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6/10 su 575 voti. Titolo originale: Terminator: Dark Fate, uscita: 23-10-2019. Budget: $185,000,000. Regista: Tim Miller.

Terminator: Destino Oscuro | Recensione del film di Tim Miller che riparte dal Giorno del Giudizio

29/10/2019 recensione film di William Maga

Neppure il ritorno di James Cameron alla produzione dopo anni di assenza e il ritorno degli amati - e invecchiati - Linda Hamilton e Arnold Schwarzenneger riescono a cambiare il destino di una saga che non riesce ad aggiungere nulla ai primi due insuperabili capitoli

Arnold Schwarzenegger e Gabriel Luna in Terminator Destino Oscuro film

Quando gli spettatori si sono identificati per la prima volta con Sarah Connor, l”insolita’ eroina del primo Terminator del 1984 di James Cameron, nessuno di loro probabilmente sospettava che che avrebbe dovuto condividere il destino oscuro del personaggio interpretato da Linda Hamilton. Esattamente come lei, infatti, non importa che cosa si faccia – che si scappi da un tragico futuro oppure si scelga di affrontarlo di petto -, si è ciclicamente condannati da quasi 40 anni ad avere a che fare con nuovi modelli di cyborg killer con endoscheletro in metallo, probabilmente fino alla morte. Non si può scendere a patti con Hollywood, non ci si può ragionare. Gli studios non provano pietà, compassione o rimorso. La loro missione è mantenere vivo il franchise ricorrendo a milionari sequel meccanici che pescano da necessità attuali come il dare più spazio a figure femminili o l’accennare a scottanti temi politici come il muro al confine col Messico.

Così, proprio come i protagonisti di Terminator: Destino Oscuro (Terminator: Dark Fate) di Tim Miller (Deadpool), siamo ormai così rassegnati a questa logorante ripetizione al punto da non preoccuparci nemmeno più di chiederci perché stia accadendo o come si possa fermare. Quelle domande essenziali – e pertinenti – sono ovviamente riservate ai sequel; è tutto un florilegio di piacere e di logica differiti nel magico mondo dei rifacimenti / reboot mascherati; e questo nonostante la presenza di personaggi storici che vorrebbero delle risposte in tal senso, perché sono ormai vecchi, stanchi e non vogliono inutilmente passare per l’ennesima volta attraverso questo implacabile déjà vu.

terminator destino oscuro film posterAmbientato quasi 30 anni dopo T2, scendiamo in Messico, dove la giovane Daniella Ramos (Natalia Reyes) si ritrova improvvisamente bersaglio mobile di un Rev-9 (Gabriel Luna), cyborg inviato nel passato dal 2042 per eliminarla. Dani viene salvata prima da Grace (Mackenzie Davis), una quasi coetanea dalla forza e agilità sovrumane, anche lei spedita dal futuro per proteggerla, e poi dalla rediviva e indurita Sarah Connor, invecchiata ma sempre intenzionata a garantire un futuro alla razza umana (scoprite le 13 curiosità sulla lavorazione).

Terminator: Destino Oscuro finisce per essere un tacito riconoscimento che, dopo alcuni tentativi cinematografici più o meno sinceri, ma fallaci / mal concepiti di serializzare i due capolavori ancora insuperabili usciti nel 1984 e 1991, non ci siano nuove idee e nulla da esplorare (nonostante gli spunti della lodevole – e prematuramente cancellata – The Sarah Connor Chronicles e le innumerevoli storie a fumetti legate al franchise), se non mettere in scena un altro rimpastone della saga con il pretesto di continuare la storia originale.

Esattamente come accaduto per Star Wars: Il risveglio della Forza con Harrison Ford (l’opinione di James Cameron in merito) e per il recente Halloween di David Gordon Green con Jamie Lee Curtis (la nostra riflessione sull’ipocrisia dell’operazione), la vicenda va a ripetersi in una sorta di allucinante loop in cui gli amati Arnold Schwarzenegger, Linda Hamilton e persino Edward Furlong vengono trascinati a forza (e a suon di dollari sia chiaro) per agevolare l’illusione che questa sia una continuazione, non una sovrascrittura, di quei predecessori prediletti.

L’obbligo di riconoscere – e incorporare – i primi due film aggiunge però naturalmente uno strato di complicazione narrativa a Terminator: Destino Oscuro. Bisognava spiegare perché Sarah Connor, sempre pragmatica e rocciosa, sia ancora una mercenaria ricercata e come venga coinvolta nella missione di qualcun altro per proteggere la nuova salvatrice del futuro (il vecchio candidato fatto incredibilmente fuori senza grossi convenevoli e opportunamente nella scena iniziale, che annulla peraltro Il Giorno del Giudizio, ma sono dettagli in fondo no?). Anche l’aspetto del 72enne ex Governatore della California di un T-800 geriatrico, che vive in una baita in legno in Texas cosparsa di fotografie di famiglia, deve avere un retroscena credibile. Se così non fosse, la semplice storia raccontata in parallelo avrebbe potuto crollare sotto il peso di queste strizzate d’occhio nostalgiche imposte dalla Paramount.

Linda Hamilton terminator destino oscuro 2019E Terminator: Destino Oscuro risponde in effetti a tali quesiti: ci sono alcune spiegazioni senza capo né coda sulla sensibilità dei viaggi nel tempo, un Terminator straordinariamente autoconsapevole che senza alcun motivo ha sviluppato coscienza quasi umana e si è sentito in dovere di aiutare una delle sue vittime, senza verificare prima se dare costantemente la caccia a cyborg assassini dal futuro fosse la vita che una madre in lutto avrebbe sperato di vivere. Insomma, passando in rassegna l’una, l’altra e l’altra ancora, ci rendiamo conto che sono tanto terribili quanto insensate. Ha importanza? Beh, il regista Tim Miller ci mette tutto il suo impegno a provare a sviare l’attenzione e a tenere lontani certi problematici pensieri dalla mente dei fan, spingendo l’acceleratore del frastuono, degli inseguimenti e delle sparatorie da subito e non alzando mai il piede. Un vero delitto, come i bei tempi andati in cui James Cameron girava personalmente questi film invece di limitarsi a produrli a distanza, apparentemente indifferente del risultato, pensando che sarebbe stato sia incoraggiato che premiato.

