" width="325" height="188" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/01/Conversazioni-con-un-killer-Il-caso-Bundy-netflix-300x173.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/01/Conversazioni-con-un-killer-Il-caso-Bundy-netflix-768x443.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/01/Conversazioni-con-un-killer-Il-caso-Bundy-netflix.jpg 800w" sizes="(max-width: 325px) 100vw, 325px" /></a>Conversazioni con un killer: Il caso Bundy è nata grazie alle registrazioni che Stephen Michaud ha portato nel 2017 al regista Joe Berlinger, il quale ha passato molto tempo ad ascoltarle per cercare di carpire il più possibile sull&#8217;intima essenza dell&#8217;omicida. Il regista ci tiene qui a sottolineare come per molti aspetti il protagonista del documentario fosse <strong>una persona normale come tante</strong>, che viveva con una fidanzata che trattava con rispetto e che amava, un compagno di vita meraviglioso oltre che un padre premuroso per la figlia che la donna aveva avuto da una precedente relazione. Scopriamo però come, ad esempio, non conobbe mai il padre e provasse rancore verso sua madre per questo motivo. Essendo poi cresciuto in una famiglia modesta, le sue ambizioni professionali dovettero sembrargli più difficili da realizzare rispetto ad altri e tutto questo, unitamente a un cambiamento che stava avvenendo nelle dinamiche tra uomo e donna all&#8217;epoca e all&#8217;interno della società americana, devono aver fatto scattare qualcosa nella sua mente.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/01/Conversazioni-con-un-killer-Il-caso-Bundy-netflix-1.jpg" rel="lightbox" title="Conversazioni con un killer: Il caso Bundy | La recensione della docu-serie di Netflix"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-75689" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/01/Conversazioni-con-un-killer-Il-caso-Bundy-netflix-1-300x142.jpg" alt="Conversazioni con un killer Il caso Bundy netflix" width="330" height="156" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/01/Conversazioni-con-un-killer-Il-caso-Bundy-netflix-1-300x142.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/01/Conversazioni-con-un-killer-Il-caso-Bundy-netflix-1-768x363.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/01/Conversazioni-con-un-killer-Il-caso-Bundy-netflix-1.jpg 1329w" sizes="(max-width: 330px) 100vw, 330px" /></a>In pratica, ci viene fatto capire che Ted Bundy si sentì a un certo momento &#8216;inadatto&#8217;, e questo provocò la sua rabbia. Joe Berlinger sottolinea come i suoi crolli psicotici si verificarono in <strong>un periodo di grande evoluzione sociale</strong>, di emancipazione femminile, con tali conquiste che in definitiva scatenarono in lui una sensazione di inadeguatezza ancora più estrema a quella già provata. Stando alla versione propostaci da Conversazioni con un killer: Il caso Bundy, questo stato di profonda insicurezza fu alla base quindi dell&#8217;arroganza e del senso di superiorità che lo portarono a fargli credere che non sarebbe mai stato catturato dalla polizia e dall&#8217;FBI.</p>
<p>Ma tutti questi approfondimenti che il regista sapientemente ha analizzato, non vengono colti pienamente nella serie. <strong>Chiunque la approcciasse con l&#8217;idea che offra uno squarcio dentro alla mente contorta di Ted Bundy, molto probabilmente rimarrà deluso</strong>. Le conversazioni che vengono usate con parsimonia nel corso delle oltre 4 ore (che, come intuibile, coprono solo una minima parte delle registrazioni purtroppo) non sono infatti vere e proprie conversazioni, quanto dei monologhi, e, nonostante abbiano un ruolo prominente, <strong>non risultano così profonde &#8211; o complete &#8211; come vogliono apparire</strong>. Profondo e perversamente affascinante invece era proprio lui, il soggetto al centro di tutto, un uomo piacevole alla vista e apparentemente innocuo, come ben si evince dalle immagini che contrastano l&#8217;infamante etichetta affibbiatagli. Ted Bundy era fin troppo <em>felice</em> di discutere della sua infanzia, mentre si nota come fosse molto meno desideroso di parlare dei suoi crimini. Così, il giornalista decise di mettere a punto una tattica, convincendolo a parlare degli omicidi in terza persona, come fosse semplicemente uno spettatore. Da qui il documentario prende forma, la voce stessa del killer cambia drasticamente di tono e inizia ad emergere lentamente il Ted Bundy stupratore ed assassino.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/01/Conversazioni-con-un-killer-Il-caso-Bundy-serie-netflix.jpg" rel="lightbox" title="Conversazioni con un killer: Il caso Bundy | La recensione della docu-serie di Netflix"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-75690 alignleft" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/01/Conversazioni-con-un-killer-Il-caso-Bundy-serie-netflix-300x133.jpg" alt="Conversazioni con un killer Il caso Bundy serie netflix" width="377" height="167" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/01/Conversazioni-con-un-killer-Il-caso-Bundy-serie-netflix-300x133.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/01/Conversazioni-con-un-killer-Il-caso-Bundy-serie-netflix-768x340.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/01/Conversazioni-con-un-killer-Il-caso-Bundy-serie-netflix.jpg 1366w" sizes="(max-width: 377px) 100vw, 377px" /></a>A parte i nastri, Conversazioni con un killer: Il caso Bundy adotta <strong>un approccio abbastanza tradizionale</strong> e diretto alla vita del maniaco, coi 4 segmenti che coprono l&#8217;intero arco della sua storia, dall&#8217;infanzia apparentemente tranquilla alla follia omicida, per poi passare ad esaminare il circo mediatico che fu il processo e l&#8217;esecuzione che chiude tutto. Joe Berlinger mescola interviste in studio recenti con filmati di archivio e collage di immagini, ma <strong>non sembra avere un <em>focus</em> preciso</strong>, non si sofferma su uno specifico elemento della vicenda.</p>
<p>Nei primi momenti del documentario, ad esempio, ci viene mostrato un Theodore Robert Bundy cresciuto in una famiglia dai saldi principi morali e cristiani, esempio di chi è destinato a diventare il &#8216;perfetto americano&#8217; sia nel lavoro, sia come uomo (studiò legge e si candidò nelle fila del Partito Repubblicano). Questo doveva appunto credere il mondo, <strong>una bipolarità conclamata</strong>, da un parte la normalità della stabilità sociale e dall&#8217;altra l&#8217;annientamento dell&#8217;essere, l&#8217;assenza della minima empatia verso il prossimo. Una &#8216;convivenza&#8217; difficile la sua, che in un contesto come quello degli USA degli anni &#8217;70, vivace e aperto, trovò un altro canale per liberare i brutali impeti che pulsavano per uscire fuori. Fin da subito insomma, Ted Bundy avrebbe proiettato intorno la sua natura subdola, costruendo un quadretto aulico della sua educazione e di una giovinezza praticamente idilliaca, che come ben sappiamo, celavano però un&#8217;anima nera, fatta di sociopatia e manipolazione della verità.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/01/Conversazioni-con-un-killer-Il-caso-Bundy-serie-netflix-2019.jpg" rel="lightbox" title="Conversazioni con un killer: Il caso Bundy | La recensione della docu-serie di Netflix"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-75691" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/01/Conversazioni-con-un-killer-Il-caso-Bundy-serie-netflix-2019-300x153.jpg" alt="Conversazioni con un killer Il caso Bundy serie netflix 2019" width="345" height="176" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/01/Conversazioni-con-un-killer-Il-caso-Bundy-serie-netflix-2019-300x153.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/01/Conversazioni-con-un-killer-Il-caso-Bundy-serie-netflix-2019-768x391.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/01/Conversazioni-con-un-killer-Il-caso-Bundy-serie-netflix-2019.jpg 1080w" sizes="(max-width: 345px) 100vw, 345px" /></a>Non si scava mai in profondità in queste premesse, tanto meno nell&#8217;episodio finale che verte sulla vera e propria ossessione verso il processo e il modo in cui l&#8217;esecuzione divenne una sorta di pratica <em>voyeristica</em> in diretta TV. Insomma, Conversazioni con un killer: Il caso Bundy <strong>pare perdere di vista le molte vite che il mostro ha rovinato per sempre</strong>, cercando di umanizzarne la figura senza garantire alcun fastidio all&#8217;utente di Netflix. Si concentra senza troppa energia su un resoconto lineare della sua vita, senza mai dirci esattamente cosa lo abbia spinto a diventare quello che divenne, senza addentrarsi nel desiderio che lo spinse a uccidere o sul &#8216;significato&#8217; della sua follia. C&#8217;è solo da augurarsi che faccia meglio <em><a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/ted-bundy-fascino-criminale-la-recensione-del-film-di-joe-berlinger-con-zac-efron/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Extremely wicked, shockingly evil and vile</strong></a></em>, film di prossima uscita sempre diretto da Joe Berlinger con<strong> Zac Efron</strong> e <strong>Lily Collins</strong> (il cui titolo si riferisce alle parole pronunciate dal giudice che condannò Ted Bundy a morte).</p>
<p>La docu-serie non è comunque priva di meriti sia chiaro. E&#8217; curata, tenendo conto di tutto il repertorio che costituisce una parte importante della narrazione. Le foto originali dell&#8217;omicida seriale aumentano il disgusto e la tensione, assieme alla<strong> colonna sonora elettronica che il musicista Justin Melland</strong> utilizza per immergere il pubblico nelle sonorità tipiche dell&#8217;epoca. Apprezzabile, ma derivativa, è la scelta visiva di ricorrere a due diversi tipi di immagini per fornire altrettante &#8216;prospettive separate&#8217;, ovvero alto contrasto per le testimonianze maschili e forte illuminazione per i testimoni e specialmente le donne.</p>
