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Alcuni lo amano, altri lo odiano: il remake di Luca Guadagnino del cult horror di Dario Argento continua a dividere il pubblico

05/08/2026 news di Andrea Palazzolo

Tutto sul Suspiria di Luca Guadagnino: analisi del controverso remake del cult di Dario Argento. Perché ha diviso critica e pubblico.

Suspiria

Quando Luca Guadagnino ha deciso di confrontarsi con Suspiria, il cult horror di Dario Argento del 1977, sapeva di camminare su un terreno minato. Il regista italiano, reduce dal trionfo di Chiamami col tuo nome candidato all’Oscar come miglior film, ha scelto di non replicare semplicemente l’originale, ma di costruire qualcosa di radicalmente diverso. Il risultato è un’opera che ha scatenato reazioni violentemente contrastanti: alcuni l’hanno definita un capolavoro visionario, altri un esperimento pretenzioso e lento. Ma cosa rende questo film così polarizzante.

La versione 2018 di Suspiria ci riporta nella Berlino dell’autunno 1977, in piena Guerra Fredda. Qui incontriamo Susie Bannion, interpretata da Dakota Johnson, una giovane americana che arriva nella capitale tedesca con il sogno di entrare nella prestigiosa Markos Dance Academy. Senza alcuna formazione professionale o raccomandazioni, Susie riesce comunque a impressionare la direttrice della compagnia, Madame Blanc, magistralmente interpretata da Tilda Swinton. In breve tempo, la ragazza non solo viene accettata, ma diventa addirittura la protagonista della prossima performance, Volk.

Parallelamente si sviluppa una seconda trama che coinvolge il dottor Jozef Klemperer, uno psichiatra locale interpretato da Tilda Swinton sotto le mentite spoglie del presunto attore Lutz Ebersdorf. Il dottore sta indagando sulla scomparsa della sua paziente Patricia Hingle, una ex studentessa della Markos che sosteneva che l’accademia fosse gestita da streghe. Man mano che le sue ricerche procedono, Klemperer si rende conto che c’è molto più di quanto appaia dietro le quinte dell’istituto di danza. Ma nemmeno lui, con tutta la sua cultura, può immaginare cosa siano realmente Madame Blanc e le sue matrone, né quali piani abbiano per Susie.

La sceneggiatura di David Kajganich, già showrunner della prima stagione di The Terror, intreccia elementi di horror soprannaturale con eventi storici reali, in particolare l’instabilità sociale della Germania della Guerra Fredda. Questo approccio crea una stratificazione tematica che alcuni spettatori trovano arricchente, mentre altri la percepiscono come un appesantimento narrativo. Il film si sviluppa nell’arco di sei atti più un epilogo, per una durata complessiva considerevole che mette alla prova la pazienza di chi si aspetta ritmi più serrati.

Uno degli aspetti più riusciti di Suspiria è il contrasto tra il matriarcato sinistro ma potente che governa l’accademia e la società patriarcale autodistruttiva che la circonda. Guadagnino costruisce questa opposizione con attenzione, creando un’allegoria sociopolitica che parla di potere, identità e indipendenza femminile in modi che vanno ben oltre la superficie del genere horror.

Il film eccelle nella costruzione dell’atmosfera. La fotografia di Sayombhu Mukdeeprom, già direttore della fotografia di Chiamami col tuo nome, utilizza una palette depressa e una texture granulosa che conferiscono al film un aspetto malinconico e opprimente. Per lunghi tratti, Suspiria mantiene un senso di inquietudine palpabile, un disagio sotterraneo che serpeggia sotto ogni scena. Ma quando decide di diventare esplicito, il film non risparmia nulla.

La polarizzazione nella ricezione critica di Suspiria deriva in larga parte dalla visione senza compromessi di Guadagnino. Il film è sovraccarico nelle sue ambizioni tematiche, il che porta alcuni a trovarlo lento e pretenzioso, mentre altri lo considerano affascinante e coraggioso nel suo approccio narrativo dilatato. Ma c’è un punto su cui praticamente tutti concordano: questo Suspiria è un vero e proprio re-imagining, lontanissimo dall’originale di Argento con i suoi colori Technicolor sgargianti e la violenza grafica altamente stilizzata.

Suspiria è chiaramente un progetto personale per il suo regista, un’opera che lascia molto su cui riflettere: dai temi alle scelte stilistiche, dagli elementi visivi a quelli sonori che Guadagnino porta sul tavolo. Chi è disposto a seguire Susie nel suo viaggio e a darsi alla danza, come suggerisce il film stesso, troverà un’esperienza cinematografica che non dimenticherà facilmente. Gli altri potrebbero uscire dalla sala sconcertati, persino infastiditi. Ma l’indifferenza, questo è certo, non è un’opzione.

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