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4/10 su 331 voti. Titolo originale: Black Christmas , uscita: 11-12-2019. Budget: $5,000,000. Regista: Sophia Takal.

Black Christmas | La recensione del film horror di Sophia Takal con Imogen Poots

28/12/2019 recensione film di William Maga

La regista gira uno slasher dagli intenti lodevoli, rivisitando e aggiornando il classico di Bob Clark secondo un punto di vista femminile, ma dall'impianto incredibilmente tradizionale e prevedibile

Previsto originariamente per le festività attualmente in corso (giustamente), il secondo remake – dopo quello censuratissimo di Glen Morgan del 2006 – del classico Un Natale rosso sangue di Bob Clark, l’uscita nei cinema italiani di Black Christmas è stata improvvisamente cancellata (e quasi sicuramente mai verrà recuperata) dalla Universal Pictures a causa dell’ondata di feroci critiche sessiste preventive ricevute in America dal film diretto da Sophia Takal (Always Shine), proprio come avvenuto per il Ghostbusters di Paul Feig nel 2016 e il recente Terminator: Destino Oscuro di Tim Miller (la recensione).

black christmas 2019 film posterIn ogni caso, i preconcetti irrazionali  – specie se dettati dagli haters da tastiera – devono lasciare il tempo che trovano e non influenzare la visione di un film. Ciò premesso, con sommo rammarico, Black Christmas non fallisce perché promuove tematiche ‘femministe’ o perché sceglie di attenuare i possibili spaventi per ottenere un potenzialmente più ‘commerciale’ PG-13, ma delude perché non fa bene queste cose, coi due ‘ordini del giorno’ che si mescolano come l’olio e l’acqua per creare un mediocre horror mainstream che non rende giustizia all’insigne capostipite del 1974, anche se congedarlo solo per il suo essere ‘pro donne’ è assurdo per molte ragioni.

Sono decine i film horror che da queste parti vediamo ogni anno, e come molti altri fan del genere avranno provato sulla loro pelle, la maggior parte dei titoli visionati, dopo anni, risultano inevitabilmente ben poco originali e innovativi, riciclando i soliti cliché. Soprattutto, sono quasi tutti scritti e/0 diretti da uomini. Non è un caso allora che film come Babadook, A girl walk home alone at nightThe Invitation, Revenge (la recensione), The Nightingale (recensione) e Tigers are not afraid (recensione) abbiano rappresentato delle piacevoli sorprese, capaci di sovvertire la routine e mostrare nuovi punti di vista, sfidando i preconcetti.

Evidentemente, è ingiusto pensare che la regista Sophia Takal e la co-sceneggiatrice April Wolfe avessero l’assoluto onere di creare un’opera favolosa giusto per ribadire quanto una donna debba soddisfare aspettative immotivatamente alte in un mondo storicamente maschile. A volte – giusto a ribadire l’assoluta ‘parità tra i generi’ – ne può uscire infatti un semplice prodotto mediocre come Black Christmas 2019, uno slasher insipido come tanti altri che non fa proprio nulla per elevarsi dal pantano del dozzinale. Pur con tutte le buone intenzioni possibili.

La protagonista è Riley Stone (Imogen Poots, che ormai ha 30 anni ma pazienza …), studentessa dell’Hawthorne College che sceglie con un gruppo di amiche di rimanere nel campus universitario durante il periodo delle vacanze di Natale. Uno sconosciuto inizia a inseguire e uccidere le ragazze una ad una, fino a quando le giovani non decidono di unire le forze per cercare di capire chi sia il responsabile degli attacchi, preparandosi a reagire, rispondendo con le maniere cattive allo stalker.