<p>Tirando le somme, questa docu-serie trasporta sul piccolo schermo la curiosità e la fascinazione verso un personaggio tanto temuto quanto intrigante e che ancora oggi riesce a far parlare di sé, cercando di inquadrarlo all&#8217;interno di un contesto sociale che non seppe individuarne la malvagità in tempo. E&#8217; una storia rivelatrice di un mostro avvolto nel fascino e nel carisma, che punta forse più sul sensazionalismo che sullo scavare davvero nella documentazione fattuale di quanto successo.</p>
<p>Di seguito <strong>il trailer internazionale </strong>(con sottotitoli in italiano) di Conversazioni con un killer: Il caso Bundy, nel catalogo Netflix dal <strong>24 gennaio</strong>:</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/KVJJeYumZN4" width="729" height="410" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/tv/conversazioni-con-un-killer-il-caso-bundy-recensione-serie-netflix/">Conversazioni con un killer: Il caso Bundy | La recensione della docu-serie di Netflix</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ilcineocchio.it/tv/conversazioni-con-un-killer-il-caso-bundy-recensione-serie-netflix/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ghoul &#124; La recensione della miniserie horror indiana di Netflix</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/tv/ghoul-recensione-miniserie-horror-netflix/</link>
					<comments>https://www.ilcineocchio.it/tv/ghoul-recensione-miniserie-horror-netflix/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jayenne]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Jan 2019 11:08:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Patrick Graham]]></category>
		<category><![CDATA[Radhika Apte]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilcineocchio.it/?post_type=tv&#038;p=75095</guid>

					<description><![CDATA[<p>C'è la Blumhouse dietro a questo lungometraggio diviso in tre parti con Radhika Apte e Manav Kaul, che si appoggia a un contesto politico distopico prima di scatenare lo splatter</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/tv/ghoul-recensione-miniserie-horror-netflix/">Ghoul | La recensione della miniserie horror indiana di Netflix</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo <em>Sacred Games</em>, prodotta dalla Phantom Films (prima serie televisiva originale indiana distribuita da <strong>Netflix</strong> nel 2018 e tratta dall&#8217;omonimo romanzo di Vikram Chandra, che vedeva un ispettore della polizia di Mumbai ricevere una telefonata anonima da parte di un boss della mafia locale scomparso 16 anni prima e ancora latitante, che lo avverte dicendogli che gli mancano solo 25 giorni per capire come salvare la sua città e da che cosa …), il potente servizio di streaming ha deciso di continuare su questa strada, collaborando con la nota <strong>Blumhouse Productions</strong> per <strong>Ghoul</strong>, miniserie diffusa solo con sottotitoli in italiano (ma non preoccupatevi), che in sostanza è un unico film della durata di 133 minuti complessivi, diviso però in <strong>3 segmenti</strong> (o ‘atti’ se preferite).</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/01/ghoul-minisere-netflix-poster.jpg" rel="lightbox" title="Ghoul | La recensione della miniserie horror indiana di Netflix"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright  wp-image-75098" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/01/ghoul-minisere-netflix-poster-203x300.jpg" alt="ghoul minisere netflix poster" width="215" height="318" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/01/ghoul-minisere-netflix-poster-203x300.jpg 203w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/01/ghoul-minisere-netflix-poster.jpg 675w" sizes="(max-width: 215px) 100vw, 215px" /></a>Distribuita a livello internazionale il 24 agosto 2018, Ghoul, che è stata creata, scritta e diretta dal britannico <strong>Patrick Graham</strong> (uno dei pochi sceneggiatori / registi occidentali che lavorano nell&#8217;industria del cinema hindi, conosciuto per aver diretto dei cortometraggi in lingua indiana come <em>Slaughterhouse</em> e il film TV <em>Phir se</em>), non pretende di essere un prodotto assolutamente imperdibile, ma visto il numero degli episodi così limitato, risulta alla fine essere un horror che potrebbe piacere agli appassionati, con un finale che fa presagire una potenziale continuazione.</p>
<p>Siamo in un&#8217;India dal retrogusto distopico, vessata da un potere nazionalista e totalitario che non lascia spazio a nessun elemento eversivo, a seguito di un periodo di incessante terrorismo interno. Tutto ciò che non è di esclusivo interesse per il paese, come ad esempio i libri per bambini o anche l’università, viene pertanto considerato sovversivo, immorale e quindi contrario alla legge. La popolazione che intende opporsi allo status quo viene prontamente “rieducata” e “re-istruita” alle rigide imposizioni dall&#8217;alto. La protagonista è Nida Rahim (<strong>Radhika Apte</strong>, peraltro già presente in <em>Sacred Games</em>), una specialista in interrogatori, membro delle forze armate, fieramente leale e devota alle cause della nazione, che viene scelta per assistere all’interrogatorio del capo dei ribelli Ali Saeed (<strong>Mahesh Balraj</strong>), un pericoloso terrorista detenuto in uno dei numerosi centri di detenzione locali. Fino a qui niente di prettamente orrorifico, siamo più dalle parti del thriller a tinte forti e dai risvolti politici incentrati sulle libertà individuali di ciascuno. Però, durante il &#8216;colloquio privato&#8217;, il prigioniero &#8211; oltre a rivelare le innumerevoli atrocità compiute dai suoi carcerieri -, si svela anche per quello che realmente è: un essere demoniaco soprannaturale, un ghoul!</p>
<p>Facciamo un po&#8217; di chiarezza. Il “gul”, poi americanizzato in &#8220;ghoul&#8221;, è un demone di origini arabe, risalente a prima dell’avvento dell’Islam. Assetato di sangue, viene attirato delle colpe degli uomini, crea un clima di sfiducia tra le sue prede e una volta invocato dai malcapitati in questione, divora le carni dei suoi nemici e ne assume le sembianze fino a compiuta missione. Il suo significato etimologico, non a caso, è ‘catturare’, ‘afferrare’, ‘uccidere’. <strong>Il clima sociale in questa miniserie ha un ruolo predominante</strong>. Ci troviamo infatti in un paese con un governo dittatoriale, che preferisce mantenere la popolazione analfabeta e ignorante, ma mansueta, così da poterla indottrinare a piacimento &#8211; pena la tortura, gli interrogatori condotti da aguzzini spietati, che selvaggiamente mettono in atto vessazioni e punizioni corporali al limite della sopportazione umana, tra violenze, ingiustizie (e non solo) nei confronti del singolo individuo, ma anche dei membri della sua famiglia. Tutto questo per far crollare sia psicologicamente sia fisicamente la vittima. Questo sottotesto politico &#8211; vagamente attuale &#8211; perde tuttavia sempre più forza con l&#8217;andare dei minuti, soppiantato dall’entrata in scena della trama prettamente soprannaturale.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/01/Radhika-Apte-in-Ghoul-2018-netflix.jpg" rel="lightbox" title="Ghoul | La recensione della miniserie horror indiana di Netflix"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-75100 alignleft" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/01/Radhika-Apte-in-Ghoul-2018-netflix-300x145.jpg" alt="Radhika Apte in Ghoul (2018) netflix" width="341" height="165" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/01/Radhika-Apte-in-Ghoul-2018-netflix-300x145.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/01/Radhika-Apte-in-Ghoul-2018-netflix-768x372.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/01/Radhika-Apte-in-Ghoul-2018-netflix.jpg 826w" sizes="(max-width: 341px) 100vw, 341px" /></a>Ghoul si colora così di tinte forti passando dal thriller / horror a <strong>un vero e proprio carnaio <em>splatter</em></strong>, con scene di smembramenti e sangue a fiotti a partire dal secondo episodio, quando il mostro, libero dalla catene, può finalmente abbandonare un corpo per impossessarsi delle sembianze di un altro, scatenando nella ultima mezz&#8217;ora i colpi di scena che lo spettatore più smaliziato stava bramando. Le sequenze dell&#8217;interrogatorio nella seconda parte sono il punto forte di Ghoul. Nida è perseguitata da flashback continui e Saeed dà risposte così inquietanti sui suoi carcerieri che le sicurezze della protagonista iniziano a vacillare. Essenziale ma ben costruita, affascinante, gli interpreti &#8211; lasciati senza il doppiaggio italiano (e probabilmente è meglio così) &#8211; riescono a trasmetterci <strong>tensione e senso di mistero</strong>, fomentando l&#8217;attrito che Saeed riesce a creare interagendo con i suoi aguzzini e con Nida. Ghoul insomma presenta una storia basilare, semplice, ma ricca di fascino sovrannaturale, nonostante i pochi attori in scena, tra cui non vanno dimenticati il pittoresco e “alcolico” colonnello Dacunha (<strong>Manav Kaul</strong>) e il padre di Nida, un insegnante intellettuale che deve reprimere il suo idealismo per seguire i <em>dictat</em> del programma statale. Tutti quanti creano empatia attorno alla vicenda, facendoci restare incollati allo schermo fino alla conclusione, quando tutte le colpe verranno rivelate e le carni divorate.</p>