È un peccato che Tim Miller e il suo team di tre sceneggiatori (Cameron ha contribuito solo alla trama originale), non abbiano avuto il coraggio / buon senso o almeno l’interesse di aggiungere profondità psicologica ai personaggi tra un dialogo stucchevole e una linea comica degna del Terminenzio della Gialappa’s Band cucita addosso al gioppino Arnold Schwarzenegger, aka Carl (per carità, strappa pure un sorriso eh). Immaginate ad esempio un John Connor sopravvissuto all’Apocalisse che oggi fosse un uomo di mezza età ancora ribelle, magari invidioso della Dani di Natalia Reyes e della sua inaspettata importanza; pensiamo a una Sarah Connor che avesse cambiato il futuro solo per vedere (ri)apparire un 40enne Kyle Reese da un sfera di energia dal cielo, innamorato però della sua nuova protetta; meditate su una Grace – l’androgina Mackenzie Davis (Blade Runner 2049) – alle prese con la sua lealtà mentre si interroga sia sulle virtù dell’essere umana che sui vantaggi di essere una macchina.

terminator destino oscuro film 2019Questi avrebbero potuto essere alcuni degli scenari in grado di aggiungere spessore e tensione alle familiari dinamiche dei primi due film, e invece ci viene offerto – ancora – più o meno lo stesso piatto, salvo che qui Natalia Reyes e Mackenzie Davis, pur mettendoci l’impegno, non vanno oltre interpretazioni dal limitato carisma (specie la prima, visto il suo ruolo), mentre il freddo e computergrafico Rev-9 di Gabriel Luna, come quello già visto in Terminator 3 – Le Macchine Ribelli (la recensione), incute non solo meno timore dell’implacabile Robert Patrick, ma curiosamente risulta anche meno efficiente del modello che lo ha preceduto (perché mai, se ho inventato una macchina di metallo liquido, dovrei aggiungergli un endoscheletro di metallo solido? e perché, ogni volta che vede Dani, non prova a spararle o ad abbattere il veicolo su cui si trova, preferendo impantanarsi in combattimenti corpo a corpo?). E poi, davvero qualcuno è stato pagato per arrivare alla brillante intuizione che, sebbene Skynet non ci sia più, è stato sostituito da un suo doppio esatto, che però si chiama Legion (o forse Matrix …)?

Comunque, è probabilmente giusto considerare Terminator: Destino Oscuro come un prodotto a cavallo tra un sequel e un reboot, poiché se da un lato è un seguito della continuity de Il Giorno del Giudizio, l’aggressività sfacciata con cui ripropone una tradizione consolidatissima, mentre sostanzialmente ricicla la trama e l’azione di T2,  lo fa sembrare più un remake che un vero seguito. Se qualcuno (?) potrà leggerci un’ipercinetica lettera d’amore al film del 1991, per la maggior parte del pubblico (o almeno gli appassionati di lunga data) probabilmente peseranno soprattutto i continui richiami – abbastanza vuoti – alle sequenze action più importanti, ai dialoghi e persino singoli inquadrature presi senza remore da uno dei migliori secondi capitolo della storia del cinema di fantascienza. Almeno tre o quattro scene richiamano in modo sconsiderato Terminator 2; in particolare, c’è un inseguimento tra auto che è fondamentalmente l’inseguimento del viadotto del secondo film in versione 3.0, e un finale che richiama un po’ troppo l’iconico scontro decisivo nell’acciaieria.

Arnold Schwarzenegger in Terminator Destino OscuroEppure, nulla riesce a ricatturare l’energia tattile e la cupezza dei due capolavori di James Cameron; persino un film esuberante e caciarone come T2 appare ‘contenuto’ di fronte a Destino Oscuro, che esagera e va in overdose di sequenze acrobatiche che sfidano ogni logica (e le leggi della fisica …) e infarcisce la seconda metà di CGI impossibile che rende ogni cosa finta. Non si può dire che Tim Miller non sappia girare, ma sconvolge che in un blockbuster da 180 milioni di dollari di budget nulla di nulla riesca a suscitare sbalordimento (se siete tra quelli che ‘ma ormai si è visto già tutto, cosa pretendi’, andatevi a rivedere gli stunt dal vivo di Mission: Impossible Fallout del 2018).

Ah, dallo sbandierato R-Rated sarebbe stato lecito aspettarsi ben di più in termini di violenza grafica di qualche schizzo di sangue in CGI (imprecazioni e nudità a 100 metri non vanno considerate).

Molte recensioni che avrete letto (o leggerete) affermano che Terminator: Destino Oscuro sia “il miglior film della saga dai tempi di Terminator 2“. E sarebbe un complimento? Se dicessero che è buono – o addirittura superiore – a Il Giorno del Giudizio, forse ci sarebbe qualcosa di cui entusiasmarsi (almeno prima di vederlo). Invece, molte di questi commenti non fanno che affermare semplicemente che siamo di fronte a un sequel migliore di Le Macchine Ribelli, Salvation e Genesys. E non si tratta di una barra molto alta quella fissata da loro …

Di seguito un’intervista ad Arnold Schwarzenneger  dal set di Terminator: Destino Oscuro:

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