Lucy Currey, Zoë Robins, Brittany O'Grady, Lily Donoghue e Aleyse Shannon in Black Christmas (2019)Al di là degli spiegoni telegrafici, qualora lo spettatore non prestasse già sufficiente attenzione agli oggetti passati da Riley alle consorelle, alcuni puntuali primi piani ‘informativi’ confermeranno la loro eventuale futura importanza. Ad esempio, l’unica domanda che potrebbe sorgere riguardante una rumorosa decorazione di Babbo Natale con un rilevatore di movimento malfunzionante è se farà trasalire una delle eroine o uno degli assalitori durante uno scontro che, naturalmente, si verificherà senza sorprese proprio in quel preciso luogo.

Non dovrebbe essere uno spoiler anticipare che l’arco di Riley la vede ‘evolversi’ da reticente sopravvissuta a uno stupro a tosta e coraggiosa final girl. Fino a un colpo di scena infelicemente bizzarro nel terzo atto, l’assoluta prevedibilità dell’intreccio rimane un problema persistente in Black Christmas.

Dal prologo con la ragazza che torna a casa da sola preoccupata da un inseguitore ‘esca’ che la pedina, fino all’ennesimo finale in cui un edificio brucia tra le fiamme, il profumo de ‘già visto’ si diffonde acre su ogni altra scena del film, e non perché di Black Christmas ne abbiamo già visti altri due nel corso degli ultimi 45 anni. Anche i momenti ‘paurosi’ sono assolutamente telefonati (viene addirittura omaggiata una celebre sequenza di L’esorcista III).

Troppo semplice per riuscire a erigersi sulle sue gambe esclusivamente come puro slasher di intrattenimento, Black Christmas fa tuttavia il gioco dei suoi detrattori non celando minimamente il suo sottotesto. Vedendolo, non è difficile capire perché Sophia Takal si sia attirata gli anatemi degli spettatori più misogeni. La supremazia bianca, la schiavitù, la cultura dello stupro nei campus, il (non) consenso, il non credere alle donne, il sessismo istituzionalizzato e il trarre vantaggio dagli stati di alterazioni vengono tutti ampiamente evidenziati nel corso del film. Infilare il professore interpretato da Cary Elwes in uno scandalo sessuale con una studentessa potrebbe essere l’unico ‘obiettivo’ mancato.

black christmas 2019 imogenEppure, Black Christmas accumula così tante accuse superficiali al ‘sistema patriarcale’ americano che praticamente si trasforma in parodia. Quando tutto viene presentato come ‘importante’, niente finisce per esserlo davvero. Concentrati esclusivamente su una manciata di problemi invece che menzionarne molti durante dialoghi usa e getta come se si stesse scrollando una lista, e il messaggio quasi certamente avrà un forza maggiore. Senza lo spazio sufficiente per decantare, l’intento ‘sovversivo / sociale’ non può quindi che zavorrare la trama invece che aiutarla.

E la spiegazione ‘ai confini della realtà’ certo non aiuta la causa, finendo per fare il gioco dei detrattori, quelli che più di tutti avrebbero bisogno di ascoltare il messaggio a monte. A un certo punto, Riley pronuncia una frase stranamente profetica: “Non stiamo ispirando la gente, stiamo facendo incazzare la gente“. Simbolo del manifesto programmatico di Black Christmas lampante. Non può quindi che dispiacere un po’ quando un progetto con nobili intenzioni idealistiche incontra l’insuccesso commerciale.

Resta un argomento delicato da trattare per qualcuno che non faccia direttamente parte di quella categoria valutare ‘adeguatamente’ un prodotto che apertamente vuole promuove l’empowerment femminile, provando a parlare in particolare alle ragazze più giovani e alle sopravvissute di abusi che non vedono spesso se stesse o le loro storie sul grande schermo. Da qui però a dire che Black Christmas 2019 lo faccia efficacemente, comunque ce ne passa. Oggettivamente.

Ah, c’è una breve scena dopo i titoli di coda.

In attesa di capire quando verrà distribuito da noi, quasi sicuramente in home video nei prossimi mesi, di seguito trovate il full trailer in versione italiana del remake di Black Christmas: