8 ottobre 2016

[recensione da Sitges 49] Inside di Miguel Ángel Vivas

Il film del regista spagnolo apre il Festival, deludendo nel confronto con l’originale di Maury e Bustillo

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8 ottobre 2016
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Se la cinematografia americana ha spesso attinto a mani basse da pellicole altrui e Bollywood ha fatto altrettanto, il più delle volte con risultati non esattamente all’altezza degli originali, pare che il male si stia diffondendo anche nel Vecchio Mondo. Da Ringu a Ju-on: Rancore fino a Rec, i remake hollywoodiani hanno mistificato e banalizzato alcuni ottimi lavori e, purtroppo, ora anche in Spagna hanno deciso di prendere questo brutto vizio; a dimostrarlo è Inside di Miguel Ángel Vivas (che fino ad ora, con Extinction – Sopravvissuti e Secuestrados, aveva dimostrato grande tecnica e inventiva), prodotto catalano al 100%, scelto come film di inaugurazione di Sitges 49.

Ispirato al francese À l’intérieur, pellicola miliare della rinascita dell’horror d’oltralpe del 2007 ad opera di Julien Maury e Alexandre Bustillo, la prima – e più riuscita – parte della nuova versione è in linea con la precedente. Rachel Nichols, dopo aver perso il marito in un terribile incidente stradale mesi prima, si ritrova sola in casa, incinta, mentre attende l’arrivo della madre. Il tutto durante una piovosissima vigilia di Natale. La protagonista viene così assalita durante la notte da una sconosciuta, l’ottima dark lady Laura Harring, che per qualche arcano motivo (lo scopriamo nel finale) vuole impossessarsi a ogni costo del bambino che la donna porta in grembo.

inside posterFedelissimo all’originale francese nella prima parte, Inside riproduce pari pari moltissime delle sue iconiche situazioni, dall’arrivo della ‘madre’, al feroce assedio nel bagno, fino all’arrivo dell’amico prima e dei poliziotti poi in soccorso. Nonostante ciò, sin dal principio emergono notevoli differenze nella resa del medesimo materiale: À l’intérieur era molto più truce, crudo, a partire dal parto cesario operato con un paio di lunghe forbici – e non attraverso la più ‘civile’ ossitocina – e anche se più visivamente surreale, permaneva il dubbio fino all’ultimo che si trattasse solo di un’allucinazione. Quivi invece siamo di fronte a un home invasion più ‘tradizionale’ con immagini in qualche modo più pulite, realista – nello stile di Vivas -, e una narrazione che procede in modo più coerente, meno grottesco e confuso, con una caratterizzazione estetica e diegetica che forse per alcuni spettatori potrebbe anche essere preferibile (non per chi ha apprezzato l’originale però). Inoltre l’assalitrice, la Harring, fredda e metodica, dà vita sullo schermo a una psicopatica più credibile di quella messa in scena da Béatrice Dalle, risultando decisamente inquietante grazie a una mimica e una recitazione convincenti e curatissime.

Se quindi il rifacimento del regista spagnolo inizialmente può risultare una rilettura pedissecua, ma soddisfaciente, tutto ciò che non è imitato si rivela in seguito decisamente poco convincente. Anzitutto perde con la – già citata – questione del parto indotto chimicamente, l’originale squartamento era certo molto più crudo e accattivante; a essa si unisce il fastidioso e insensato errabondare della gestante, perlopiù quasi illesa, che continua a salire e scendere scale alla rinfusa, a casa propria e non solo… Ultimo, e più importante, è l’intollerabile finale, scialbo e buonista (anche se estremamente simbolico nelle intenzioni), protratto per diversi e malcongeniati minuti, tanto da rovinare quanto di decoroso visto fino a lì, in particolare con l’inserimento in extremis di un twist da melodramma di serie B da bocciare del tutto.

Se dunque Vivas in Inside riesce a realizzare qualcosa di decoroso quando emula l’altrui rifacendolo alla sua maniera, in tutto il resto delude, fatto ancor più stupefacente pensando che a co-sceneggiare il film sono stati tra gli altri Jaume Balagueró e Alexandre Bustillo stesso.

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[recensione da Sitges 49] Inside di Miguel Ángel Vivas
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Il film del regista spagnolo apre il Festival, deludendo nel confronto con l'originale di Maury e Bustillo
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