<p>Ghoul <strong>non è comunque esente da problemi</strong>. Innanzitutto, come si diceva in apertura, è un film a tutti gli effetti, con Netflix che ha scelto di distribuirlo sotto forma di miniserie in tre parti, una soluzione che si ripercuote forzatamente sul modo di fruirne la visione e sul ritmo. Il primo episodio ad esempio è piuttosto lento, volutamente introduttivo per i personaggi e le loro peculiarità, oltre che per descrivere l&#8217;ambientazione. La situazione viene stravolta totalmente invece durante il secondo, anche se un po&#8217; tardi, con l&#8217;ingresso in scena di Saeed, che nonostante sia un colpo ben assestato, capace di aumentare a dismisura la suspense, si conclude molto presto e rivelando troppo e tutto insieme, con conseguente affievolimento della tensione.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/07/Ghoul-serie-netflix-2018.jpg" rel="lightbox" title="Ghoul | La recensione della miniserie horror indiana di Netflix"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright  wp-image-66020" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/07/Ghoul-serie-netflix-2018-300x161.jpg" alt="" width="345" height="185" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/07/Ghoul-serie-netflix-2018-300x161.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/07/Ghoul-serie-netflix-2018-768x413.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/07/Ghoul-serie-netflix-2018.jpg 800w" sizes="(max-width: 345px) 100vw, 345px" /></a>Se visto nel suo complesso – e senza stacchi &#8211; Ghoul risulta essere un film in ogni caso appassionante, colmo di tensione, e dalle scelte stilistiche molto interessanti. La fotografia e le scenografie sono tra le cose che funzionano meglio, tra luci giallognole, ambienti trasandati e militari abusatori. <strong>Peccato per il comparto musicale</strong>, curato dal compositore-arrangiatore americano <strong>Michael Abels</strong>, che risulta piuttosto scarno e anemico, non riuscendo a enfatizzare a dovere alcuni momenti topici.</p>
<p>In definitiva, Ghoul, attraverso scelte drastiche e <em>twist</em> improvvisi riesce a delineare un terrore crescente nello spettatore. Punta sull&#8217;aspetto psicologico e politico della situazione in principio, per poi concedersi pienamente al soprannaturale, coinvolgendo, stimolando e terrorizzando chi segue la storia fino alla sua conclusione, non sapendo bene mai cosa aspettarsi.</p>
<p>Se vi avanzano un paio d&#8217;ore di tempo, provate a dare una possibilità a questa miniserie, che coi suoi personaggi, i suoi luoghi putridi e viscidi e le sue tinte scure, vi trasporterà in un&#8217;India ben diversa da quella che siete abituati ad immaginare nei classici di <em>Bollywood</em>.</p>
<p>Di seguito <strong>il trailer originale</strong> (sottotitolato in inglese) di Ghoul:</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/zg0N4L4mwFk" width="1349" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/tv/ghoul-recensione-miniserie-horror-netflix/">Ghoul | La recensione della miniserie horror indiana di Netflix</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ilcineocchio.it/tv/ghoul-recensione-miniserie-horror-netflix/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>The Purge &#124; La recensione della serie di James DeMonaco (Stagione 1)</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/tv/the-purge-recensione-serie-tv-james-demonaco-stagione-1/</link>
					<comments>https://www.ilcineocchio.it/tv/the-purge-recensione-serie-tv-james-demonaco-stagione-1/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jayenne]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Dec 2018 19:41:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Fiona Dourif]]></category>
		<category><![CDATA[James DeMonaco]]></category>
		<category><![CDATA[Lili Simmons]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[The Purge]]></category>
		<category><![CDATA[William Baldwin]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilcineocchio.it/?post_type=tv&#038;p=74100</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dopo quattro film, James DeMonaco sposta la terribile notte dello Sfogo in TV, replicando senza grosse novità - nel bene e nel male - una formula ormai collaudata</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/tv/the-purge-recensione-serie-tv-james-demonaco-stagione-1/">The Purge | La recensione della serie di James DeMonaco (Stagione 1)</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli Stati Uniti circolano <strong>oltre 270 milioni di armi da fuoco tra i civili</strong> e pare che le morti tra la popolazione dovute al loro utilizzo siano ancora in increscioso aumento. Questa premessa, volutamente critica, aiuta a collegare questo triste fenomeno dei tempi che viviamo all&#8217;ispirazione (parziale, visto che ci sono già quattro film) per la serie televisiva <strong>The Purge</strong>. Dal punto di vista meramente lessicale, &#8216;to purge&#8217; si può letteralmente tradurre con &#8216;purgare&#8217;, &#8216;epurare&#8217;. Si usa quindi per definire l&#8217;eliminazione fisica di persone indesiderate e/o socialmente deboli, reietti insomma, dalla comunità da parte di chi detiene il potere, nel caso dello show i Nuovi Padri Fondatori (NFFA). L&#8217;obiettivo ultimo è di estirpare i possibili oppositori o soffocare gli istinti di rivolta, in modo da assicurare la stabilità del Paese attraverso appunto la &#8216;riduzione&#8217; di quella frangia di popolazione ritenuta scomoda, indigente, inutile, controllando il livello di disoccupazione e rafforzando la crescita economica, ottenuta però &#8211; ahinoi &#8211; con grande spargimento di sangue.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/12/The-Purge-2018-serie-TV-poster.jpg" rel="lightbox" title="The Purge | La recensione della serie di James DeMonaco (Stagione 1)"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-74102" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/12/The-Purge-2018-serie-TV-poster-215x300.jpg" alt="The Purge (2018) serie TV poster" width="240" height="335" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/12/The-Purge-2018-serie-TV-poster-215x300.jpg 215w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/12/The-Purge-2018-serie-TV-poster.jpg 716w" sizes="(max-width: 240px) 100vw, 240px" /></a>The Purge è naturalmente <strong>un&#8217;estremizzazione della situazione socio-politica americana attuale</strong>, dove prolificano il fanatismo e l&#8217;industria delle armi e la loro conseguente diffusione per le strade, una nazione che mai sarebbe in disaccordo con il loro uso o il possesso personale. Il franchise de La Notte del Giudizio &#8211; iniziato cinque anni fa &#8211; si basa sull&#8217;irrazionale desiderio di dare sfogo alla violenza cieca e impunita da parte dei cittadini nel corso di una sola notte lunga 12 ore, così da liberare la propria rabbia repressa ed evitare &#8211; auspicabilmente &#8211; che durante il resto dell&#8217;anno commettano crimini violenti e si sentano meno in colpa per averli compiuti.</p>
<p>Di certo, l&#8217;ideatore della saga <strong>James DeMonaco</strong> non ha mai inteso giustificare gli atti barbari che ha di volta in volta messo in scena, bensì catalizzare piuttosto con verve critica l&#8217;attenzione su quella violenza istituzionalizzata inserita all&#8217;interno dei film e che ha fatto prosperare un sottogenere del cinema horror come quello degli <em>home invasion</em>, che, diciamocelo pure, dai tempi di <strong><em>Funny Games</em> </strong>(diretto da Michael Haneke nel 1997, in cui due ragazzi prendono in ostaggio una famiglia torturandone i membri &#8211; tra cui un ragazzino &#8211; con vari giochetti psicologici e non solo) e <strong><em>Battle Royale</em></strong> (di Kinji Fukasaku, uscito nel 2000, adattamento dell&#8217;omonimo romanzo di Koushun Takami dove un gruppo di compagni di scuola, portati su un&#8217;isola, veniva obbligato a uccidersi a vicenda fino a quando non fosse rimasto un solo vincitore, che sarebbe potuto ritornare a casa), ha avuto ben pochi picchi.</p>
<p>Con uno share del 93% e ascolti vicini agli 1.4 milioni di telespettatori per la prima puntata (poi attestatisi intorno al milione per le seguenti), The Purge ha dimostrato che l&#8217;interesse per il franchise de La Notte del Giudizio è ancora alto. Trasmessa negli Stati Uniti da USA Network a partire dallo scorso 4 settembre e arrivata in Italia grazie ad Amazon Prime Video il giorno dopo in lingua originale (per il doppiaggio si è dovuto aspettare fino al 23 novembre), la serie prodotta da <strong>Jason Blum </strong>con la sua Blumhuse Television e dalla Universal Cable pProduction è già stata <strong>rinnovata</strong> per una seconda stagione, in arrivo nel 2019. L&#8217;idea di spostare la saga dalle sale ai salotti si è rivelata una mossa tanto immaginabile quanto alla fine vincente da parte di James DeMonaco, sceneggiatore e produttore (e regista in tre casi) di tutti e quattro i film usciti (<em>La notte del giudizio</em>, <em>Anarchia</em>, <em>Election Year</em> e <em><a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-la-prima-notte-del-giudizio-di-gerard-mcmurray/" target="_blank" rel="noopener">La prima notte del giudizio</a></em>).</p>
<p>Il fascino indiscusso delle pellicole e il notevole incasso globale al botteghino nonostante il budget di produzione limitato hanno quindi portato all&#8217;inevitabile messa in cantiere di questa serie,<strong> ambientata tra il secondo e il terzo capitolo cinematografici </strong>(10 anni dopo gli eventi di <em>The First Purge</em>) e composta da <strong>10 episodi</strong> della durata di 45 minuti l&#8217;uno. Il <em>filmmaker</em> sfrutta qui giustamente &#8211; visto il medium e il tempo a disposizione &#8211; l&#8217;immediatezza dei personaggi e le diverse storie che si intrecciano e, nonostante la violenza venga portata all&#8217;esasperazione, esagerata, scollegata e ai limiti del <em>gore</em>, ma altamente <em>contemporanea</em>, gli sceneggiatori riescono a unire tutte le linee narrative tra loro.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/12/The-Purge-serie-tv-2018.jpg" rel="lightbox" title="The Purge | La recensione della serie di James DeMonaco (Stagione 1)"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-74106 alignleft" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/12/The-Purge-serie-tv-2018-300x169.jpg" alt="The Purge serie tv (2018)" width="357" height="201" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/12/The-Purge-serie-tv-2018-300x169.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/12/The-Purge-serie-tv-2018-768x432.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/12/The-Purge-serie-tv-2018.jpg 1777w" sizes="(max-width: 357px) 100vw, 357px" /></a>The Purge si muove tra <strong>quattro storie principali</strong>: Miguel (<strong>Gabriel Chavarria</strong>), un marine alla ricerca della sorella Penelope (<strong>Jessica Garza</strong>) che pare essersi unita a una setta sacrificale; Rick (<strong>Colin Woodell</strong>) e Jenna (<strong>Hannah Emily Anderson</strong>), una giovane coppia che parteciperà alla festa dei Nuovi Padri Fondatori, nonostante siano in disaccordo sullo &#8216;Sfogo&#8217;, per chiedere un prestito atto a finanziare la loro impresa; Jane (<strong>Amanda Warren</strong>) &#8211; tra i personaggi meglio caratterizzati e riusciti &#8211; una donna afroamericana in carriera che si trova in ufficio e che sfrutterà la nottata per vendicarsi dei suoi capi (oltre che dall&#8217;assistente tanto odiata) e che pare anche avere un legame morboso con la madre; Joe (<strong>Lee Tergesen</strong>), che &#8211; stanco dei suoi fallimenti &#8211; deciderà di unirsi agli NFFA ma inizierà a coltivare qualche dubbio di carattere etico.</p>
<p>In queste ore di follia dilagante, ogni tipo di arma può naturalmente esser usata, tranne quelle da guerra di grosso calibro, e resta l’immunità per i funzionari governativi di &#8216;livello 10&#8217;, ma nulla di più. Queste le poche regole, <em>eccezioni </em>se così vogliamo chiamarle, che valgono durante la &#8216;notte dello Sfogo&#8217;. <strong>Stesso copione quindi già visto nei film</strong>, ad esclusione del terzo capitolo del 2016, nel quale anche questi limiti venivano per cercare di colpire la protagonista, la senatrice Roan (<strong>Elisabeth Mitchell</strong>), candidata alla presidenza degli USA e intenzionata a cancellare la sciagurata tradizione in caso di vittoria.</p>
<p>Tuttavia, viene ora introdotto <strong>una significativa novità</strong>. Se nei lungometraggi non c&#8217;è nessun posto dove potersi nascondere, nella serie invece c&#8217;è <strong>un vecchio bar</strong> (il <em>Pete&#8217;s Cantina</em>) gestito da un poliziotto, dove le persone di ogni etnia, razza ed estrazione sociale possono fermarsi, bere e poi uscire, senza paura di rimanere uccise nel mentre. E&#8217; un po&#8217; una zona neutrale, un luogo dove sentirsi al sicuro in mezzo al caos. Inizialmente creato per dare la possibilità agli <em>epuratori</em> di riflettere sul da farsi prima di commettere qualunque tipo di violenza, sottolinea il messaggio di anti violenza che James DeMonaco vuole dare agli spettatori, ovvero che<strong> ogni individuo ha sempre davanti una scelta</strong>, che lo &#8216;Sfogo&#8217; non rende affatto persone migliori, che uccidere a sangue freddo non fa sentire bene e che la vendetta non è &#8211; e mai sarà &#8211; la soluzione ai problemi. E’ meglio sedersi, bere una birra e attendere la fine delle 12 ore!</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/12/Lee-Tergesen-Hannah-Emily-Anderson-e-Colin-Woodell-in-The-Purge-2018-serie-tv.jpg" rel="lightbox" title="The Purge | La recensione della serie di James DeMonaco (Stagione 1)"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-74104" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/12/Lee-Tergesen-Hannah-Emily-Anderson-e-Colin-Woodell-in-The-Purge-2018-serie-tv-300x200.jpg" alt="Lee Tergesen, Hannah Emily Anderson e Colin Woodell in The Purge (2018) serie tv" width="344" height="229" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/12/Lee-Tergesen-Hannah-Emily-Anderson-e-Colin-Woodell-in-The-Purge-2018-serie-tv-300x200.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/12/Lee-Tergesen-Hannah-Emily-Anderson-e-Colin-Woodell-in-The-Purge-2018-serie-tv-768x512.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/12/Lee-Tergesen-Hannah-Emily-Anderson-e-Colin-Woodell-in-The-Purge-2018-serie-tv.jpg 1000w" sizes="(max-width: 344px) 100vw, 344px" /></a>Quello che contraddistingue The Purge &#8211; tra i cui <em>special guest</em> figurano <strong>Lili Simmons</strong>, <strong>William Baldwin</strong> e <strong>Fiona Dourif</strong> &#8211;  è la tensione palpabile fin dal primo episodio, in cui vengono descritte le poche ore precedenti alla fatale notte, che mostrano come i cittadini inizino a manifestare delirio ed eccitazione oppure ansia e tensione. Politicamente, ed è una delle poche in circolazione capace di farlo, la serie mostra <strong>il divario sociale tra i ricchi e i ceti meno abbienti</strong>, ma non attraverso metafore o giri di parole poco chiari, lo fa in maniera plateale ed è anche questo che probabilmente piace agli spettatori.</p>
<p>Il futuro distopico di un’America non così diversa da quella reale dove queste distinzioni di reddito possono fare la differenza tra il sopravvivere e il morire. Mentre i film sono una specie di pugno in faccia, dove le esplosioni di violenza devono necessariamente arrivare presto e senza sconti, <strong>i tempi televisivi garantiscono la possibilità di analizzare con maggiore calma le motivazioni</strong> che portano i cittadini di varie estrazione a comportarsi in un certo modo. Vengono prese in esame allora le varie ore della nottata e le sfumature dei comportamenti di protagonisti e comprimari in un modo non pleonastico come al cinema.</p>
<p>Guardando The Purge è inevitabile domandarsi almeno una volta cosa potrebbe realmente accadere qualora una situazione del genere diventasse realtà, specie in un&#8217;America che vive quotidianamente a stretto contatto con l'(ab)uso di pistole e fucili. Fortunatamente, possiamo solo ipotizzarlo, per adesso. Nella finzione, <strong>la società risponde nei <em>migliori</em> dei modi a questi scatti di violenza inaudita</strong>, crudele, perchè quella parte di popolazione “scomoda”, povera, emarginata, senza fissa dimora, verrà indubbiamente decimata e offerta come &#8216;agnello sacrificale&#8217;. Perchè questa follia legalizzata ha come risultato la consapevolezza di eliminare questa fetta di società. Una delle scene più sconvolgenti, proprio durante l&#8217;episodio pilota, vede un ragazzo fatto scendere da un autobus guidato da un gruppo di ragazze &#8216;punitrici&#8217;, incappucciate e vestite da una tunica azzurra, che offrono all&#8217; “invisibile” la loro prima vittima, inneggiando all&#8217;immolazione come vera e propria <em>elevazione</em> al Paradiso. Pronto a farsi uccidere dunque, consapevole dei maniaci già in circolazione nella città, il suo volto è impaurito, quasi fosse pentito. Scende lentamente dal mezzo, allarga le braccia e attende l&#8217;inevitabile. Il gioco al massacro non potrebbe iniziare nel migliore dei modi.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/12/Fiona-Dourif-e-Gabriel-Chavarria-serie-The-Purge-2018.jpg" rel="lightbox" title="The Purge | La recensione della serie di James DeMonaco (Stagione 1)"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-74177 alignleft" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/12/Fiona-Dourif-e-Gabriel-Chavarria-serie-The-Purge-2018-300x169.jpg" alt="Fiona Dourif e Gabriel Chavarria serie The Purge (2018)" width="355" height="200" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/12/Fiona-Dourif-e-Gabriel-Chavarria-serie-The-Purge-2018-300x169.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/12/Fiona-Dourif-e-Gabriel-Chavarria-serie-The-Purge-2018-768x432.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/12/Fiona-Dourif-e-Gabriel-Chavarria-serie-The-Purge-2018.jpg 1777w" sizes="(max-width: 355px) 100vw, 355px" /></a>Nonostante tutto, il riutilizzo della struttura già ampiamente collaudata nei capitoli cinematografici spicca per <strong>scarsa originalità</strong>, con conseguente soglia minima di attenzione e personaggi che scivolano addosso senza lasciare un segno tangibile, conditi &#8211; oltre che dalle maschere che indossano &#8211; soltanto da qualche flashback qua e là in cui vengono palesate le influenze delle loro azioni precedenti al rispettivo Sfogo. Proprio le maschere ricordano bizzarramente quelle realizzate dai bambini per una qualunque festa in costume, usando come modello figure normalmente considerate positive dalla società &#8211; ma non solo &#8211; come dottori e religiosi, che tuttavia vengono estremizzate, sfigurate e distorte, per farle apparire il più possibile orribili e perverse.</p>
<p>Sempre nel primo episodio, al party a cui partecipa la nostra coppia protagonista vengono offerte agli ospiti maschere raffiguranti <strong>David Berkowitz</strong> (il killer noto negli anni &#8217;70 con il nome di “figlio di Sam”). Attraverso tale oggetto, tutti quanti possono coprire una parte o la totalità del volto, e questo è un modo per rendersi emotivamente invisibili agli altri, per cercare di &#8216;uniformarsi socialmente&#8217; senza distinzioni di ceto o cultura, oltre al fatto di rendersi irriconoscibili da altri carnefici. <strong>La maschera quindi assume un significato grottesco, quasi ironico, certamente simbolico ma anche familiare.</strong> Non sapere chi si nasconda dietro essa rende inconsciamente inquieti, per cui un individuo qualunque può indossarla, recitare il ruolo di un personaggio durante questa notte, scegliendo di fingere che sia quello il suo vero volto. Una visione tanto pazza quanto umana, familiare, di individui a cui siamo abituati ad attribuire una connotazione benevola</p>
<p>In definitiva, gli ascolti hanno dimostrato che tutto sommato il pubblico non è ancora stufo della blanda violenza gratuita che scaturisce dalle 12 ore di <em>degenero</em> attuate durante l&#8217;epurazione di massa di The Purge. Nell&#8217;attesa di capire cosa succederà nella seconda stagione &#8211; il format si presta potenzialmente a infiniti seguiti e spin-off &#8211; io vi consiglio di barricarvi in casa e guardarvi bene le spalle!</p>
<p>Di seguito <strong>il full trailer originale</strong> di The Purge:</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/Y-0XI9ZT6ZE" width="854" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/tv/the-purge-recensione-serie-tv-james-demonaco-stagione-1/">The Purge | La recensione della serie di James DeMonaco (Stagione 1)</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ilcineocchio.it/tv/the-purge-recensione-serie-tv-james-demonaco-stagione-1/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Riflessione &#124; Saw: la sag(r)a della tortura non è ancora finita (parte 2)</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/riflessione-saw-la-sagra-della-tortura-non-e-ancora-finita-parte-2/</link>
					<comments>https://www.ilcineocchio.it/cinema/riflessione-saw-la-sagra-della-tortura-non-e-ancora-finita-parte-2/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jayenne]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Nov 2017 22:20:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Jigsaw]]></category>
		<category><![CDATA[Saw]]></category>
		<category><![CDATA[Saw - L'enigmista]]></category>
		<category><![CDATA[Saw: Legacy]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ilcineocchio.it/?post_type=cinema&#038;p=52661</guid>

					<description><![CDATA[<p>Con l'arrivo nei cinema di Saw: Legacy, a sette anni di distanza da quello che doveva essere l'ultimo capitolo, cerchiamo di fare il punto della situazione, domandandoci se davvero sisentisse davvero il bisogno di questo ritorno</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/riflessione-saw-la-sagra-della-tortura-non-e-ancora-finita-parte-2/">Riflessione | Saw: la sag(r)a della tortura non è ancora finita (parte 2)</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cinema/riflessione-saw-sagra-tortura-non-finita-parte-1/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Dopo avere preso in esame i primi tre film</a>, facciamo un salto nel 2007 con<strong><em> Saw IV</em></strong>, ancora diretto da <strong>Darren Lynn Bousman</strong>, che si apre con l&#8217;attesissima e dettagliatissima autopsia di John Kramer, riallacciandosi vagamente al tema della macellazione dei corpi presente nel terzo capitolo. Di sicuro la morte dell&#8217;uomo non segna la fine dell&#8217;Enigmista, visto che John ha sviluppato nel tempo una certa tendenza al reclutamento di futuri apprendisti che potranno portare avanti la sua <em>missione</em>, solamente con un altro volto (più o meno, visto che la maschera da maiale è la stessa e Billy sarà comunque al loro fianco &#8230;). La violenza ossessiva prevale, estremizzata per coprire le mancanze stilistiche del film. Bousmann dirige <strong>un episodio molto più <em>gore</em> e truculento</strong> rispetto ai primi tre (il pubblico cerca quello no?).</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/saw-IV-poster.jpeg" rel="lightbox" title="Riflessione | Saw: la sag(r)a della tortura non è ancora finita (parte 2)"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-52806 alignright" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/saw-IV-poster-199x300.jpeg" alt="saw IV poster" width="221" height="333" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/saw-IV-poster-199x300.jpeg 199w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/saw-IV-poster-266x400.jpeg 266w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/saw-IV-poster.jpeg 500w" sizes="(max-width: 221px) 100vw, 221px" /></a>In questo Saw si capisce molto della vita di John, dei processi mentali che lo hanno portato alla genesi del personaggio. Siamo però davanti a un quarto capitolo che mescola troppi avvenimenti del terzo, che saranno anche godibili, ma che certo non lo giustificano. Ormai <strong>la freschezza degli esordi è svanita</strong> e non sappiamo quindi bene cosa aspettarci, se non rimandi al passato con l&#8217;aggiunta di qualcos&#8217;altro che probabilmente ci destabilizzerà, soprattutto perché faremo fatica a seguirne il filo conduttore se non abbiamo ben vivi nella mente i capitoli procedenti. In ogni caso, scopriamo che mentre il cancro lo stava lentamente uccidendo, John imbastiva il suo spietato gioco (ringraziamo i molti flashback, che lo faranno ricomparire per spiegarci come abbia organizzato il suo ingegnoso e diabolico piano nei dettagli).</p>
<p><strong>Un Enigmista che non sembra affatto morto quindi</strong>. Oltretutto, come anticipato, veniamo a sapere &#8211; nel solito <em>clamoroso</em> colpo di scena dell&#8217;ultimo minuto &#8211; che la scena dell&#8217;autopsia vista in precedenza non è altro in realtà che il finale di questo <em>Saw IV</em>! <strong>L&#8217;inizio del film è al contrario assolutamente prevedibile e trito</strong>: nuove vittime rapite, nuove trappole (questa volta deprivazione sensoriale e labbra e palpebre cucite) e l&#8217;ennesima rincorsa inutile e svilente verso la soluzione da parte dei nuovi protagonisti (tra cui troviamo <strong>Lyriq Bent </strong>e<strong> Betsy Russell</strong>).</p>
<p>Ah, il nuovo gioco parte dal ritrovamento dentro lo stomaco sezionato dai medici legali di una cassetta rivestita di cera. I vari moniti che accompagnano il film, come l&#8217;atto di vedere con i propri occhi (&#8220;See what I see&#8221;), mettono a dura prova lo spettatore più traumatizzabile, specie per la visione dell&#8217;autopsia, che il regista ci sbatte in faccia con il solo scopo di colpire anche il nostro di stomaco, nella visione di tale smembramento di un corpo umano (il film è uscito con il V.M. 14). La sequenza è davvero spettacolare nella sua ricostruzione minuziosa, e non potete sicuramente perdervela se siete amanti del genere. Del resto, <strong>ormai tutti i tranelli e i colpi di scena non servono ad altro che a tenerci incollati allo schermo per 90&#8242;</strong>, espediente superficiale e di facile presa capace di catturare anche il pubblico che non ricorda tutti gli incastri precedenti che li circondano.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/saw-IV-film.jpg" rel="lightbox" title="Riflessione | Saw: la sag(r)a della tortura non è ancora finita (parte 2)"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-52807 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/saw-IV-film-300x202.jpg" alt="saw IV film" width="313" height="211" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/saw-IV-film-300x202.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/saw-IV-film-500x336.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/saw-IV-film.jpg 781w" sizes="(max-width: 313px) 100vw, 313px" /></a>Gli sceneggiatori <strong>Marcus Dunstan</strong> e <strong>Patrick Melton</strong> scelgono infatti ancora una volta di stravolgere le regole del gioco e sviluppare altre storie parallele. I vari flashback ci aiutano a carpire la personalità del vero John, cosa ha generato l&#8217;odio che ha scatenato la sua volontà di insegnare &#8211; con le cattive &#8211; alla gente il valore della vita, il risentimento di un bambino mai nato, la stessa malattia che ha portato al divorzio con la moglie Jill, che anch&#8217;essa avrà un ruolo piuttosto importante a seguire. Una <em>corsa alla salvezza</em> per tutti quanti, <strong>la morte vista come l&#8217;unica e vera scappatoia</strong>. Il giocattolo però rischia di annoiare e assume sempre più i contorni di <strong>una soap opera contorta e infinita</strong>. Non muove nulla di nuovo questo Saw IV, se non le trappole sempre ben congegniate e fantasiose, come i capelli strappati fino all&#8217;attaccatura o il meccanismo che stacca tutti quanti gli arti a uno stupratore. Insomma, ce ne sono di davvero truculente, in grado di appagare la vostra sete di giustizia (e meno male!). E&#8217; sempre più lampante come il primo <em>Saw</em> del 2004 sia stato qualcosa di totalmente inaspettato, mentre i suoi seguiti &#8211; e in particolare questo &#8211; hanno solamente continuato ad allargare l&#8217;impalcatura posta da quel modello iniziale, contribuendo a far sì che la saga lentamente si inceppasse.</p>
