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Dario Argento ricorda Lucio Fulci: “La sua morte improvvisa è stata l’evento più drammatico della mia vita professionale”

23/10/2017 news di Redazione Il Cineocchio

Al recente Festival del cinema di Sitges il regista romano ha ricordato con affetto e dolore le ultime settimane di vita del collega

Ospite – assieme a Sergio Martino, Lamberto Bava e Guillermo del Toro – di una interessantissima tavola rotonda sul cinema horror italiano all’ultimo Festival del Cinema di Sitges, Dario Argento (in terra iberica per presenziare anche alla proiezione della copia restaurata di Suspiria per i 40 anni dall’uscita in sala) ha durante uno dei suoi numerosi interventi ricordato Lucio Fulci, illustre collega di un periodo del cinema horror italiano irripetibile, scomparso nel 1996 a 68 anni per un problema legato al diabete.

Lucio_Fulci_se HQQueste la parole – sentite e piuttosto forti – del regista romano:

Lucio Fulci in un certo momento della sua vita non ha avuto più successo, non aveva più denaro e viveva in una piccola casetta vicina a un lago. Io lo incontrai a un festival del cinema e lui si muoveva già in sedia a rotelle e gli pensai ‘perchè non fa ancora cinema?’ Così gli chiese se ce la facesse ancora a camminare. Lui mi rispose che faceva fatica, ma che forse ci sarebbe riuscito. Così gli proposi di fare un film insieme, che io avrei prodotto [M.D.C. – Maschera di Cera, poi girato da Sergio Stivaletti]. Così abbiamo cominciato a lavorare insieme e lui si entusiasmò, tanto che cominciò a stare meglio e addirittura riprese a camminare, sebbene con le stampelle, arrivando a prendere una casa a Roma, lasciando quella del lago.

Dario Argento ha quindi proseguito:

Mi disse che trovava questa abitazione bellissima perché vicino c’era un cinema multisala dove trasmettevano molti film, che finalmente poteva vedere, visto che al lago non ne aveva la possibilità. Insomma, riprese vita e abbandonò persino le stampelle … sembrava una storia di Cristo … Era felice e lo invitarono poi a un festival a New York, lui ci andò e venne celebrato e per lui fu un momento meraviglioso il fatto che qualcuno si ricordasse di lui. Ritornò a Roma entusiasta e mi raccontò questa storia, così cominciammo a preparare il film, con le riprese che avrebbero dovuto partire un paio di settimane più tardi. Poi però successe che una notte si dimenticò di farsi una iniezione di insulina per il diabete e morì improvvisamente. Ricordo che quando andai a trovarlo all’obitorio lo guardai e gli dissi: ‘Cazzo avresti potuto fare molti altri film ancora! Ma perché dovevi proprio morire così? Perché si deve morire in questo modo?’ Questa è la storia più drammatica che mi sia mai capitata nella mia vita professionale. 

Di seguito il nostro video con la tavola rotonda integrale (57′), ricca di molti altri spunti:

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