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Titolo originale: 28 Years Later: The Bone Temple , uscita: 14-01-2026. Budget: $63,000,000. Regista: Nia DaCosta.

Il culto di Jimmy in 28 Anni Dopo: Il Tempio delle Ossa è legato a uno scandalo britannico

17/01/2026 news di Stella Delmattino

Un riferimento che lo rende ancora più disturbante

i jimmys tempio delle ossa film

Uno degli elementi più inquietanti di 28 Anni Dopo: Il Tempio delle Ossa (la recensione) rischia di perdersi nel passaggio dal Regno Unito al pubblico internazionale. Nel sequel feroce e sanguinoso diretto da Nia DaCosta, una parte centrale del racconto ruota attorno a Sir Lord Jimmy Crystal, interpretato da Jack O’Connell: un leader settario, sadico e blasfemo a capo di una banda di assassini che si fanno chiamare I Jimmies. I loro tratti distintivi sono volutamente grotteschi: tute coloratissime, parrucche bianche, nomi come Jimmy Ink, Jimmy Jones, Jimmy Shite e Jimmima.

Per molti spettatori non britannici, questa scelta estetica può sembrare solo un’ulteriore manifestazione di follia in un film già estremo. In realtà, dietro I Jimmies si cela un riferimento preciso e profondamente disturbante: Jimmy Savile, una delle figure più controverse e traumatiche della storia recente del Regno Unito.

Savile era immediatamente riconoscibile per il look eccentrico, le tute da ginnastica e i capelli bianchi. Per decenni fu un’icona della BBC, volto popolarissimo della radio e della televisione per ragazzi, tanto da essere nominato cavaliere nel 1990 per le sue attività benefiche. Dopo la sua morte, nel 2011, emerse però una verità sconvolgente: per oltre sessant’anni era stato un abusatore seriale. Centinaia di accuse, molte delle quali riguardavano bambini e persone vulnerabili, rivelarono come una delle personalità più amate del Paese avesse sfruttato la propria fama in modo sistematico. Lo scandalo scosse profondamente l’opinione pubblica britannica.

28 anni dopo Il tempio delle ossa (2026)Nia DaCosta è consapevole che il riferimento possa sfuggire al pubblico non britannico, ma spiega che 28 Anni Dopo: Il Tempio delle Ossa lavora sulla “perversione intenzionale” di simboli sociali e culturali.

«C’è la perversione del dogma e della religione, ma anche quella dei ricordi d’infanzia e dei media per bambini», afferma la regista a Variety.

Nel mondo del film, il virus della Rabbia esplode nel 2001. All’inizio della storia vediamo il giovane Jimmy Crystal guardare programmi per ragazzi poco prima di assistere alla trasformazione brutale del padre in uno zombie. Tutto avviene prima che i crimini di Savile vengano resi pubblici. In quella realtà alternativa, Jimmy resta quindi una figura positiva, qualcuno da ammirare e, più avanti, da imitare.

«Il mondo finisce nel 2001, e per un personaggio come Jimmy, la cui vita viene distrutta in modo così violento, le immagini che assorbe diventano fondamentali», spiega la DaCosta. «Quello che ha visto viene rielaborato e distorto. Era centrale per il film».

Se la regista racconta di non aver pensato subito a Savile leggendo la sceneggiatura di Alex Garland, per O’Connell, britannico cresciuto in quell’epoca, il riferimento è immediato.

«È il residuo di un tempo in cui la cultura pop funzionava così: Jimmy non sa quello che oggi sappiamo», osserva l’attore. E conclude: «Ma è lì apposta per risultare profondamente disturbante».

Con il culto dei Jimmies, 28 Anni Dopo: Il Tempio delle Ossa non si limita a spingere oltre l’orrore zombie: riporta in superficie una ferita reale, usando il cinema di genere per riflettere su abuso, idolatria e memoria collettiva. Un livello di lettura che rende il film ancora più perturbante, soprattutto per chi ne coglie fino in fondo il sottotesto culturale.

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