<p><strong>Si sarebbe potuto ampiamente concludere in bellezza con il terzo capitolo</strong>, senza snaturare troppo l&#8217;idea iniziale (e questa era anche l&#8217;idea dei produttori, se non avessero dovuto fare i conti con gli incassi stratosferici al botteghino). L&#8217;idea distorta che questo Enigmista ha del senso della giustizia, le scene puramente <em>splatter </em>e lo <em>shock</em> dei vari finali a sorpresa non fanno certo di Saw IV un degno successore. Lo stesso fatto di voler a tutti costi inserire spiegazioni continue in una serie che da tempo già campa su sequenze rivoltanti e a effetto, pensando di alzare i livello dello suspanse, risulta in ultima analisi inutile. L&#8217;unica nota positiva è, come si accennava, la chiarificazione della genesi di Jigsaw, ultimo tassello del puzzle ancora rimasto oscuro. L&#8217;aspetto emotivo di un John Kramer che vuole disperatamente aggrapparsi alla vita e farne apprezzare l&#8217;unicità e la grande bellezza. Non crederemo ai nostri occhi quando nel 2008 ritroveremo sul tavolo la solita minestra riscaldata.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/saw-V-trappola.jpg" rel="lightbox" title="Riflessione | Saw: la sag(r)a della tortura non è ancora finita (parte 2)"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-52808 alignright" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/saw-V-trappola-300x169.jpg" alt="saw V trappola" width="328" height="185" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/saw-V-trappola-300x169.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/saw-V-trappola-500x282.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/saw-V-trappola.jpg 600w" sizes="(max-width: 328px) 100vw, 328px" /></a>Il cambio di regia per <strong><em>Saw V</em></strong>, affidata all&#8217;esordiente <strong>David Hackl</strong>, non porta infatti nulla di nuovo concretamente, anche se cerca in qualche modo di riabilitare la saga con un capitolo che deve tener conto anche di un quarto ben poco ispirato. Il regista, già scenografo e supervisore da <em>Saw II</em> in poi, ha seguito lo sviluppo della storia di Jigsaw da dietro le quinte con una certa curiosità e dedizione, riuscendo alla prova del botteghino a quintuplicare in patria l&#8217;investimento di 11 milioni di dollari iniziale. Questo capitolo è naturalmente la continuazione diretta del film del 2007 (ritroviamo quindi gli stessi protagonisti principali) e qui gli sceneggiatori (sempre Dunstan e Melton) cercano di far combaciare più pezzi possibile, per provare a dare linearità ad una trama che ruota ormai da tempo esclusivamente intorno alle figure dei detective Strahm (<strong>Scott Patterson</strong>) &#8211; chiamato a &#8216;credere&#8217; nell&#8217;Enigmista &#8211; e Hoffman (<strong>Costas Mandylor</strong>), anche se il risultato resta confuso, specie per chi non si ricorda con precisione quanto avvenuto l&#8217;anno prima.</p>
<p><strong>La tensione è calante</strong>, mancano i veri spaventi (anche se le trappole, tra cocci di vetro, seghe<span style="color: #333333;"> circolari </span>e omaggi ad <strong>Edgar Allan Poe </strong>divertono in qualche modo), ma questo thriller a tinte <em>splatter</em> può contare su un finale altamente spettacolare, col regista che riesce a gestire bene il complicato intreccio dato dall&#8217;alternanza tra passato e presente. Per ogni Enigmista che se ne va, ormai ce n&#8217;è subito uno pronto a rimpiazzarlo dietro l&#8217;angolo, quasi che la giustizia morale che applica fosse l&#8217;unico modo per punire efficacemente i colpevoli. C&#8217;è da aggiungere però che questo episodio lascia nuovamente il compito all&#8217;eventuale sesto di fare piena chiarezza. <em>Saw V</em> è stanco, e <strong>l&#8217;unico motivo per cui siamo spinti a vederlo è probabilmente la curiosità di capire se metterà davvero la parola fine alla vicenda</strong>. Ovviamente no.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/saw-VI.jpg" rel="lightbox" title="Riflessione | Saw: la sag(r)a della tortura non è ancora finita (parte 2)"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-52809 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/saw-VI-300x196.jpg" alt="saw VI" width="329" height="215" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/saw-VI-300x196.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/saw-VI-500x326.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/saw-VI.jpg 1021w" sizes="(max-width: 329px) 100vw, 329px" /></a>Un discorso applicabile anche al <strong><em>Saw VI</em></strong> diretto nel 2009 da <strong>Kevin Greutert</strong>, ultimo in classifica per quanto riguarda gli incassi (soltanto 27 milioni di dollari negli USA). Non particolarmente inventivo, la premiata coppia di sceneggiatori Melton &amp; Dunstan sembra avere l&#8217;urgenza di chiudere tutta la vicenda, facendo venire a galla attraverso flashback continui le molte verità ancora celate (sembra impossibile vero?). Visto e considerato che il regista proviene dal settore del montaggio, il ritmo risulta buono, un lavoro pulito e Greutert è abile a tenere in piedi un film che si dimostra più complesso a livello narrativo ma che ha la pecca forse di mantenersi troppo fedele ai precedenti, replicando per l&#8217;ennesima volta gli stessi luoghi e le stesse situazioni già viste. Cerca in qualche modo di sistemare tutti i tasselli del puzzle ancora sparpagliati, creando una soluzione coerente e tenuta assieme anche dalle azioni del protagonista (Mandylor) e da un finale ancora una volta in qualche modo circolare. <strong>I dettagli qui sono molto forti e crudeli</strong> (è stato vietato ai minori di 14 anni e in Spagna è stato addirittura distribuito solamente nei circuiti pornografici).</p>
<p>La trama è quella tipica della serie: in apertura ritroviamo due persone bloccate in una trappola, che per liberarsi devono sacrificare più carne possibile dal loro corpo, proseguendo poi da dove avevamo lasciato, con il detective Hoffman che da una parte osserva il corpo privo di vita di Strahm, colpevole di aver capito che lui era complice dell&#8217;Enigmista e dall&#8217;altra deve fingere di investigare e contestualmente proseguire con il lavoro del suo maestro. Questo episodio ha <em>più senso</em> rispetto al precedente, la storia torna a rivestire un ruolo preponderante e il regista ci mostra più sangue e budella, sperando forse di salvare un&#8217;opera che difficilmente rimarrà molto impressa nelle menti degli appassionati, non aiutati certo dal dovere attingere ancora una volta &#8211; e anche di più &#8211; a tutta la loro buona memoria per poter ricordare trame e intrecci.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/saw-3D.jpg" rel="lightbox" title="Riflessione | Saw: la sag(r)a della tortura non è ancora finita (parte 2)"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-52810 alignright" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/saw-3D-300x199.jpg" alt="saw 3D" width="329" height="218" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/saw-3D-300x199.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/saw-3D-500x332.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/saw-3D.jpg 777w" sizes="(max-width: 329px) 100vw, 329px" /></a>Nonostante il mezzo passo falso commerciale, i produttori non hanno tuttavia desistito, realizzando nel 2010 <em><strong>Saw 3D &#8211; Il capitolo finale </strong></em>(più o meno<em> </em>&#8230;), sempre diretto da Greutert. Questo settimo capitolo si aggiudica per la prima volta l&#8217;<em>R-Rating</em> (il divieto ai minori di 18 anni), grazie a crudeltà e sadismo portati agli estremi e sfruttati alla massima resa con l&#8217;aggiunta dell&#8217;inutile 3D (all&#8217;epoca specchietto per le allodole), celebrando il suo antieroe in tutta la sua magnificenza e restituendo una narrativa convincente. Nonostante la trama piatta, si nota infatti che il regista è cresciuto, è più sicuro nelle inquadrature ed è riuscito a rivitalizzare in qualche modo la serie, risollevandola rispetto ai due capitoli precedenti. Greutert &#8211; assieme agli sceneggiatori (indovinate chi?) &#8211; ha la capacità di inventarsi una nuova trama su cui innestare le ultime risposte ai quesiti lasciati ancora in sospeso.</p>
<p>Mette in chiaro tutti i tasselli, ricominciando direttamente dalla fine del primo e geniale Saw del 2004 e regalandoci un colpo di scena negli ultimi minuti davvero inaspettato ma coerente. Questo <em>Saw 3D</em> riesce quindi a risollevare la testa anche negli incassi, in patria ma soprattutto all&#8217;estero (136 milioni di dollari complessivi a fronte di un budget di 20 milioni). E&#8217; qui che si scopre finalmente che in tutti questi lunghi anni il Dottor Gordon (<strong>Cary Elwes</strong>) ha tirato le fila del gioco da dietro le quinte senza che tutti gli altri vari e presunti adepti se ne accorgessero. E&#8217; sempre stato lui l&#8217;<em>enfant prodige</em>, il successore vero e unico di John Kramer, che lo ha aiutato a preparare tutte le trappole e nelle operazioni chirurgiche.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/saw-legacy-film-20171.jpg" rel="lightbox" title="Riflessione | Saw: la sag(r)a della tortura non è ancora finita (parte 2)"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-52584 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/saw-legacy-film-20171-300x138.jpg" alt="saw legacy film 2017" width="354" height="163" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/saw-legacy-film-20171-300x138.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/saw-legacy-film-20171-500x230.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/saw-legacy-film-20171.jpg 768w" sizes="(max-width: 354px) 100vw, 354px" /></a>E giungiamo ora a <em><strong>Saw: Legacy </strong></em>(<a href="http://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-saw-legacy-michael-peter-spierig/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">la nostra recensione</a>), ottavo film di cui si sapeva poco fino a non molto tempo fa. La premessa è semplice: dopo anni di tranquillità, vengono ritrovati alcuni cadaveri che portano un segno distintivo sul loro corpo, un pezzo di puzzle inciso nella carne, richiamando il <em>modus operandi</em> del temuto Enigmista. Le indagini vengono quindi seguite da due detective e da un medico legale, cui spetta il compito di far luce su questi delitti. La polizia riconosce la firma di John Kramer, il quale però risulta naturalmente essere morto e sepolto da un pezzo. Che l&#8217;eredità di John sia stata raccolta da un aspirante e folle assassino imitatore? Oppure Kramer non è morto come si pensa? Questi sono i quesiti che aleggiano in <em>Saw VIII</em>, assieme alla curiosità di capire fino a dove i fratelli australiani <strong>Michael e Peter Spierig</strong> (<em>Daybreakers</em>) abbiano voluto spingersi.</p>
<p>Nonostante sia presumibilmente morto, Jigsaw (che è anche il semplice titolo della pellicola in America) ha infatti continuato a vivere attraverso le varie incarnazioni dei suoi successori che si nascondevano un po&#8217; ovunque, pronti a portare avanti la sua folle missione redentrice. Si può di certo dire che <strong>la creazione di un cattivo fragile e malato sia stata il vero colpo di genio da un punto di vista meramente narrativo</strong>, perché ci ha mostrato il lato emotivamente più privato e le debolezze dell&#8217;essere umano dietro alla maschera e non soltanto la brutalità di facciata del serial killer. Stando alle loro dichiarazioni, i due registi hanno voluto rispettare gli aspetti migliori del <em>franchise</em>, dando importanza più ai colpi di scena che alle uccisioni fine a sé stesse.</p>
<p>Un&#8217;eredità non certo semplice da gestire, contando il forte rischio di sembrare ancora una volta ripetitivi. Proprio a proposito delle trappole, i due fratelli hanno dichiarato che quelle che vedremo in Legacy saranno davvero terrificanti, come anticipato vagamente dai trailer arrivati online. Nonostante le belle parole promozionali, cui si sono aggiunte le comparsate di <strong>Tobin Bell</strong> in persona, nel primo week-end di programmazione il film ha aperto in testa negli USA, ma con<strong> un magro incasso di 16 milioni di dollari</strong>, ottenendo il secondo peggior risultato di sempre dopo <em>Saw VI</em>. Un segnale piuttosto forte che gli ottavi (e successivi) capitoli di note saghe horror soano ormai fuori tempo massimo, come intuibile dai risultati dei recenti <em><a href="http://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-leatherface-di-alexandre-bustillo-e-julien-maury/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leatherface</a></em>, <em><a href="http://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-amityville-il-risveglio-di-franck-khalfoun/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Amityville &#8211; Il Risveglio</a></em> e <em><a href="http://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-il-culto-di-chucky-di-don-mancini/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Il Culto di Chucky</a></em>, tutti relegati alle uscite home video o streaming dopo continui rimandi. Considerato che il budget di Legacy è comunque tornato sui 10 milioni di dollari, è assai probabile che con gli incassi mondiali i produttori decideranno di regalarci un altro giro sulla giostra di Jigsaw, anche perchè il finale è decisamente aperto &#8230; Volete salire?</p>
<p><em>A voi la scelta!</em></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/SWxNojeeUfU" width="854" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/riflessione-saw-la-sagra-della-tortura-non-e-ancora-finita-parte-2/">Riflessione | Saw: la sag(r)a della tortura non è ancora finita (parte 2)</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ilcineocchio.it/cinema/riflessione-saw-la-sagra-della-tortura-non-e-ancora-finita-parte-2/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Riflessione &#124; Saw: la sag(r)a della tortura non è ancora finita (parte 1)</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/riflessione-saw-sagra-tortura-non-finita-parte-1/</link>
					<comments>https://www.ilcineocchio.it/cinema/riflessione-saw-sagra-tortura-non-finita-parte-1/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jayenne]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Oct 2017 10:37:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Jigsaw]]></category>
		<category><![CDATA[Saw]]></category>
		<category><![CDATA[Saw - L'enigmista]]></category>
		<category><![CDATA[Saw: Legacy]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ilcineocchio.it/?post_type=cinema&#038;p=52305</guid>

					<description><![CDATA[<p>Con l'arrivo nei cinema di Saw: Legacy a sette anni di distanza da quello che doveva essere l'ultimo capitolo, cerchiamo di fare il punto della situazione, domandandoci se si sentisse davvero il bisogno di scomodare nuovamente l'Enigmista ripercorrendo i film della saga iniziata nel 2004</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/riflessione-saw-sagra-tortura-non-finita-parte-1/">Riflessione | Saw: la sag(r)a della tortura non è ancora finita (parte 1)</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Che il gioco abbia <del>inizio</del> fine</em></p>
<p>A pochi giorni dall&#8217;uscita nelle sale dell&#8217;ottavo capitolo della saga, intitolato <strong><em>Saw: Legacy </em></strong>(<a href="http://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-saw-legacy-di-michael-e-peter-spierig/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">la nostra recensione</a>), mi è sembrato opportuno fare il punto della situazione su (Jig)Saw, il nostro torvo Enigmista di quartiere, pronto a tornare per l&#8217;ennesima volta sulle scene in questo nuovo e inatteso episodio. L&#8217;ho seguito molto attentamente fin dai suoi primi e timidi passi sullo schermo oltre 10 anni fa, un po&#8217; impacciato ma furente di aspettative, e devo dire che è cresciuto parecchio da allora. Ricordo ancora i tempi che furono, quando nel lontano 2004 uscì <strong><em>Saw &#8211; L&#8217;Enigmista</em></strong>, la prima terrificante opera del regista esordiente <strong>James Wan</strong>. L&#8217;ansia claustrofobica, l&#8217;atmosfera cupa e surreale e poi lui, il sadico giustiziere di anime, pronto a traghettarle all&#8217;Inferno se non ammettono le loro colpe, cercando di sopravvivere alle sue trappole ingegnose e ai trabocchetti. Tutto in questo thriller a tinte horror inquietante e morboso mi colpì.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/saw-lenigmista-poster.jpg" rel="lightbox" title="Riflessione | Saw: la sag(r)a della tortura non è ancora finita (parte 1)"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-52658 alignright" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/saw-lenigmista-poster-210x300.jpg" alt="saw l'enigmista poster" width="224" height="320" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/saw-lenigmista-poster-210x300.jpg 210w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/saw-lenigmista-poster-280x400.jpg 280w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/saw-lenigmista-poster.jpg 500w" sizes="(max-width: 224px) 100vw, 224px" /></a>Si tratta di un&#8217;opera intelligente, girata in pochissimi giorni e con un budget ridicolo (<strong>1.2 milioni di dollari</strong>), capostipite di una saga che nel corso degli anni ha finito per svilire l&#8217;intento originale, sia per i cambi di regia, sia per la finta novità di voler a ogni costo proseguire oltre con un pezzo di <em>puzzle</em> aggiuntivo. Insomma, con il primo <em>Saw</em> &#8211; per il quale venne adottato per la prima volta il termine <strong><em>torture porn</em></strong> &#8211; il cinema horror prese una svolta in termini di creatività, perché al giorno d&#8217;oggi gli horror, si sa, presentano quasi tutti cliché a cui siamo legati e da cui non possiamo discostarci. Il leitmotiv è sempre lo stesso: il rapporto tra Bene e Male, tra falsità e consapevolezza e la voglia di riscatto che ci porta a dover &#8211; e poter &#8211; sopravvivere a ogni costo contro un Tempo boia che ha le sembianze di un pupazzo sul triciclo &#8211; <strong>Billy</strong> &#8211; che ci rincorre lento fino alla rivelazione finale, che ci lascerà quasi sicuramente a bocca aperta.</p>
<p>Nonostante questa prima opera non contenga scene particolarmente truculente, a parte la geniale maschera/trappola per orsi (che ritroveremo varie volte in seguito) indossata da Amanda Young (<strong>Shawnee Smith</strong>), una tossicodipendente sottoposta al giudizio sadico di Jigsaw, che riesce a liberarsi e che da qui in poi diverrà la sua fedele e riconoscente<em> apprendista</em>, e il taglio con una sega di un piede all&#8217;altezza della caviglia incatenata, volutamente mascherato dalle urla del Dottor Gordon (<strong>Cary Elwes</strong>), un sopravvissuto rinchiuso nel bagno della scena d&#8217;apertura, ci troviamo di fronte a<strong> un film morboso, un racconto ansiogeno, crudelmente originale</strong>, con uno splendido colpo di scena finale che ci lascia intuire che potremmo sentire ancora parlare del killer.</p>
<p>Dopo un anno infatti esce <strong><em>Saw II &#8211; La soluzione dell&#8217;enigma</em></strong>, la cui regia e sceneggiatura viene affidata a <strong>Darren Lyn Bousman</strong>, che dirigerà anche il terzo e il quarto capitolo della serie, con Wan che si <em>accontenta</em> qui della produzione. Il nostro<em> moralizzatore</em> è cresciuto, così come il numero delle sue potenziali vittime: ritroviamo infatti ben otto persone intrappolate in un edificio alla ricerca di indizi per arrivare alla agognata libertà, otto dei <strong><em>Dieci piccoli indiani</em> </strong>descritti nel noto romanzo di Agatha Christie del 1939, in cui i protagonisti erano reclusi all&#8217;interno di una costruzione su un&#8217;isola e uno dopo l&#8217;altro morivano tutti, in modi differenti naturalmente, proprio come i nostri malcapitati. Otto come pure i capitoli fino ad oggi arrivati al cinema. Otto e non ancora dieci, fosca premonizione di altri due possibili sequel &#8230; In ogni caso, <em>La Soluzione dell&#8217;Enigma</em> vanta un aumento della violenza, del <em>gore</em> e della carneficina mostrate (si prende il V. M. 14 in sala), che lo inseriscono di diritto anche all&#8217;interno del filone <em>slasher</em>. In inglese, questo termine significa &#8216;squarciare / ferire profondamente con un arma affilata&#8217; e Saw, oltre ad essere il passato del verbo &#8216;to see&#8217; (&#8216;vedere&#8217;, come l&#8217;Enigmista che tutto osserva voyeuristicamente dai suoi monitor, e lo spettatore con lui), vuole dire anche &#8216;sega&#8217; (quando si parla di titoli non casuali &#8230;).</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/saw-II-siringhe.jpg" rel="lightbox" title="Riflessione | Saw: la sag(r)a della tortura non è ancora finita (parte 1)"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-52659 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/saw-II-siringhe-300x154.jpg" alt="saw II siringhe" width="361" height="185" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/saw-II-siringhe-300x154.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/saw-II-siringhe-500x256.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/saw-II-siringhe.jpg 849w" sizes="(max-width: 361px) 100vw, 361px" /></a>Inoltre, il film adotta <strong>l&#8217;espediente di racchiudere in uno spazio ristretto personaggi che apparentemente non hanno nulla in comune</strong>. In questo, Jigsaw è davvero bravo, ordendo la trama del suo ingegnoso piano fin dal principio, coinvolgendovi<em> ignare</em> vittime che si scopre essere invece tutte accomunate da qualche elemento in comune, sia tra loro, sia con <strong>John Kramer</strong> (l&#8217;Enigmista), che qui si mostra in tutto il suo cupo splendore dopo la fugace comparsata nel film precedente. <strong>Tobin Bell</strong> è infatti è l&#8217;unico vero e indiscusso protagonista della saga, un uomo che segnato dal volto dolente e consumato dal dolore per la malattia incurabile che l&#8217;ha colpito non ha nulla da perdere e che vuole solo farsi ascoltare, con ogni mezzo. <em>Saw II</em> è stato voluto <strong>fortemente dai fan della nascente saga</strong>, che hanno sommerso di mail la Lionsgate.</p>
<p>Girato in 25 giorni, è sicuramente il più violento e teso di tutti gli episodi realizzati e anche quello che in termine di incassi ha guadagnato di più in patria (<strong>87 milioni di dollari</strong> a fronte dei 4 di budget). Dopotutto, l&#8217;ansia e l&#8217;attesa fanno salire le aspettative e con esse il numero di biglietti staccati! <strong>Tutto è incentrato sul legame padre/figlio, sulle dinamiche dei sentimenti, sulla rabbia e l&#8217;inadeguatezza del sentirsi impotenti, del non poter fare nulla per salvare chi ami, una sorta di riscatto dai propri fallimenti</strong>. Alla fine però restano solo belle intenzioni, e Jigsaw lo sa bene. Questo Enigmista in particolare ci “aiuta” a mettere a confronto le ferite psicologiche che ci portiamo dentro con la voglia di sopravvivere, per poterci redimere ed essere così persone <em>migliori</em>. La regia di Bousman è abbastanza impersonale, non stupisce rispetto a quella di Wan e il film non dà alcun valore aggiunto al capostipite, ponendo in una situazione di stallo il <em>franchise</em>, relegandolo in una specie di limbo che verrà però superato con il capitolo successivo.</p>
<p>Degne di citazione sono comunque<strong> le trappole predisposte</strong>, gli strumenti di tortura che John da bravo ingegnere costruisce con le sue operose manine. Se pensiamo che in antichità venivano usate da fazioni nemiche per estorcere informazioni e che si basavano sul dolore fisico, non si può certo dire che John Kramer non abbia imparato parecchio anche sul terrore psicologico. Se ci fate caso, tutto l&#8217;ambiente ricorda un <em>lager</em> e su ogni vittima è tatuato un numeretto (anche se ha i colori dell&#8217;arcobaleno per alleggerire un po&#8217; il carico, ma chi ci fa caso in quei momenti, in preda all&#8217;angoscia di poter sopravvivere al gas nervino che lentamente lo sta asfissiando?). Insomma l&#8217;Enigmista ha studiato eccome, attingendo al passato per punire nel presente.</p>
<p>Come non ricordare la scena in cui Amanda si getta in una pozza piena di siringhe, un&#8217;Amanda consapevole di farsi del male per ricordare attraverso le ferite la possibilità di riscatto che le diede John di poter tornare ad apprezzare pienamente la vita &#8230; Insomma, lo spessore degli sequestrati è ai minimi, a volte i dialoghi sono ridicoli, ma Amanda e John in particolare sono perfetti. Non delude nemmeno la fotografia di <strong>David A. Armstrong</strong>, con un occhio sempre attento al colore del sangue e all&#8217;illuminazione, che un po&#8217; spezza il buio opprimente e l&#8217;atmosfera cupa e <em>disidratante</em>. Il film regge adeguatamente e la nostra insolita <em>final girl</em> Amanda chiude questo capitolo là dove tutto era incominciato, in quel lurido bagno, dove ci attende una rivelazione che lascia carichi di stupore e voglia di vedere un sequel che non tarda ovviamente ad arrivare, se considerate un anno un termine di tempo legittimo per imbastire <strong><em>L&#8217;enigma senza fine</em></strong> di <strong>Saw III</strong>, uno spettacolo ritagliato per i soli Amanda e John.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/saw-III-soluzione.jpg" rel="lightbox" title="Riflessione | Saw: la sag(r)a della tortura non è ancora finita (parte 1)"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-52660 alignright" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/saw-III-soluzione-300x237.jpg" alt="saw III soluzione" width="315" height="249" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/saw-III-soluzione-300x237.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/saw-III-soluzione-500x396.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/saw-III-soluzione.jpg 579w" sizes="(max-width: 315px) 100vw, 315px" /></a>Il film del 2006 contiene chiarimenti e pause nei dialoghi, con la pretesa di dare spiegazioni attraverso i flashback per tentare di riesumare il passato rivelando in tal modo retroscena inediti e <em>stupefacenti </em>per tirare avanti un altro po&#8217;. <strong>E&#8217; un episodio teso e psicologicamente più <em>torture</em>, anche se il ritmo è più lento e l&#8217;azione per lo più latita</strong>. Quasi più introspettivo, una sorta di voluta transizione per legittimare la sete di <em>splatter</em> più spinto che caratterizzerà i capitoli che verranno. Tobin Bell &#8211; al cui fianco c&#8217;è un&#8217;Amanda riconoscente che farebbe qualsiasi cosa pur di restargli vicino &#8211; giganteggia con la sua intensità calma e spietata, che mette qui in luce il suo lato più fragile, solitario e speranzoso.</p>
<p>Mentre nel secondo film le decisioni erano più <em>classiche</em>, c&#8217;erano più vittime radunate e poi uccise a turno come in ogni <em>slasher</em> che si rispetti, qui assistiamo a una svolta, facendo convergere due filoni narrativi in uno solo. Da un lato abbiamo Amanda e John, dall&#8217;altra le vittime, marito e moglie, Jeff e Lynn (<strong>Angus Macfadyen</strong> e <strong>Bahar Soomekh</strong>). <strong>Il tema del perdono è centrale nel film</strong>. C&#8217;è un calo di violenza e di espressività narrativa, la sceneggiatura e i dialoghi (scritti da Wan e <strong>Leigh Whannell</strong>) non sono al top e servono praticamente solo a far da condimento al festival delle carni, come per la scena dei maiali triturati e maciullati (per inciso, davvero strepitosa!). John viene operato al cervello dalla dottoressa rapita, per cercare così di darsi una possibilità di vita nonostante la malattia, mentre il coniuge deve sottoporsi nel frattempo a prove mortali per decidere se perdonare o vendicarsi di tutte le persone che sono state in un qualche modo coinvolte nell&#8217;omicidio stradale del figlio Dylan, per poi arrivare al vero test finale, con tanto di iconica crocifissione di uno dei carnefici impuniti.</p>
<p><strong>Il dolore</strong>, sia fisico &#8211; perché John non si sottopone ad anestesia durante l&#8217;operazione, sia morale &#8211; per i sentimenti che Amanda prova per lui, accecata però dalla bramosia e dalla gratitudine, <strong>è il vero protagonista in tutte le sue forme</strong>. Anche la donna però non riuscirà a perdonare, e a causa della sua rabbia furente causerà la fine John, uccidendo la dottoressa che ha provato a operarlo e, in un finale tragicomico, perendo lei stessa. Con un filo di voce vediamo infine John implorare perdono al capezzale del <em>prescelto</em>, ma per tutta risposta Jeff gli taglierà la gola (con una sega &#8230;). E&#8217; un trionfo dell&#8217;omicidio, delle carni intese come semplici lembi di pelle, ossa, muscoli e sangue &#8211; tanto sangue &#8211; e dei resti di suini putrefatti, ma anche di redenzioni, di pentimenti, di amore e fragilità, di quanto siamo disposti a perdonare chi ci ha precedentemente ferito. Il ripetersi delle scelte comincia tuttavia già a pesare, ma almeno i tasselli del puzzle sembrano essersi incastrati in modo corretto. E poi Kramer e il suo braccio destro sono morti, quindi fine dei giochi no? No. <em>Saw III</em>, con <strong>164 milioni di dollari incassati</strong> del mondo si piazza sul gradino più alto degli incassi (e non scenderà più). Un incentivo eloquente a proseguire.</p>
<p>Tentando di affiliare e avvicinare anche i più giovani alla saga di Saw tramite il mercato videoludico, vengono poi lanciati sul mercato anche <strong>due videogiochi</strong>, ovviamente incentrati sulla figura di Jigsaw. Il primo, prodotto nel 2009 dalla Konami, non ha una collocazione temporale precisa, ma si infila tra il secondo e il terzo film, mentre il sequel &#8211; <i>Flesh &amp; Blood</i> &#8211; esce nel 2010, in contemporanea con <em>Saw 3D &#8211; Il capitolo finale</em> (come no &#8230;), di cui parleremo in seguito.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/riflessione-saw-la-sagra-della-tortura-non-e-ancora-finita-parte-2/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>continua &#8230;</strong></a></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/OHY7gYX5rEE" width="859" height="644" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/riflessione-saw-sagra-tortura-non-finita-parte-1/">Riflessione | Saw: la sag(r)a della tortura non è ancora finita (parte 1)</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ilcineocchio.it/cinema/riflessione-saw-sagra-tortura-non-finita-parte-1/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
